Ci si sente a casa, al #SalTo16

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IMG-20160513-WA0004Quando mi capita qualcosa di bello, tendo a tenerlo per me. Non sono una che sul proprio profilo Facebook sbandiera quel che le accade o corre ad aggiornare i social non appena scatta IMG_20160514_120800una foto o vede qualcosa. Penso si sia capito che sono riservata al limite probabilmente del patologico, e mi piace tener stretto, per me, tutto quanto. Ho deciso nel tempo di glissare su cose che riguardano i miei studi, gli incontri coi professionisti, l’entrata a contatto con un mondo e le persone che ne fanno parte e sono sempre più vicini e mi spaventano e mi affascinano. Però del Salone del libro non posso non parlarvi. Quello che segue dunque è un farneticamento, più che un resoconto, di una ragazza che da decenni sognava il Salone e finalmente ci è arrivata. Con un pass da operatore e uno da espositore, per di più.IMG_20160514_144354 Ma meglio se vado con ordine. Partivo col presupposto che il mio obiettivo in fiera era vedere gli stand di tutte quelle piccole case editrici indipendenti i cui libri, solitamente, è difficile procurarsi nella GDO o nelle librerie. Non mi interessava granché gironzolare per gli stand dei soliti noti (Mondadori, Newton, Sperling, De Agostini, Feltrinelli e via dicendo), perché so che non fanno sconti e soprattutto sono rintracciabili ovunque. Non c’è niente di male nel visitarli, cosa che peraltro ho fatto non appena ho finito i giri che volevo fare, assistito a incontri e chiacchierato con chi volevo e ho incontrato, ma per me, da amante e studentessa dell’editoria, non c’era niente di più intrigante che scoprire case nuove, IMG_20160514_142112comprare qualcosa da quelle di cui mi intrigava il progetto e scambiare due chiacchiere con chi in un mondo editoriale dominato dai colossi (noi ne abbiamo uno gigantesco con Mondadori e RCS Libri, ma anche quelli che sono i suoi concorrenti – Gems, Giunti, La Feltrinelli e De Agostini – non scherzano) cerca e trova il modo di sopravvivere puntando sulla qualità. È per esempio il caso di un editore di Napoli, Marotta&Cafiero, in prima linea due volte: una come indipendente, e l’altra come matrice di narrativa sociale e d’impegno a Scampia, quartiere tra i non più semplici di Napoli. Be’, a parte che il caffè che mi hanno offerto IMG_20160514_142125era davvero buono (e se ve lo dice una che ha del sangue napoletano nelle vene, potete crederci!) e i suoi operatori gentili, disponibili e simpatici, da loro ho preso due libri, uno è Il peso del vuoto di Umberto Cortese e L’ultimo gesto d’amore, scritto da Mina Welby, moglie di Piergiorgio. Avrei voluto prender tutto (i 25 libri e-book in omaggio aiuteranno) e sicuramente l’anno prossimo mi rivedranno; quel che è certo è che il loro modo di incartare i libri non ha eguali: il cartone della pizza batte tutti! Ho avuto fame per tutto il tempo stringendolo, ma ehi, quanto è figo?IMG_20160514_144110
Altro stand meravigliosamente indipendente e bellissimo è quello di Tunué, che su Twitter mi aveva invitata da loro e non me lo sono fatta ripetere due volte. Vedere all’opera degli artisti, sentirli raccontare come nascono le loro storie e le loro illustrazioni è stato impagabile. Da loro ho preso la mia prima graphic novel in assoluto, Mille tempeste di Tony Sandoval, e già ne sono innamorata. Se siete interessati, qui trovate un video in cui si intravede la bellezza della realizzazione.
CatturaE poi di corsa da Multiplayer. C’ero passata in mattinata, ma di corsa perché in ritardo per un evento, e così nel pomeriggio ci sono tornata per prendere la mia copia di The invasion of the Tearling. Be’, mentre stavo arrivando da lontano ho scorso Matteo Strukul allo stand e, agguantata una copia del suo I cavalieri del nord – che ancora devo leggere ma di cui ho letto solo cose eccellenti, specialmente sul blog di Franci di cui mi fido ciecamente – 13164294_1190609037617279_4048657762978341696_nstavo per farmi coraggio e chiedergli un autografo, quando è stato lui stesso a vedermi il suo libro tra le dita e chiedermi se poteva firmarmelo. La foto è pure finita su tutti i social della Multiplayer. Sì, stavo schiattando e sì, che l’ho fatto firmare. Persona più gentile, disponibile e alla mano non credo d’averla mai conosciuta. Scambiarci due chiacchiere è stato meraviglioso. Spero presto di parlarvene, nel frattempo mi coccolo il mio tesssoro un po’.
