Recensione: “Stai con me in ogni respiro”, di Jay McLean

Lo so, sto latitando in questi ultimi giorni. La ragione è presto spiegata: son ripresi i corsi e trovare un’oretta per scrivere post diventa sempre più difficile. Passo le mie giornate praticamente a Siena, uscendo di casa all’alba e rientrando ad ora di cena. Ma, ciò non toglie che non legga. Fortuna vuole che copiare appunti la sera, sul treno del ritorno, sia veramente un’impresa titanica per cui cosa c’è di meglio che passare un’ora e mezza a leggere? Ho concluso qualcosa come sette libri la scorsa settimana e di almeno la metà vorrei potervene parlare. Nell’attesa di riuscire a farlo per tutti o quasi, eccone uno: una piacevole scoperta, per quanto assurda talvolta.

stai con me in ogni respiroTitolo: Stai con me in ogni respiro
Titolo originale: Where the road takes me
Autrice: Jay McLean
Traduttrice: Anita Taroni
Editore: Fabbri
Anno: 2015
Pagine: 336

Chloe e Blake si incontrano, anzi, si scontrano, per caso, una notte. Lui sta fuggendo dalla solitudine e dai propri pensieri. Lei da un tipo che non sembra avere buone intenzioni. Blake la salva e da subito si sente attratto da questa ragazza strana, affamata di vita ma abituata a tenere chiunque a distanza. Eppure, quando sei giovane dovresti afferrare tutto quello che il destino ti offre. Correre incontro al domani, bruciare tappe e traguardi, ubriacarti di emozioni e sogni a occhi aperti. Scoprire e sperimentare ogni cosa che ti circonda, o che hai anche solo sentito nominare. Senza mai fermarti, senza mai smettere di sperare, di desiderare, di crederci… Ma c’è un motivo per cui Chloe non permette a nessuno di avvicinarsi: sulla sua vita c’è un’ombra, una malattia che non lascia scampo. E lei, quando se ne andrà, vuole farlo in punta di piedi, per non ferire nessuno… Il giorno in cui incontra Blake non ha la minima idea che quella sarà la loro svolta, l’attimo capace di sconvolgere le loro esistenze e ribaltare le loro prospettive, per sempre. A mano a mano che lo conosce, però, non riesce più a fare a meno di lui. Per Chloe è il momento di trovare la risposta a una domanda pesantissima: esiste un amore capace di dare senso al dolore più grande?

Leggere influenza il modo col quale vediamo le cose, e, viceversa, questo lo fa col parere che abbiamo di un libro, perciò metter mano a questo romanzo subito dopo uno che si è rivelato una grande delusione (e che ho comunque apprezzato, perché, ragazzi, è così tristemente comico che non ho potuto impedirlo) ha indubbiamente inciso parecchio a suo favore. Ovviamente non è la sola ragione che ha fatto sì che lo valutassi positivamente, ma del suo ce ne ha messo abbastanza. Se poi aggiungiamo che l’ho trovato una spanna sopra More than this il quadro è quasi completo. Ma non del tutto. Ciò che mi ha colpita non è la trama in sé o lo stile dell’autrice – piuttosto piatto se vogliamo dirla tutta – quanto la caratterizzazione di uno dei due personaggi principali, Blake, per la precisione. Perché si eleva al di sopra dei cliché nei quali viene sprofondato e sa giocarci come poche volte mi capita di osservare. Bello, talmente bello che non notarlo è impossibile, astro di punta della squadra del liceo, richiesto dai college più prestigiosi e così famoso nel basket da esser riconosciuto in strada, fidanzato ovviamente con la capo-cheerleader, è più di quel che sembra e i suoi sono discorsi e pensieri che denotano una maturità insospettabile, un’attenzione per quei piccoli dettagli che a prima vista sfuggono e rendono impossibile la visione d’insieme, di una tenerezza che sconquassa fin dal principio e non dopo la solita svolta che l’amore impone al bad boy di turno per conquistare una ragazza. No, Blake è proprio così e l’aver trovato Chloe non è che l’ultimo tassello che va a completare un quadro che già di per sé lo rendeva adorabile, ma non in senso totalmente astratto, inavvicinabile, quanto piuttosto come un ragazzo in carne e ossa, che di difetti ne ha pacchi ma sa bilanciarli con una straordinaria capacità di esserci, nei momenti di maggior bisogno, a prescindere da quanto farlo gli spacchi il cuore a metà e lo lascerà inevitabilmente distrutto. Blake è il ragazzo su cui contare, lui che di certezze non ne ha e si lascia annegare nell’aura del bel ragazzo scialbo senza cervello per non lasciarsi avvicinare da sentimenti che non riesce a controllare. Legarsi, si capisce, non rientrava nei suoi programmi, ma Chloe li ha scombinati tutti sbattendogli – letteralmente – contro. Inaspettata, insperata, è quella luce che per lui rischiara tutto quanto, dà colore a una vita grigia e monotona che si manda avanti per inerzia e con pigrizia, che lo spinge a mettere in discussione quelle piccole, poche certezze che ha per ricercare qualcosa di più; che però lei non è disposta a concedergli, perché Chloe si sente condannata, prima ancora che la sentenza sia stata emessa, convinta che costruir legami quando non si ha alcuna sicurezza da offrire sia una mossa egoista e incapace di comprendere che non si sceglie di voler bene, amare qualcuno ma semplicemente accade. Così succede a Blake, così succede a lei nonostante si impegni con tutte le sue forze per tenerlo alla larga e ferirlo più e più volte.

