Recensione ~ “Wolf. La ragazza che sfidò il destino” di Ryan Graudin

Pensavo che dopo La chimera di Praga non sarei stata capace di appassionarmi subito a un libro, perché separarsi da quell’universo e dai suoi personaggi è stato difficile. Poi però è arrivato Wolf e sono rimasta incantata. Spaventata, anche, ma tanto incantata. A tal punto da aver chiesto un’intervista alla sua autrice, che troverete sul blog (se riesco a obbligarmi a tradurre anziché a oziare e leggere) lunedì ❤

WolfWolf. La ragazza che sfidò il destino
di Ryan Graudin


TITOLO ORIGINALE: Wolf by wolf
EDITORE: De Agostini
TRADUTTRICE: Ilaria Katerinov
ANNO: 2016
PAGINE: 400
La serie Wolf by wolf:
#1 Wolf. La ragazza che sfidò il destino (Wolf by wolf) #1.5 Inedito (Iron to Iron| #2 Inedito (Blood to blood)


È il 1956 e l’alleanza tra le armate naziste del Terzo Reich e l’impero giapponese governa gran parte del mondo. Ogni anno, per celebrare la Grande Vittoria, le forze al potere organizzano il Tour dell’Asse, una spericolata e avvincente corsa motociclistica che attraversa i continenti collegando le due capitali, Germania e Tokyo. Il premio in palio? Un incontro con il supersorvegliato Führer, al Ballo del Vincitore. Yael, una ragazza sopravvissuta al campo di concentramento, ha visto troppa sofferenza per rimanere ancora ferma a guardare, e i cinque lupi tatuati sulla sua pelle le ricordano ogni giorno le persone che ha amato e che le sono state strappate via. Ora la Resistenza le ha dato un’occasione unica: vincere la gara, avvicinare Hitler … e ucciderlo davanti a milioni di spettatori. Una missione apparentemente impossibile che solo Yael può portare a termine. Perché, grazie ai crudeli esperimenti a cui è stata sottoposta, è in grado di assumere le sembianze di chiunque voglia. Anche quelle di Adele Wolfe, la Vincitrice dell’anno precedente. Le cose però si complicano quando alla gara si uniscono Felix, il sospettoso gemello di Adele, e Luka, un avversario dal fascino irresistibile…



· Recensione ·

A volte (spesso) non restava niente di cui l’odio potesse cibarsi. Yael era una tabula rasa, un appendiabiti con sopra un bel vestito di pelle.
Chi sei? (Dentro?)
La risposta a quella domanda era qualcosa per cui doveva lottare. Il suo riflesso non era affatto un riflesso: era uno specchio rotto.

