Young adult cliches that really get on my nerves

Io adoro gli young adult, praticamente sono tra i romanzi che leggo più spesso ultimamente ma non rendersi conto di quanto ripetano schemi identici è difficile. Lo capisco, eh. Ci si deve poter immedesimare, così come creare le giuste condizioni affinché si possa rientrare nel genere e via dicendo ma alcuni particolari sono abbastanza… fastidiosi. Specie se ripetuti e ripetuti e ripetuti senza sosta, a tal punto che la lettura ne viene pregiudicata. Per cui, ecco la lista delle dieci cose che per ora mi sono venute in mente e che proprio non tollero.

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1 – Hey, long time
no see, Bella Swan!

Sempre particolari e con qualcosa che le distingue dalla massa, bellissime ma inconsapevoli di esserlo (cosa che scoprono solo quando i vari tizi in questione consigliano loro di guardarsi bene allo specchio e smetterla di negare la verità), con nomi particolari – già, be’, perché altrimenti non potrai mai essere nessuno se hai un nome banale e comune – e con qualche trauma che serve solamente a renderle ancora più sensibili, profonde e (aggiungerei anche) insopportabili. A ciò si aggiungono il colore dei capelli (ultimamente sono tutte rosse per esempio) e gli interessi particolari che nessuno attorno a loro comprende.

2 – Aww you’re such a
cutiepie, aren’t you?

Il cattivo ragazzo, quello da cui dovresti guardare, che però sotto sotto ha il cuore tenero e dolce e aspetta soltanto l’arrivo della sua metà per mostrarlo e togliersi la maschera. Irritante.
Spesso è anche il maschio alpha, quello che marca il territorio come un cane, pedina la vittima – pardon, ragazza – di turno, tutte vorrebbero al proprio fianco (e non si capisce perché) e ha spesso qualche turba mentale e/o un passato losco e tetro che lo ha reso così incapace di fidarsi degli altri e un manipolatore esperto. Quello che tutte nella vita vorremmo prendere a bastonate, o perlomeno porre in custodia della polizia perché, di sicuro, qualche problema con la legge il maschio alpha ce l’ha sempre.

3 – May I help you, sir?

Ovvero quel momento in cui le malattie vengono usate come caratteristiche per dare profondità al carattere. Seriamente, ho letto così tanti libri in cui ci sono adolescenti (o i loro genitori) con problemi mentali o fisici o di dipendenza da sostanze/alcol da averne fin sopra i capelli. Mi urta davvero, ma davvero i nervi quando queste cose vengono tirate in mezzo senza cognizione di causa ma piuttosto per moda: quest’anno è toccato alla depressione, vedremo cosa ci riserva il 2016, no? Vorrei fossero cose trattate con la giusta delicatezza, non mi sembra poi di chiedere molto.

4 – Kaboom and love/hate it is

L’instalove, il colpo di fulmine tra i due protagonisti che fin dal minuto uno a pagina sette si lanciano occhiate furtive e mostrano un interesse l’uno per l’altro, che solitamente non può essere detto. Oppure, di contro, l’odio a pelle, a prescindere, senza alcuna motivazione, che durerà fino a metà libro all’incirca, quando scatterà la scintilla e che li separerà finché non oseranno guardare in faccia la realtà.

5 – What’s your age again?

Ovvero i ragazzini di sedici anni con dei fisici scolpiti, più palestrati di un modello di instagram (e credetemi, io ne so qualcosa a riguardo) e con una tartaruga da far sbavare/invidia a chiunque. Non so dove siano andati a scuola certi autori, ma quando andavo al liceo io il più bello era quello con meno brufoli sulla faccia e due peli stiracchiati che iniziavano a mostrare segni di quella che un giorno sarebbe stata una barba. Nessun fisico perfetto, anzi: o erano tutti mingherlini e ti facevano sentire pure cicciona con le loro gambette secche e lunghe, oppure avevano già quella panzetta che no, grazie, magari quando sarò proprio disperata e/o ubriaca. E le fossette? Ma chi le guardava a sedici anni, ragazzi, dai!

