Recensione ~ “Al centro dell’universo” di Morgan Matson

Credetemi se vi dico che questo è un romanzo da leggere. Niente di eclatante o sorprendentemente innovativo ma nella sua assoluta semplicità arriva in pieno allo scopo e, una volta terminato, ho subito avuto voglia di rileggerlo da capo. Cosa che mi capita di rado, a dirla tutta. Vi lascio la recensione e riprendo a studiare ❤


Al centro dell'universoAl centro dell’universo
Morgan Matson


TITOLO ORIGINALE: Since you’ve been gone
EDITORE: Newton Compton
PAGINE: 383
ANNO: 2016


Emily ha deciso di correre qualche rischio per trascorrere l’estate più travolgente della sua vita. Prima di Sloane, Emily non andava alle feste, parlava a malapena con i ragazzi, non aveva mai fatto niente di folle. Ma Sloane, un vero e proprio “tornado sociale”, è la migliore amica che si possa avere e l’ha tirata fuori dal suo guscio. Eppure, poco prima di quella che doveva essere un’estate epica, Sloane… scompare. Lascia solo un elenco di cose da fare: tredici bizzarri punti, come per esempio: Raccogliere mele durante la notte. Va bene, abbastanza facile. Ballare fino all’alba. Perché no? Baciare un estraneo. Che cosa?! Ma senza Sloane, Emily potrà farcela? Chissà cosa potrà succedere, con tutta un’estate davanti e l’inaspettato aiuto dell’affascinante Frank Porter…



· Recensione ·

In un certo senso, sapevo che i dettagli non erano importanti. Era il mio cuore, era una parte di me. E niente, di certo non qualche misero centinaio di chilometri, sarebbe riuscito a cambiarlo.

Emily non ha voce, non l’ha mai avuta e ora che l’amica Sloane è sparita nessuno si ricorda di lei se non come l’estensione di Sloane, quell’uragano brillante capace di catalizzare tutta l’attenzione su sé. E a Emily questo è sempre andato più che bene, fintanto che l’aveva accanto, ma nel momento in cui si ritrova sola, con la prospettiva di rimanerci l’estate intera, si rende conto di quanto Sloane negli ultimi due anni sia stata il centro del suo mondo, una luce attorno cui ruotare che, quando si spegne, la lascia sola al buio. Ora che è scomparsa, senza dirle niente e non rispondendo più al telefono, ciò che le resta è solo una lista di cose da fare che le ha inviato – consapevole che Emily da sola non avrebbe mai spuntato alcuna voce. E invece lo fa, un po’ per rabbia e un po’ perché crede che questo le darà risposte su dove sia finita l’amica, senza rendersi effettivamente conto che la lista più che avvicinarla all’amica la porterà dritta dritta a se stessa, a vivere in prima persona, un passo alla volta, superata una paura dopo l’altra. A essere Emily, prima ancora che l’appendice di Sloane di cui nessuno ricorda mai il nome né il volto. Ed è questo che mi ha colpito tanto del romanzo: il suo essere un romanzo per la quasi totalità incentrato sulla sua protagonista e sul suo percorso di crescita, che passa attraverso ilCattura superamento di prove che la spaventano ma anche col prender coraggio ed esporsi in prima persona. Insomma, tutte cose che Emily non si sarebbe mai sognata di fare – e non perché siano comunemente definibili “trasgressive”, ma semplicemente per paura – che la porteranno a conoscersi, fare nuove amicizie e, anche, a trovare le risposte che sta cercando.
Per me, immedesimarmi in lei è stato semplice, non ha richiesto nessuno sforzo e fin dal primo istante ho sentito le sue paure e i suoi pensieri comuni a quelli che aveva la me adolescente – e che forse in alcuni casi ancora mi porto dietro. Ho letto della sua estate con facilità, che non è però in questo caso sinonimo di semplicità, perché, sebbene lo stile sia chiaro e lineare e non si affrontino grandi tematiche che vanno per la maggiore negli ultimi anni, Morgan Matson tratta dell’adolescenza e dell’amicizia scavando nel profondo di tutte le loro dinamiche, illuminando quel periodo della vita in cui non si ha ben chiaro chi si è e dove si sta andando, mostrando come sia “normale” seguire quasi ciecamente le persone più carismatiche, quelle che sanno già ciò che vogliono, e rendendo palese quanto basti una parola per distruggere tutto, o un sorriso per ricostruire. In quell’altalena di sensazioni Since you've been goneche in fondo è l’adolescenza, qui resa in modo tale da far sorridere e stringere il cuore contemporaneamente, senza mai strafare, con personaggi che non hanno bisogno di essere sopra le righe per arrivare e parlar comunque dritto al cuore.
Va ammesso: Al centro dell’universo non è un libro fenomenale, di quelli che colpisce per il suo essere unico, fresco in un marasma di ripetitività. Quello che, tuttavia, lo differenzia da molti altri libri è – oltre alle meravigliose playlist di Emily e Frank – il suo essere una boccata d’ossigeno rigenerante in fatto di assoluta normalità: dalla lista delle cose da fare ai dialoghi, le situazioni e persino i ragazzi coinvolti. A cominciare, oltre che da Emily, da Sloane, al centro sempre del racconto e quasi mai presente, l’iincarnazione della frivolezza, del coraggio, che, pur risvegliando istinti omicidi talvolta per certi atteggiamenti, sembra nascondere più di quello che riesce a dire o a mostrare, e forse per questo si riesce a comprenderla e a renderla più umana di quanto possa apparire. Ma anche Frank, il rappresentante d’istituto con cui Emily stringe amicizia nel corso dell’estate, non è il bello e dannato dei romanzi teen né il nerd che ultimamente sta prendendo piede, ma un comune bravo ragazzo, concentrato sui suoi obiettivi e con un futuro che ha già programmato; e proprio per questo, ogni scena in cui compare è ancora più bella, perché è come se nel suo essere rilassato ma determinato riesca a coinvolgere anche Emily e aiutarla a uscire dal guscio. Senza grandi momenti o prese di coscienza, ma con piccoli cambiamenti e passi che ce la fanno vedere differente. Finalmente consapevole di se stessa. Ed è un qualcosa che realizza col supporto dei suoi nuovi amici, ma soprattutto sulle sue gambe e con la sua testa e per questo ancora più importante e bello da leggere.

Mi ha lanciato un’occhiata e ha abbozzato un sorriso. «Adesso sei la stella della serata», ha detto. Ha allontanato la mano dal fianco e lentamente, con delicatezza, ha scostato un boccolo ribelle dalla mia guancia. «Sei splendente».
Mi si è mozzato il fiato. Di solito i ragazzi dicono certe cose di Sloane, e non di me.
«Che c’è?», ha domandato Frank, con gli occhi fissi nei miei.
«È solo…». Ho respirato, tremante. «Nessuno mi ha mai detto una cosa del genere».
«Gli altri non vedono quello che vedo io», ha risposto lui.

4/5
📚📚📚📚

Annunci

Ciao lettore! Se hai letto il post, mi piacerebbe che lasciassi traccia del tuo passaggio facendomi sapere cosa ne pensi per scambiare due chiacchiere. Ti va?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...