Recensione ~ “Per un anno d’amore” di Gayle Forman

Buon pomeriggio, gente! Secondo voi si può aver lezione alle 18 di un lunedì sera? È legale? Vi lascio immaginare lo spirito con cui sto andando a prendere il treno… Meglio pensare ai libri, va. Tipo questo, che, a dispetto della copertina che proprio non mi piace, è sicuramente una delle migliori letture fatte dall’inizio dell’anno.

Per un anno d'amorePer un anno d’amore
di Gayle Forman


TITOLO ORIGINALE: Just one year
EDITORE: Mondadori
TRADUTTRICE: Alessandra Guidoni
ANNO: 2014
PAGINE: 395
La serie Just one day è così composta:
#1 Per un giorno d’amore (Just one day| #2 Per un anno d’amore (Just one year| #2.5 Just one night


Nel giro di ventiquattro ore Willem e Allyson si sono trovati, innamorati e poi persi. La loro avventura folle e romantica a Parigi è finita prima del previsto. Nulla rimane di quella notte, tranne un orologio. E la borsetta di Allyson, in cui Willem spera di trovare un indirizzo, una speranza, un appiglio che lo riporti sulla strada verso la sua “Lulù”, soprannominata così per via della somiglianza con l’attrice Louise Brooks. Ma il tempo, come spesso capita, scorre veloce e la vita fa il suo corso. La passione per il teatro porta Willem in giro per il mondo, dove farà tanti incontri, stringerà nuove amicizie, proverà a dimenticare. Ma una domanda lo segue a ogni passo: quell’orologio, unico ricordo di un amore durato solo una notte, scandirà il tempo per ritrovarsi?



· Recensione ·

C’è una differenza abissale tra il perdere qualcosa che sapevi già di possedere e perdere qualcosa che hai appena scoperto di avere. La prima cosa genera disappunto; l’altra, invece, è una perdita vera e propria.
Non l’avevo mai realizzato. Ma ora lo capisco bene.

