Recensione ~ “Il suono del mondo a memoria” di Giacomo Bevilacqua

Scegliere due fotografie solamente per questo post è stato difficilissimo, visto che avrei assecondato volentieri la mia voglia di scattarne centomila a ogni tavola. Ma vabbe’! Vi lascio uno sconclusionato post su una meraviglia in ogni senso ❤

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Giacomo Bevilacqua • Il suono del mondo a memoria • 2016
Bao publishing • 179 pp.
Sam sta scrivendo un articolo. Una cosa complessa, che comporta che lui vada a vivere per due mesi a Manhattan e non parli assolutamente con nessuno. Ce la farà? In un certo senso sì, ma con le cose che Sam non ha previsto ci si potrebbe scrivere un libro.
e-book e cartaceo



· Recensione ·

New York è il martello pneumatico che ti vibra nel petto, che crepa la barriera dietro la quale ti stai nascondendo. Finché non si rompe. Poi ti afferra e ti trascina alla luce del sole.

Sam sta attraversando una fase delicata della propria vita, e quando la situazione è critica la sua risposta è sempre la stessa: New York. Stavolta, però, ha una missione: trascorrerci due mesi senza interagire con nessuno, e in una metropoli in cui tutto scorre a velocità della luce ed è praticamente impossibile non imbattersi in qualcuno non è cosa da poco. Scontrarsi di gomito e prendere un’altra, impercettibile direzione, è all’ordine del giorno. Questo accade anche a Sam. Tutto filava liscio nel suo isolamento volontario, fatto di passeggiate per la città a caccia della luce migliore e di scatti che vede nitidi dentro senza bisogno di guardare la macchina, con in testa lo stesso motivo e le cuffie enormi calate sulle orecchie… finché nelle foto scattate compare una donna, sempre la stessa, e il tormento di non ricordare la sua presenza lo porta a ricevere una grande, inattesa gomitata.
Della trama però meglio non parlarne troppo, questo è uno di quei casi in cui è meglio scoprire le piccole cose e assaporare la storia in ogni tavola senza saperne troppo a priori, lasciandosi prendere e rapire, portare in un’altra città che non è soltanto uno sfondo ma si eleva a protagonista, alle volte rubando persino la scena a Samuel. I colori caldi dell’autunno prima, quelli freddi dell’inverno poi, illuminano la città, le donano carattere e vita, la fanno spiccare anche senza bisogno di parole, perché il suo suono si sente eccome. Ed il suono è al centro del mondo di Sam, che se ne priva per un paio di mesi, ma che non gli sfugge per niente così come il lettore che, anche in assenza di dialoghi, si ritrova davanti tavole di forte impatto, emozioni che non hanno bisogno di parole per farsi vivide e travolgere.

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«Uno, due, tre e quattro» scandisce Sam nella mente ripetutamente, contando tutto, regalando pezzetti di un puzzle sparsi qua e là che solamente nel finale prendono il loro posto e donano una visione d’insieme, come tanti piccoli tasselli che ricompongono un quadro meraviglioso che lascia a bocca aperta, perché inaspettato. E in cui finalmente si comprende Sam, si raggiunge quel livello di empatia che ha rifuggito per tutta la narrazione, non facendosi comprendere mai a fondo, isolandosi dal mondo esterno e persino dal lettore. Finché non ha dovuto farci i conti, e svelare lentamente qualcosa.
Ciò che stupisce è anche il colore. Sorprendente per un’opera prima, con un utilizzo dettagliato di luci e ombre in tavole dal taglio fotografico, quasi fossero viste attraverso l’occhio continuo di un obbiettivo, particolareggiate in un modo tale che solamente chi ama tanto un posto, arrivando a conoscerlo a menadito, può probabilmente fare. Perché in fondo, Il suono del mondo a memoria è un inno d’amore a New York, alle sue atmosfere intime, al suo non essere mai la stessa e mutare costantemente, e al tempo stesso una storia che sa parlare alle corde più profonde, toccando tematiche complesse e per niente banali, che senza dubbio fanno riflettere perché attuali, sempre vive. Proprio come i disegni di Bevilacqua e la portata della sua storia.

5/5
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5 pensieri su “Recensione ~ “Il suono del mondo a memoria” di Giacomo Bevilacqua

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