Recensione ~ “La notte che ho dipinto il cielo” di Estelle Laure

Quando ho iniziato questa recensione non avevo alcuna idea di quello che avrei scritto, e in realtà nemmeno ora ce l’ho, a esser sincera. Ci sono alcune cose che non mi hanno convinta, molte altre che mi sono piaciute, quindi in realtà il voto reale sarebbe di mezzo punto inferiore a quello che trovate, ma son sottigliezze!
Spero WordPress mi assista e pubblichi la recensione: oggi ho lezione tutto il giorno dalle 8 alle 8 e le pause, soprattutto nel seminario con gli editori e gli editor di oggi pomeriggio non sono ammesse. Bon, vi auguro una bellissima giornata, amici ❤


La notte che ho dipinto il cieloLa notte che ho dipinto il cielo
di Estelle Laure


TITOLO ORIGINALE: This raging light
EDITORE: De Agostini
TRADUTTRICE: Giovanna Scocchera
ANNO: 2016
PAGINE: 278


Per Lucille, diciassette anni e una passione per l’arte, l’amore ha il volto della sorellina Wrenny. Wrenny che non si lamenta mai di niente, Wrenny che sogna un soffitto del colore del cielo. E poi ha il volto di Eden. Eden che è la migliore amica del mondo, Eden che sa la verità. Quella verità che Lucille non vuole confessare nemmeno a se stessa: sua madre se n’è andata di casa e non tornerà. Ora lei e Wrennie sono sole, sole con una montagna di bollette da pagare e una fila di impiccioni da tenere alla larga. Prima che qualcuno chiami i servizi sociali e le allontani l’una dall’altra. Ma è proprio quando la vita di Lucille sta cadendo in pezzi che l’amore assume un nuovo volto: quello di Digby. Digby che è il fratello di Eden, Digby che è fidanzato con un’altra e non potrà mai ricambiare i suoi sentimenti.
O forse sì?
L’unica cosa di cui Lucille è sicura è che non potrebbe esserci un momento peggiore per innamorarsi…



· Recensione ·

La luce, lui è come la luce. Mi ha toccato il braccio con la mano e io ne sento ancora il calore, Eden. Abbiamo mangiato un cheesesteak insieme. Si ricordava il mio cibo preferito. Mi ha fatto ascoltare della musica. Ha le labbra più perfette del mondo, come di seta. Mi bacia come se mi conoscesse da sempre. Quando mi dà una mano, è il migliore aiuto che potrei ricevere. Quando va via, mi sento sola al mondo.

La dolcezza è quello che questo romanzo mi ha lasciato, come un qualcosa di fondo che non abbandona nemmeno nei momenti più scoraggianti della vita di Lucille, tiene al caldo nonostante la situazione sia drammatica e non sembri esserci soluzione rapida, perché quando hai diciassette anni e tua madre abbandona tua sorella e te, con le bollette da pagare che si accumulano e pochi spicci che velocemente diminuiscono e devi barcamenarti tra scuola, compiti, una sorellina di dieci anni da accudire, senza farle sentire la mancanza di mamma e papà… be’, la vita non è propriamente in discesa. Niente è semplice per Lucille – nemmeno fidarsi degli altri -, non fa che pensare a quanto non sia all’altezza del compito, non sappia dare a Wren il giusto supporto né trovare una risposta ai loro problemi, senza allertare i servizi sociali e perderla. Accanto a sé ha non ha altri che l’amica Eden, il suo supporto morale che la fa sentire meno sola ma che non può aiutarla altrimenti, e Digby, gemello di Eden, di cui da sempre è cotta e che in tutta questa situazione inizia a starle più vicino, confondendola ancora di più, proprio quando non ne avrebbe alcun bisogno. Ma la sua fortuna è di essere una ragazza forte, tenace molto più di quanto possa sembrare e più di molti suoi coetanei, costretta a crescere dall’abbandono del padre, e del suo successivo ricovero in una casa di cura, e dal divenireCattura progressivo della madre sempre meno capace di prendersi cura delle due figlie senza il sostegno del marito. Costretta a prendere le redini della sua vita e non lasciarsi coinvolgere da niente, ma semplicemente badare alla più piccina di casa, e scacciando i pensieri sempre più prepotenti su Digby. L’incognita e l’innominabile, quel qualcuno che non potrà mai avere, perché già ha al fianco la ragazza perfetta, al cui confronto lei è solamente un impiastro mal riuscito, e perché in fondo è il fratello della migliore amica abbia mai avuto. E perché nella sua vita non c’è spazio per le emozioni forti, che non fanno ragionare, ma solo per la razionalità e la determinazione. Nient’altro può entrarci. Nessun altro, nemmeno. Perché Lucille deve farcela da sola, a ogni costo. Quello è il suo obiettivo.
La caratteristica essenziale del romanzo è di sicuro il suo rappresentare adolescenti assolutamente normali in condizioni del tutto straordinarie, per cui non si ritrovano eroi o eroine che sanno cosa vogliono e come ottenerlo o capaci di muoversi in situazioni disagevoli e scomode come se l’avessero sempre fatto o fossero nati per quello, ma piuttosto ragazzi che si vanno avanti a tentoni, sbagliando e senza la minima idea di quello che stanno facendo, preda spesso di sentimenti che non capiscono o da cui vogliono fuggire perché troppo potenti e destabilizzanti, confusi e senza alcuna sicurezza. Adolescenti, in toto. Anche nei loro errori e incomprensioni, nell’essere ancora piccoli per situazioni più grandi di loro. E forse questo è da una parte un punto forte del romanzo, ma l’ho trovato al contempo il suo punto debole, perché finisce per prendere il sopravvento la componente romantica, la quale mette in secondo, terzo pianto tutte le altre, che probabilmente meritavano più attenzione e approfondimento, finendo poi per rimanere sospese. Il che non necessariamente è un male. Voglio dire, è realistico. Nella this raging lightvita raramente le mille questioni attive trovano risposta tutte assieme, per cui la sospensione ci sta ed è anzi apprezzabile; quello che avrei voluto vedere in realtà è un porre non dico sotto la stessa lente d’ingrandimento tutto quello che succede nella vita di Lucille quanto però che si desse importanza anche alla questione non proprio secondaria com’è quella familiare. Mi è sembrata accantonata in fretta per far spazio al romance, ecco.
Tuttavia, La notte che ho dipinto il cielo rimane una piacevole lettura, brillante nella sua semplicità, fatta di personaggi ben delineati e di forte impatto nel loro essere veri fino al midollo e con una storia che nella sua tristezza e drammaticità richiama situazioni spesso attuali e non facili. Come non facile è la vita della sua protagonista e della sorellina Wren, sole senza genitori ma insieme, ed è forse la cosa che più mi è rimasta del libro, il loro rapporto. Intenso, pieno di alti e bassi e incomprensioni, scolpito di silenzi lunghi su quanto ognuna stia soffrendo ma anche di abbracci a notte fonda nel lettone di mamma e papà per scaldarsi e sentirsi più vicine, forti della presenza e della certezza dell’avere accanto l’altra e poter quindi sopportare, vivere meglio l’assenza e il dolore che questa porta con sé. Soprattutto quando ad alleggerire il peso c’è anche il ragazzo perfetto.

Forse siamo tutti fragili, dopotutto. Semplicemente crolliamo per motivi diversi.

4/5
📚📚📚📚

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