Recensione ~ “Drow” di Simon Rowd

Oggi riprendono le lezioni e la voglia è sotto ai piedi, nonostante le prossime settimane siano zeppe di impegni e incontri con professionisti del settore con cui muoio dalla voglia di parlare. Al momento, però, preferirei dormire! Comunque, oggi posto una recensione che dovevo scrivere da mesi e che ho sempre rimandato perché non sapevo trovare pace su quanto mi fosse piaciuto e fino a che punto Drow, ma visto che domani esce il seguito, che recensirò in anteprima, era giunto il momento.
Buon lunedì, amici ❤

DrowDrow
di Simon Rowd


EDITORE: Electa Young
ANNO: 2015
PAGINE: 406
La serie Drow è così composta:
#1 Drow | #2 Mior | #3 Untitled


Per Eric Arden il buio non esiste. Non è mai esistito. I suoi occhi vedono nell’oscurità come in pieno giorno. Un potere oscuro e inquietante, di cui non conosce l’origine. Eppure è qualcos’altro a spaventarlo: un istinto aggressivo che non riesce a dominare, legato in qualche modo all’incubo che tormenta le sue notti. Una visione oscura da un passato ignoto, parte di un segreto che da sempre porta dentro di sé. Quando, al campus dell’università, i suoi occhi incrociano lo sguardo dolce e sensuale di Sophie, si scatena un’attrazione travolgente che nemmeno una guerra invisibile tra razze secolari riuscirà ad arrestare. Davanti a Eric si schiuderanno le porte di un mondo sconosciuto. Un mondo cui scopre, suo malgrado, di appartenere e che lo trascinerà di fronte alla scelta più difficile che abbia mai dovuto affrontare: assecondare la sua vera natura o combatterla per la ragazza che ama.



· Recensione ·

«Sappi che non ti basterà trovare qualcuno che ti dica chi sei veramente per sentirti davvero quel qualcuno. Devi capirlo da solo. Guardati dentro, non guardare cosa gli altri dicono di te. Io non so cosa sono ora. Un drow, un’umana, un elfo. Ho abbandonato la mia identità nel giorno esatto in cui l’ho scoperta. Tu sei ancora in tempo per non rinunciarci. Devi solo ascoltare il tuo cuore. Senti chi sei veramente e comportati di conseguenza. Se non farai così, ti ritroverai a cercare te stesso per il resto della tua vita e a rimproverarti per ogni tua azione.»

Non è semplice parlare di Drow, anzi, in realtà non è semplice leggere e recensire un romanzo italiano, prediligendo la narrativa straniera in genere, anglofona nello specifico, ma quando un libro di un autore italiano strizza l’occhio all’estero e si avvicina a generi non considerati propri dell’Italia non riesco a resistere alla tentazione di fiondarmici. In questo caso, l’esperienza non è stata pienamente soddisfacente ma tutto sommato ci sono numerose cose positive che mi hanno colpita. Quello che infatti parte come un abbozzo di cliché che si ritrovano in quasi tutti i fantasy e sci-fi per adolescenti di successo nell’ultimo periodo, a cominciare dai suoi personaggi e dal loro incontro, finisce a metà volume per assumere una velocità d’azione adrenalinica da cui è impossibile distogliere lo sguardo e da un approfondimento caratteriale del protagonista, Eric, che lascia intravedere buone possibilità di sviluppo ulteriore, per niente scontate.
Da ragazzo sfrontato come appare dall’esterno a chiunque lo incontri ma capace di ammaliare col suo fascino innato, Eric si rivela essere, man mano che si leggono i suoi pensieri e le pagine scorrono, un ragazzo in crisi, senza un’identità, qualcuno – o qualcosa come si definisce talvolta – che non sa chi è e mai l’ha saputo. Dalle mille domande nella mente che chiedono risposta a poteri che non sa spiegare, come quello di vedere al buio o una forza sovrumana che si trasforma in cieca ira inspiegabile nei combattimenti a cui prende parte clandestinamente per sfogare la rabbia a cui non sa dar nome né voce altrimenti. Se quindi apparentemente risponde allo stereotipo del bello e dannato che fa cadere tutte le ragazze ai suoi piedi, compresa Sophie, e dalla facilità a menar le mani molto sviluppata, la particolarità, che lo distingue, sta tutta nella sua natura: Eric infatti non solo non sa di essere un elfo, creature leggendarie che a quanto pareCattura vivono mescolate agli umani pur di sopravvivere e non incappare in un’altra guerra di sterminio nei loro confronti, ma di una specie particolare che gli stessi elfi tendono a considerare feccia da eliminare. Ed è qui che in fondo la narrazione prende finalmente il via, in un susseguirsi di rivelazioni che lo mettono di fronte a continue scelte, a improvvisi crolli di fiducia, persino nei confronti di chi ritiene più vicino, dai suoi genitori a Sophie stessa.
Incantata da lui fin dalla prima volta in cui lo vede entrare in aula, passo sicuro e atteggiamento distaccato dal resto del mondo, Sophie non sa farsi avanti, a causa delle tante delusioni subite e degli ammonimenti di Jimmy, quello che considera a tutti gli effetti un fratello maggiore. Finché non prende il coraggio a due mani e si butta, sorprendendomi – perché in fondo sono abituata a eroine che lasciano che sia il ragazzo a fare il primo passo. Probabilmente, comunque, la parte romance è quella più banale del romanzo e nonostante il colpo di fulmine si spieghi con l’identità stessa di Eric di cui nemmeno lui era a conoscenza, pecca di originalità nel suo svolgimento e nella velocità con cui si dipana la relazione. Ma rimane una sfaccettatura che mostra un altro lato del protagonista, differente da quello che tutti dicono e che aiuta a caratterizzarlo ulteriormente fuori dalle rigide regole in cui si vorrebbe ingabbiarlo.
In pratica, il mio è un giudizio a metà, il che non è male per un primo volume di una serie che sembra lasciar intendere approfondimenti interessanti e richiama temi quanto mai attuali, dalla crisi della propria identità al bisogno impellente di averne una per trovar soluzione al bisogno di senso che non si riesce a sfogare, fino ad arrivare alla convivenza tra differenti specie, in lotta l’una contro l’altra, in virtù di una declamata superiorità che sentono rispetto agli altri e del possesso del territorio. Vi ricorda qualcosa? A me fa pensare che Drow sia un appassionante fantasy che dialoga con lo sci-fi ma strizza anche l’occhio all’attualità senza forzare la mano o ambire ad alti progetti. Semplicemente uno spaccato di fantasia che imita la realtà, o che su questa fa riflettere. Ed è un po’ questo il compito che attribuisco all’arte.

«Nessuno di noi può scegliere la propria razza, né il proprio sesso. È scontato, ma è così. Siamo quello che siamo e dobbiamo accettarlo, perché non è una nostra scelta, così come non lo è la vita e non lo è la morte. Ma possiamo decidere chi vogliamo essere e questo non dipende dalla razza o dal sesso o da quanto siamo veloci, forti o longevi, ma solo ed esclusivamente da noi. Molto spesso tendiamo a pensare ciò che diventiamo dipende da fattori esterni, dagli eventi che ci capitano, ma non è così. Siamo sempre noi a scegliere come quegli eventi influiranno su noi stessi ed è per questo che, ancora una volta, siamo noi a scegliere chi siamo.»

3/5
📚📚📚

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