Recensione ~ “So che ci sei” di Elisa Gioia

Vi capita mai di ridere leggendo un romance? Perché a me capita così di rado da avermi fatto adorare il libro di cui vi voglio parlare oggi. A lungo atteso, finalmente tra le mie manine e divorato in una serata ❤

socheciseiSo che ci sei
di Elisa Gioia


EDITORE: Piemme
ANNO: 2015
PAGINE: 405
La serie So che ci sei:
#1 So che ci sei | #2 Il mio lieto fine… sei tu


C’è qualcosa di peggio che essere tradita e mollata dal ragazzo con cui pensavi di passare tutta la vita. Ed è vederlo online su WhatsApp, per tutta la notte, e sapere che non sta scrivendo a te, non sta pensando a te, ma a qualcun altro. È proprio quello che capita a Gioia al suo ritorno da Londra, dopo aver passato mesi facendo di tutto per tornare da Matteo, cantante di un gruppo rock che sembrava irraggiungibile e invece quattro anni prima era diventato il suo ragazzo. Peccato che ad aspettarla all’aeroporto, al posto di Matteo, ci sia il padre di Gioia, l’aria affranta e un foglio A4 tra le mani, con la magra e codarda spiegazione del ragazzo che non ha neanche avuto il coraggio di lasciarla guardandola negli occhi. Dopo mesi di clausura, chili di gelato e un rapporto privilegiatissimo col suo piumone, però, Gioia si fa convincere a passare un weekend con le sue migliori amiche a Barcellona. Non c’è niente di meglio di un viaggio, qualche serata alcolica e un po’ di chiacchiere tra donne per riparare un cuore infranto. Se poi a questo si aggiunge un incontro del tutto inaspettato con un uomo che pare spuntato direttamente dalla copertina di un magazine di successo, la possibilità di ricominciare pare ancora più vicina. E, soprattutto, la consapevolezza che l’amore vero non ha bisogno di “ultimi accessi” di status o faccine sorridenti. E tutto da vivere, là fuori, a telefoni rigorosamente spenti.



· Recensione ·

«Ti ha più chiamato?»
«Dopo la prima settimana? No, silenzio radio. Su Whatsapp è sempre online, ma non intendo essere io a cercarlo. Anzi, passami il telefono così cancello il numero.» E non sarei caduta in tentazione come con Facebook. Avevo trascorso un intero sabato sera in pigiama, io e il mio barattolo di gelato al doppio cioccolato, a guardare tutte le sue foto. Mi ero ripromessa di dare un’occhiata veloce ai suoi album ma tre ore dopo ero passata dall’anno 2007 al 2014.
Grazie, Mark Zuckerberg! Grazie tante per aver scatenato il panico e aver mandato milioni di italiani dall’analista con Facebook e la tua doppia spunta blu di Whatsapp!

