Buon 2017 💖

Anni fa, tirare le somme mi spaventava tanto, troppo. Oggi guardare all’anno appena finito non mi fa paura, anzi. So che il 2016 è stato un anno di grandi perdite e disastri per tutti quanti, ma io lo considero un po’ l’anno della mia rinascita. L’anno nel quale ho cominciato ad amare me, più di quanto non abbia mai fatto. E di questo vado fiera. Ho finito in pari gli esami, e mi sembrava impossibile farcela. Ho conosciuto persone che lavorano nel settore, avuto la possibilità di passarci pomeriggi a discutere e apprendere più di quello che speravo, dimostrato a me stessa che se 3voglio, posso entrare in questo mondo e trovare un posto tutto per me, basta solo rimboccarsi le maniche e studiare, e fregarsene di chi imbocca scorciatoie e vie traverse. Ho avuto la possibilità di collaborare a stretto contatto con chi fa quel che sogno da anni di rendere il mio pane quotidiano, e niente mi riempie il cuore di più di questo. Ho capito che un fallimento non è irrimediabile, e anzi, mi ha spinto a provare di più, metterci più impegno e contare su tutte le forze che non credevo di avere.
Il 2016 è stato poi l’anno delle fiere. Tre in tutto. Torino, Pisa, Roma, una dimostrazione dopo l’altra che la carta e i pixel sono l’aria che respiro e fanno bene a cuore e mente di tutti – a dispetto di chi li disprezza pensando siano cose inutili e non degne di tempo. E condividere questo con chi più amo non ha prezzo: il mio ragazzo, il sostegno indispensabile, le mie amiche, entrate di soppiatto in un incrocio di vite e desideri e oramai presenze senza le quali non saprei stare più.
E il blog… quella copertina di Linus e cordone ombelicale che a un certo punto volevo tranciare di netto. Be’, hocattura5 capito che non importano i follower e le visualizzazioni, che l’importante è quel che per me rappresenta. Ho eliminato quel che sentivo lontano, rinnovato e inserito quel che ora mi piace di più. Non è un posto perfetto, ma è mio e tanto mi basta per amarlo e tenerlo ancora con me.
Non è stato un anno facile, no. Il 2016 mi ha messa alla prova a schiaffi dritti in faccia fin da gennaio, quando lo spettro peggiore mi ha colta impreparata, distruggendo ogni certezza. La tempesta non è passata, ma sono cresciuta io attorno a lei, a dispetto suo. Non posso controllarla, eliminarla con una passata di gomma, ma posso e devo trasformarla in un incentivo a vivere appieno. Ed è qualcosa che sto cercando di imparare a fare.
Tutto questo auguro a voi, oggi. Di vivere al massimo tutto. Di trasformare le cose brutte in motivazione a combattere a testa alta. Di accettare le sconfitte e renderle vittorie che insegnano come riuscire meglio la prossima volta. Di realizzare i vostri sogni, o almeno trovare il modo di raggiungerli. Di avere accanto a ogni passo persone meravigliose con cui condividere tutto. Di sognare, ridere, piangere di gioia, assaporare ogni istante di questo nuovo viaggio e leggere tanti meravigliosi libri.

ceereads_fullCon l’arrivo del 2017, è d’obbligo stilare una lista di buoni propositi per l’anno nuovo, giusto? Non ne voglio fare molti riguardo al blog e alla lettura, giusto qualcuno.

  1. Leggere. Non voglio prefissarmi un numero, da mesi questa cosa mi ha un po’ stufata, ma quel che voglio è trovare sempre del tempo per poterlo fare. Tra la laurea in arrivo, la fine della scrittura della tesi, il tirocinio fino a marzo, due corsi post-laurea da seguire fino all’estate, non so quanto tempo avrò. Ma voglio, devo, trovarlo.
  2. Tornare a essere attiva sul blog in maniera costante con aggiornamenti, recensioni e soprattutto la lettura e il commento settimanale dei blog che seguo. Mi manca farlo con una certa costanza e spero di riuscirci più spesso quest’anno.
  3. Non comprare libri finché non ne ho smaltiti almeno tre dei cartacei che già ho. Un paio di settimane fa ho rimesso in ordine le librerie e mi sono accorta di aver accumulato troppo, senza poi trovare la voglia o il tempo per leggerlo. I libri non sono soprammobili, per cui devo assolutamente dar loro una possibilità prima di acquistarne altri.
  4. Non lasciare troppe recensioni in arretrato ma soprattutto scriverne sempre di quei libri che mi hanno lasciato qualcosa e vorrei fossero conosciuti.
  5. Aggiornare il profilo Instagram del blog giornalmente. Questa è dura, ma ci proviamo lo stesso, dai.