Uscii dalla stanza in fretta, salendo le scale più velocemente del solito. Se Mary aveva altre domande, preferì tenerle per sé. Sapeva che non volevo ascoltarle. Conoscevo il mio futuro. Conoscevo il mio destino. E non avevo il minimo controllo su nessuno dei due. Avevo imparato ad accettarlo e a essere felice di ciò che avevo. Mi sforzavo di prestare un’attenzione particolare alle cose che tutti danno per scontato: l’alba e il tramonto; guidare con la capote abbassata (o guidare e basta); giocare all’aperto con i bambini e, in un mondo pieno di guerre, abitare in un luogo sicuro. Ma il mio futuro era incerto, non potevo darmi ai sogni e alle speranze. Ero consapevole che sarebbe stato tutto inutile. Ciò che in realtà detestavo di più era la mia incapacità di costruire rapporti realmente significativi. Non tanto con i ragazzi, quanto con Mary e Dean e con i bambini che passavano dalla loro casa. L’unico a cui avevo permesso di avvicinarsi era stato Clayton, ma soltanto perché avevamo innalzato insieme i muri con cui proteggerci dall’esterno. Non potevo – e non volevo – lasciare entrare nessun altro. Per questo mi ero zittita quando Mary aveva tirato fuori Blake. Dopo anni passati a costruire barriere e vivere giorno per giorno, avevo fatto pace con ciò che mi attendeva e sapevo di non dover desiderare nulla di più di quanto avevo. Un’idea che non avevo mai messo in discussione. Ma Blake mi aveva costretto a farlo. Mi aveva portata ad aspirare a un cambiamento. Un cambiamento di prospettive. Di me stessa. Eppure non potevo. E non volevo. Perché un giorno, più prima che poi, me ne sarei andata. E mi sarei lasciata tutto alle spalle.

Chloe e Blake, dunque, protagonisti dal punto di vista alternato che ci permette di scavare a fondo nei loro pensieri e comprenderne i comportamenti, anche quando agli occhi dell’altro si comportano in maniera inspiegabile. È così che veniamo a scoprire che la madre di Chloe è morta, che è stata cresciuta da una coppia affidataria che ama lei e gli altri bambini loro affidati – tra i quali quello che nel tempo diviene il suo migliore amico, adorabile al pari di quello di Blake – quanto dei figli naturali e che il suo unico scopo nella vita è ottenere il diploma e partire per un viaggio on the road senza alcuna meta se non quella di metter chilometri tra sé e i suoi affetti più cari per il terrore di ferirli. Ed è, allo stesso modo, che scopriamo quanto dura la vita di Blake sia. Ben lontano da aver la famiglia delle pubblicità, si divide infatti tra un padre che già lo immagina con la divisa dell’esercito indosso e non fa che opprimerlo ad ogni occasione e una madre che all’infanzia del figlio ha preferito l’alcol e si è relegata nella dependance a non si sa bene far cosa. Viene quindi facile inizialmente voler bene a entrambi e comprenderne le motivazioni – la ricerca di un’identità per lui e dell’indipendenza per lei -, ma, almeno per quel che riguarda Chloe, fino a un certo punto. Arriva il momento, a circa metà del romanzo, in cui continuare a farlo è quasi impossibile, le sue lamentele basate sul suo semplice sospetto – che non starò certo qui a svelarvi – stridono come unghie su una lavagna e son qualcosa di così fastidioso da impedire di passarci sopra. Quello che chiama coraggio, nel non affezionarsi a nessuno, io lo chiamo codardia e quel che fa a Blake è cattiveria, pura e semplice, un usar qualcuno ben sapendo che lo stai ferendo, una ricerca certosina dell’esatto punto nel quale colpire per sgretolargli l’anima e lasciarlo in pezzi. Le sue son ragioni di carta, dallo spessore della carta velina, paure inconsce campate in aria senza fondamento razionale che la spingono ad agire in un modo che dell’altruismo non ha niente, semmai il contrario, che le fanno sbattere porte su porte in faccia a tutti quelli che l’amano, per paura di ferirli, senza riuscire a realizzare che già di per sé il rifiuto che gli propina fa male e che godersi i piccoli momenti belli della vita – non perfetta, ma comunque serena – è l’unica cosa da fare quando si vive (o si crede, perlomeno di vivere) appesi a un filo senza certezza alcuna. Va da sé che poi io sia convinta che le certezze, quelle che contano davvero, le ha ed è semmai Blake a sembrare quasi totalmente un’isola in un mare di avversità che si aggrappa a lei, a una delle prime cose che nella sua esistenza sembra contare davvero e lo faccia star bene, dimenticare i problemi e metter da parte le paure.

