Le notti bianche, Fëdor Dostoevskij

Un intero attimo di beatitudine. Ed è forse poco seppure nell’intera vita di un uomo?

Fëdor Dostoevskij • Le notti bianche
cartaceo e e-book

Sembra di essere in un sogno, in quello stato in cui tutto è inconsistente ma al tempo stesso così vivido da apparire reale. Un’assenza di azione che viene compensata da un turbinio di pensieri, un eccesso di emozioni che traboccano dalle righe. Quattro notti, due personaggi, la consistenza di un sogno che potrebbe durare in eterno, uguale a se stesso in una Pietroburgo dalle vie larghe e dagli antichi e alti palazzi che sorvegliano le passeggiate notturne; una città vivida, descritta nella sua magnificenza di città in cambiamento e dalle prospettive di continuare a crescere, eppure contemporaneamente specchio del tormento del sognatore, delle sue illusioni e di quelle inquietudini che lo tengono sveglio la notte, a osservare la vita degli altri. Fermo su una panchina, o in giro per la città nelle ore notturne, il sognatore è bloccato, vaga senza meta e vive di illusioni destinate a scontrarsi con quella realtà che si rifiuta sempre di vedere – o che non riesce a vedere. Ai margini della città, di cui ormai conosce ogni via e ogni parco, persino ogni volto – ma da cui non è conosciuto né vuol esserlo –, il sognatore vive immaginando le esistenze altrui, senza mai entrarci in contatto, evitando la realtà, vivendo di fantasia, sogni, illusioni costanti che pullulano la sua realtà, il suo continente interiore fatto di pensieri e desideri profondi, vividi, eppure irrealizzabili, per l’essere suoi.
L’idea di un amore realizzabile con Nasten’ka e di una vita assieme è solo l’ultimo di quei sogni impossibili di cui si riempie gli occhi, la mente. Vive nel suo mondo fatto di inconsistenti sogni e progetti che, in virtù stessa del suo non riuscire – o voler – passare all’azione, non vedranno mai la luce, lo porteranno sempre alla sconfitta, in un ciclo continuo, sempre identico a se stesso. Ci prova forse, a cambiare, grazie a Nasten’ka, ai sentimenti che nutre nei suoi confronti, ritrovando in lei una persona simile, frustrata da un’esistenza di perenne passività trascorsa con la nonna che le impedisce di vivere, di decidere della propria vita come una qualsiasi ragazza di diciassette anni. Le quattro notti scorrono veloci, riempite dalle confessioni reciproche di infelicità, dal maturare di un amore che entrambi idealizzano e vedono come puro, quella possibilità che entrambi forse aspettavano per uscire dall’immobilismo che li mantiene fermi nello stesso posto.
L’immobilismo, la paura di cambiamento, il terrore del fallimento nel caso in cui le cose non andassero come si spera sono cause che bloccano, impediscono anche di provare, in un circolo vizioso di volere ma non provare nemmeno per scoprire se si può. Il sognatore vive in bilico tra le proprie fantasie e la realtà frustrante, che rende impossibili i desideri, li fagocita e lo lascia sempre convinto di non dover nemmeno tentare, perché la disfatta sarà l’unica accoglienza che troverà. Convinto, anche, che un istante di felicità, un momento di pura beatitudine, possa valere a controbilanciare un’esistenza che si trascina avanti per inerzia nel vivere il sogno, piuttosto che nel realizzarlo nella realtà.

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3 pensieri su “Le notti bianche, Fëdor Dostoevskij

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