Vi rinnovo i miei auguri, amici.
Spero che il 2017 porti con sé solo cose belle per voi ❤

Ci si sente a casa, al #SalTo16

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IMG-20160513-WA0004Quando mi capita qualcosa di bello, tendo a tenerlo per me. Non sono una che sul proprio profilo Facebook sbandiera quel che le accade o corre ad aggiornare i social non appena scatta IMG_20160514_120800una foto o vede qualcosa. Penso si sia capito che sono riservata al limite probabilmente del patologico, e mi piace tener stretto, per me, tutto quanto. Ho deciso nel tempo di glissare su cose che riguardano i miei studi, gli incontri coi professionisti, l’entrata a contatto con un mondo e le persone che ne fanno parte e sono sempre più vicini e mi spaventano e mi affascinano. Però del Salone del libro non posso non parlarvi. Quello che segue dunque è un farneticamento, più che un resoconto, di una ragazza che da decenni sognava il Salone e finalmente ci è arrivata. Con un pass da operatore e uno da espositore, per di più.IMG_20160514_144354 Ma meglio se vado con ordine. Partivo col presupposto che il mio obiettivo in fiera era vedere gli stand di tutte quelle piccole case editrici indipendenti i cui libri, solitamente, è difficile procurarsi nella GDO o nelle librerie. Non mi interessava granché gironzolare per gli stand dei soliti noti (Mondadori, Newton, Sperling, De Agostini, Feltrinelli e via dicendo), perché so che non fanno sconti e soprattutto sono rintracciabili ovunque. Non c’è niente di male nel visitarli, cosa che peraltro ho fatto non appena ho finito i giri che volevo fare, assistito a incontri e chiacchierato con chi volevo e ho incontrato, ma per me, da amante e studentessa dell’editoria, non c’era niente di più intrigante che scoprire case nuove, IMG_20160514_142112comprare qualcosa da quelle di cui mi intrigava il progetto e scambiare due chiacchiere con chi in un mondo editoriale dominato dai colossi (noi ne abbiamo uno gigantesco con Mondadori e RCS Libri, ma anche quelli che sono i suoi concorrenti – Gems, Giunti, La Feltrinelli e De Agostini – non scherzano) cerca e trova il modo di sopravvivere puntando sulla qualità. È per esempio il caso di un editore di Napoli, Marotta&Cafiero, in prima linea due volte: una come indipendente, e l’altra come matrice di narrativa sociale e d’impegno a Scampia, quartiere tra i non più semplici di Napoli. Be’, a parte che il caffè che mi hanno offerto IMG_20160514_142125era davvero buono (e se ve lo dice una che ha del sangue napoletano nelle vene, potete crederci!) e i suoi operatori gentili, disponibili e simpatici, da loro ho preso due libri, uno è Il peso del vuoto di Umberto Cortese e L’ultimo gesto d’amore, scritto da Mina Welby, moglie di Piergiorgio. Avrei voluto prender tutto (i 25 libri e-book in omaggio aiuteranno) e sicuramente l’anno prossimo mi rivedranno; quel che è certo è che il loro modo di incartare i libri non ha eguali: il cartone della pizza batte tutti! Ho avuto fame per tutto il tempo stringendolo, ma ehi, quanto è figo?IMG_20160514_144110
Altro stand meravigliosamente indipendente e bellissimo è quello di Tunué, che su Twitter mi aveva invitata da loro e non me lo sono fatta ripetere due volte. Vedere all’opera degli artisti, sentirli raccontare come nascono le loro storie e le loro illustrazioni è stato impagabile. Da loro ho preso la mia prima graphic novel in assoluto, Mille tempeste di Tony Sandoval, e già ne sono innamorata. Se siete interessati, qui trovate un video in cui si intravede la bellezza della realizzazione.
CatturaE poi di corsa da Multiplayer. C’ero passata in mattinata, ma di corsa perché in ritardo per un evento, e così nel pomeriggio ci sono tornata per prendere la mia copia di The invasion of the Tearling. Be’, mentre stavo arrivando da lontano ho scorso Matteo Strukul allo stand e, agguantata una copia del suo I cavalieri del nord – che ancora devo leggere ma di cui ho letto solo cose eccellenti, specialmente sul blog di Franci di cui mi fido ciecamente – 13164294_1190609037617279_4048657762978341696_nstavo per farmi coraggio e chiedergli un autografo, quando è stato lui stesso a vedermi il suo libro tra le dita e chiedermi se poteva firmarmelo. La foto è pure finita su tutti i social della Multiplayer. Sì, stavo schiattando e sì, che l’ho fatto firmare. Persona più gentile, disponibile e alla mano non credo d’averla mai conosciuta. Scambiarci due chiacchiere è stato meraviglioso. Spero presto di parlarvene, nel frattempo mi coccolo il mio tesssoro un po’.
