Recensione ~ “Quello che ti rende speciale” di Marci Lyn Curtis

Se riesco a tradurla scroccando la connessione, la prossima settimana dovrebbe arrivare l’intervista a Marci Lyn Curtis, di cui sono molto, ma molto contenta, visto quanto è disponibile e carina. Nel frattempo, la recensione a questo romanzo splendido.
Buona giornata, bella gente!

Quello che ti rende specialeQuello che ti rende speciale
di Marci Lyn Curtis


TITOLO ORIGINALE: The one thing
EDITORE: Fabbri
TRADUTTRICE: Aurelia Di Meo
ANNO: 2016
PAGINE: 350
DISPONIBILE IN FORMATO CARTACEO ED E-BOOK


Maggie Sanders ha diciassette anni, un’ironia tagliente e un pessimo carattere. Ma in effetti ha delle buone ragioni per essere arrabbiata con il mondo: una malattia l’ha da poco resa cieca e l’ha costretta ad abbandonare la sua più grande passione, lo sport. Da quel momento tutto è cambiato. Ha cominciato a frequentare una scuola in cui si sente fuori luogo, il rapporto con i genitori si è raffreddato, le amiche sono sparite. E, come se non bastasse, le è stato affibbiato un assistente sociale che tiene sotto controllo i suoi voti e la sua condotta. È proprio nel suo ufficio, però, che conosce Ben, dieci anni e un’intelligenza fuori dal comune. Un incontro sconvolgente che cambierà la sua vita. Perché Maggie riesce a vedere lui e tutto ciò che lo circonda. Ma anche perché, grazie a Ben, capirà finalmente che oltre allo sport ci sono molte cose che la rendono speciale. Come la musica dei Loose Cannons, band emergente che la conforta nei momenti più difficili, e il loro magnetico cantante Mason Milton, il ragazzo dei suoi sogni… Aiutata da Ben, Maggie si impegnerà con tutte le forze per scoprire dove si terrà il prossimo concerto del gruppo e, soprattutto, per capire come mai quando è con lui è in grado di vedere. Le risposte alle sue domande, però, si riveleranno molto diverse da quelle che si aspettava. E per non perdere ciò per cui ha faticosamente lottato, Maggie dovrà trovare il coraggio di affrontare la realtà. Che non è mai quella che sembra.



· Recensione ·

«Come va con l’influenza? Stai meglio?»
La verità era che non stavo affatto bene, e che una parte di me voleva raccontarle tutto: che la mia vita era andata in pezzi il giorno in cui avevo perso la vista, che mia madre era sparita durante il mio ricovero in ospedale, che mi ero allontanata dalle mie vecchie amiche, che avevo rovinato tutto con Ben e Mason (…)
«Mai stata meglio».

