Recensione ~ “Il mio lieto fine… sei tu” di Elisa Gioia

Ormai approfitto de Wi-Fi a casa di tutti i miei amici e del mio ragazzo, per riuscire a programmare post per la settimana. Sono ancora senza linea purtroppo, e la cosa sta iniziando a esser problematica, specialmente perché mi blocca la tesi. La biblioteca qua vicino è pessima e confusionaria, andare all’uni ogni giorno mi porterebbe via troppo tempo oltre che soldi e quindi raccatto connessione come posso, soprattutto perché ci tenevo da mesi a parlarvi di questo romanzo che ho adorato a dir poco!

Il mio lieto fine sei tuIl mio lieto fine… sei tu
di Elisa Gioia


EDITORE: Piemme
ANNO: 2016
PAGINE: 320
La serie So che ci sei:
#1 So che ci sei | #2 Il mio lieto fine… sei tu
CARTACEO ED E-BOOK


Gioia, brillante copywriter ventiseienne, ha chiuso con l’amore, Non avrebbe mai pensato che nella sua vita sarebbe entrato Christian Kelly, un ragazzo che sembra uscito direttamente da una copertina di Vogue, con un sorriso talmente illegale da poter conquistare ogni donna, e che invece aveva scelto lei, Con lui si era lasciata andare, aveva deciso di rischiare e aveva perso, un’altra volta. Perché qualche giorno dopo essere partito per lavoro, Christian le aveva scritto un’email per mettere fine alla loro storia. Ora, nonostante siano passati otto mesi, Gioia non ha fatto molti passi avanti. Quando viene spedita a New York dall’agenzia pubblicitaria per cui lavora, la situazione sembra precipitare. Perché il cliente per cui deve lavorare non è altro che la casa discografica di “Sorriso Illegale” che, come riportano tutte le riviste di gossip, sta per sposarsi. Come se non bastasse è San Valentino e la città è vestita per gli innamorati. Forse, però, cupido ha in serbo per lei una sorpresa …


· Recensione ·

In amore vince chi resta, chi ritorna. Chi rimane nonostante i litigi, le incomprensioni, le paure, le parole urlate in faccia. Chi ci riprova, nonostante sappia quanto possa fare anche male. In amore chi fugge non vince, ma perde.