Da loro, oltre a questo, ho preso The invasion of the Tearling (in omaggio non uno, come dovevaIMG_20160514_123935 essere, ma due poster magnifici che vedete nella foto; qui trovate il video che vi mostra la bellezza IMG_20160516_113542dell’edizione e i due bambini) e infine, approfittando dell’offerta 3X2, mi sono lasciata tentare dalla ristampa di Diario di un sopravvissuto agli zombie di J.L. Bourne e primo volume dell’omonima serie (che continua con Oltre l’esilio e La clessidra infranta). Bon, staremo a vedere come va uno dei miei primi incontri con gli zombie (credo d’aver letto soltanto Warm bodies di Isaac Marion che mi era pure piaciuto tanto), IMG_20160514_145231_1però vi mostro intanto due illustrazioni che sono state inserite nell’edizione in occasione del restyling del libro, ma fate conto che ce sono una più bella dell’altra e ho scelto a caso.
IMG_20160514_123558Dunque, poi cos’altro ho comprato? Da Gems sono finita a comprare Matilda di Roald Dahl solo ed esclusivamente perché volevo la shopper: sono colpevole, vostr’onore. Ho scelto quello tra i trilioni di libri che c’erano perché l’avevo, ma mia mamma l’ha passato a una mia cugina (insieme a tutti gli altri di quest’autore) e chissà che fine ha fatto. Piano piano sto ricostruendo la mia collezione di Dahl e questo non poteva mancare.
IMG_20160514_123745A tutto ciò aggiungiamo cinque classici che mi mancavano: Il processo e La metamorfosi di Kafka, Il canto di Natale di Dickens, Il pozzo e il pendolo e altri racconti di Poe e Cuore di tenebra di Conrad. Sono un’appassionata di classici, ho un’intera libreria zeppa e strapiena dedicata esclusivamente a questi e rimangono il mio primo, grande amore. Li ho presi alla Spiga Libri, perché adoro il loro modo di diffondere la cultura, specialmente ai ragazzi, a un euro pur mantenendo le edizioni integrali. Che si vuole di più?
Queste quindi le compere, ma a ciò vanno aggiunti gli incontri. Il primo a cui sono stata era intitolato Il ruolo delle University press nel panorama dell’editoria scientifica, a cui partecipava il direttore editoriale del Mulino che ho incontrato ad aprile a un workshop da cui, tra l’altro, è nata l’idea di base della tesi che sto scrivendo. Sono poi stata a Mestieri del libro: ilIMG_20160513_170554 distributore, in cui si confrontavano un grande e un piccolo distributore e sono emersi spunti interessanti che in parte avevamo discusso anche a lezione un giorno e di cui vi parlerò in un post che spero di riuscire a buttar giù in tempi decenti. Infine, Il futuro della lettura era l’incontro che doveva darmi risposte e farmi nascere domande per la tesi: in parte l’ha fatto, in parte ho sentito ripetere cose che già si son sentite dire però tutto sommato ha saputo dare spunti di riflessione importanti che dovrebbero interessare tutti quanti.
Questo tutto quello che ho assorbito al Lingotto. Non ho incontrato altre blogger, purtroppo, la mia agenda non me lo permetteva perché saltare dal Lingotto al centro di Torino per due appuntamenti non lasciava molto spazio per altro, ma l’anno prossimo so già che sarò lì di nuovo, magari dall’altra parte della barricata, non posso saperlo ancora. Ma comunque, stupendo esserci, indimenticabile captare e inserirsi con naturalezza – non appena scoprivano che studio Editoria – in conversazioni tra addetti ai lavori. Una delle cose più belle che porto nel cuore di questo giorno suona così: «Praticamente siamo colleghi». Ecco, lì, mi si è sciolto il cuore. Niente è più bello di essere in un posto in cui si respira libri. Ci si sente a casa, ci si sente compresi e più di tutto ci si sente nel luogo perfetto.