Ci sono delle piccole perle di bellezza rara che passano in sordina, senza far rumore e non accaparrandosi tutto il clamore che altri, magari meno meritevoli, riescono a prendersi. Ho ronzato attorno a questo romanzo per mesi interi, credendo fosse il solito ya che mi avrebbe pure fatto storcere il naso, di quelli che ormai sanno di trito perché condannati a ripetere scene già lette, eppure mi ha sorpresa tantissimo. E mi piace da morire quando non mi aspetto niente e rimango, a fine libro, con un senso di calore e serenità che non se ne va. In realtà non avevo letto la trama, solo qualche accenno qua e là, per cui non avevo la minima idea di cosa mi sarebbe capitato davanti, ma quando ho letto il primo capitolo, non ho più saputo mettere giù l’e-reader e ho capito d’aver trovato un libro raro. Di quelli che difficilmente si dimenticano. Assieme ai suoi personaggi.
Maggie è una ragazza che ha perso la vista da sei mesi, in seguito a una meningite batterica che l’ha quasi uccisa; da allora, ha smesso di giocare a calcio, chiuso fuori tutte le amiche, allontanato i genitori, rifiutandosi di lasciarsi aiutare, di imparare a convivere con la cecità, scendere a patti con una vita che le è stata imposta e a cui non sa rassegnarsi. Combatte la sua battaglia quotidiana col mondo a suon di sarcasmo e battute al vetriolo e se dovessi scegliere una sola tra le cose che mi piacciono di lei direi proprio che è il suo modo di agire, o reagire, perfettamente comprensibile sebbene talvolta chiuso nel suo egoismo, come ogni dolore. Però Maggie non si abbatte, semplicemente non sa come accettare un cambiamento che le ha modificato tutto quanto: la scuola, la casa, il rapporto con le amiche e i genitori, la percezione di se stessa. Niente è più come prima e mai lo saprà, e accettarlo non è semplice. Richiede parecchio spirito di adattamento, forza di volontà e la disponibilità all’accettazione di un dolore che Maggie non sa esprimere se non urtando i nervi di chi l’ha attorno. E farlo, starle accanto, The one thingnon è facile per niente, a tal punto che persino la madre sembra sfuggente e il padre la tratta come una bambina piccola. Tutti in realtà la trattano come una bambina da guidare nei suoi primi passi. Tranne Ben, il nipote dello psicologo che è costretta a vedere per risolvere i suoi problemi comportamentali in seguito a degli incidenti che ha causato a scuola nei mesi precedenti. E qui, con l’apparizione di questo magnifico personaggio, il romanzo mi ha conquistata appieno. Si potrebbe pensare subito che Ben sia l’interesse amoroso della protagonista, e invece no: è un ragazzino di dieci anni, una botta di vita ed energia nonostante sia affetto da spina bifida e abbia da poco perso il padre. Ben è un vulcano di intelligenza, un piccolo tornado che investe la vita di Maggie e ne diventa testardamente il centro con lo scopo di aiutarla a scoprire cosa la renda speciale. Perché ognuno ce l’ha − di questo lui ne è convinto−, quella cosa che lo caratterizza più di tutto il resto e su cui può fare affidamento, che lo rende se stesso.
Ma Ben non è solo questo per lei: è anche l’unica persona che riesca a vedere. Sfocato, ma lo vede: una piccola fiammella di luce che le fa brillare in petto la speranza di poter riacquistare la vista. Maggie vede Ben, e non se ne capacita, ma quando lui c’è, quello che ha attorno non è buio, seppur in penombra e in questo semibuio riesce persino a vederne il fratello Mason − e a rimanergli antipatica perché crede stia sfruttando la bontà del piccolo Ben per arrivare a lui. In effetti, Mason non ci è andato proprio lontano, perché Maggie in un certo senso sta sì sfruttando il suo fratellino, ma non per stalkare il cantante della band che idolatra quasi, quanto per vedere, scoprire come sia possibile che riesca, dopo mesi in cui non ha fatto altro che sognare questo momento, di nuovo ad avere una vista, anche se minima. Quando c’è Ben, c’è una luce che, seppur fioca, resiste e illumina anche ciò che lo circonda e, egoista per quanto sia, la scelta di Maggie risulta umana, comprensibile. E lei lo sa, che sta sbagliando a usare un bambino e sa che dovrebbe cominciare ad abbattere i suoi muri da sola, ma la spinta a vedere quanto può, fintanto che ci riesce, sembra irresistibile. Fino al punto di rottura, fino a che non scopre il motivo e tutto va in frantumi ed è costretta a crescere, imporsi un cambiamento che non può più essere rimandato. La sua è una trasformazione lenta, ma inesorabile e i suoi, piccolissimi eppure enormi, passi avanti lo testimoniano. Maggie matura e, se Ben è la spinta all’azione, vero e proprio motore è la sua testardaggine accompagnata dalla grande volontà di indipendenza a ogni costo che le fa superare limiti che riteneva invalicabili. Per questo è bella, Maggie; nelle sue imperfezioni che la rendono più reale e vicina, sa soffrire e reagire e poche protagoniste young adult possono dire lo stesso.
In quel preciso momento, scordai cosa significasse essere infelice, insoddisfatta, delusa. Ero nel mio elemento, nel mio mondo; e, per la prima volta da quando avevo perso la vita, mi sentivo a mio agio.

4/5
📚📚📚📚

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2 pensieri su “Recensione ~ “Quello che ti rende speciale” di Marci Lyn Curtis

    • Ciao! Perdona il ritardo, ma solo ora ho di nuovo la connessione e posso finalmente leggere e rispondere a dovere ai messaggi.
      Grazie mille! Sei davvero gentilissima 🙂 Mi ha fatto un sacco piacere il tuo messaggio e le tue risposte mi son piaciute tanto. Appena ho un attimo di tregua dalla tesi, rispondo a tutte le tue domande 😉

      Mi piace

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