Chi di teaser ferisce

Buonasera, miei cari ❤
Come ve la passate? Com’è andato il rientro? Il mio è stato rimandato a lunedì, perché le lezioni di questa settimana sono state cancellate, per cui mi godo i primi pomeriggi al sole a leggere, o studiare sigh! Oggi volevo postare la recensione del nuovo libro di Sarah Dessen ma tra un appuntamento dal veterinario la mattina e il giardino che mi chiamava dopo pranzo, ho rimandato la scrittura a domani. Vi lascio perciò un teaser da una delle mie letture in corso; voi cosa state leggendo?

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Era troppo presto.
Ma, a dire il vero, ero stata via cent’anni. Tutto della mia vecchia vita mi sarebbe sembrato accadere troppo presto. Specialmente la scuola. Varcai la soglia della Park City High e rimasi quasi soffocata dall’odore di vernice fresca. Mi guardai attorno. A nessuno degli altri studenti sembrava dare fastidio, ma io avevo gli occhi che lacrimavano.
I corridoi non erano cambiati, e questo mi ricordò che, durante la mia assenza, in Superficie – ben al di sopra dell’Everneath – erano passati solo sei mesi. Il tempo trascorre in modo diverso nell’Everneath. Quelli che per me erano stati cento anni, per Park City non erano stati che una manciata di mesi. Era tutto come prima. E tutto diverso.
Appeso di fronte all’ala che ospitava le classi riservate agli studenti degli ultimi due anni, c’era uno striscione. PARK CITY HIGH: LICEO DEI MINERS. Proprio in quel momento, alcuni ragazzi grandi e grossi in jeans e maglie da football passarono di corsa sotto la scritta, saltando e dando il cinque al piccone da minatore simbolo della squadra.
Il mio penultimo anno. Una perdita di tempo, in un certo senso, considerato che non sarei mai arrivata alla fine, per non parlare del diploma. Avevo solo sei mesi prima che i Tunnel venissero a reclamarmi.
Ma dovevo Ritornare. Dovevo rivedere, anche se solo per un attimo, la vita che avevo. L’anno che mi aspettava. Vedere Jack un’ultima volta, comunque stessero le cose fra noi. Rivedere la mia famiglia.
Era la mia occasione di dire loro addio. Un’occasione che, l’ultima volta, non mi era stata concessa.
Setacciavo il corridoio in cerca del suo volto, ma abbassai presto gli occhi, incrociando sguardi indagatori. Sapevo che era da qualche parte nell’edificio, e il pensiero mi faceva venire la pelle d’oca.
Almeno mi erano rimaste abbastanza emozioni da avere addirittura la pelle d’oca. Per i rossori e i brividi non c’era voluto molto: li avevo recuperati da circa una settimana, insieme a tutti i miei ricordi. Ma erano le emozioni più forti, quelle che scatenavano il riso e le lacrime, a sfuggirmi ancora.
Diedi un’occhiata al mio orario. Prima ora: letteratura. Mentre controllavo i numeri delle aule in cima alle porte, alle mie spalle aleggiavano bisbigli curiosi, che rimanevano sospesi sopra la mia testa.
Quella non è Nikki Beckett? Ha un’aria terribile…
Ne fa ancora uso?
Per forza… Che cos’altro ti ridurrebbe in quello stato?
Povero Jack.
Lo sa che è tornata? Lo sa che si fa?
Quando trovai l’aula giusta, strinsi i libri al petto, abbassai la testa e varcai la soglia.
Da un punto della stanza vicino alla cattedra, qualcuno – probabilmente la nuova insegnante di letteratura – si rivolse direttamente a me: «Beckett, dico bene?»
Sentire pronunciare il mio cognome mi fece uno strano effetto e il cuore prese a battermi un po’ più in fretta. Un po’ più forte. Era passato moltissimo tempo dall’ultima volta che avevo avuto un cognome. Per cent’anni, Cole mi aveva chiamata solo Nikki. Era il modo in cui gli Eterni trattavano i Pegni: se non avevi un cognome, non avevi una vita al di fuori dell’Everneath. Niente a cui desiderare di tornare. Forse era per questo che era rimasto così sorpreso, quando avevo scelto quella strada.
Mi fermai appena varcata la soglia e alzai la testa in direzione dell’insegnante, pur mantenendo alcune ciocche di capelli davanti agli occhi. Annuii.
«Benvenuta.» Per un attimo rimase a fissarmi. La gente lo faceva spesso. Secondo mio padre era perché sembravo un animale malnutrito, pronto a scattare. In effetti, ero dimagrita molto, e i miei ricci scuri avevano perso volume. «Il preside mi aveva detto che saresti arrivata. Sono la professoressa Stone. Vedo che hai il libro di testo.»
Annuii di nuovo.
«C’è una sedia vuota laggiù, e questo è un libro supplementare sulla mitologia.» Indicò il fondo della classe, ma io tenni lo sguardo fisso su di lei. «Dovrai lavorare sodo per metterti in pari con i tuoi compagni.»
Mi girai e trascinai i piedi lungo la fila centrale fino a raggiungere il posto vuoto in fondo. Una volta seduta, tirai fuori il quaderno e la matita e mi chinai sul banco, coprendomi entrambi i lati del volto con i capelli.
Potevo farcela.
L’aria era pregna di curiosità: ne sentivo letteralmente il sapore sulla lingua. Cole mi ripeteva sempre che l’Everneath mi avrebbe cambiata, e che sarei stata in grado di captare le emozioni degli altri, visto che non ne possedevo più di mie. Ora che ero Ritornata, le potevo “assaggiare”.
Alcune sensazioni erano più potenti di altre e mi coglievano alla sprovvista. Come quando mio padre mi aveva detto che era molto contento che fossi tornata a casa e che non ce l’aveva con me, ma poi avevo avvertito la sua delusione aleggiare nell’aria… aveva il gusto deciso del sale.
Perlopiù, però, facevo fatica a distinguerle, a meno che un intero gruppo di persone non provasse la stessa cosa.
Come in quel momento. Trenta studenti in una stanza, tutti in preda alla curiosità.
Mentre la classe si sistemava per la lezione, però, percepii un’emozione diversa, che non aveva niente a che fare con la curiosità. Non riuscivo a identificarla… forse sarebbe stato più facile, se fossi stata preparata.
«Ciao» mormorò una voce familiare dal banco accanto al mio.
Trasalii.
Era lui.
Jack.
Il ragazzo che mi aveva fatto sopravvivere all’Inferno.
Non mi aspettavo di incontrarlo già alla prima ora. Eccolo lì, la ragione del mio Ritorno, ma tutte le parole che conoscevo mi si fermarono in gola. Avrei voluto abbracciarlo e allo stesso tempo fuggire lontano, ridere e piangere. Invece mi bloccai. Tutta quella strada solo per vederlo e non avevo minimamente pensato a cosa avrei fatto dopo!
Il tono di Jack era distaccato. O meglio, aveva tentato di farlo sembrare distaccato. Probabilmente io ero l’unica in grado di accorgersi che la sua era solo una finta.
Tenni la testa china, feci un respiro profondo e scelsi la più facile delle parole annodate in gola. Rilasciai l’aria il più lentamente possibile e la parola scivolò fuori: «Ciao».
Non c’era voce ad accompagnarla… solo l’aria che mi usciva dalle labbra.
Lui si girò dall’altra parte, per concentrarsi sulla professoressa Stone, e io mi domandai come avrei fatto ad arrivare alla fine dell’ora.