Da loro, oltre a questo, ho preso The invasion of the Tearling (in omaggio non uno, come dovevaIMG_20160514_123935 essere, ma due poster magnifici che vedete nella foto; qui trovate il video che vi mostra la bellezza IMG_20160516_113542dell’edizione e i due bambini) e infine, approfittando dell’offerta 3X2, mi sono lasciata tentare dalla ristampa di Diario di un sopravvissuto agli zombie di J.L. Bourne e primo volume dell’omonima serie (che continua con Oltre l’esilioLa clessidra infranta). Bon, staremo a vedere come va uno dei miei primi incontri con gli zombie (credo d’aver letto soltanto Warm bodies di Isaac Marion che mi era pure piaciuto tanto), IMG_20160514_145231_1però vi mostro intanto due illustrazioni che sono state inserite nell’edizione in occasione del restyling del libro, ma fate conto che ce sono una più bella dell’altra e ho scelto a caso.
IMG_20160514_123558Dunque, poi cos’altro ho comprato? Da Gems sono finita a comprare Matilda di Roald Dahl solo ed esclusivamente perché volevo la shopper: sono colpevole, vostr’onore. Ho scelto quello tra i trilioni di libri che c’erano perché l’avevo, ma mia mamma l’ha passato a una mia cugina (insieme a tutti gli altri di quest’autore) e chissà che fine ha fatto. Piano piano sto ricostruendo la mia collezione di Dahl e questo non poteva mancare.
IMG_20160514_123745A tutto ciò aggiungiamo cinque classici che mi mancavano: Il processoLa metamorfosi di Kafka, Il canto di Natale di Dickens, Il pozzo e il pendolo e altri racconti di Poe e Cuore di tenebra di Conrad. Sono un’appassionata di classici, ho un’intera libreria zeppa e strapiena dedicata esclusivamente a questi e rimangono il mio primo, grande amore. Li ho presi alla Spiga Libri, perché adoro il loro modo di diffondere la cultura, specialmente ai ragazzi, a un euro pur mantenendo le edizioni integrali. Che si vuole di più?
Queste quindi le compere, ma a ciò vanno aggiunti gli incontri. Il primo a cui sono stata era intitolato Il ruolo delle University press nel panorama dell’editoria scientifica, a cui partecipava il direttore editoriale del Mulino che ho incontrato ad aprile a un workshop da cui, tra l’altro, è nata l’idea di base della tesi che sto scrivendo. Sono poi stata a Mestieri del libro: ilIMG_20160513_170554 distributore, in cui si confrontavano un grande e un piccolo distributore e sono emersi spunti interessanti che in parte avevamo discusso anche a lezione un giorno e di cui vi parlerò in un post che spero di riuscire a buttar giù in tempi decenti. Infine, Il futuro della lettura era l’incontro che doveva darmi risposte e farmi nascere domande per la tesi: in parte l’ha fatto, in parte ho sentito ripetere cose che già si son sentite dire però tutto sommato ha saputo dare spunti di riflessione importanti che dovrebbero interessare tutti quanti.
Questo tutto quello che ho assorbito al Lingotto. Non ho incontrato altre blogger, purtroppo, la mia agenda non me lo permetteva perché saltare dal Lingotto al centro di Torino per due appuntamenti non lasciava molto spazio per altro, ma l’anno prossimo so già che sarò lì di nuovo, magari dall’altra parte della barricata, non posso saperlo ancora. Ma comunque, stupendo esserci, indimenticabile captare e inserirsi con naturalezza – non appena scoprivano che studio Editoria – in conversazioni tra addetti ai lavori. Una delle cose più belle che porto nel cuore di questo giorno suona così: «Praticamente siamo colleghi». Ecco, lì, mi si è sciolto il cuore. Niente è più bello di essere in un posto in cui si respira libri. Ci si sente a casa, ci si sente compresi e più di tutto ci si sente nel luogo perfetto.

