Chi di teaser ferisce

Lo puntavo dalla sua uscita e quando l’ho trovato in scambio non me lo son fatta scappare. L’ho cominciato qualche giorno fa in un pomeriggio speso in un parco alla ricerca di fresco con gli amici e, anche se al momento ho dovuto puntare su e-book per praticità e lasciarlo un attimo in sospeso, dire che mi sta intrigando il suo mondo è dire poco!
PS: ho letto tutti i vostri commenti ma il wifi si impalla nel momento in cui rispondo ._. Spero di riuscirlo a fare il prima possibile, nel frattempo vi mando abbracci grandi quanto le mani di Morandi ❤

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«Bandito dagli Occhi Blu…» Aprii gli occhi e vidi lo straniero sedersi accanto a me, le braccia appoggiate sulle ginocchia. Non mi guardava in faccia.
«Sempre meglio di Serpente dell’Est.»
Stringeva in mano una borraccia. Non mi ero resa conto di quanto fossi assetata, e quando se la portò alle labbra e bevve un lungo sorso, seguii i suoi movimenti con attenzione. «Ha comunque un che di disonesto.» Mi lanciò uno sguardo con la coda dell’occhio. Dalle sue parole trapelava un’astuzia che avrebbe reso diffidente persino il più ingenuo fra gli uomini. «Ce l’hai un vero nome?»
«Sicuro. Ma puoi chiamarmi Oman, se proprio ci tieni.» Gli occhi avrebbero potuto tradirmi, ma mi sarei tradita molto di più dicendogli che mi chiamavo Amani Al’Hiza.
Lo straniero sghignazzò. «Buffo, anch’io mi chiamo Oman.»
«Buffo, sì» concordai, anche se metà dei maschi nati nel Miraji si chiamavano Oman, in onore del nostro eminente Sultano. Non sapevo se i genitori in questo modo sperassero di ingraziarsi il gran sovrano – a cui non si sarebbero mai avvicinati – oppure se pensassero che Dio, confondendosi, avrebbe concesso loro i suoi favori per sbaglio.
Ma di sicuro quel forestiero non si chiamava Oman, proprio come me. Tutto in lui faceva pensare a terre lontane, dagli occhi ai tratti spigolosi del volto, al modo in cui portava i vestiti del deserto, come se non se li sentisse addosso. Persino le sue parole erano connotate da un lieve accento, sebbene parlasse un mirajin più corretto di molta gente del posto.
«Da dove vieni?» chiesi prima di riuscire a trattenermi. Ogni volta che aprivo bocca rischiavo di farmi riconoscere. Ma era più forte di me.
Lo straniero bevve un goccio d’acqua.
«Da nessun luogo in particolare. Tu?»
«Non è importante.» A quel gioco sapevo giocare anch’io.
«Hai sete?» Mi porse la borraccia con uno sguardo un po’ troppo penetrante.
Morivo di sete, ma non osavo sollevare lo sheema, neanche di un millimetro. E poi questo era il deserto. Ci si abitua ad avere sete.
«Sopravvivrò» dissi, sforzandomi di non passarmi la lingua sulle labbra riarse.
«Come vuoi.» Prese un altro lungo sorso, e io guardai la sua gola muoversi al passaggio del liquido. «Il nostro amico di certo ne ha. Di sete, intendo.»
Seguii il suo sguardo fino a Dahmad.
Si stava scolando un’altra bottiglia, sempre più rosso in viso.
«Tanto meglio per te» risposi alzando le spalle. «Vi avrei battuti entrambi in ogni caso. Se non altro hai il secondo posto assicurato.»
Lo straniero rise di gusto e provai un piacere inaspettato sapendo di essere io il motivo di quella reazione. Un uomo cercava di farsi largo verso la postazione degli allibratori e, passando, ci guardò storto, come se stessimo tramando qualcosa.
«Mi piaci, ragazzino» mi disse lo straniero. «E hai talento, perciò segui il mio consiglio.
Ritirati.»
«Pensi davvero che ti darò retta?»
Cercai di sembrare sprezzante e raddrizzai la schiena più che potei.
«Lo vedi il nostro amico, lì?» Con un cenno del capo indicò Dahmad. «Gioca in casa. Dahmad vince, e Hasan si arricchisce. E a questa gente non piace quando dei forestieri scombinano i piani.»
«Tu come lo sai? Non sei di queste parti.»
Lo straniero si sporse verso di me con fare cospiratorio. «Perché l’ho battuto la scorsa settimana.» Entrambi guardammo Dahmad barcollare sul posto e allungare una mano per sorreggersi alla parete.
«Non sembra un’impresa così difficile.»
«Non lo è, infatti. Ma i due uomini mandati da Hasan per spingermi in un vicolo e riprendersi i soldi erano un altro paio di maniche.» Aprì e chiuse la mano, e vidi che sulle nocche aveva dei lividi ancora freschi. Si accorse del mio sguardo. «Non preoccuparti» disse facendomi l’occhiolino. «Avresti dovuto vedere come erano ridotti loro.»
Scacciai dal volto qualsiasi traccia di preoccupazione avesse potuto trovarvi.
«Ed eccoti qui, a dargli una seconda possibilità.»
Si voltò verso di me, improvvisamente serio. «Quanti anni hai? Tredici?»
Sedici, quasi diciassette, ma come ragazzo sembravo più piccolo. «Spari bene.
Fra qualche anno potresti cavartela egregiamente, se non ti fai ammazzare stanotte. Non vergognarti a mollare. L’abbiamo capito che sai il fatto tuo. Non c’è bisogno di morire per dimostrarlo.»
Gli lanciai un’occhiataccia. «E tu, allora? Perché sei tornato, se è tanto pericoloso?»
«Perché mi servono i soldi.» Prese ancora un sorso d’acqua prima di alzarsi in piedi. «E alla fine me la cavo sempre.
Almeno così è stato finora.» Quella frase mi colpì. Sapevo cosa significava essere disperati. Mi porse la mano, ma non la strinsi.
«Non puoi averne più bisogno di me» replicai piano e per un attimo sentii che io e lo straniero ci intendevamo.
Eravamo dalla stessa parte della barricata anche se rivali.
Lo straniero abbassò la mano. «Se lo dici tu, Bandito.» Poi si allontanò.

