“Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach

Spezzate i vostri limiti, fate saltare le barriere, muovete la vostra volontà, pretendete la libertà come diritto, siate quello che volete essere. Scoprite quello che amereste fare e fate il possibile per raggiungerlo.

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Esistono dei libri che sanno aprirti gli occhi al momento opportuno, mostrarti la via, volontariamente o meno. Richard Bach lo fa attraverso la storia metaforica del gabbiano Jonathan e della sua voglia di volare, superare ogni limite per raggiungere la perfezione e non arrendersi di fronte agli sguardi straniti di chi ha attorno o alle leggi della fisica che dicono che i suoi sogni non saranno mai realtà. Se in un primo istante cerca di conformarsi, di attenersi a quelle che sono le regole della natura e reprimere le sue ambizioni e inclinazioni, col tempo capisce che deve invece assecondarle e seguirle, a costo di perdere tutto il resto — la famiglia, gli amici, un gruppo nel quale riconoscersi e di cui sentirsi parte. Jonathan non si arrende davanti a niente e mai lo farà. Lotta contro il suo branco, i propri limiti e la regola per cui il gabbiano vola per cacciare e nutrirsi, non per piacere. Accusato e allontanato perfino dai genitori, la sua è una favola che parla di libertà e possibilità di autodeterminazione in un mondo che gli nega di esser se stesso, differente dagli altri della sua specie e per questo sbagliato, qualcuno da ostracizzare e mettere al bando.
Quello di Jonathan Livingston è un racconto breve, ma intenso, di una magia che dura poco ma porta con sé consapevolezze durature, oltre a dubbi e domande ancora vive. La morte, la generosità nonostante tutto, la solitudine, la libertà sono tra i temi centrali delle tre parti in cui è suddiviso il viaggio del gabbiano Jonathan per superare i propri limiti e i livelli che lo separano dalla trascendenza. Il suo è un esempio di forza e dedizione, di strenua resistenza e volontà; ha quel sapore di favola con la morale che fa capolino in ogni azione per rendersi poi palese alla fine di ognuno degli episodi, dalla coscienza di sé alla resistenza per il nuovo di chi è abituato al proprio mondo fino ad arrivare a una via più spirituale-religiosa e di condivisione del sapere appreso.
Una piccola perla, Il gabbiano Jonathan Livingston, classico nel parlare, ieri come oggi, in modo sempre attuale dell’importanza del seguire la propria vocazione, non placare le proprie passioni per conformarsi o per paura d’esser messi da parte, del combattere per i valori nei quali si crede e nella libertà ma anche, e soprattutto, della necessità di non isolarsi, trovare il modo per aprire gli occhi a chi non ne vuol sapere, far ricredere chi non credeva in noi e mostrare quella gentilezza che a noi è stata negata. Sono temi basilari, ma quanto mai fondamentali in una società sempre più chiusa in se stessa e impaurita dall’esterno.

Non dar retta ai tuoi occhi, e non credere a quello che vedi. Gli occhi vedono solo ciò che è limitato. Guarda col tuo intelletto, e scopri quello che conosci già, allora imparerai come si vola.

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4 pensieri su ““Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach

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