EverneathEverneath
di Brodi Ashton


TITOLO ORIGINALE: Everneath
EDITORE: De Agostini
TRADUTTRICE: Alessandra Maestrini
ANNO: 2016
PAGINE: 416
La serie Everneath è così composta:
#1 Everneath (Everneath) | #1.5 Inedito (Neverfall) | #2 Inedito (Everbound) | #3 Inedito (Evertrue)


Per molte, moltissime settimane Nikki Bennett è scomparsa, svanita nel nulla. Senza nemmeno una parola o una spiegazione. Perché una spiegazione razionale per quello che le è successo non c’è. Nikki è stata risucchiata all’Inferno, imprigionata in un mondo disperato e privata di tutte le emozioni. Adesso, però, le è stata data una possibilità: quella di tornare a casa per sei mesi, sei mesi soltanto. Nikki è decisa a riprendersi la propria vita. Vuole trascorrere ogni singolo minuto con la famiglia e con Jack, il ragazzo che ama più di se stessa. Ma c’è un problema: Cole, l’Eterno dal fascino oscuro che l’ha seguita dall’Oltretomba e che è pronto a tutto pur di riaverla. Nikki sa di avere pochissimo tempo per cambiare il proprio destino. Prima che l’Inferno la reclami… questa volta per sempre. L’indimenticabile storia di un amore maledetto e immortale. Il mito classico di Persefone torna a vivere nelle pagine del primo capitolo di una nuova, bellissima serie dalla suggestiva cornice paranormale.

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