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Rebel. Il deserto in fiammeRebel. Il deserto in fiamme
di Alwyn Hamilton


TITOLO ORIGINALE: Rebel of the Sands
EDITORE: Giunti
TRADUTTRICE: Sara Reggiani
ANNO: 2015
PAGINE: 368


Amani non ha mai avuto dubbi: è sempre stata sicura che prima o poi avrebbe trovato una via di fuga dal deserto spietato e selvaggio in cui è nata. Andarsene è sempre stato nei suoi piani. Quello che invece non si aspettava era di dover fuggire per salvarsi la vita, in compagnia di un ricercato per alto tradimento. Tiratrice infallibile, per guadagnare i soldi necessari a realizzare il suo sogno Amani partecipa infatti a una gara di tiro travestendosi da uomo. Tra gli avversari, il più temibile è Jin, uno straniero sfrontato, misterioso e affascinante. Troppo tardi Amani scoprirà che Jin è un personaggio chiave nella lotta senza quartiere tra il Sultano di Miraji e il figlio in esilio, il Principe Ribelle. Presto i due si troveranno a scappare attraverso un deserto durissimo e meraviglioso, popolato di personaggi e creature stupefacenti: come i bellissimi e pericolosi Buraqi, fatti di sabbia e vento ma destinati a trasformarsi in magnifici destrieri per chi abbia l’ardire di domarli; i giganteschi rapaci Roc; indomite donne guerriere dalla pelle color oro e sacerdoti capaci di leggere i ricordi altrui nell’acqua… Quando Amani e Jin si troveranno di fronte alle rovine di una città annientata da un fuoco di calore innaturale capiranno che la posta in gioco è più alta di quanto pensassero. Amani dovrà decidere se unirsi alla rivoluzione e capire se davvero quello che vuole è lasciarsi alle spalle il suo deserto.

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