Recensione · “Le soglie del buio”, di Virginia De Winter

Amo, adoro questa serie. Se non avessi una borsa di studio da fame e riuscissi a mettere due spicci da parte dopo tutte le spese, i cartacei della serie Black friars sarebbero la prima cosa che comprerei. E lo saranno, perché, sappiatelo, non possono mancare in nessuna libreria. Nemmeno nella vostra, nemmeno se ancora non ne avete letto nemmeno uno.


20446040Le soglie del buio
di Virginia De Winter


EDITORE: self
ANNO: 2014
PAGINE:  68


Dopo la sconfitta del Presidio, la pace sembra tornata per le vie della Vecchia Capitale e nelle Nationes del Continente ma, quando la Principessa Sophia Blackmore intraprende un viaggio per Altieres, strane coincidenze le ricordano che altre insidie si muovono intorno a lei e la costringono a temere di nuovo per la propria sicurezza. Sogni e presagi la riportano ai giorni in cui forze oscure minacciavano la sua vita e le sorti del suo regno. Nella Vecchia Capitale, però, le vicende sembrano suggerire che, questa volta, il pericolo provenga dalla remota e selvaggia Nalvalle. Continua a leggere

Blog tour · Recensione · “Solstice. L’incantesimo d’inverno”, di C.E.A. Bennet

Sono fortunata, quando ricevo contatti da autori. Ancora non mi è capitato tra le mani qualcosa che non mi sia piaciuto, e se sfogliate la lista delle recensioni, quando un libro non mi piace, so come dirlo e la cosa non capita proprio di rado. Eppure, sono qui a parlarvi di un altro self, di un altro regalo: C.E.A. Bennet ha scritto un capolavoro, un signor primo volume, un qualcosa che mi fa sperare di poter aver prestissimo il seguito perché non riesco letteralmente a star nella pelle. Di seguito trovate quella che dovrebbe essere una recensione, ma so già che finirà per diventare una dichiarazione d’amore spassionata.
Ma quale occasione migliore per parlarvene se non durante il blog tour dedicato?

Solstice-L'incantesimo d'Inverno 600x800Titolo: Solstice. L’incantesimo d’inverno
Serie: Solstice #1
Autrice: C.E.A. Bennet
Editore: self
Anno: 2014
Pagine: 392
Lo potete trovare qui e qui

Emma ha quasi sedici anni e due sorelle, Eileen e Constance. Vivono a Saint Claire, tranquilla cittadina del Connecticut, insieme alla madre, Kate, e Miranda, la misteriosa donna comparsa nelle loro vite da quando il padre le ha abbandonate. Le Hataway, però, non sono donne normali, bensì streghe costrette a tenere nascosta la loro natura e i loro poteri per rispettare le leggi dei Custodi, ai quali devono obbedienza. Leggi che Emma ha infranto quando era solo una bambina, anche se per una buona causa: aiutare quelli che sarebbero diventati i suoi migliori amici, Sam e Alec. Da allora i tre sono inseparabili, anche se, diventati adolescenti, Emma sarà costretta a nascondere proprio a loro il segreto che più le sta a cuore. Non è l’unica, però, a mentire alle persone che ama. Cosa nascondono Kate e Miranda? Quali sono i terribili segreti seppelliti nel loro passato? Perché il padre è scomparso all’improvviso senza lasciare traccia?
Alec Stevens ha sedici anni e molte domande. A volte ha la sensazione che la sua migliore amica Emma conosca tutte le risposte. Emma. Cosa lo lega così indissolubilmente a lei e allo stesso tempo la rende irraggiungibile? Che cosa nasconde? Nel tentativo di svelare e nascondere i segreti che li circondano, Alec ed Emma, non si accorgono che qualcuno si muove e li osserva nell’ombra, in attesa che arrivi il momento di mettere in atto la sua vendetta.
La storia raccontata in prima persona da Emma e completata da Alec, inizia con due episodi dell’infanzia dei protagonisti, destinati a cambiare per sempre le loro vite.
Dopo un salto di quasi dieci anni ritroveremo Emma e Alec alle prese con un sentimento molto umano, un passato famigliare turbolento e dei poteri da gestire, che non sempre facilitano le cose, anzi… Una storia d’amore, di amicizia e di legami famigliari burrascosi, ma profondi. Con un pizzico di magia.

