Recensione ~ “Oltre il muro” di Pierre Paquet e Tony Sandoval

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Graphic novel numero tre! Se amate le storie di formazione e i voli pindarici nella fantasia più sfrenata a cui non mancano accenni gotici, ho quella che fa per voi ❤

Oltre il muroOltre il muro
di Pierre Paquet e Tony Sandoval


TITOLO ORIGINALE: Un regard par dessus l’epaule
EDITORE: Tunué
TRADUTTRICE: S.A. Cresti
ANNO: 2012
PAGINE: 96
LO POTETE TROVARE QUI


Quando hai undici anni il mondo è un posto tutto da scoprire, gli adulti appaiono strani e incomprensibili, la fantasia galoppa e ogni cosa assume contorni meravigliosi e inquietanti. Quando hai undici anni è facile finire prima o poi… oltre il muro!



· Recensione ·

Ho undici anni. Mi chiamo Pepeto. Ho deciso di vivere. Guardo questo tavolo di vetro di fronte a me e rinuncio a spaccarmici la testa contro. Vivere o morire. Ho preso una decisione. Ho undici anni e più niente sarà come prima. Sono diventato uomo senza volerlo veramente. […] Il tempo è una cosa molto strana: in una frazione di secondo la tua vita si capovolge e, come un animale ferito, per sopravvivere ti aggrappi ai tuoi ricordi. Ricordi che accumuli da bambino e che digerisci come un adulto.

Mi sono innamorata di Tony Sandoval – qui solo in veste di disegnatore mentre il compito di narrare spetta a Paquet –, delle sue atmosfere splendidamente gotiche e visionarie, oniriche e ricche di fantasia e dei suoi personaggi affascinanti, sempre a metà tra mondi fantastici e la realtà ma anche in fasi di enormi cambiamenti sul personale. Sulla scia dell’Alice carrolliana. In questo caso, protagonista è Pepe, un ragazzino di undici anni che ama fantasticare e che un giorno decide di compiere il fatidico passo per rendere i suoi sogni reali: anziché tornare subito a casa dopo scuola, scende dall’autobus e compra dei petardi. Niente di eclatante, sembrerebbe, ma per un undicenne la minima infrazione delle regole genitoriali e il fascino del proibito sono tutto quello di cui ha bisogno per gioire. La prima decisione presa per sé, da sé. Di cui, anche, dovrà assumersi le responsabilità se la mamma lo scoprirà. Per questo appena torna a casa corre a nascondere l’acquisto, o, almeno, sta per farlo quando nota uno strano movimento di una statuetta religiosa sopra un mobile e si ritrova intrappolato dentro al muro. Oltre questo.
Ciò che trova è un universo sconfinato di mondi differenti e personaggi eccentrici, ognuno coi suoi problemi da adulto che non sa affrontare e lo abbattono, problemi che Pepe non capisce appieno e a cui, con quella sua grazia di innocente, cerca di risolvere come può. Ma a ogni azione corrisponde un esito e non sempre è quello desiderato, a volte disastroso per chi ne subisce le conseguenze; e a volte, semplicemente, certe cose non possono essere aggiustate e ci sono forze che non possono essere comandate, così come talvolta per salvarsi si può contare solo su se stessi, sulla propria forza. Questo impara Pepe a sue spese e poco c’è da ridere, a dispetto delle tavole piene di colore. C’è un senso di malinconia di fondo che pervade l’intreccio intessuto da Paquet, quel senso ineluttabile di crescita che comporta la perdita dell’innocenza a favore della consapevolezza che l’età adulta porta con sé.
Pepe è in quella fase intermedia in cui non si è più un bambino ma nemmeno ancora un adulto. Crescere è un mestiere complesso, tutti lo sappiamo, e Paquet questo ci sta raccontando. Attraverso un sogno, o forse l’immaginazione del suo protagonista, ci mostra quanto ci si senta ancora in effetti piccoli al cospetto del mondo dei grandi, bloccati dalla paura, ma anche come da questa arrivi il coraggio e la spinta a (re)agire. E quindi il cambiamento. La disperazione è forse la sensazione che più permane anche a fine lettura; disperazione per quel che si è perso e mai più si avrà indietro, per quel che si era e non si è più.

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Non è facile seguire comunque il filo della storia. Come un sogno che non segue alcuna logica, ci si perde fra i mondi che Pepe attraversa senza comprendere quale sia il senso di tutto quanto, dove gli autori vogliano condurci. Si fa fatica a tirare le fila delle varie storie in cui si imbatte, a coglierne il disegno finale, finché non si arriva alla conclusione. E si rimane spiazzati per la sua potenza.
Per quanto riguarda la parte grafica… la mano di Sandoval si sente, anzi, si vede e riconosce. Capace di rappresentare gli elementi fantastici e sovrannaturali con cui entra in contatto Pepe e al tempo stesso mostrare, tramite colore e immagine, le sensazioni dei personaggi, i suoi disegni sono la parte più riuscita dell’opera, quella che più la rende riconoscibile. Forse non indimenticabili, sono di certo il completamento perfetto di una storia cupa e ricca di tensione, carica di intermezzi psicologici che riesce a trasformare e rendere vividi. I suoi acquerelli dalle tinte accese aiutano infatti a dare vita in maniera sorprendente ogni volta ai tanti mondi che Pepe attraversa per tornare a casa, ma quel che più mi stupisce di quest’illustratore è la maestria nei primi piani con l’attenzione ai più piccoli e apparentemente insignificanti dettagli ma anche nelle sfumature di emozione che traspaiono dal volto.
La storia di Pepe, da digerire e poi rileggere per apprezzarla ancora di più, acquista un altro sapore grazie al suo tocco.

4/5
🎨🎨🎨🎨

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