“Lettera al padre” di Franz Kafka

Caro papà,
non è molto che mi hai chiesto perché sostengo di aver paura di te. Come al solito non ho saputo risponderti, in parte appunto per la paura che mi incuti, in parte perché per motivare questa paura occorrerebbero troppi particolari, più di quanti io riuscirei a mettere assieme in qualche modo in un discorso. E se io qui tento di risponderti per iscritto, darà comunque una risposta del tutto incompleta, perché, anche scrivendo, la paura di te e le sue conseguenze mi bloccano e perché la vastità della materia supera di gran lunga la mia memoria e la mia intelligenza.

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Franz Kafka • Lettera al padre
cartaceo e e-book

Io e lui ci siamo studiati a lungo, prima di deciderci ad avvicinarci. A liceo l’osservavo tra le dita della mia meravigliosa compagna di banco, e mi domandavo quali parole nascondesse. Due anni fa l’ho trovato su una bancarella durante la festa medievale del mio comune e l’istinto mi ha suggerito di portarlo a casa con me, che il tempo sarebbe venuto prima o poi. Gennaio di quest’anno. L’istinto mi diceva che mi avrebbe parlato, ma non pensavo avrebbe urlato così forte.
Scritta nel 1919 e mai giunta al destinatario, questa lettera è qualcosa di così intimo e personale, che scava a fondo nelle radici di un rapporto tormentato mai risolto, fatto di angosce e sofferenze taciuti, ma anche di profonde stima e ammirazione, da far sentire quasi come degli sciacalli, nel leggerla senza permesso. Ripercorrendo gli anni e le tappe di un’infanzia e di un’adolescenza che sente ancora addosso e di cui probabilmente non si libererà mai del tutto, Kafka scandaglia i momenti in cui quella figura imponente di un padre autoritario e autorevole si faceva troppo pesante, lo bloccava e relegava nell’angolo dei suoi pensieri, troppo piccolo per capire, troppo diverso dalle sorelle, sempre troppo poco ai suoi occhi e di conseguenza anche ai propri. Una colpa sull’altra che si accumulavano nella sua mente, febbrilmente, senza speranza, dove l’inseguire le idee dell’uomo lo fa sentire male ma allo stesso modo succede col non farlo, e in cui persino il timore nei confronti del padre diventa una colpa da addossarsi, sintomo di una nevrosi che lo stesso scrittore si riconosce ma da cui non sa guarire. Incomunicabilità, incomprensioni, impossibilità di far collimare, andare d’accordo, due persone così differenti, senza punti di contatto. Hermann è un omone che si è fatto da sé, rappresentante orgoglioso dello stereotipo dell’uomo alpha, pronto a dir la sua su tutto quanto, a imporre la sua opinione; Franz è un ragazzo fragile che gode dei frutti del lavoro del padre, quasi sempre malato, più attento alle pagine di un libro della vita che gli scorre accanto senza interessarlo granché.
Forse il padre nemmeno era quel mostro che appare, forse la sua personalità era semplicemente troppo complessa, non propensa a manifestazioni d’affetto esplicite da non poter esser colte, agli occhi di un bambino, forse nessuno gli ha insegnato a esser padre e la sfida di crescere un figlio diverso in tutto da te, e capirlo, non è così semplice. Fatto sta che quel che ci rimane sono pagine di struggimento e dolore, tremendamente vivide nelle immagini e nelle analogie, che ancora parlano perché più che attuali, in cui molti possono riconoscersi, trovar pezzi di sé incastrati tra le righe di una lettera senza tempo. Non è bello da ammettere, non fa sentir bene sentirsi capiti così nel profondo, perché ha ragione lui. Quel senso di colpa così radicato non si abbatte facilmente, ci si sente inadeguati qualunque sia la scelta o il passo che si compie. Ma ci si sente, appunto, compresi, anche, in un certo senso strano che non riesco a spiegare, accettati. Ed è in fondo questo, quello che la letteratura mi ha sempre donato. Il non sentirsi soli.

Tu hai influito su di me come dovevi influire, solo devi smettere di pensare che sia stata una particolare cattiveria da parte mia il fatto che, sotto questo influsso, ho finito per soccombere.

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3 pensieri su ““Lettera al padre” di Franz Kafka

      • Sono sicuro che sia così! Io ho iniziato la lettura di Kafka con Il processo; poi America, poi Il castello; dopo i vari racconti, tra cui La metamorfosi, la Lettera, e i raccont all’interno del libro Il messaggio dell’imperatore.
        Buon weekend anche a te 🙂

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