Recensione ~ “Cronaca di un disamore” di Ivan Cotroneo

Da quando ho aperto il blog, di recensioni ne ho scritte parecchie ma questa è una delle più difficili che abbia mai buttato giù. Un po’ perché tengo davvero tanto a questo libriccino, un po’ perché rendere su carta il suo spessore, nonostante le poche centinaia di pagine, è stato difficile. Spero di esserci anche solo lontanamente riuscita. Sappiate però che ve lo consiglio dal cuore, perché fa bene, al cuore e anche un po’ più su.

Cronaca di un disamoreCronaca di un disamore
di Ivan Cotroneo


EDITORE: Bompiani
ANNO: 2005
PAGINE: 142


Luca e Maurizio sono stati insieme per quattro mesi. La loro separazione è già avvenuta e Luca, scrittore per la televisione trentacinquenne, cerca di riprendere la sua vita normale. Ma il ricordo di quello che è stato, e soprattutto il rimpianto per quello che sarebbe potuto essere, gli impediscono di ricominciare a vivere. Mentre si snodano i giorni dell’abbandono, Luca percorre a ritroso le tappe della storia d’amore, la gioia dell’innamoramento, la terribile paura di lasciarsi andare, la lacerante separazione. Comincia così un pellegrinaggio in una città sorda a tutto, un percorso sentimentale di elaborazione e rinascita, che si conclude dove era cominciato, nel momento cristallizzato del primo incontro, al tavolo di un ristorante.



· Recensione ·

Dormì. Non mangiò. Si svegliò di notte chiedendosi cosa gli avessero strappato dal petto. Capì che essere lasciati significa più di tutto essere derubati del futuro.

Una delle cose che più amo della lettura è la sua capacità, in senso positivo, di irretimento: mi sono sentita chiamata da questo libro, mentre frugavo nella cesta dell’usato in libreria, e non ho potuto dirgli di no. Ho a malapena letto la trama o sbirciato altro oltre al nome del suo autore, prima di comprarlo, tornare a casa e leggerlo in tre orette di un sabato pomeriggio. Ed è stato amore, altro che disamore, in una maniera disarmante quasi.
Quel che è al centro della narrazione è la fine di un amore, del suo spegnersi piano piano, quasi fosse una fiamma che ormai è finita e non si può più riaccendere, ma che ricorda quando e quanto bruciava forte, intensamente, con le paure ancora fresche e l’incredulità dell’aver trovato tanto. Non c’è una storia, per come siamo abituati a chiamarla, perché questo libro non vuol raccontare niente, non segue una linea cronologica o tiene conto degli eventi per giungere a una meta, ma piuttosto analizza nell’intimo il cuore e i suoi meccanismi incomprensibili, sviscera i dolori a cui non si sa dar voce e costringono a letto senza che si possa opporre resistenza, ricorda momenti e sensazioni, saltando di giorno in giorno, avanti e indietro, nel tempo e nello spazio senza alcuna logica, perché in amore non c’è e tanto meno quando si sta soffrendo e l’unica cosa che si brama di più è il sonno, quell’oblio del non ricordo che è troppo breve per durare e ricaccia sempre nel giorno e nella sua luce. Il ritmo si fa spezzato e sfuggente, mentre Luca ripercorre passi e gesti dei suoi quattro mesi con Maurizio, dal loro primo incontro all’ultima volta in cui tutto è cambiato, incapace di capire quando tutto sia andato in malora, come fare per riprendersi l’uomo che ama e smetterla di sentirsi vuoto, derubato, distrutto; non è stupido, sa che passerà, perché tutto passa, ma nel frattempo è assorbito dall’inaspettato, niente di ciò che ha attorno provoca Cronaca di un disamorealcun interesse, perché l’amore è egoista e se ci si lascia andare fagocita ogni cosa, non lascia tregua e distrugge tutto quel che trova sul suo cammino, lasciando solo macerie dietro di sé che nessuno si cura di tirar su. Non Luca, non in quel momento, comunque. Ancora non riesce, non sa andare avanti e dimenticare, cercare l’amicizia del suo ex come se niente fosse, come fa Maurizio che è già passato oltre la loro storia, oltre lui, a tal punto da frequentare nuova gente, volergliene parlare come a un vecchio amico di cui si cerca consiglio. E fa un male cane assistere a queste scene, quelle in cui la realtà lo prende a schiaffi in faccia e lo costringe ad aprire gli occhi, ricordandogli che lui è il solo a tenere accesa tra le dita la speranza, la fiamma di un amore che si è spento e non riavvamperà più e che lo lascia con la sensazione di aver perso un organo o un arto, come se qualcosa mancasse e non potesse più riaverla indietro. Quando capisce di dover abbattere la sua tristezza come lei sta abbattendo lui ma non ne ha i mezzi, ancora.
Un gioco d’incastri, un annegamento nel dolore e nella mancanza, in cui i ricordi si mescolano all’attualità e ai pensieri di Luca, che diventa catartico, per lui e per chi lo legge, ma che quasi non si percepisce come tale fino in fondo, finché non si arriva alla conclusione, al compimento di un disamore che ha macinato passi fin dall’apertura anche se ancora non lo si sospettava, anche se ancora lo stesso protagonista non sapeva né voleva rendersene conto, a tal punto da farlo sentire differente, da renderlo diverso, a tal punto da portarlo, bracciata dopo bracciata, ogni volta sempre un po’ più lontano della precedente. Lontano, sempre Luca, ma cambiato, perché questo succede quando si affronta l’inaffrontabile: lo si supera e se ne esce, vincitori oppure no, diversi. Diversi e consapevoli del pericolo scampato, o della perdita. Diversi, con una nuova boccata d’ossigeno a dimostrarlo e a riempire i polmoni.

Non ci si innamora mai di una persona nel suo insieme. Ci si innamora di un particolare.

5/5
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