Recensione: “L’ordine della croce”, di Virginia De Winter

Se non sto frignando in un cantuccio per aver terminato Black friars è solo perché sto (ri)leggendo la novella che la DittAutrice ci ha regalato lo scorso anno e, al momento, mi fa sentire meno sola e triste, ma sappiate che sto soffrendo. E pure tanto. E no, non ho intenzione di farmela passare tanto presto. Adesso, con permesso, però vado a morire dopo la maratona degli Oscar di ieri notte.
Buona serata ❤

black-friars-l-ordine-della-croce-de-winter-fazi-280x404Titolo: L’ordine della croce
Serie: Black friars #3
Autrice: Virginia De Winter
Editore: Fazi
Anno: 2013
Pagine: 517

La Vecchia Capitale non ha pace. Scossa dai tumulti del Presidio, avvelenata dai malefici di Belladore de Lanchale, l’antica città dovrà ora affrontare un nemico senza eguali. L’ultima erede della dinastia Blackmore, garante della tregua con le creature del Presidio, è stata ritrovata, ma le malvagie entità accetteranno che sia proprio la giovane Sophia a custodire un armistizio suggellato dalla sua antenata migliaia di anni prima? Le forze del male hanno destato dal suo riposo l’Ordine della Croce e i cavalieri sono pronti a imbracciare le mitologiche spade per difendere il genere umano dalla minaccia delle nebbie demoniache. Intanto, ancora ignara del pericolo, Eloise Weiss è alle prese con il misterioso ritrovamento dello scheletro di uno studente dell’ Università. Questa volta i suoi poteri di Evocatrice sono vani, ma grazie alle sole conoscenze mediche giunge a una verità inquietante: le ossa rinvenute sono le chiavi di uno scrigno che sigilla i segreti più oscuri della Vecchia Capitale, segreti di personaggi potenti disposti a tutto perché non siano svelati. Eppure, come in un labirinto di delitti e apparizioni dal passato, ogni filo di questa storia passionale e avvincente sembra destinato a ricongiungersi.

Leggere L’ordine della croce è stato un commiato continuo, un rendersi conto ad ogni parola che mi stavo avvicinando al finale di una delle serie che più mi sono entrate nel cuore, al momento obbligatorio in cui avrei dovuto dire addio a personaggi che, ormai, considero amici e coi quali ho vissuto avventure immemorabili, provato sentimenti travolgenti, per i quali ho tifato fino alla fine. E lasciar vagare lo sguardo un’ultima volta nelle stradine della Vecchia Capitale o nelle campagne antistanti, in luoghi che si riescono a sentire e vivere come se davvero esistessero – e se non è uno dei grandi poteri delle parole e di chi le sa usarle questo, io non ci ho mai capito niente di letteratura. E accomiatarsi da un mondo di eventi e atmosfere suggestive, di fiabe che prendono vita e mostrano un lato terrificante, insospettabile, che ha il retrogusto di epoche nelle quali non c’era bisogno di edulcorarle e nelle quali le paure più inconsce si animano e tengono svegli la notte, paralizzano ma poi danno il coraggio di agire, per combatterle, vincerle. È stato tutto questo, ma molto altro di più che non so dire perché saper trovare le parole giuste per raccontarvelo senza cadere nel marasma di sentimenti che da un mese mi attraversano nel cercare di scriverne una recensione è veramente difficile. Quel che però so è che il volume numero tre della saga è un cerchio che si chiude, che ritorna sul luogo del delitto e ci riporta nel momento esatto in cui tutto deve terminare: avevamo intrapreso un viaggio con Eloise il giorno della vigilia di Ognissanti e qualche anno dopo ci ritroviamo nuovamente lì, a un passo dalla notte più pericolosa dell’anno perché le creature che il Presidio solitamente cela possono vagare libere, forti della tregua sancita decenni prima, e attardarsi in strada non è la migliore idea. Specialmente perché ormai queste prendono d’assalto le vie della Vecchia Capitale senza alcun rispetto del patto, e la vita dell’unica garante dell’accordo, la principessa Sophia, viene minacciata costantemente. È un mosaico, questo, che finalmente vede sistemate tutte le tessere, che colloca al posto giusto tutto ciò che non sapevamo ancora sulla notte della rivolta e ci regala un quadro inquietante di terrore che domanda di essere affrontato e svelato definitivamente, ponendoci sulle tracce di quel nemico che per anni ha tramato nell’ombra minacciando di dominare l’umanità e svelandone l’identità e gli ingegnosi piani. Ma è anche il picco di bellezza dell’intera serie: ogni libro è un gradino, un passo compiuto per arrivare a questo, al raggiungimento di quella che chiamo perfezione senza paura, perché è riuscito sotto praticamente tutti i punti di vista, dalla caratterizzazione e sviluppo dei personaggi, al mantenimento e scioglimento della suspense, dalla conferma di aver creato un universo tridimensionale al saper giocare con esso senza caderne vittima e lasciarlo prevalere. No, la De Winter tiene le fila al meglio e io adesso non so cosa fare. Avrei solamente voglia di dimenticare questa serie, riuscire a credere di non averla letta e rituffarmici come fosse la prima volta perché, come giustamente sottolinea Anncleire, ” sarà un ritorno e non un arrivo, e questo, di per sé, è un colpo al cuore”.