Nel primo romanzo di questa duologia, Willem scompare dopo una manciata di pagine, lasciando con l’amaro in bocca per il mancato sviluppo di un personaggio interessante: di lui ci rimane l’idea di un ragazzo misterioso, solitario, sorridente, viaggiatore con lo zaino in spalla che segue soltanto il suo istinto e che non si è mai dato il tempo di approfondire la conoscenza di nessuno. Si ha l’idea, insomma, che di lui ci sia molto di più da sapere ma non lo si possa fare, perché le luci sono proiettate, giustamente, su Allyson. E questo secondo volume è la sua occasione di parlare e mostrarsi, di farsi conoscere.
La storia comincia dove si concludeva la prima parte del volume precedente, ovvero al risveglio, quando le strade dei due ragazzi si dividono e se grazie a Per un giorno d’amore sappiamo cosa prova Allyson non trovando Willem accanto a sé al mattino, qui riusciamo a scoprire quello che attraversa la mente di lui, perché se n’è andato, cosa ne è stato di lui. Possiamo rispondere alle domande che per un anno intero si sono affastellate nella testa di Allyson. E veniamo a sapere che se lei lo sta cercando, in un certo senso lo fa anche lui, ma senza avere un nome la ricerca è più complicata di quello che appare, specialmente se Willem nemmeno sa capire in che modo e per quale motivo lei sia arrivata a superare la barriera che tre anni di vita on the road avevano costruito, riuscendo, obbligandolo, ad affezionarsi, prendersi cura di qualcun’altro. E tornare alla normalità non è così semplice. Ad attenderlo a casa non ci sono più i suoi genitori: il padre Bram è morto tre anni prima ed è la causa della sua immediata partenza dai Paesi Bassi e della scelta di vita che lo ha portato a girovagare; la madre Yeal, dopo esser diventata vedova, si è affrettata a mettere in vendita la chiatta che Bram aveva reso una casa meravigliosa ed è partita per l’India, rimanendo in contatto sporadicamente col figlio. Ma d’altronde, anche se entrambi fossero a Utrecht, per lui non ci sarebbe posto, perché Will si è sempre sentito di troppo nel bel mezzo della storia d’amore perfetta dei suoi genitori e ha colto la palla al balzo, nel momento della perdita del padre, per prendere le distanze da una madre che non ha mai sentito al suo fianco. E scappando lascia decidere tutto al caso, al destino, a quello che gli si presenta davanti, senza consapevolmente prendere una decisione.
Potrebbe apparire, proprio per questo, un personaggio povero, scarno di emozioni, incapace dianteprima-per-un-giorno-damore-per-un-anno-da-L-vyVSwB prendere in mano la sua vita e darle una direzione, eppure è semmai l’esatto opposto, solo che ci impiega del tempo per capirlo e rendersi conto che un solo giorno a Parigi con Lulù l’ha cambiato nel profondo, che vuole più dalla vita che relazioni usa e getta e incidenti casuali che gli regalano incontri con persone straordinarie che poi scompaiono per sempre dalla sua vita. E per questa ragione il suo viaggio, dentro di sé e in India dalla madre, è molto più lento di quello di Allyson ma in un certo senso più gratificante, perché permette di cogliere ogni minimo cambiamento, i meccanismi in cui lavora incessantemente la sua mente per rendergli accettabile l’esser cresciuto.
Tutto è così realistico, comprensibilmente verosimile tra queste pagine da aver reso Per un anno d’amore uno splendido ritratto anche del rapporto madre-figlio, oltre che della scoperta di sé. Non solo infatti non ci viene spiegato niente della famiglia e occorre collegare i pensieri di Willem per ricostruire il quadro generale, ma anche il rapporto tra i due è così palesemente sfilacciato, pieno di silenzi e parole non dette da apparire dolorosamente reale. E se riscrivere la storia è impossibile, forse però è possibile cambiare il presente e optare per un futuro migliore, un rapporto migliorato e aperto, non perfetto ma consapevole: la chiave di tutto sta nel passato, da ricostruire e accettare.
Ma oltre alla famiglia, oltre il percorso di consapevolezza di Willem, c’è l’amore, molto più che nel romanzo precedente a mio parere. Sebbene Lulù (ri)viva solamente nei pensieri e nei ricordi del ragazzo, in spezzoni di dialoghi e momenti che gli tornano alla memoria improvvisamente e nei modi più disparati, la sua presenza è costante, fondamentale perché lui realizzi di non esser più quello che partì tre anni prima ma nemmeno quello che era prima del loro incontro. Che è Just one yearcresciuto, senza che se ne rendesse conto, più in un solo giorno di quanto abbia fatto in anni interi.
Ciò che più ho amato di questo romanzo, assieme col precedente, è il continuo parallelismo tra i due eppure l’esser profondamente differenti l’uno dall’altro, cosa che porta i ragazzi a rincorrersi, arrivare a un soffio dall’altro senza però fare quel passo in più, contribuendo a far crescere la suspense e ad accrescere l’idea che, nonostante si percepisca che i due – grazie al giorno trascorso assieme – sono cambiati e potrebbero perciò vivere benissimo separati, Willem e Allyson sarebbero meravigliosi insieme, come lo erano e lo saranno sempre Yael e Bram. Un amore destinato ma soprattutto conscio, fatto di due persone che lavorano per restare unite a dispetto di tutto quello che accade. Che è un po’ quel che fanno entrambi nel ricercarsi nel mondo senza certezza di ritrovarsi.

— Senti, io non voglio svilire la magica mano del fato. Dopotutto, sono un’attrice, e un’attrice shakespeariana, per giunta. Ma non può neppure essere l’unica forza che regola la tua vita. Devi essere tu a reggere il volante. In ogni caso, è vero, stiamo avendo questa conversazione perché la mia auto, la mia cara adorabile macchinina — la vezzeggia, accarezzando il cruscotto — ha avuto un piccolo intoppo meccanico. Ma sei stato tu a chiedermi un passaggio e a convincermi a dartelo e, con ciò, screditi immediatamente la tua teoria. È stato libero arbitrio, Willem, un puro atto di volontà. A volte il fato, la vita, o come preferisci chiamarla, lascia una porta socchiusa e tu ti ci infili. Altre volte, invece, chiude la porta a chiave e tu ti devi dare da fare per trovarla, o devi forzare la serratura, o addirittura buttarla giù quella dannata porta. Altre volte ancora, non te la mostra neppure la porta e tu devi costruirtela da te. Ma se continui ad aspettare che qualcuno te le apra, le porte… — lascia la frase in sospeso.
— Cosa?
— Credo che farai già fatica a ottenere una felicità singola… figuriamoci una porzione doppia…

5/5
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2 pensieri su “Recensione ~ “Per un anno d’amore” di Gayle Forman

    • Sì, esatto! Ho avuto lo stesso problema per due anni. Quelle copertine sono davvero un orrore, non so dove sia stato possibile trovare una foto così orribile e decidere di usarla come cover. Però davvero sì, se superi la paura, son sicura che ti innamorerai alla follia! Io ho già voglia di rileggerli *_*

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