Recensione ~ “Kobane calling” di Zerocalcare

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Era uno dei regali per il compleanno del mio ragazzo, è finita che l’ho letto prima io di lui. Quarto graphic novel da recensire, primo della Bao, di cui ammiro in maniera impressionante il catalogo.

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di Zerocalcare


EDITORE: Bao publishing
ANNO: 2016
PAGINE: 272
LO POTETE TROVARE IN CARTACEO ED E-BOOK


Tre viaggi nel corso di un anno. Turchia, Iraq, Siria, per documentare la vita della resistenza curda in una delle zone calde meno spiegate dai media mainstream. Zerocalcare realizza un lungo racconto, a tratti intimo, a tratti corale, nel quale l’esistenza degli abitanti del Rojava (una regione il cui nome non si sente mai ai telegiornali) emerge come un baluardo di estrema speranza per tutta l’umanità.



· Recensione ·

«Non muoio finché non sarai diventato un uomo».
Quindi era questo che volevi dire? È questo il passaggio?
Rimani lo stesso in balia della tempesta. Come prima.
Continui a prendere schiaffi e onde in faccia.
A sputare acqua e ad asciugarti con il vento.
Ma a forza di acqua e vento.
A forza di erosione. Impari a percepirti anche tu in modo diverso.

Non è proprio semplice parlare di questo graphic novel. Tecnicamente, non è nemmeno una storia ma il reportage di tre viaggi fatti da Zero tra Turchia, Iraq e Siria nei luoghi che il popolo curdo difende da Daesh nel silenzio generale e senza alcun aiuto da chi, almeno pubblicamente, porta avanti lo stesso progetto. Quel che queste pagine racchiudono è la storia di un popolo dimenticato, di una guerra che non viene raccontata e della strenua resistenza di chi sta cercando di costruire un posto diverso, basato su emancipazione femminile, rispetto dell’ambiente e libertà. Lo racconta Zerocalcare con lucidità e semplicità, lo spiegano tutti coloro che ha incontrato e che ogni giorno rischiano la vita per il sogno di un mondo migliore per tutti.
È impossibile non lasciarsi catturare, non smettere di leggere per un po’ e fissare per istanti interminabili da un’altra parte per assimilare, respirare. La portata di ciò che viene racchiuso da queste tavole è ampia, va oltre il “semplice” fumetto per svelare quello che in pochi conoscono. L’ingenuità di chi legge si ritrova in quella di Michele, e si scopre un mondo diverso, fatto di gabbie per uccelli che contengono tutt’altro e tagliagole a distanza di tre fermate di metro, ma anche di coraggio e resistenza, di un’utopia che cerca di rendersi reale. Fatti, racconti, spezzoni di vite che compongono il puzzle di esistenze che non si conoscono e che raccontano una quotidianità distante da noi, sotto le bombe, tra le macerie, senza certezze tra le dita ma soltanto granelli di sogni per i quali si lotta letteralmente. A volume concluso, dimenticare queste storie diventa difficile, e proprio quello è lo scopo. Obbligare a non voltare la testa da un’altra parte, sconvolgere con quello che non si conosce ed è necessario sapere.

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In quanto testimonianza, necessariamente è parziale, e lo stesso autore sa che non è giornalismo quello che sta facendo. Perché questo non è un libro neutro, no. Gli ideali che i curdi difendono a costo della vita si fanno critica socio-politica, verso l’indifferenza dell’Occidente e il profitto turco, verso il disinteresse generale che relega a trafiletto cronache considerate di serie B. Eppure, forse proprio per questo, arriva, riesce a sfondare il muro del silenzio e costringe a vedere, sentire. Tra le risate accennate, si fanno strada pagine a sfondo nero di persone che erano solo macchiette e si trasformano per rendersi vive, reali, con le proprie storie di orrore e speranza, che lasciano senza fiato, spezzano l’incanto che ce le nascondeva.
Quando l’arte arriva, e raggiunge il suo scopo, vince. Kobane calling vuol far parlare di sé, ma soprattutto vuol far arrivare il suo messaggio, raccontare le vite che hanno incrociato quella dell’autore, senza cadere nella retorica o risultare didascalico. Insegna facendo sorridere, poi scioccare, subito dopo riflettere, e si propone come punto di partenza per saperne di più, senza pretendere di ergersi a maestro di vita dogmatico. E lo fa anche attraverso il disegno. Sempre il solito stile cartoonesco che chi conosce Zero ha imparato a conoscere e amare, che però – di nuovo – sfuma questa caratteristica per diventare più realistico, più umano, nel momento in cui le persone lasciano le vesti di personaggio e narrano delle proprie vite, quasi a sottolineare la serietà con cui le loro parole devono essere assimilate e comprese.
Non si dimentica, non si può. Parole e tavole come schiaffi uno dopo l’altro, senza pausa, lo impediscono. Aprono gli occhi su tutto quello che non si sa, o non si vuol sapere e a me piace proprio quando è un libro a farlo.

4/5
🎨🎨🎨🎨

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3 pensieri su “Recensione ~ “Kobane calling” di Zerocalcare

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