Pagine sullo schermo: The handmaid’s tale

Un regalo perfetto. Una ragazza intrappolata in una scatola. Balla soltanto quando qualcuno apre il coperchio, quando qualcuno le dà la carica.
Se è una storia che sto raccontando, dovrò pur raccontarla a qualcuno. C’è sempre qualcun altro. Anche quando non c’è nessuno.

The handmaid’s tale
prima stagione (2017): 10 episodi
seconda stagione: in programma per il 2018 con 13 episodi

Per chi ama un libro, la sua trasposizione è sempre un tasto dolente. Spaventa vedere il modo in cui un mondo e dei personaggi che si sono immaginati in un certo modo possono essere trasformati. Il racconto dell’ancella è uno dei miei libri preferiti, uno di quei testi che ho riletto un paio di volte e che non smette mai di aprirmi gli occhi, spingermi a riflettere sul mondo in cui viviamo e pormi domande su più tematiche. Avevo perciò le mie riserve, quando ho saputo che ne sarebbe stata tratta una serie televisiva, ma fin dal primo episodio della prima stagione, tutto è svanito. Davanti mi sono trovata una serie che sì, cambia molto del romanzo ma lo fa in un modo tale che ogni scelta stilistica adottata trovi la sua spiegazione e non sia dissonante dalla base di partenza. I temi fondamentali, poi, messi in campo dalla penna di Margaret Atwood – tra gli altri, l’estremismo religioso, il controllo (del corpo ma non solamente) della donna, la questione razziale e l’omofobia – rimangono temi portanti delle dieci puntate della prima stagione. Ci si trova infatti immersi in un mondo soffocante, in cui il silenzio è penetrante e fa quasi rumore, con una protagonista che centellina le parole, dialoga con lo spettatore tramite sguardi profondi che mostrano una prova d’attrice d’alto livello.
Ma non è solo Elizabeth Moss quel che mi ha spinta ad amare profondamente questa serie (o Alexis Bledel che finalmente mi convince). Tante sono le cose positive, a cominciare dalle variazioni ed espansioni del testo. Se infatti il libro ha il suo centro sulla voce di Difred (Offred), qui possiamo approfondire le storie di personaggi fondamentali di cui, in virtù del fatto che l’opera fosse il racconto in prima persona dell’ancella, si sapeva ben poco, quel poco che appunto lei riusciva a scoprire e ci rivelava en passant. Ed è così che sappiamo cosa succede a Luke dopo la cattura di Difred, il modo in cui Nick è arrivato a entrare in contatto col regime fino a diventare un Occhio, il passato di Serena Joy prima dei tre attacchi che hanno portato all’instaurazione della repubblica di Gilead e i successivi primi momenti del regime. E ne sappiamo anche di più del mondo prima di Gilead, del passato di June in special modo: June che lavorava in una casa editrice, June che usciva con le amiche, June che faceva l’amore liberamente, June che rideva con la figlia e il marito, June che poteva ascoltare musica, guardare la televisione e leggere libri. Stride, nel contrasto col passato, il ritorno al presente, a quei momenti di silenzio, solitudine e terrore che invece vive a casa dei Waterford.

Eccezionale la fotografia e la colonna sonora – con degli strazianti momenti pop in perfetta dissonanza con la scena e le emozioni di Difred/June –, e meravigliosi il cast e la scrittura. Si tratta di una serie ben sviluppata, capace di prendere un testo, portarlo in vita riprendendone gli aspetti fondamentali e al tempo stesso discostarsene per creare piccole espansioni in armonia che ne ampliano il raggio e parlano dell’oggi, non solamente di un’ipotesi che potrebbe essere. Quel che sconvolge, forse di più della carta, è vedere un mondo come quello immaginato da Margaret Atwood: la violenza psicologica, fisica e verbale è percepita in ogni istante dallo spettatore, messa in scena col suo carico di metafore che rimandano al mondo nel quale viviamo. Non si tratta, cioè, solo di un mondo possibile, ma in alcuni casi è l’attualità, nelle sue aberrazioni che a volte non vediamo, o che sentiamo distanti eppure sono vicine. Lo si vive perciò qui in prima persona, con Offred e le altre ancelle, lo si percepisce come reale perché sa parlare del reale senza menzionarlo apertamente, è reale. Non si hanno mai grandi discorsi o spiegazioni sul mondo di Gilead, la voce di Offred è la stessa voce pacata e al tempo stesso sofferente del romanzo e ci dà man mano informazioni, facendoci addentrare episodio dopo episodio nell’orrore del suo mondo, permettendoci di scoprire particolari e dettagli poco a poco, allo stesso modo in cui avviene nel libro.
Che dire ancora? The handmaid’s tale è una serie tv illuminante, non facile da seguire per tutto il carico di orrore vivido e reale che porta con sé ma che ho visto quasi in una maratona, sentendo il bisogno di immergermi totalmente per saperne di più, non riuscendo a lasciare andare alcuni personaggi per scoprire cosa ne sarebbe stato di loro. Ma soprattutto per la necessità di veder continuare a bruciare quella fiammella di speranza e luce che Offred sente man mano che il tempo passa e la consapevolezza aumenta. Fatevi perciò un favore: leggete il libro (qui quel che ne penso) e correte a recuperare una serie come non ce ne sono. Non ve ne pentirete.

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2 pensieri su “Pagine sullo schermo: The handmaid’s tale

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