6 – Let’s put something new in:
what about a love triangle?

Ci sono sempre o quasi due ragazzi: quello cattivo, pessimo proprio, da cui la tipa dovrebbe proprio allontanarsi ma che la fa ridere e stare bene (e perdere la testa) e quello dolce, gentile e buono che dovrebbe volere accanto, ma noioso come una lezione di statistica alle otto e dieci, e seriamente innamorato di lei dall’asilo. Già sappiamo chi conquisterà la ragazza, vero?

7 – Wait… are we on
The Bold and the Beautiful?

Le tragedie alla qualunque spopolano. Lo capisco, servono a mostrare di che pasta sono fatti i personaggi e il loro potenziale ma è mai possibile che i libri young adult siano zeppi di morti in incidenti stradali, stragi, per mano di psicopatici e via dicendo? In che mondo vivono questi autori, Dio mio, e che razza di famiglie hanno? Se i genitori sono vivi – ed è un miracolo che in pochi possono permettersi di ottenere! -, sono negligenti, menefreghisti, spesso alcolisti o impasticcati in maniera improbabile che, quando non sono spiaggiati sul divano o fuori con l’amante, menano per una posata messa storta sulla tavola apparecchiata ma MAI nessuno se ne cura. Tipo che il figlio arriva a scuola in stampelle e occhi neri ma, ehi, “mi sono fatto male cadendo dalle scale” o “ho sbattuto contro uno spigolo”. Anche se sembra reduce da uno scontro con un tir in cui lui è il pedone che ha avuto decisamente la peggio.

8 – Three is the magic number

Questo non è proprio un cliché ma un’abitudine odiosa che ha a che fare coi romanzi per adolescenti: le trilogie non richieste, di quei libri che potevano terminare direttamente col primo volume ma che vengono tirate per le lunghe a fini meramente speculativi e che finiscono per sfasciare dei buoni capitoli uno. Non ne abbiamo bisogno, ci vanno bene anche gli autoconclusivi, anzi: pure meglio. Apprezzo tantissimo l’approfondimento di un universo, la caratterizzazione più sviluppata dei personaggi e delle tematiche che richiedono del tempo per essere affrontate e assimilate ma quando non si aggiunge niente ma si tira soltanto per le lunghe qualcosa che poteva esser concluso in modo migliore… NO.

9 – Besties for life.
Dunno why, but still

Sono sempre differenti dal/la protagonista, hanno un carattere più estroso (per esempio, la ragazza sarà sempre più festaiola e cercherà di trascinare la tipa a ballare o a una festa a cui non vuole andare), fanno sempre conquiste (cosa che demolisce la già precaria autostima dei loro BFF) e cercano di tirarli fuori dalla loro conchiglia e farli sciogliere. Finiscono poi quasi sicuramente per litigare rinfacciandosi da una parte la noia colossale dell’aver un/a amico/a più vecchio di un patriarca biblico e dall’altra un comportamento sempre sopra le righe e mai serio. Bla bla bla, il lieto fine li farà riavvicinare, non preoccupatevi.

10 – I screwed up big time, yep

C’è sempre quel momento in cui la tipa di turno fa un errore madornale facilmente evitabile usando un briciolo di cervello: si ubriaca per la prima volta, bacia/va a letto con un tipo a caso/il bad boy, risponde per le rime finalmente ai genitori psicopatici/alla mean girl o litiga con la migliore amica dandole pure della sgualdrina. Insomma, quel momento in cui tutto crolla inevitabilmente e la tizia mette in discussione tutto il suo mondo, salvo poi abbracciare il cambiamento e diventare quella che non avrebbe mai voluto essere e disprezzava.

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E questo è quanto, ma non metto fuori discussione l’idea di far una seconda puntata qualora uscissero ulteriori luoghi comuni di cui non se ne può più. Anzi, se ne avete qualcuno da suggerire, buttatelo pure nella mischia senza problemi!

Vi auguro una serena giornata, amici. Baci a profusione,
C.

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