Recensione ~ “Seconds” di Bryan Lee O’Malley

Ogni tanto ritornano! Tempo orrido fuori dalla finestra, Netflix a palla e copertina mi hanno ricordato alcune atmosfere di questo graphic novel e mi sono ricordata di doverlo ancora recensire: ed eccomi qui!


Brian Lee O’Malley • Seconds • 2014
Rizzoli Lizard • 336 pp.
Katie fa la chef: da qualche anno dirige la cucina di un ristorantino chiamato Seconds, ma lavora duro per aprire un locale tutto suo in un vecchio edificio lungo il fiume, nel quale ripone tutte le proprie speranze di successo. Tra lo stress, le preoccupazioni, la mancanza di soldi e un ex fidanzato che le ha spezzato il cuore, la sua non sembra proprio essere la vita che ha sempre sognato: ha 29 anni e la sensazione di non avere più il controllo su niente. Ma grazie all’incontro sovrannaturale con il curioso «spirito della casa» di Seconds Katie scopre un modo inaspettato di “correggere” il passato e rimediare ai propri errori. Una scappatoia fin troppo facile, che metterà a rischio la sua stessa esistenza e quella di tutto il mondo da lei conosciuto.
e-book e cartaceo



· Recensione ·

1. Scrivi l’errore commesso
2. Ingerisci un fungo
3. Va’ a dormire
4. Risvegliati come nuovo
Sono previste conseguenze.

Se mi dicessero che con un fungo e un post-it potrei svegliarmi il mattino seguente ed evitare un errore che rimpiango, probabilmente farei quel che sceglie di fare Katie e aprirei gli occhi il giorno successivo avendo sistemato qualche pasticcio passato. In fondo, per lei stava andando tutto alla grande: è una chef affermata, il suo ristorante è sempre pieno e i clienti sono soddisfatti e finalmente a breve riuscirà ad aprire un nuovo locale nel posto che sognava. Finché tutto precipita una sera a tal punto da portarla a considerare la possibilità di poter riparare qualche vecchio errore quando trova nel comò i funghi e il quadernetto degli errori con le indicazioni per come fare. Il processo è semplice: basta scrivere cosa si vuol cambiare, mangiare il fungo e andare a dormire; il giorno dopo tutto sarà stato cancellato. A Katie sembra la soluzione a tutti i suoi problemi, una soluzione così facile da farla diventare dipendente: se ha funzionato una volta, perché non provare a correggere ogni sbaglio? Dapprima fa piccole modifiche, fino poi ad arrivare a cambiamenti enormi che ne influenzano altri nel tentativo di rendere la sua vita perfetta. Proprio come la voleva. Ma tutto ha un prezzo, e Katie si trova a fare i conti con tutti quegli errori cancellati che le hanno modificato parti intere di esistenza che ora non conosce. Entra in un loop ossessivo che la porta a rivivere intere giornate ancora e ancora alla ricerca della perfezione che però non la soddisfa mai abbastanza e la spinge a riprovarci, di nuovo. Ma soprattutto le costanti modifiche del passato la conducono a scatenare le ire di Lis, lo spirito della casa, per niente contenta del modo in cui Katie fa uso ripetuto dei suoi funghi.

Seconds è una storia vera, adulta, che mette di fronte a interrogativi che qualche anno fa non mi avrebbero toccato, non così tanto almeno. E lo fa tramite personaggi nei quali ci si riconosce, spesso anche malvolentieri, perché commettono errori, cercano maldestramente di cancellarli piuttosto che accettarli e comprenderli per migliorarsi e continuano così fino a che arriva il necessario momento in cui è d’obbligo guardare in faccia la realtà, e fare i conti col passato. Katie è quella protagonista che suscita al tempo stesso simpatia e antipatia, perché se da una parte sa sempre rialzarsi e provare a rincorrere i propri sogni, al tempo stesso ripete errori su errori senza comprenderli e soprattutto senza riuscire ad accollarsene le conseguenze. Qualcosa in cui, ahimè, ci si riconosce fin troppo, e la cosa non è per niente divertente.
Ma quel che mi piace tanto di Seconds è che riesce a parlare di temi complessi – la crescita, le responsabilità, il fare ammenda – con un’ironia geniale, giocando sulla procrastinazione della protagonista e sul suo dibattito con la voce narrante (tra i migliori scambi di battute del romanzo); un’ironia che contrasta con la cupezza a tratti della storia narrata grazie anche a tavole colorate, zeppe di colori caldi e piene di atmosfere oniriche e fantastiche, in cui si muovono personaggi che sembrano usciti da un manga, tanto sono piccini rispetto al normale. Peccato – per loro, per noi – che i problemi che affrontano siano decisamente da grandi.

4/5
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