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L’amore e il sesso nei romanzi teen

Volevo scrivere un post lungo, approfondito su un argomento a cui tengo molto, dopo aver visto il video che vi linko a fine post, ma ho pensato che le parole di Michela Murgia (se non la conoscete come autrice, vi consiglio di rimediare) da sole sono perfette, e io non sono nessuno per aggiungerci oltre, né voglio farlo. Forse un giorno mi sentirò adeguata abbastanza per scriverci qualcosa e avrò tempo per approfondire oltre a quegli sporadici post che ho scritto, ma per il momento vi ho trascritto le sue riflessioni. Che condivido in pieno e che spero possano far riflettere voi tanto quanto l’hanno fatto fare a me.

PhotoGrid_1460211580778 Continua a leggere

Distillati? No, grazie.

Distillati? No, grazie

Ho voluto avere tempo a sufficienza per digerire la notizia prima di dire cosa penso della questione dei distillati, in vendita dalla fine dell’anno scorso – che strano dire così dopo appena cinque giorni – e causa delle ultime polemiche riguardanti la lettura. Ne parlavo ieri su twitter con delle persone, e mi è sembrato che, in pausa dalla noiosità di articoli di giornale vecchi duecento anni, i tempi fossero maturi. Anche se non posso garantire un pensiero coerente e, soprattutto, non ironico e/o sarcastico.
Ci ho pensato a lungo, ho affidato a Facebook un post polemico una settimana fa e ancora ci penso. Perché, amici, questa non è l’editoria che voglio, né quella con cui tra qualche mese mi voglio trovare a fare i conti. Francamente, online e non, ne ho lette e sentite un po’ di tutti i tipi e solo in pochi casi sono stata completamente d’accordo. Continua a leggere

Reading in English

Penso da tempo di fare un post del genere ma poi mi dico sempre che magari non è interessante, o che quel che penso è irrilevante. Ancora è così, ma mi rendo anche conto che dare dei consigli non è mai di troppo, specialmente in qualcosa che si conosce da vicino e, viste quante sono le serie che le case editrici abbandonano o libri che mai riusciranno a superare i nostri confini e arrivare qui, non fa mai male tener presente un’alternativa come quella del leggere in lingua inglese.

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Why? How? What? Continua a leggere

Se #unlibroèunlibro soltanto quando fa comodo

blog and stuff

Blog and stuff è una rubrica ideata da me a cadenza casuale che vuol proporre riflessioni totalmente random su temi letterari e libreschi e sull’editoria nostrana. Insomma, un modo per continuare a parlare di libri senza necessariamente parlare di uno in particolare e senza alcuna cadenza fissa.

 

 

Qualche giorno fa ho scritto un post, in pagina, sul digitale e su un caso che aveva attirato la mia attenzione, dopo aver letto quest’articolo e ho pensato fosse giusto riportarlo anche sul blog e approfondire un po’. Il problema è un po’ sempre lo stesso: quel digitale che non si riesce a capire come utilizzare, cosa farsene, a cui tutta la colpa viene attribuita: se non si legge, se si comprano poco i cartacei, se gli e-reader non vendono, se c’è crisi nell’editoria. Insomma, un capro espiatorio che colpe non ha se non quella di incarnare il progresso, quello spettro angosciante che terrorizza chi si lega alla sedia delle sue abitudini e le abbraccia non volendovi rinunciare a nessun costo. Non capendo che nessuno gliele vuole togliere, semmai dargli più scelta.
Parto dal presupposto che amo il cartaceo. Continua a leggere