Recensione ~ “Dov’è finita Audrey?” di Sophie Kinsella

Il 21 giugno esce l’edizione in copertina flessibile e, a un anno esatto dalla usa uscita, sto meditando finalmente di prenderlo e rileggerlo, perché l’ho amato così tanto da volerlo avere a tutti i costi! Sto parlando di quella piccola perla che è il primo (e spero di una lunga serie) di young adult della mia autrice preferita per l’estate!


Dov'è finita AudreyDov’è finita Audrey?
di Sophie Kinsella


TITOLO ORIGINALE: Finding Audrey
EDITORE: Mondadori
TRADUTTRICE: Stefania Bertola
ANNO: 2015
PAGINE: 285


Audrey ha quattordici anni e da tempo non esce più di casa. Porta perennemente grandi occhiali scuri, e non certo per fare la diva, ma perché questo è il suo modo per proteggersi dalle persone che la circondano e sfuggire al rapporto con gli altri. A scuola le è successo qualcosa di brutto che l’ha profondamente segnata, e ora Audrey è in terapia per rimettersi da attacchi d’ansia e panico che non le permettono di condurre una vita serena e avere contatti con il mondo esterno. Prigioniera nella propria casa, riesce a guardare negli occhi solo Felix, il fratellino più piccolo. Suo fratello Frank, invece, ha un anno più di lei ed è ossessionato dai videogames e – con grande preoccupazione della madre iperprotettiva e vagamente nevrotica – non si stacca un attimo dal computer e dal suo amico Linus che condivide la sua stessa mania. Quando Audrey incontra Linus per la prima volta, nasce in lei qualcosa di diverso, e piano piano riesce a trovare il modo di comunicargli le sue emozioni e le sue paure.



· Recensione ·

Guardare qualcuno negli occhi è un casino. Un grosso casino. Soltanto a pensarci mi sento male, ma proprio male.
La mia parte razionale sa che gli occhi non fanno paura. Sono soltanto piccoli ammassi di gelatina. Tutto lì, una minuscola frazione della nostra superficie corporea. Li abbiamo tutti. E allora perché mi inquietano tanto? (…) Tanto per cominciare sono potenti. Hanno una grande estensione. Puoi concentrare lo sguardo su qualcuno che sta a trenta metri, attraverso una folla di gente, e questa persona sa che la stai guardando. Quale altro pezzetto di anatomia umana può fare altrettanto? In pratica è come essere paranormale.
Ma sono anche dei vortici. Sono infiniti. Guardi una persona negli occhi e in un nanosecondo ti senti risucchiare l’anima.

Non te lo aspetti da Sophie Kinsella un libro così. Sono talmente abituata a considerarla la lettura da spiaggia, ironica e divertente, capace di svuotare la mente, che con questo romanzo, in cui cambia completamente genere e pubblico, mi ha stupita. Piacevolmente, e anche tanto. Ed è riuscita a conquistarmi fin dai primi capitoli, rendendo Audrey un personaggio così sfaccettato e a tutto tondo da riuscire a comprenderla, se non proprio a sentire ogni sua emozione e reazione. Perché Audrey con la sua ironia è molto brava a farci entrare nella sua testa e a spiegarci cosa non va più nella sua vita, come mai non esca più di casa e non si tolga gli occhiali da sole nemmeno di fronte ai suoi familiari, fatta eccezione per il fratellino con cui riesce ad abbassare la guardia. Audrey e la sua autrice sono così perfette nel raccontare, nel render viva ogni emozione da sentirla scorrere sulla pelle e rendere questo uno dei migliori romanzi che abbia letto lo scorso anno.
La cosa che mi preoccupava di più, come al solito, abituata forse ai chicklit dell’autrice, era la trattazione di una tematica non proprio semplicissima e che richiede di sicuro approfondimenti per capirla in pieno; ma quel che ho trovato qui è completa onestà nonché rispetto, una buona manciata di realismo e soprattutto, menomale!, la verosimiglianza che non permette diPhotoGrid_1464539932800 cavarsela facilmente con l’idea che l’amore curi ogni malessere. Il cammino è lungo, lo si capisce fin da subito, e non facile; spesso a un passo in avanti ne corrispondono sette indietro e la cosa meravigliosa è proprio questa: c’è qualcosa di più vero? No, Sophie Kinsella lo sa e ci mostra una ragazzina che affronta una patologia di cui poco si sente parlare  e il percorso a ostacoli che deve superare per guarire. Tuttavia, se potrebbe sembrare da quel che ho appena detto che qui si tratti solo la storia della protagonista, c’è da chiarire che, se lei è al centro, è però circondata da personaggi forse un tantino stereotipati ma allo stesso adorabili, a cominciare dalla stessa famiglia Turner. Tra una madre leggermente fissata col Daily Mail e preoccupata per i figli all’inverosimile, una padre che compare spesso e volentieri solo per sedare i litigi familiari e un fratello patito di videogiochi, è impossibile non appassionarsi alle loro vicende e voler loro un bene dell’anima, perché, dopotutto, potrebbero benissimo assomigliare a una famiglia che si conosce, se non direttamente alla propria. E la scopriamo attraverso gli occhi, la telecamera e la voce di Audrey: poche descrizioni, non se ne ha bisogno per conoscere i pochi personaggi che popolano la sua vita, quel che conta è mettere in luce il loro carattere e le piccole, strambe manie di ognuno. Con uno stile leggero e ironico che da subito mi ha fatto amare l’autrice, Audrey ci racconta dei suoi familiari e delle sue giornate trascorse a casa, a nascondersi dal mondo circostante, dal vocio e dal contatto con gli altri che la terrorizzano. Si sente esposta, non finding audreyprotetta, nuda di fronte agli altri e non sa come combattere quell’ansia che la attanaglia e si trasforma in panico da mesi e mesi, obbligandola a correre in camera non appena una persona non di famiglia entra in casa. Finché, con l’aiuto della psicologa che la segue e le pone degli obiettivi da raggiungere, comincia a esplorare quel che c’è fuori dalle quattro mura di casa, mura di protezione, sì, da quel che la speventa ma forse anche barre di una prigione che le preclude una vita normale. Una vita di cui potrebbe far parte anche Linus, l’amico del fratello, sensibile a tal punto da trovare un modo per comunicare con lei senza parole né sguardi, senza metterla a disagio. Senza giudicarla, neppure. Permettendo così anche a chi legge di fare lo stesso e comprenderla a fondo, sorridere con lei, anche dei suoi punti deboli, tifare per lei e i piccoli passi che compie in avanti e verso la guarigione. E non importa come sia successo, quale sia la causa che l’ha portata a chiudersi in sé e a evitare gli altri, quel che conta è che Audrey, pure piena di paure, sa parlare della sua situazione senza giri di parole e sa mostrare quanta determinazione e coraggio ci voglia per uscirne. Il tutto facendo pure divertire chi la segue.

Parlano di “linguaggio del corpo” come se fosse lo stesso per tutti. Ma ognuno ha il suo dialetto. Per me, adesso, per esempio, dargli le spalle e fissare tutta rigida un angolo della stanza significa: “Mi piaci”. Perché non sono scappata a nascondermi in bagno.
Speriamo solo che lo capisca.

4/5
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