Due chiacchiere con… Estelle Laure

Seconda intervista sul blog! Nel caso vi foste persi la prima, ad Alyssa Sheinmel, la trovate qui. Oggi ho il piacere di ospitare l’autrice di uno di quei romanzi che ti sorprendono perché non sono minimamente come te l’aspettavi… e ti sorprendono in meglio! Sto parlando di Estelle Laure e del suo La notte che ho dipinto il cielo (qui la recensione), uscito per De Agostini qualche mese fa e a cui prossimamente si aggiungerà un companion che non vedo l’ora di leggere. Vi lascio a questa chiacchierata ❤

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Cosa ti ha ispirato a scrivere La notte che ho dipinto il cielo?
Un paio di cose. Uno: ho letto un articolo su dei ragazzi del New Jersey che cercavano di coprire il fatto che i loro genitori non fossero presenti a casa. Mi ha fatto pensare, e poi, numero due, il fatto che la mia vita essenzialmente era andata in frantumi e avevo bisogno di elaborare alcune cose… tutto questo è bastato a far scattare l’idea della storia in un determinato momento.

Il romanzo racconta la storia di Lucille, un’adolescente che deve crescere in fretta e assumersi tutte le responsabilità di un adulto all’improvviso. Come mai era importante, per te, raccontare la sua storia?La notte che ho dipinto il cielo
Ah, è complicato! Penso sia interessante guardare al desiderio che i ragazzi sperimentano con la libertà, l’essere lontani dai propri genitori, ma cosa succede quando l’ottieni e non è per niente come pensavi? Inoltre, Lucille è di fronte a un dilemma morale. Da una parte, si sta sacrificando per prendersi cura della sorella, dall’altra è innamorata del ragazzo di qualcun’altra. È sempre una buona persona? Dovevo raccontare questa storia perché mi sono trovata io stessa in una situazione moralmente complicata e mi domandavo io stessa queste cose, ma anche perché credo che gli esseri umani si trovino in dilemmi di questo tipo (differenti per ognuno, ovviamente) e devono confrontarsi con le proprie imperfezioni, in qualunque modo esse si manifestino.

Ammiro molto Lucille: è spaventata eppure coraggiosa, di sostegno e protezione per sua sorella, capace di metter da parte i suoi bisogni e i suoi desideri per fare la cosa giusta, anche se fa male, nonostante la sua giovane età. C’è qualcosa che ti ha insegnato?
Grazie per averla apprezzata! Penso che Lucille mi abbia insegnato che quando non hai idea di cosa fare e tutto sta crollando, occorre fare la cosa più giusta a cui si riesce a pensare. Può non essere davvero giusta, ma se continui a seguire la tua verità e sei il più onesto possibile, alla lunga ne uscirai vincente, con una versione di te che riesci ad accettare e con cui riesci a convivere.

Questo libro parla di adolescenti, e gli adulti non entrano in scena che per brevi momenti; in particolare, i genitori di Lucille e Wren non ci sono (quasi) mai eppure non sembri giudicarli per la loro incapacità di prendersi cura delle loro figlie. Come ci sei riuscita?
Ho una grandissima compassione verso gli esseri umani. Penso che non abbiamo una vita facile. Il mondo è in un certo senso distrutto, fare economia è difficile e qualche volta ci costruiamo una vita senza aver prima pensato se la volessimo davvero. Nel caso dei genitori di Lucille, dobbiamo ricordarci che l’hanno avuta a 17 anni. Sono confusi, feriti e mal equipaggiati per sopportare la DSC01269pressione della vita. Non posso odiarli per questo, e credo questo emerga.

Sono stata davvero stupita di trovare finalmente un forte legame tra sorelle e tra amiche, perché di solito queste relazioni nei romanzi young adult sono rappresentati come carichi di competizione. Perché per te è stato importante mostrare il lato positivo di questi rapporti?
Ohhh, tocchi un nervo scoperto! Ho un enorme problema con le amiche/nemiche. Penso che le ragazze debbano supportarsi. Sono adulta abbastanza da sapere che nonostante occasionali lotte di potere, le ragazze della tua vita diventeranno le donne della tua vita e che saranno lì per te quando tutto il resto crollerà. Perciò dovremmo apprezzarci e sostenerci a vicenda. Lo stesso tra sorelle. Dovremmo sentire i nostri fratelli fin dentro le ossa. Sono nostri. Se ci si trova in un rapporto con una ragazza che è pessimo, quella è un’altra storia, ma potrei dire che non si tratta di una vera amicizia. Viva le ragazze unite!