Le aveva promesso il lieto fine, ma poi è sparito spezzando quel cuore che a fatica Gioia aveva rimesso insieme. Le aveva chiesto tempo, salvo poi lasciarla con quattro righe impersonali in Times New Roman di un’e-mail senza oggetto. Sono passati otto mesi da allora, e la situazione è sempre la stessa: Gioia è distrutta e la sua sofferenza è talmente palpabile da sentirla come propria, mentre la si legge. La vita va avanti, questo lo sa bene, eppure quando il pensiero torna a lui la stretta attorno al cuore si fa più intensa e le lacrime sono inevitabili. Ed è così che la ritroviamo, chiusa in un bagno dell’ufficio, mentre ascolta e riascolta l’iPod che Christian le ha lasciato e ripete ormai a memoria le sue parole, quella promessa che non ha saputo o voluto mantenere. E se dimenticare un tradimento seguito da un’umiliazione scribacchiata su un foglio A4 è stato difficile, far smettere al proprio cuore d’amare incondizionatamente è qualcosa che nemmeno prova a fare, torturandosi coi ricordi, la voce, i pochi momenti assieme. La sua sofferenza è prepotente, filtra tra le righe ed è qualcosa in cui riconoscersi, da sentire viva sulla propria pelle mentre si legge.
Si potrebbe pensare che Gioia, rivedendolo – spedita a New York dal capo, nonché zia di lui, per lavorare a stretto contatto con la sua società per una settimana – cada ai suoi piedi immediatamente. D’altronde, è inevitabile non sentire la voce dell’arcigna Sabrina a fine So che ci sei: «Vada a New York e si riprenda mio nipote». Facile a dirsi, un po’ meno realizzarlo se, nel momento in cui la rivede, Christian indietreggia furente per abbandonare un locale e l’attimo dopo è accompagnato dalla stupenda ex fidanzata ora non più tanto ex a cui alludeva nella mail e con cui è impossibile competere perché alla statuaria bellezza aggiunge una gentilezza nei suoi confronti che le rende automatico invidiarla e basta, altroché odiarla come vorrebbe. L’odio, o quello che si augurerebbe fosse tale, lo riserva tutto a lui, che pretende di imporle come comportarsi e si mostra addirittura infuriato con lei senza spiegarle la ragione. E se nel primo romanzo della serie, Gioia stava pian piano rimettendo assieme i cocci di sé finendo per imbattersi in un amore più impetuoso che le aveva rimesso in moto il cuore e lasciato noi con gli occhi a cuoricino, qui tutto quel che prova, positivo o negativo, ci viene sbattuto in faccia conPhotoGrid_1472999459572 violenza. Tutto è più forte, tutto più inarrestabile. Ogni incontro tra Gioia e Christian lascia storditi e insoddisfatti, con la testa che gira e tanti punti interrogativi in sospeso a cui nessuno dei due sembra riuscire a trovar risposta.
Mi piace Gioia perché, pur distrutta da una relazione che non è andata come credeva, non si lascia abbattere. Certo, ha i suoi momenti di crisi, in cui abbraccia la camicia di Christian o riascolta le canzoni che lui le ha lasciato, ma dal momento in cui lo rivede cerca di mettere al primo posto se stessa, piuttosto che lui o la loro storia. Gli tiene testa, lo evita o tiene in disparte, non gli concede mai un attimo di tregua o una piccola soddisfazione quando lui spera di vederla obbedire ai suoi ordini in quanto capo. Ha bisogno di certezze, di qualcosa di più di una fiammella di speranza per lasciarsi avvicinare, far cadere la maschera impenetrabile che indossa per fingere di star bene perché le parole non bastano più. Ma Christian è caparbio, testardo come lo ricordava e ancora più deciso a lottare per riaverla, disperato quasi. Un uomo che non ha paura di far vedere quello che prova, che le mostra le proprie cicatrici senza paura. I loro dialoghi e i loro sguardi sprizzano elettricità, scintille di una fiamma che è solamente sopita in attesa di tornare a divampare più forte di prima, a bruciar tutti i dubbi e i tormenti. Niente è mai stabile, tra loro, e la fragilità del loro rapporto è l’unica certezza. Poco, a sufficienza, è pur qualcosa a cui aggrapparsi da parte del lettore che si ritrova in una girandola di emozioni ed eventi come trascinato dall’uragano che insieme creano e alimentano. Angoscia e speranza, dolore e desiderio sono le emozioni che Elisa Gioia sa intessere alla perfezione riuscendo a creare una storia che, giocando coi cliché del genere, parla di realtà con personaggi che si finisce per comprendere e conoscere. Non soltanto i protagonisti ma persino gli altri, tra tutti Beatrice, la migliore amica che tutte vorremmo, capace di prendere a calci il dolore di Gioia quando lo vede vincere e dirle le cose come stanno senza giri di parole, ma al tempo stesso un sostegno sempre presente, anche quando è a pezzi di suo. Sono personaggi che si fanno quasi persone, sfaccettati a tal punto da risultare convincenti e anzi reali, a cui si impara a voler bene e che mancheranno davvero tanto a fine lettura. Credete sia un caso che abbia riletto questa serie già due volte e senta il bisogno, ora che scrivo, di farlo di nuovo?

La mia paura più grande non era immaginare lui dall’altra parte del mondo felice con un’altra donna. La mia paura è che tutti mi avevano detto di lasciarmi andare con lui; lo avevo fatto e ora non sapevo più come tornare indietro.

4/5
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6 pensieri su “Recensione ~ “Il mio lieto fine… sei tu” di Elisa Gioia

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