A me spaventano le rivisitazioni storiche. Ho sempre il dubbio di come verrà trattato qualcosa che necessita di cure e attenzioni, per non sviare, ammorbidire, non comprendere a fondo e banalizzare qualcosa che ha segnato il mondo. E il dubbio diventa sospetto nel momento in cui si prende in mano un argomento, un periodo come quello del nazismo o del fascismo. Sono appassionata di storia, ma soprattutto ho sentito storie, conosciuto, amato persone che non sono più qui per raccontare l’orrore che ha marchiato a fuoco la loro pelle e mi sento in dovere di proteggere loro e i loro racconti, preservare la memoria di quel che era, affinché non sia dimenticato o svilito. Per cui capirete che mi sono avvicinata a Wolf in punta di piedi, però pronta ad azzannare, e invece mi sono ricreduta, ho dovuto metter via gli artigli e rendermi conto che qui lo studio c’è, eccome. E lo si sente nelle descrizioni dei luoghi e situazioni, nello sviluppo della storia, chiaramente non semplice, e soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi.
Yael era solo una bambina, quando è arrivata con la madre alla baracca numero 7 di un campo di sterminio, ed è stata scelta come soggetto sperimentale di uno dei tanti, troppi esperimenti che sono stati portati avanti. A lei vengono iniettate sostanze sottopelle, che bruciano, fanno squamare la pelle come ai serpenti, procurano febbri e dolori atroci che sono insopportabili finché quasi magicamente spariscono; lo scopo è la creazione della razza perfetta, il cambiamento esterno che induce quello interiore, la soppressione di quello che non è ariano. Il suo è un esperimento riuscito, e tutto quel dolore è servito a sbiancarne pelle, occhi e capelli ma anche a renderla capace di cambiare, modificare il proprio aspetto esteriore per assomigliare,PhotoGrid_1469637402501 essere identica a qualcun altro. Ma quest’ultima cosa il fantomatico medico che si occupa di lei e dello studio clinico non lo sa perché Yael riesce a fuggire, a scappare dal lager e conquistare la libertà che chi è stato con lei notte e giorno, le è stato accanto, non vedrà mai più. Lì perde la madre, un’amica che quasi è un’altra figura materna, e una signora che è un po’ una nonna acquisita. I suoi tre primi lupi, membri del suo branco, le tre prime figure che l’hanno segnata – e a cui nel tempo andranno ad aggiungersene altre due –, che le ricordano chi è anche se ha scordato qual era il suo volto prima e che l’hanno resa quello che è adesso. Una combattente, un’arma nelle mani della resistenza pronta a fare il suo dovere per salvare il mondo – o almeno provare a salvarlo – da Hitler, il vincitore della seconda guerra mondiale, a capo di un impero senza eguali, modellatore di una società chiusa, razzista, identica a se stessa. La sua occasione è la gara di moto che si tiene ogni anno, da Berlino a Tokyo, a cui, l’anno prima, il 1956, ha vinto una ragazza, Adele. Be’, le donne non erano ammesse, ma lei ha gareggiato fingendosi il fratello gemello Felix, sconfitto tutti gli altri e ha avuto l’onore di ballare col Führer in persona durante i festeggiamenti. Ora tocca a Yael vestire i panni della Vincitrice, dopo mesi di allenamento, e soprattutto battere gli avversari e danzare con l’incarnazione del male assoluto per poterlo uccidere in diretta mondiale. Ne sarà all’altezza?
Quel che non si aspettava era trovarsi accanto Felix, pronto a riportare la sorella a casa e a impedirle di compiere l’impresa della vittoria della Doppia Croce, e Luka, il Vincitore che sembra conoscer cose di Adele che lei non sa – neppure dopo tutto quel tempo passato a studiarla in ogni singolo aspetto. Felix e Luka, due poli che gravitano attorno ad Adele, cercano di conquistarsi la sua fiducia, forse di aiutarla, forse di metterle i bastoni tra le ruote, certamente rendono la gara più difficile per Yael che deve combattere contro i giapponesi uniti nel contrastarla e contro i suoi stessi demoni che la portano a porsi domande su se stessa a cui non sa rispondere. Ed è questo ciò che mi ha affascinato di più del suo personaggio: la sua umanità e la difficile lotta che deve mettere in piedi per aggrapparvisi con tutte le sue forze. Yael ha paura, è terrorizzata dal pensiero di poter diventare come coloro che l’hanno trasformata, hanno ucciso la sua famiglia; eppure sa che per vincere la gara deve essere Adele, fingere di credere nei suoi valori, non aver pietà nel liberarsi di chi le si mette sulla via. Perché il suo piano è più grande, e Wolf by wolfnon ammette sconfitte. Lo sa, e di conseguenza si comporta. Però questo non significa che non soffra, anzi, è profondamente umana nel provar pietà per chi cade, anche verso il nemico che fino ad attimi prima cercava di mandarla fuori strada. Complessa, umana, bellissima. Differente, anche.
C’è una poesia di Montale che si chiama Incontro, che parla del coraggio dell’esser diversi in un’epoca in cui tutti sono uguali, come bambù mormoranti al vento, e del coraggio d’esser tristi, di sentire la mancanza, segno che si è ancora vivi; forza di sentir un dolore pur di sentir qualcosa, per non essere un automa come tutti gli altri. Siamo nel fascismo, nell’era dei cortei di massa, delle azioni collettive. Non so perché lo sto scrivendo, forse perché leggendo Wolf questi versi mi son tornati a mente più volte, forse perché il Montale degli Ossi e delle Occasioni è il mio poeta preferito e spesso mi succede di associarlo a situazioni, libri, persone. Oggi è successo con la protagonista di questo romanzo, perché Yael non è una qualsiasi. Non si lascia sottomettere. Ha il coraggio di ricordare, porta sul corpo e impresse nella mente tutte le persone che ha perso lungo la vita e non ha intenzione di abbassare la testa, chinarsi ed essere una della massa adorante. Yael soffre e trova nel suo dolore la spinta ad agire e non mollare. Ed ecco perché dovete leggere questo libro: Yael è un’eroina come se ne trovano poche. Sbaglia, cade ed è ingenua, ma mai una volta si tira indietro di fronte alle sue responsabilità. L’ammiro davvero tanto.

Devi essere a pezzi per poter essere aggiustata.

4/5
📚📚📚📚

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3 pensieri su “Recensione ~ “Wolf. La ragazza che sfidò il destino” di Ryan Graudin

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