L’amore e il sesso nei romanzi teen

Volevo scrivere un post lungo, approfondito su un argomento a cui tengo molto, dopo aver visto il video che vi linko a fine post, ma ho pensato che le parole di Michela Murgia (se non la conoscete come autrice, vi consiglio di rimediare) da sole sono perfette, e io non sono nessuno per aggiungerci oltre, né voglio farlo. Forse un giorno mi sentirò adeguata abbastanza per scriverci qualcosa e avrò tempo per approfondire oltre a quegli sporadici post che ho scritto, ma per il momento vi ho trascritto le sue riflessioni. Che condivido in pieno e che spero possano far riflettere voi tanto quanto l’hanno fatto fare a me.

PhotoGrid_1460211580778 Continua a leggere

Distillati? No, grazie.

Distillati? No, grazie

Ho voluto avere tempo a sufficienza per digerire la notizia prima di dire cosa penso della questione dei distillati, in vendita dalla fine dell’anno scorso – che strano dire così dopo appena cinque giorni – e causa delle ultime polemiche riguardanti la lettura. Ne parlavo ieri su twitter con delle persone, e mi è sembrato che, in pausa dalla noiosità di articoli di giornale vecchi duecento anni, i tempi fossero maturi. Anche se non posso garantire un pensiero coerente e, soprattutto, non ironico e/o sarcastico.
Ci ho pensato a lungo, ho affidato a Facebook un post polemico una settimana fa e ancora ci penso. Perché, amici, questa non è l’editoria che voglio, né quella con cui tra qualche mese mi voglio trovare a fare i conti. Francamente, online e non, ne ho lette e sentite un po’ di tutti i tipi e solo in pochi casi sono stata completamente d’accordo. Continua a leggere

Happy new year, folks!

Il primo giorno dell’anno si riepiloga l’anno precedente, immagino, ma io con le liste delle cose positive e negative non sono propriamente brava nella vita privata, figuriamoci in quella da blogger. Quel che so è che questo è stato un anno straordinario, il migliore in tanti aspetti sicuramente degli ultimi anni. Ci sono stati momenti bassi, bassissimi, in cui il buio era l’unica cosa che vedevo e in cui ho anche pensato di lasciar che il dolore prendesse il sopravvento e mi portasse via tutto quello che invece di bello c’era. Non è stato un bel periodo, quello, no, ma è stato quello in cui più ho capito cosa voglio per me, quanto e come sono cresciuta, in una maniera che francamente non ritenevo possibile due, figuriamoci cinque anni fa. Sono fiera di me, di come sono riuscita ad affrontare quel periodo o di come l’ho buttato alle spalle senza dimenticarlo ma superandolo, più forte di prima. E sono fiera di questo piccolo angolo di mondo, di quello che sta diventando e di come sta crescendo assieme a me e a voi. L’anno che viene sarà quello della laurea magistrale, tra sette mesi mi laureerò, forse nove, ancora non lo so, quello che mi auguro è che sarà pieno di soddisfazioni sul piano accademico e lavorativo come quello appena concluso ma anche qua sopra; non lo so cosa succederà, ma so per certo che questo blog è stato tra le cose più belle del 2015. E di questo devo dire grazie ad ognuno di voi: l’inconsapevole sostegno di molti di voi e l’affetto che riversate qua sopra sono sicuramente tra i motivi per cui ancora sto qui a ciarlare tutte le cose folli che mi passano per la mente. Non vi meritate un buon anno, ve ne meritate cento!

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Reading in English

Penso da tempo di fare un post del genere ma poi mi dico sempre che magari non è interessante, o che quel che penso è irrilevante. Ancora è così, ma mi rendo anche conto che dare dei consigli non è mai di troppo, specialmente in qualcosa che si conosce da vicino e, viste quante sono le serie che le case editrici abbandonano o libri che mai riusciranno a superare i nostri confini e arrivare qui, non fa mai male tener presente un’alternativa come quella del leggere in lingua inglese.

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Why? How? What? Continua a leggere

Se #unlibroèunlibro soltanto quando fa comodo

blog and stuff

Blog and stuff è una rubrica ideata da me a cadenza casuale che vuol proporre riflessioni totalmente random su temi letterari e libreschi e sull’editoria nostrana. Insomma, un modo per continuare a parlare di libri senza necessariamente parlare di uno in particolare e senza alcuna cadenza fissa.

