“Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg

Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse e non ci scriviamo spesso. Quando c’incontriamo, possiamo essere indifferenti o distratti. Ma basta, fra noi, una parola, una frase, una di quelle antiche, per ritrovare i nostri antichi rapporti, e la nostra infanzia e giovinezza, legata indissolubilmente a quelle frasi, a quelle parole.

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Si ingrana a fatica, con quella lentezza necessaria a inserirsi in un gruppo già consolidato, fatto di un linguaggio e di sguardi d’intesa che ci sono estranei, perché non nostri, ma quando si riesce a capire il meccanismo che maschera l’affetto anche quando si tinge d’indifferenza o silenzio, lo si fa in modo totale, a braccia spalancate pronte ad afferrare tutta la bellezza di una famiglia che ha fatto la storia di questo Paese, in politica ma anche nella sua identità culturale e editoriale, a cui forse troppo poco ancora viene riconosciuto.
La famiglia Levi è una come tante, eppure è straordinaria in virtù delle persone che la popolano e ne fanno parte. Non c’è uno solo di loro che non sia tratteggiato nelle sue particolarità, reso quasi una macchietta talvolta, ma individuabile immediatamente per tratti caratteristici così ben delineati. Tutti, meno che lei. La voce narrante, che si nasconde, cela le sue peculiarità ma tutto osserva, annota, immagazzina per riportarcelo e renderci membri di una famiglia bellissima e mostrarci la sua crescita, seppur in maniera indiretta, attraverso il suo variare nel linguaggio, da quello infantile e quasi inconsapevole all’età adulta e dei problemi da affrontare. Problemi che sono connessi a quelli di un’Italia che affronta il fascismo e poi la guerra, che promulga le leggi razziali, che fa dei suoi stessi cittadini una cernita e una caccia all’uomo per poi chiudere gli occhi di fronte al veleno che serpeggia anche tra chi si reputava amico, e poi l’Italia della dissidenza politica e della crescita del comunismo con tutto quello che comporta. Ma è anche l’Italia che è umana e non volta le spalle, che nasconde Togliatti per aiutarlo a fuggire dallo Stato, che si riprende e cerca di guardare avanti. Ed è anche l’Einaudi col suo presidente, con Pavese, Calvino, Ginzburg e una fitta cerchia di autori, consulenti e intellettuali che hanno cambiato il volto culturale del Paese ma che poco parlano eppure sono sempre presenti, vividi nel loro rimanere impressi.
Mi sono innamorata di questa donna. Del suo esser dura, forte e tenace. Dell’aver superato una guerra vissuta indirettamente eppure che le ha portato via tanto, ma non il coraggio. Del suo modo di comunicare, duro e secco, senza retorica, diretto e che colpisce a fondo. Del suo essere tutto occhi e orecchie, pronta a registrare frammenti e a raccontarceli, così come si sono svolti, e poco importa se noi non li capiamo neanche del tutto, perché non siamo dei Levi, ci viene concesso il dono di sentircene parte per un po’, anche se solo a metà. È un privilegio, così come lo è questa famiglia, e questo libro andrebbe letto, amato, vissuto come tanta è la vita incastonata tra le sue fitte pagine di ricordi ed emozioni.

Ho scritto soltanto quello che ricordavo. Perciò, se si leggesse questo libro come una cronaca, si obbietterà che presenta infinite lacune. Benché trattato dalla realtà, penso che si debba leggerlo come se fosse un romanzo: e cioè senza chiedergli nulla di più, né di meno, di quello che un romanzo può dare.
E vi sono anche molte cose che pure ricordavo; e che ho tralasciato di scrivere; e fra queste, molte che mi riguardavano direttamente.
Non avevo voglia di parlare di me. Questa difatti non è la mia storia, ma piuttosto, pure con vuoti e lacune, la storia della mia famiglia.

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9 pensieri su ““Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg

  1. L’ho letto, combinazione, non molto tempo fa e sarà che sono più adulto (adultissimo se sto all’anagrafe!) e mi è molto piaciuto. E proprio anche perchè è un romanzo che non è un romanzo 🙂
    Stavo per dimenticare: grazie per il gentile follow 🙂
    Nel contempo mi inchino alla pluridecorata: alludo a quella parata di medaglie… alla sequenza di 1° Posto…

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