«Hai pianto. Cosa è successo?» domandò con lo sguardo acceso.
Appunto quello che volevo evitare. Non ero sicura che sarei riuscita a mandare giù il groppo che mi sentivo di nuovo alla gola. Allungò una mano verso di me, ma il movimento si bloccò a mezz’aria. Stavo osservando le sue braccia già da qualche secondo e non riuscivo a staccare gli occhi da quell’immagine. La flessione armoniosa dei suoi muscoli produsse di nuovo quella nuova strana sensazione, che mi scivolò nella pancia e si sciolse.
Una luce si accese nei suoi occhi e non aveva niente a che fare con il riflesso del tramonto. Arrossii per così tanti motivi che ne persi subito il conto. Il silenzio tra di noi si fece imbarazzante e mi decisi a rispondere.
«Niente» farfugliai. «Roba da mocciose» mi affrettai ad aggiungere per fargli passare la voglia di andare avanti con l’interrogatorio. Per tutta risposta mi guardò accigliato. Non gli bastava come spiegazione e sapeva che insistere non sarebbe servito. Sospirò sconfitto, ma non del tutto arreso.
Feci un respiro profondo e l’aria di maggio mi riempì i polmoni. Mi sentii più lucida. La tensione tra noi calò, sciolta nell’aria frizzante e profumata della sera. Adoravo quel momento della giornata.
«Posso fare qualcosa?» domandò poco convinto, pronto a ricevere un altro no come risposta, ma deciso a fare quello che poteva per aiutarmi. Aiutare me. L’amica testarda e pasticciona. La sorellina che non aveva avuto.
Alec era gentile. Era premuroso. Era buono. La sua anima era luminosa quanto la sua corazza.
Se ti innamorassi di me lo apprezzerei molto. Grazie.
«Sì, vai a farti una doccia» dissi con un sorriso stropicciato e iniziai ad armeggiare con il chiavistello del cancelletto. Lo sentii sospirare paziente. Immaginai che avesse alzato gli occhi al cielo.
Sentivo il bisogno di tornare a casa. Buttarmi sul divano e non pensare a niente. Mettere centinaia di metri tra lui e me, muri e porte e oppormi alla forza gravitazionale che premeva contro le pareti della mia determinazione.
Era come se ci fosse un elastico invisibile teso tra di noi e più tiravo per allontanarmi da lui, più il desiderio di stargli accanto tornava indietro aumentato di cento volte. Fino a quando qualcuno avrebbe tranciato di netto il filo e allora sarei schizzata via lontano. Chissà dove e in quanti pezzi.

Continua a leggere

Recensione: “Di carne e di carta”, di Mirya

Ho sempre avuto difficoltà a parlare di quello che amo. Sono bravissima nell’intavolare discussioni su ciò che non mi piace, mandarle avanti per ore, e probabilmente provocando emicranie insopportabili a chi è costretto a subirle; ma quando si tratta di parlar di quel che mi piace… be’, lì perdo le parole, perché significa parlare anche di me, indirettamente, e se c’è una cosa che odio è proprio quella. Tutto questo per dirvi che la recensione che segue potrebbe risultarvi insensata, un farneticamento incoerente di una che non sa quello di cui parla, ma ci tenevo lo stesso a raccontarvi quel che c’era prima di TrentatréDi carne e di carta, un amore a prima lettura che scuote la carne, sottomette la ragione e impedisce di pensare. Uno di quelli di cui non vi stancherete mai di leggere. Non a caso mi ci perdo da anni.

mirya-di-carne-e-di-carta2Titolo: Di carne e di carta
Autrice: Mirya
Editore: self [lo potete trovare qui]
Anno: 2014
Pagine: 322

Chiara vive di carta. Insegna, studia e legge di tutto. Sui libri e coi libri è cresciuta, i libri sono stati la sua famiglia e i suoi migliori amici e dai libri ha appreso l’amore: l’amore per le pagine ma anche per gli uomini che in quelle pagine vivono. Leonardo entra nella sua vita per seguirla nel Dottorato di ricerca, ed è un uomo concentrato sulla realtà di carne: per lui il distacco dalle parole scritte è vitale e non accetta l’approccio passionale di Chiara. Ma è stato davvero un caso, a portarlo da lei, o c’è una trama anche dietro al loro incontro? Tra un canto di Dante e una canzone degli ABBA si combatte la guerra tra la carne e la carta, una guerra che non ha vincitori né perdenti e che forse non ha nemmeno schieramenti. Continua a leggere

Recensione: “Trentatré”, di Mirya

Vi è mai capitato di leggere qualcosa che vi lascia in condizioni pietose? Qualcosa che vi fa dire che è una fortuna che siate soli e nessuno possa vedere come siete ridotti? Non mi capita spesso di esser distrutta da ciò che leggo, mi capita ancora più raramente che proprio quello che lo ha fatto rimetta assieme i pezzi malconci e mi lasci un sorriso enorme tra le lacrime che non vogliono saperne di fermarsi. Potrei mostrarvi come ho lasciato la federa del cuscino sabato notte alle quattro, ma mi rimane un briciolo di dignità e amor proprio a cui non voglio né posso rinunciare, per cui credetemi sulla fiducia quando vi dico che Trentatré mi ha presa a randellate nello stomaco per poi coccolarmi e che è stato dolorosamente bellissimo e voglio invitarvi a lasciarglielo fare anche a voi.
Un sentito grazie alla sua autrice, Mirya, per aver regalato questa perla ai blogger, anche a quelli scemi come me.

tumblr_inline_nex8cmoxJe1qamk1l

Titolo: Trentatré
Autrice: Mirya
Editore: Self
Anno: 2014
Pagine: 381 (disponibile, al momento, solo in formato digitale qui)

Trentatré sono i giorni che Dio Si impegna a trascorrere sulla terra, senza i Suoi poteri, prima che Suo Figlio acconsenta ad aiutarLo nell’Apocalisse.
Trentatré sono i giorni di cui Grace dispone per persuadere quel vecchio pazzo convinto di essere Dio che il mondo non può e non deve finire.
Trentatré sono i giorni in cui Michele deve affrontare i suoi demoni, per liberarsi del marchio di Caino e imparare di nuovo ad avere fiducia.
Trentatré sono i giorni necessari a cambiare per sempre le vite del vecchio Giò, di Amir, di Juliette e di tutti coloro che ruotano attorno allo stesso locale.
Perché la fortuna non è positiva né negativa, le cose migliori accadono per caso e il mondo è pieno di incastri. Continua a leggere