Recensione ~ “Per un giorno d’amore” di Gayle Forman

Buonasera, miei cari! Com’è stato l’inizio di settimana? Per me direi strano, nel senso che dopo aver fatto la maratona per gli Oscar come di consueto, ho dormito la mattina e un po’ il pomeriggio – prima di scoprire che la lezione delle 18 era stata cancellata! – e sono un attimo rintronata. Ma vabbe’, tanto lo sono pure di solito… Senza perdermi in troppi discorsi vi lascio la recensione di un libro la cui lettura ho rimandato per mesi e mesi – perché mi spaventava la copertina, devo ammetterlo – ma che mi è piaciuto da matti. Ovviamente l’ha scritto quella garanzia che è Gayle Forman.

Per un giorno d'amorePer un giorno d’amore
di Gayle Forman


TITOLO ORIGINALE: Just one day
EDITORE: Mondadori
TRADUTTRICE: Alessandra Orcese
ANNO: 2013
PAGINE: 372
La serie Just one day è così composta:
#1 Per un giorno d’amore (Just one day| #2 Per un anno d’amore (Just one year| #2.5 Just one night


Finite le superiori, Allyson parte dalla Pennsylvania per un tour in Europa, insieme alla migliore amica Melanie. Non sa ancora che l’amore, quello che fa perdere la testa e sconvolge ogni sicurezza, diventerà il suo compagno di viaggio. A Stratford-upon-Avon, il paese di Shakespeare, conosce infatti Willem, affascinante ragazzo olandese, che recita in una rappresentazione underground della Dodicesima notte. Fra i due scocca la scintilla… e Willem propone ad Allyson di seguirlo a Parigi per trascorrere un giorno e una notte insieme. Lei, per la prima volta nella sua vita, decide di seguire l’istinto e provare, finalmente, a scoprire un’altra se stessa. Ma il mattino dopo si ritrova sola. Willem è scomparso. Che fine ha fatto? Era amore o l’ennesima illusione sul palcoscenico della vita?



· Recensione ·

Un giorno in più. È tutto quello che chiedo. Soltanto un giorno in più. Non riesco ad andare oltre con il pensiero. Oltre, le cose si complicano. I voli vengono rimandati. I genitori vanno nel panico. Però, un giorno in più. Un giorno lo posso conquistare con uno sforzo minimo, senza mettere in agitazione nessuno eccetto Melanie. Che capirà. Alla fine.
Una parte di me sa che un giorno in più non servirà ad altro che a rimandare la sofferenza. Ma un’altra parte la pensa in un modo diverso. Nasciamo in un giorno. Moriamo in un giorno. Possiamo cambiare in un giorno. E possiamo innamorarci in un giorno. Tutto può accadere in un giorno soltanto.

