Recensione ~ “La città di sabbia” di Laini Taylor

Io mica lo sapevo che sarei stata travolta come poche altre volte con questa serie! L’ho amata, divorata, consigliata a chiunque e ora che l’ho terminata mi sento come se avessi perso degli amici ç_ç Fortuna che devo ancora pubblicare due recensioni e… il post del blog tour! Lo state seguendo, vero? Sul blog della magnifica Franci − che devo ringraziare tantissimo per avermi fatto conoscere questa serie strepitosa − trovate la prima tappa: cliccate qua! ❤

La città di sabbiaLa città di sabbia
Laini Taylor


TITOLO ORIGINALE: Days of blood and starligh
EDITORE: Fazi
TRADUTTRICE: Donatella Rizzati
ANNO: 2016 [ristampa; 2013]
PAGINE: 383
La serie Daughter of smoke and bone:
#1 La chimera di Praga (Daughter of smoke and bone| #2 La città di sabbia (Days of blood and starlight| #3 Sogni di mostri e divinità (Dreams of Gods and monsters)


La studentessa d’arte Karou ha finalmente le risposte che ha sempre cercato. Sa chi è e cosa è. Ma, insieme a questa scoperta, un’altra verità affiora in superficie, una realtà che la ragazza farebbe di tutto pur di ignorare: ha amato un ragazzo che le è nemico, lui l’ha tradita e per questo il suo mondo è sconvolto. Ora, in una kasbah dimenticata nel deserto del Marocco, Karou e i suoi alleati si preparano a uno scontro definitivo contro l’armata dei serafini e sotto la luce delle stelle plasmano creature di potente forza distruttiva. Akiva, legato dall’appartenenza all’esercito degli angeli, ma gravato da un profondo conflitto interiore, inizia a progettare un altro tipo di battaglia: quella per il riscatto.



· Recensione ·

Tu hai sognato un modo diverso. E anche Akiva. Voi, voi due, avete avuto la capacità di non odiare. Il coraggio di amare. Ti rendi conto di quale dono sia?

 

Karou sa chi è finalmente. Le risposte che ha sempre cercato sono state trovate. Eppure quel senso di completezza, raggiunto nel momento in cui ogni tassello di memoria è andato al suo posto, è durato appena un attimo. Tutto è caduto, di nuovo, ancora, più vorticosamente e dolorosamente di prima. Quelle poche certezze inossidabili che aveva, sparite. Le speranze di riabbracciare la sua famiglia di chimere, strappate via. L’amore per Akiva… sovrastato dall’odio per il sangue e l’inchiostro con cui si è macchiato le mani. Non resta a Karou che abbracciare la vendetta, diventar parte dei ribelli e costruire quel che nemmeno sapeva di poter fare: corpi di chimere resuscitate, forti e capaci di contrattaccare gli angeli, violenti per liberare il proprio popolo dall’oppressione. Macchine da guerra per un universo che non conosce pace, che nemmeno la sogna più. In cui pensarla è considerato tradimento. Come aveva osato fare Karou, diciotto anni prima.
Ma il mondo è cambiato, ancora: la guerra è tutto ciò che conta, le rappresaglie nei confronti del nemico sono l’unica missione e non c’è spazio per i sentimenti. La morte regna sovrana, ormai, a Eretz, e non c’è altro che interessi: strategie, tattiche e torture sono all’ordine del giorno a Loramendi, in cui le chimere sopravvissute, guidate da quel Lupo Bianco che fu la rovina diCattura Madrigal, preparano febbrilmente il piano per attanagliare una volta per tutte gli angeli. È un mondo mostruoso, senza speranza, in cui la sottomissione è l’unica via e non lascia posto alla contemplazione di una soluzione differente ma soltanto a strazio e fine, fine definitiva stavolta. Al centro, Karou, nel suo castello di sabbia relegata a un ruolo che non si sarebbe mai sognata di poter compiere, guardata a vista dalle spie di chi dice di fidarsi di lei ma mostra apertamente che non è così e oggetto delle chiacchiere e dell’astio di tutte quelle chimere a cui lei stessa dona corpi migliori, più adatti alla lotta, più abili nel resistere e difendersi. Nell’uccidere.
Dovrebbe essere una pedina, qualcuno di mal sopportato da sfruttare perché l’unica capace di creare un esercito come serve disperatamente al Lupo e ai suoi fedeli, ma è tanto di più. Ed è una vera combattente, qui, che tiene testa e non si lascia abbattere nemmeno nei momenti di debolezza, sa rialzarsi e riprendere i suoi compiti senza piegare la testa, fiera delle sue idee e scelte, nonostante tutti sappiano cosa sia meglio per lei dire o fare. Karou sa chi è e non ha days of blood and starlightpaura di mostrarlo ed è dipinta con una tale maestria da renderla un personaggio a tutto tondo, che si erge sopra tutti gli altri e li sovrasta nella sua magnifica caratterizzazione. Seppur abbattuta e spenta, ridotta a una macchina che compie il suo dovere senza chiedere − senza sentire il diritto di chiedere −, Karou è la speranza di nome e di fatto in un mondo migliore, in una convivenza che forse non è solo un sogno ma una concreta possibilità, di sicuro ha il coraggio di lottare affinché i suoi desideri, e quelli di chi porta con sé anche se non ha più affianco, si concretizzino.
E dall’altro lato della barricata, c’è chi ha un sogno simile. Akiva, la Sventura delle Bestie, guerriero nato al solo scopo di esser mani e spada per falciare il nemico, ma che, anche consapevole di aver perso per sempre l’amore, ha la forza di sperare, di immaginare un mondo migliore in cui vivere, o perlomeno per il quale morire. Disposto a tutto, pur di raggiungerlo, o provarci. Ha il peso della colpa, a smuoverlo, il dolore d’aver buttato al vento la sua possibilità di cambiamento, la speranza di poter se non altro donare una terra migliore ai suoi fratelli, alle chimere che complotta di salvare a costo della sua sopravvivenza.
E niente viene risparmiato nel frattempo, in quest’universo ricco di dettagli, così sapientemente distribuiti da render tutto più vivido nel suo orrore, nel suo grido di dolore da una parte e dall’altra, verso una violenza che non ha fine ma che al contrario in un crescendo febbrile aumenta sempre più, senza sosta. Eppure una speranza c’è, e solo i folli potrebbero pensarla. Ma questa, flebile, debolissima, si muove, striscia lentamente nelle pieghe di un mondo devastato dalla morte che, secolare, è ormai compagna di vita dei suoi abitanti e colora gli occhi di magia più di quanto la magnificenza delle descrizioni dell’autrice non facciano. Rende il viaggio attraverso queste pagine angosciante, ma sensazionale, uno di quelli che si vorrebbe scorresse più velocemente possibile ma al tempo stesso lentamente, per goderselo ancora un po’. Nonostante il tormento.

Amarla era l’unica cosa pura che avesse fatto in vita sua.

5/5
📚📚📚📚📚

Annunci

Ciao lettore! Se hai letto il post, mi piacerebbe che lasciassi traccia del tuo passaggio facendomi sapere cosa ne pensi per scambiare due chiacchiere. Ti va?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...