La notte che ho dipinto il cielo mi ha insegnato che va bene esser spaventati se si sta affrontando una situazione difficile e che chiedere aiuto non significa esser meno forti di quel che si pensa di dover essere. Quale lezione vorresti che i tuoi lettori portassero con loro dalla storia di Lucille?
Inavvertitamente, penso di esser finita a lanciare un messaggio di gentilezza per l’intera durata della narrazione, cosa che per me è molto importante. Gentilezza da parte del quartiere, prima di tutto, dal momento che si può influenzare un cambiamento. Non passare oltre qualcuno che soffre. Non ignorare la debolezza e la vulnerabilità degli altri. Sii presente come puoi, a qualsiasi livello tu possa arrivare. Dobbiamo farlo: altrimenti, il buio vince.

Fare il tifo per Lucille è inevitabile, eppure a un certo punto lei fa qualcosa che non ti aspetterestiCattura − è innamorata di un ragazzo fidanzato, ma agisce comunque. Penso che questo, in un certo senso, mi abbia aiutata a capirla meglio perché dopotutto si mostra come un essere umano come tutti, ma non avevi paura che i lettori non l’apprezzassero proprio per questo? Cosa ti affascinava nel ritrarla?
Sì che avevo paura, ma non si può mentire al pubblico. Non posso scrivere di un’eroina dura, perfetta e combattiva, perché nessuno è così. Siamo tutti folli e imperfetti. Perciò fin dal primo momento in cui è arrivata da me, l’ho assecondata. Perché proteggere i lettori da una verità umana? Per rispondere alla tua seconda domanda, penso che tutti abbiamo desiderato qualcuno che non ci voleva o che non era disponibile, per cui non ci sembrava giusto provare dei sentimenti. Le relazioni sono complesse, ed è stato divertente anche se difficile mettere questo da parte e guardare per davvero alle cose come stanno.

Digby è un ragazzo meraviglioso, sempre d’aiuto, presente per Lucille, anche se non lo vediamo spesso e non parla molto; ma è anche molto leale e spaventato dal ferire le persone che ama. Da dove ti è venuta l’idea di un personaggio così complesso?
Dall’osservazione. Oltre alla fortuna di avere amiche donne fenomenali, ho anche molti amici uomini che rientrano in questa descrizione, a metà tra egoismo, incredibile presenza e consapevolezza. Digby mi è venuto in mente proprio così come lo vedete, ma sono sicura è stato grazie ai ragazzi e agli uomini che conosco.

this raging lightQuesto è stato il tuo primo libro… Hai sempre saputo di voler scrivere romanzi young adult e cosa ti ha fatto scegliere il tuo pubblico?
Non ho mai avuto un’idea per un romanzo che non coinvolgesse un protagonista adolescente. Se l’avessi avuta, l’avrei probabilmente assecondata, ma al momento sono contenta di scrivere per quest’età. Penso sia onesto, impetuoso ed eccitante. Sono molto devota!

Parliamo del tuo nuovo progetto. Ho appena letto online che But then I came back − che uscirà l’anno prossimo − racconterà la storia di Eden, per cui è un companion de La notte che ho dipinto il cielo. Ci dai qualche indizio? Devo preparare la scatola di Kleenex?
Sarà la storia d Eden. Posso dire che ritroveremo il mondo de La notte che ho dipinto il cielo e avremo delle risposte su cosa succede a Digby e a Lucille, ma sarà soprattutto incentrato sul periodo successivo all’incidente di Eden e sul modo in cui lei lo affronta. Non so se ti serviranno i Kleenex: io avevo il nodo alla gola, ma è un mio bambino!

Ok, ho capito: devo prepararli eccome! Grazie ancora, Estelle, per l’opportunità di far due chiacchiere con te, è stato un piacere. Spero che il tuo soggiorno in Italia sia stato piacevole!
 Grazie a te. Adoro l’Italia e spero di tornarci molto presto!

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Ciao lettore! Se hai letto il post, mi piacerebbe che lasciassi traccia del tuo passaggio facendomi sapere cosa ne pensi per scambiare due chiacchiere. Ti va?

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