Recensione ~ “Fangirl” di Rainbow Rowell

Ho pensato a lungo se recensire o meno libri ancora inediti in Italia, prima di decidere di pubblicare una recensione mensilmente e dare l’assoluta precedenza a libri tradotti. Da linguista ma soprattutto da amante delle lingue straniere (oltre che della mia), non ho problemi a leggere in altre lingue; l’ho fatto quando non sapevo aspettare per conoscere la fine di una saga o quando volevo semplicemente mettermi alla prova, l’ho fatto per anni in facoltà con tomi di secoli così lontani da sembrar (ed essere) scritti in lingue differenti da quelle a cui appartengono ma rimango dell’idea che niente sia come leggere nella propria lingua madre. Di questo ne ho conferma ogni volta che ne parlo con persone straniere che, pur vivendo qui da noi, continuano a preferire la lettura nella propria lingua, anche se questo equivale ad aspettare la traduzione. Perché se c’è un luogo comune da sfatare è quello sulla traduzione. Non prendiamoci in giro, in traduzione, così come nel parlare, ci sono sempre fraintendimenti, sfumature che scegliendo una parola si cancellano, affievoliscono o aggiungono, ma so per esperienza quanto sia difficoltoso prendere in mano un’opera altrui e renderla leggibile a un altro tipo di pubblico. Non è solo una questione letterale, quanto culturale, riferimenti a situazioni e modi di dire che inevitabilmente sono legati al proprio contesto e che si dovrà cercare di adattare. Sono stanca di sentir distruggere il lavoro dei traduttori, una categoria così bistrattata in Italia da non potersi permettere, per la maggior parte, di svolgere come primo lavoro quello e doverlo necessariamente trasformare in un hobby, come se la propria fatica sia un passatempo da domenica pomeriggio. Tradurre non significa letteralità, quanto adattamento ed è questa la cosa che sfugge e fa storcere il naso ai perfettini che inneggiano al dramma se le virgole vengono spostate (cosa che, tra l’altro, è assolutamente necessario, visto che in differenti grammatiche, il loro uso è diverso). Ma non è questo ciò di cui volevo parlare e sto divagando, al solito. Se non si fosse capito, è una questione che mi sta decisamente a cuore, ma, ehi, io sono di parte!  Continua a leggere