Far divertire e commuovere contemporaneamente non è cosa da tutti. Anzi, mi correggo, non solo divertire ma far ridere a voce alta, dimenticandosi del luogo in cui ci si trova, è qualcosa di estremamente complicato, e che mi capita di rado. Mi è difficile, da persona sempre cosciente – sicuramente troppo – di ciò che ha attorno, lasciarmi andare con facilità ma in alcuni momenti della lettura è stato difficile trattenersi, e non lasciarsi scappare una sonora risata. Perché So che ci sei è un romanzo che in molti definirebbero fresco, dallo stile vivace e accattivante, che sa come prendere il suo lettore e tenerlo incollato, fargli voler bene ai suoi protagonisti e gioire con loro, piangere con e per loro. Probabilmente perché anche immedesimarsi in Gioia è così semplice da non richiedere alcuno sforzo: chi tra noi non si è ritrovato a fissare un numero su Whatsapp, leggere “online” e mordersi le mani chiedendosi a chi sta scrivendo, se non a noi, perché non sta pensando a noi, come smettere di fissare quella schermata e lasciar perdere qualcuno che non dimostra interesse e voglia di scrivere, figuriamoci di conoscere. E così Gioia fissa prima il nome dell’ex Matteo, incapace di rimettere i pezzi insieme dopo esser stata mollata con una carta spiegazzata, affidata per di più alle mani di un padre mortificato in attesa in un aeroporto; e poi quello di quell’affascinante ragazzo che ha saputo in una sola sera ridarle la voglia di buttarsi in pista e riprovarci.
Ma andiamo con ordine. Cosa succede quando tutti i tuoi sogni si stanno realizzando, il tuo stage a Londra si è concluso e puoi tornare finalmente a casa da famiglia e fidanzato ma improvvisamente ti ritrovi tradita e mollata da chi ti ha persino resa la musa dei propri testi? Ve lo dico io: si sta uno schifo, ma proprio tanto. Ci si avvicina a tanto così dal cedere e lasciarsi andare, perdendo ogni contegno e voglia di alzarsi, lavarsi, vestirsi, perché niente sembra lenire quel dolore che non vuole andarsene e non si sa scacciare. L’abbrutimento totale è quella tappaPhotoGrid_1465320900991 necessaria prima della risalita, fondamentale per assecondare il dolore e accettarlo, per poi riprendere in mano le redini e risorgere, o almeno provare a rimettere assieme i cocci e trovare un nuovo ordine. E infatti, come Gioia ci dimostra, a ogni caduta corrisponde una salita, lenta e zoppicante, ma comunque sempre tale. E se al fianco si hanno amiche pronte a sostenere durante il tragitto, in prima fila Beatrice, compagna di sfighe amorose, e una certa ironia dissacrante che l’aiuta a non prendersi troppo sul serio e ad affrontare cuore a pezzi, un capo che assomiglia vagamente a Miranda Priestley e un ex ragazzo che pensa di poterla riavere con un paio di scuse, allora di sicuro ci sarà pure modo di divertirsi lungo la via.
Questa è la ricetta di un piccolo successo: niente di nuovo ma tutto nuovo è, nel genere, il modo di affrontare qualcosa che potrebbe sapere di già letto. E invece no. Si carica ogni scena di verosimiglianza e sarcasmo, si centra personaggi a tutto tondo presenti nella narrazione e non solo macchiette estemporanee utili ai fini di un momento e si riesce a far entrare in sintonia, rendendo credibili attori e vicende. Persino la vacanza a Barcellona, quella piccola pausa che Gioia si ritaglia con le amiche pronta a dimenticare tutto, almeno per un po’ fintanto che è lontano. Ed è qui che tutto riparte, che Gioia riesce ad alzarsi senza il solito costante pensiero, uscire e divertirsi spensieratamente, flirtare e baciare un ragazzo testimone della sua ridicolizzazione pubblica ma che tanto non vedrà mai più. Ovviamente finché non gli si ripresenta in ufficio al ritorno e si rivela essere non solo il cliente per cui sta curando la campagna pubblicitaria, ma anche il nipote della regina dei ghiacci che ha come capo. Non bene, insomma. Non bene soprattutto se questo si rivela essere uno da cui ci si dovrebbe guardare ma da cui è impossibile stare alla larga e ci si racconta che lo si sta usando per vendicarsi dell’ex. La ricetta per il disastro – o l’innamoramento? – è pronta da servire, e il divertimento è assicurato. Perché se prima era il numero di Matteo quello da fissare, domandandosi se stesse scrivendo alla nuova ragazza e struggendosi dal dolore, ora c’è quello di Christian che non chiama né scrive, è sempre online ma non si palesa mai. Eppure sa toccar corde che sembravano sepolte sotto strati di macerie e ingarbugliare pensieri e sensazioni sempre più. Cosa che contribuisce a rendere il libro infinitamente più divertente, vista la vena ironica dei personaggi protagonisti, anche quelli più insospettabili, e la naturale predisposizione della sua protagonista a finire nei pasticci.
Ma non solo. So che ci sei è un libro che mi ha chiamata a lungo, quasi un anno, e che avrei voluto legger prima, perché nella sua semplicità mi ha fatta (ri)pensare al rapporto con la tecnologia, a come a volte sia questa a comandare e di come a volte non si riesca a evitare che la visione di un solo nome faccia cambiare umore. Alla necessità di andare oltre, di non accanirsi su qualcosa che non c’è o non è come sembra, o semplicemente di staccare la spina e riportare i termini del discorso nel faccia a faccia – nei limiti del possibile, ovvio. E che, nel mentre, ha saputo allietare ore e ore in una maniera che non pensavo possibile.

«Avrai il tuo finale. Avrai il tuo lieto fine, uragano».

4/5
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