«C’è scritto il tuo nome» borbottò Blake.
«Cosa?»
«Sullo skate. Anzi, sotto.»
Capovolsi la tavola e lessi Non-Abby a grandi lettere rosse. «Sempre in rosso…» pensai a voce alta. «Usi sempre il rosso per scrivere. Perché?»
Sorrise tristemente. «Per te.»
«Per me?»
«Sì.» Mi mise le mani intorno alla vita e mi spinse contro il muro; appoggiai lo skate ai miei piedi. «Cosa significa?»
«È per i giorni rossi. I giorni in cui accade un evento eccezionale e inaspettato.»
Singhiozzai. «E tu, Chloe, sei eccezionale e inaspettata. Tu sei il mio giorno rosso?»
Abbandonai la testa sul suo petto, e subito lui mi infilò le dita tra i capelli e mi obbligò a guardarlo negli occhi, come aveva fatto tante volte. Scrutò il mio viso in cerca di qualcosa che sapevo non avrebbe trovato. «Non basta nemmeno questo, vero?»
Il mio silenzio fu eloquente. «Niente saluti?»
«Niente saluti.»
«Okay» sussurrò, sfiorandomi le labbra con le sue. «Vorrà dire che dovrò baciarti.»
E mi baciò, con una mano sulla nuca e l’altra stretta sul mio fianco. Non so se passarono solo pochi secondi, minuti o ore intere, ma non durò comunque abbastanza. Nell’istante in cui Josh aprì la porta con un’espressione dispiaciuta e scusandosi per averci interrotto, capimmo che il momento era arrivato. Quell’ultimo bacio fu il nostro addio perfetto.

Si capisce, credo, che sia indecisa ancora per come prender questo libro. Ci son tantissime cose che mi son piaciute, ma allo stesso tempo ce ne sono altre che mi son parse talmente irrealistiche o assurde da avermi fatto saltar sul seggiolino. Se penso al precedente libro di quest’autrice letto, non posso non notare i miglioramenti: più attenzione alla caratterizzazione dei personaggi, più cura nella trama nel suo insieme e non solo nella parte romance e, in generale, più coinvolgimento emotivo in un certo senso. D’altra parte, però, credo che per poter dare un voto che non sia a metà ad un libro mi serva qualcosa in più dell’innamorarmi di alcuni personaggi (putacaso tutti maschili, ma ehi, mica posso farci niente se Chloe è un po’ una palla al piede) ed accontentarmi di veder progressi da quel che già avevo letto. Se a ciò aggiungo che il titolo originale fa riferimento a un viaggio in auto che, quando avviene, sembra non esser davvero tale ma soltanto menzionato a caso per ricordarci che i due sono seduti in macchina, credo che propenderò per le tre stelline. Ma voi non scoraggiatevi: Stai con me in ogni respiro non è perfetto, ma è leggero e fresco ed è senza dubbio una buona lettura, perfetta per quelle due-tre orette in cui vi va qualcosa che non appesantisca le vostre giornate e, piuttosto, vi aiuti a rilassarvi. E voi non potete sapere quanto avevo bisogno di qualcosa così quel giorno che l’ho letto!

Voto: ❤❤❤

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