Non credo riuscirò a scrivere questa recensione. La capacità di quest’autrice di condensare in una sola giornata – o comunque in un tempo brevissimo – vicende intense mi stupisce ogni volta. Infatti, se in Resta anche domani la vicenda si svolgeva in pochi giorni e in Resta sempre qui in una sola notte, stavolta invece la prima parte del romanzo si svolge nell’arco di ventiquattr’ore: seguiamo infatti Allyson da Londra a Parigi, da un mattino a quello successivo, accompagnata da Willem ed è facile farlo, salire su quel treno con lei e vedere il mondo attraverso i suoi occhi. Crescendo con lei. In appena una giornata. Succede tanto, in un solo giorno, se ci si lascia andare: niente di perfetto o capace di far storcere il naso chi è alla ricerca della verosimiglianza a ogni costo, ma tutto vero, reale, forse per la prima volta nella vita di Allyson. Che Allyson in realtà non è più: smessi i panni dell’adolescente perfetta, che studia e non crea mai un problema ai genitori, diventa – rinominata da Willem che la conoscerà solo così – Lulù, finalmente libera di essere quello che più desidera senza pensare alle conseguenze, senza vincoli. Capace di assaporare libertà e felicità a pieni polmoni accanto a chi del non avere limiti ha fatto la propria filosofia di vita.
Un giorno soltanto, ma che l’ha cambiata. Peccato sia passato e al risveglio Willem sia scomparso e a Lulù, tornata d’un botto Allyson non resta che tornare a Londra, recuperare l’amica dagli zii e tornare a casa, alla vita di tutti i giorni, quella che la vede partire per il college per diventare medico, come sua madre ha sempre voluto per lei. Ma più passano le settimane più quella vita le sta stretta, perché sa a cosa sta rinunciando: a se stessa, alla possibilità di stabilire chi essere e diventare; perché in fondo Per un giorno d’amore più che di quest’ultimo parla della scoperta di sé e del percorso di crescita che occorre fare per arrivare a conoscersi, a sentire la propria voce e farla sentire agli altri. Ma per Allyson non è semplice tornare a essere Lulù, essere pienamente se stessa senza, al tempo stesso, deludere i suoi genitori, allontanare e allontanarsi dall’amica di sempre Melanie – colei che è capace di cambiare costantemente per capirsi. Non è semplice lasciar entrare nella sua vita altre persone, far spazio per nuove conoscenze senza sentirsi in colpa, specialmente Dee, conosciuto durante il corso Shakespeare out loud (Shakespeare ad alta voce) – corso che le ricorda Willem, teatrante girovago, ma che le permette anche di capire che le differenti sfaccettature della sua personalità fanno tutte parte di lei. E sta a lei accettarlo e trovare la sua strada, sulle sue gambe e contando solo su se stessa, come era stata capace di fare con Willem a Parigi – che in qualche modo l’aveva spinta a sbloccare qualcosa dentro di sé – ma stavolta deve farlo Just one dayda sola. Sono infatti tre i viaggi che affronta Allyson: il primo, a Parigi, accompagnata da Willem, che le mostra quello che può essere e vuol essere, il secondo, durante il primo anno di college, in una vita che non ha scelto e che non fa per lei, e infine l’ultimo, che la riporta a Parigi, e poi nei Paesi Bassi alla ricerca di Willem e alla conquista di sé.
Lei l’unica protagonista, al centro della storia, con i suoi tormenti e i suoi silenzi, la sua voglia di urlare e la paura di farlo, divisa tra il dolore di deludere chi più l’ama e il terrore di smarrirsi totalmente. Allyson è un personaggio straordinario, in cui è facile immedesimarsi ma soprattutto per cui è semplice fare il tifo. Non perché ritrovi Willem, che è secondario, qualcuno di cui non si sa praticamente niente e scompare a metà romanzo – e non starò qui a dirvi se farà ritorno -, ma perché trovi se stessa e vinca il suo essere dilaniata.
Amo Gayle Forman, sapete? I suoi non sono semplicemente libri, sono vicende che continuano a far pensare, personaggi che parlano direttamente al cuore del lettore, storie che entrano dentro e rimangono in maniera indelebile. Ma più di tutto sono parole d’ispirazione, a cui si continua a pensare per giorni, che rimangono con noi inconsapevolmente. E questo è il mio tipo preferito di romanzo: quello che ti cambia, che ti fa pensare. Non necessariamente un romanzo che mi piace da matti – come è questo caso – ma che rimane, a lungo. Forse per sempre.

— Innamorarsi è questo. — Con la punta del dito raccoglie un po’ di Nutella da dentro la crêpe e me la spalma sull’interno del polso. È calda e oleosa e si scioglie sulla mia pelle sudata, ma prima che possa colare giù Willem si lecca il pollice, la raccoglie e se la mette in bocca. Il tutto accade in un attimo, come quando una lucertola ingoia una mosca. — Invece amare è questo. — Mi prende l’altro polso, quello dove porto l’orologio, e sposta il cinturino finché non trova quello che cerca. Di nuovo, si lecca il pollice. Solo che questa volta lo strofina sulla mia voglia, con forza, come se cercasse di cancellarla.
— Amare è come un segno sulla pelle? — scherzo, e ritraggo il braccio. Però la voce mi trema lievemente, e il punto della mia pelle dove si asciuga l’impronta del suo pollice umido è come se bruciasse.
— È qualcosa che, per quanto ci provi, non puoi più cancellare.
— Stai paragonando l’amore a… una macchia?

5/5
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