«Eloise, aspetta».
Il timbro della voce, il suo calore, annullò ogni cosa intorno, così, quando lei si voltò verso chi aveva pronunciato quelle parole, rimase immobile, indifferente a tutto il resto.
Non appena le fu così vicino che il lembo del suo mantello le sfiorò il braccio, reclinò la testa indietro per mantenere lo sguardo fisso in quello di Axel
«Facciamo un tratto di strada insieme, per favore».
Era una preghiera, un ordine, la fermezza della sua mano quando le tolse la borsa da medico pesante di libri e strumenti, e l’occhiata circospetta che le rivolse per assicurarsi che non si sarebbe ribellata a quella premura.
«Come Vostra Altezza desidera».
Eloise radunò abbastanza voce per replicare con ironia, ma lo sguardo che si scambiarono esprimeva qualcosa che le loro parole non avrebbero mai potuto esprimere.
Non quando erano lontani dai loro momenti privati.

Ci provo, dicevo, da settimane a buttar giù qualcosa che possa avere una parvenza di recensione e finisco per cancellare ogni riga, merito della mia incontrollabile insicurezza, sicuro, ma, forse, anche della voglia di tener tutto questo mondo un altro po’ con me. È ancora presto, per staccarsi dalla Vecchia Capitale e dai suoi borghi meravigliosi, dalle nebbie che impediscono una visuale limpida al limitar del giorno e dalle feste che riempiono le vie del centro di odori e sapori caratteristici. Ed è, senza dubbio, presto per abbandonare personaggi che in soli tre volumi ho visto crescere e maturare: Eloise che acquista sicurezza nei suoi poteri e in se stessa, nonostante i tormenti e le paure, Axel che matura un cipiglio da leader a cui tutti obbediscono e guardano con rispetto, senza rinunciare per questo a ciò che vuole (o meglio, chi vuole), Bryce che, soprattutto in questo libro, emerge in tutta la sua dolcezza, Stephen che ignora o non coglie ancora i segnali di qualcosa che non riuscirà a spiegare nei libri che legge, Sophia che, pur rimanendo la ragazzina che era, è la vera protagonista de L’ordine della croce e non esita a svolgere il suo ruolo pur conoscendone le conseguenze, Gabriel che ha un ruolo di primo piano e si lascia osservare da più vicino, rivelandosi arrogante ma appassionato, una faccia da schiaffi ma dalla tenerezza insospettabile. Solo alcuni, questi, tra i tanti, che potrei citare e meriterebbero menzione perché se c’è una cosa che si ama dal profondo della saga della De Winter è il cast corale. Si ha la sensazione che ognuno abbia il giusto spazio, riesca in quello che gli viene concesso a mettere in luce di sé lati che rimanevano in ombra e si arroghi, per questo, il diritto a prendersi un pezzetto del tuo cuore, che non riavrai indietro. Ognuno ne ha un po’, perché di ognuno si conoscono aspetti che lo rendono meraviglioso, pur nei suoi dilemmi e controsensi ed il merito va, senza alcun dubbio, alla loro creatrice. Il suo è un lavoro di tutto rispetto, che dimostra, passo dopo passo, di saper domare una trama che fin da subito si annuncia complicata, pericolosa, ricca di personaggi ai quali dar ascolto e lo fa nel migliore dei modi, con uno stile, oltretutto, che di volta in volta sottolinea come abbia capito il modo di snellire i paragrafi senza perdere quell’aspetto lirico che mi aveva conquistata immediatamente: la prosa scorre come un fiume in piena, travolge tutti i sensi e rapisce la mente in un viaggio che è a dir poco magnifico. Impareggiabile.

«È innamorato dell’Onorabile Megan Lennett», disse Sophia, incurante dell’espressione assassina del fratello. «Si nasconde in fondo all’aula di Anatomia quando lei fa da assistente a Dominus Fenaretes».
Sulle labbra di Gabriel si delineò un leggero sorriso. «Questo sì che è coraggio suicida», commentò. «Una volta ho provato a rivolgerlo uno sguardo e mi sono ritrovato a pulire i canali di scolo delle camere mortuarie, così velocemente che un momento prima ero con lei e quello dopo ricoperto di sangue vecchio e polvere d’osso».
Fece una smorfia e Sophia rise.
«Te lo se meritato. Una volta eri davvero un donnaiolo terribile».
Terminò la frase e starnutì. Gabriel, che si era disteso sentendola scherzare, si accigliò. «Moen rejine, se non ti porto subito al caldo mi ritroverò vedovo prima ancora di averti sposata e la prospettiva non mi alletta».
«Potresti tornare alle vecchie abitudini per curare il dolore della mia morte, moen rois», ribatté lei. «Prima voglio dare un’occhiata da quella parte, non ti sembra che ci siano delle candele? Sento anche odore di fiori, forse c’è un altare».
«È molto sicura di se stessa», disse Julian. Si avvicinò a Gabriel e gli rivolse un’occhiata curiosa. C’era una domanda implicita, sospesa nell’aria mentre Sophia trascinava l’orlo di un mantello, troppo lungo per lei, nella camera vicina. Era buffa, infagottata in quell’indumento, con i capelli che, iniziando ad asciugarsi, si arricciavano sulle spalle, talmente scuri da confondersi con la stoffa.
«Tento ogni giorno di fare in modo che lo sia. Sicura di sé, intendo, e di me», Gabriel Stuart si incupì. «Questa notte non si ripeterà. Mai più dovrà mettere in pericolo se stessa perché non riesce a riposare tranquilla, pensando che potrei tradirla».

Non sa, comunque, L’ordine della croce, di un punto fermo. Pur riuscendo ad essere completo e porre fine alle questioni in sospeso, suona come una pausa, evoca un’attesa che, chissà, se mai ci riporterà nel meraviglioso mondo di Black friars. Quel che è sicuro è che stata un’esperienza travolgente e che se ancora non vi siete persi in quest’universo vi state perdendo proprio tanto. Lasciate perder me e le mie chiacchiere insensate, buttatevici di testa e cuore e ne riuscirete appagati su entrambi i fronti. Ve lo assicuro.

Voto: ❤❤❤❤❤

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