 

 

Qualche giorno fa ho scritto un post, in pagina, sul digitale e su un caso che aveva attirato la mia attenzione, dopo aver letto quest’articolo e ho pensato fosse giusto riportarlo anche sul blog e approfondire un po’. Il problema è un po’ sempre lo stesso: quel digitale che non si riesce a capire come utilizzare, cosa farsene, a cui tutta la colpa viene attribuita: se non si legge, se si comprano poco i cartacei, se gli e-reader non vendono, se c’è crisi nell’editoria. Insomma, un capro espiatorio che colpe non ha se non quella di incarnare il progresso, quello spettro angosciante che terrorizza chi si lega alla sedia delle sue abitudini e le abbraccia non volendovi rinunciare a nessun costo. Non capendo che nessuno gliele vuole togliere, semmai dargli più scelta.
Parto dal presupposto che amo il cartaceo. Continua a leggere

Happy 1st birthday Se solo sapessi dire | #giveaway

Un anno fa, ieri, apriva i battenti quest’angolino di mondo. Senza pretese, senza sapere nemmeno quello a cui andavo incontro, solo seguendo un consiglio, ha preso il via una delle cose migliori mi siano mai successe. Non sono una che sta a perder tempo in chiacchiere e a rimembrare momenti passati, ma quel che questa pagina virtuale mi ha dato è ben di più di quello che mi aspettavo. Un anno fa iniziavo la magistrale e finalmente due anni orribili potevano dirsi conclusi, anni in cui un obiettivo non lo avevo, sembrava non esistesse, credevo non l’avrei mai trovato. E poi… E poi ho trovato la mia vocazione, anche se è sempre stata lì e solo io faticavo a rendermene conto, le cose hanno iniziato a girare per il verso giusto o forse solo io ho preso finalmente a guardarle dalla giusta prospettiva, ho iniziato a seguire corsi che mi hanno aperto mondi, conosciuto, intervistato e passato una giornata con un premio Pulitzer, conosciuto persone che amano quel che amo (e che amate, lo so) a tal punto da volerlo rendere una professione nonostante tutti cerchino di sconsigliarlo, sono entrata a contatto con splendide blogger che, prima ancora di essere maestre e miti indiscussi dal basso della mia posizione, sono persone magnifiche, piene di entusiasmo e di una disponibilità unica. Parlo di amicizie che vanno oltre il virtuale, parlo di mondi che nemmeno credevo esistessero, parlo di avermi dato la certezza di aver capito quale sia la strada da seguire. E quindi, niente, parlo insomma di voi che state leggendo. E del grazie enorme che vi devo.
E quale modo migliore per ringraziarvi se non con un regalino? Continua a leggere

Cara Tessa

blog and stuff

Blog and stuff è una rubrica ideata da me a cadenza casuale che vuol proporre riflessioni totalmente random su temi letterari e libreschi e sull’editoria nostrana. Insomma, un modo per continuare a parlare di libri senza necessariamente parlare di uno in particolare e senza alcuna cadenza fissa.

 

Ma tu, Tessa, non sei stanca? Non ti è ancora venuto a noia quel che le case editrici più “gettonate” ci propongono? Pensi ancora che siano giusti quei modelli di femminilità castigata che andavano di moda all’epoca di Matusalemme e che, invece, dovremmo ormai esserci messi alle spalle? Io sono francamente stufa di romanzetti da due soldi, scritti così male che più che un editing necessitano di una riscrittura completa e totale che non solo faccia sparire la patina d’autore ma che la estrapoli a tal punto che diventi un romanzo nuovo; ma soprattutto di quelli che, oltre a esser scritti male, sono brutti. Bruttissimi. Così brutti che non so definirli perché oltre a essere brutti sono sbagliati in così tanti aspetti da non sapere da che parte iniziare.
Perché quest’invettiva, ti chiedi? È presto detto, cara la mia Tessa. Continua a leggere

Nell’editoria che vorrei

Cattura

È triste dover constatare che ciò che va di moda, ciò che il pubblico cerca e gli editori scelgono di portare sugli scaffali veicola comportamenti da ostracizzare, piuttosto che da assumere a modello di riferimento, immagini così sbagliate, sotto innumerevoli punti di vista, da far accapponare la pelle anche a una sola occhiata. È triste, eppure necessario. E credo occorra chiedersi perché. Quand’è successo che l’uomo galante, problematico al punto giusto ma pur sempre rispettoso della donna, è passato di moda? Dov’è successo che si è pensato che un ragazzo che ti pedina nei locali, ti minaccia costantemente e riduce a una marionetta da usare a suo uso e consumo, senza alcuna dignità né possibilità di esprimere un’opinione personale che possa, anche solo in minima maniera, essere diversa dalla sua, venga eletto uomo ideale? Dov’ero nel momento in cui si è cominciato ad accettare che chi ti picchia viene scusato in virtù di un passato buio e oscuro? Chi lo ha permesso? E perché? Continua a leggere