Chi di teaser ferisce

Ho iniziato ieri un libro che non era in programma questo mese, ma, ehi il Kobo l’ha aperto di sua spontanea iniziativa e a quel punto ho visto che si trattava di Gayle Forman e non ho potuto rifiutare. Anche se la copertina italiana di questo romanzo è una delle più brutte che io abbia mai visto: a fondo del post, quando la vedrete, mi darete ragione, lo so!
Vi auguro una bellissima giornata, a dispetto del trantran che riprende e della pioggia ❤

Per un giorno d'amore

— Non è proprio eccitante quanto Parigi — le rispondo.
— Ma dai! Non starai mica ancora recriminando per quella storia? — si rivolge a Willem. — Dopo Roma dovevamo andare a Parigi, ma i controllori di volo hanno indetto uno sciopero, le partenze sono state cancellate, e la città era troppo lontana per arrivarci in pullman. È ancora arrabbiata per quello.
— Scioperano sempre per qualcosa, in Francia — concorda Willem, con un cenno del capo.
— Hanno sostituito Parigi con Budapest — spiego. — Mi è piaciuta, Budapest, ma non posso credere di essere così vicino a Parigi e di non andarci.
Lui mi fissa pensieroso. Arrotola una cinghia dello zaino intorno al dito. — Allora vacci — dice.
— Dove?
— A Parigi.
— Non posso. La tappa è stata cancellata.
— Vacci ora.
— Il viaggio è finito. E poi, probabilmente c’è ancora lo sciopero.
— Puoi andarci in treno. Ci vogliono due ore, da Londra a Parigi. — Guarda il grande orologio sulla parete. — Potresti arrivare a Parigi per l’ora di pranzo. A proposito, laggiù fanno dei panini molto più buoni.
— Ma… non parlo francese. Non ho una guida. Non ho neppure denaro francese. Usano gli euro là, vero? — Accampo ragioni come se fossero quelle il vero motivo per il quale non posso andare quando, in realtà, è come se Willem mi suggerisse di salire su un razzo diretto sulla Luna. Lo so che l’Europa è piccola e c’è gente che fa cose del genere. Ma io no.
Mi sta ancora fissando, con la testa lievemente inclinata.
— Non funzionerebbe — concludo. — Non so niente di Parigi.
Willem lancia uno sguardo all’orologio sul muro della stazione. Poi, dopo una breve pausa, si volta verso di me. — Io la conosco bene, Parigi.
Il mio cuore comincia a fare assurdi sobbalzi ma la mia mente, sempre razionale, continua a elencare le ragioni per cui la cosa non può funzionare. — Non so se ho abbastanza soldi. Quanto costa il biglietto? — Frugo nella borsa per contare il denaro che mi è rimasto. Ho qualche sterlina per superare il fine settimana, una carta di credito per le emergenze, una banconota da cento dollari che la mamma mi ha dato per le emergenze assolute, in caso la carta di credito non funzioni. Ma questa proprio non si può definire un’emergenza. E se utilizzassi la carta, i miei genitori lo verrebbero a sapere e si preoccuperebbero.
Lui infila una mano in tasca e ne estrae una manciata di valuta straniera. — Di questo non ti preoccupare. È stata un’estate proficua.
Fisso le banconote che stringe in mano. Davvero farebbe una cosa simile? Portarmi a Parigi. E perché poi?
— Abbiamo i biglietti per vedere Let it Be, domani sera — dice Melanie, assumendosi il ruolo di Voce della Ragione. — E partiamo domenica. E tua madre darebbe di matto. Davvero, ti ucciderebbe.
Guardo Willem, ma lui si stringe nelle spalle, come se non potesse negare che sia vero.
E io sto per lasciar perdere e ringraziarlo dell’offerta, poi però è Lulù a prendere in mano la situazione, perché mi giro verso Melanie e le dico: — Non può uccidermi se non lo scopre.
Lei fa un verso sprezzante: — Tua madre? Lo scoprirà di sicuro.
— Non lo farà, se tu mi copri.
Non dice nulla.
— Per favore. Io ti ho coperto un sacco di volte in questo viaggio.
Melanie sospira drammatica. — Ma io sono andata al pub. Non in un’altra nazione.
— Hai appena finito di criticarmi perché non faccio mai colpi di testa di questo tipo.
A quel punto non sa cosa rispondermi. Cambia tattica. — Come faccio a coprirti, se chiama sul mio cellulare per parlare con te? E lo farà di sicuro. Sai che lo farà.
La mamma si è arrabbiata moltissimo perché qui il mio cellulare non funzionava. Ci avevano detto che era tutto a posto e, quando si è scoperto che non era così, lei è andata su tutte le furie e ha chiamato la società di telefonia ma, a quanto pare, non c’era nulla da fare, era un problema di banda non compatibile. Non è stato così grave, in fondo. Lei aveva una copia del nostro itinerario e sapeva a che ora poteva chiamarmi al telefono dell’albergo in cui pernottavamo; e quando non ci riusciva chiamava sul cellulare di Melanie.
— Potresti tenere il telefono spento, così parte la segreteria — suggerisco. Guardo Willem che ha ancora la mano piena di banconote. — Sei proprio sicuro di volerlo fare? Credevo che dovessi tornare in Olanda.
— Anch’io. Ma forse i venti mi sospingono in un’altra direzione.
Mi volto verso Melanie. A questo punto, la cosa dipende da lei. Scruta Willem, strizzando gli occhioni verdi. — Se stupri o uccidi la mia amica io uccido te.
Lui fa un verso sprezzante. — Voi americani siete così violenti. Io sono olandese. Il peggio che le posso fare è investirla con la bicicletta.
— Dopo esserti fumato una canna! — aggiunge Melanie.
— D’accordo, forse c’è anche questa possibilità — ammette Willem. Poi mi guarda e un fremito mi attraversa. Ho davvero il coraggio di farlo?
— Allora, Lulù? Cosa ne dici? Vuoi andare a Parigi? Per un giorno soltanto?
È una follia. Non lo conosco neanche. Mi potrebbero scoprire. E quanto riuscirò a vedere di Parigi in un solo giorno? Potrebbe andare tutto storto, in tanti modi. È la verità. Lo so. Ma non modifica il fatto che ci voglio andare.
Così, questa volta, invece di dire di no provo a fare una cosa diversa.
Dico di sì.

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Per un giorno d'amorePer un giorno d’amore
di Gayle Forman


TITOLO ORIGINALE: Just one day
EDITORE: Mondadori
TRADUTTRICE: Alessandra Olcese
ANNO: 2014
PAGINE: 395
La serie Just one day è così composta:
#1 Per un giorno d’amore (Just one day) | #2 Per un anno d’amore (Just one year)


Finite le superiori, Allyson parte dalla Pennsylvania per un tour in Europa, insieme alla migliore amica Melanie. Non sa ancora che l’amore, quello che fa perdere la testa e sconvolge ogni sicurezza, diventerà il suo compagno di viaggio. A Stratford-upon-Avon, il paese di Shakespeare, conosce infatti Willem, affascinante ragazzo olandese, che recita in una rappresentazione underground della Dodicesima notte. Fra i due scocca la scintilla… e Willem propone ad Allyson di seguirlo a Parigi per trascorrere un giorno e una notte insieme. Lei, per la prima volta nella sua vita, decide di seguire l’istinto e provare, finalmente, a scoprire un’altra se stessa. Ma il mattino dopo si ritrova sola. Willem è scomparso. Che fine ha fatto? Era amore o l’ennesima illusione sul palcoscenico della vita?

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