Recensione ~ “Ti aspettavo” di J. Lynn, pseudonimo di Jennifer Armentrout

Erano secoli che non scrivevo due recensioni in pochissimo tempo! Sabato quella di un inedito in Italia, oggi quella di un romanzo che ho letto qualche anno fa e riletto lunedì scorso tutto d’un fiato come la prima volta. Era tempo di scriverne la recensione, e finalmente ce l’ho fatta.
Spero per voi sia un buon inizio di settimana, amici ❤


Ti aspettavoTi aspettavo
di J. Lynn, pseudonimo di Jennifer Armentrout


TITOLO ORIGINALE: Wait for you
EDITORE: Nord
TRADUTTRICE: Ilaria Katerinov
ANNO: 2013
PAGINE: 396
La serie Wait for you, di cui ogni romanzo è autoconclusivo, è così composta:
#1 Ti aspettavo (Wait for you) | #1.5 Ti fidi di me? (Trust in me) | #2 Stai qui con me (Be with me) | #2.5 La proposta (The proposal) | #3 Rimani con me (Stay with me) | #4 Torna con me (Fall with me) | #4.5 Dream of you | #5 Forever with you | #6 Fire in you


L’università è la sua via di fuga. Per cinque lunghi anni, dopo quella maledetta festa di Halloween, l’esistenza di Avery Morgansten è stata un incubo, ma adesso lei può finalmente ricominciare da capo. Tutto ciò che deve fare è arrivare puntuale alle lezioni, mantenere un profilo basso e – magari riuscire a stringere qualche nuova amicizia. Quello che deve assolutamente evitare, invece, è attirare l’attenzione dell’unico ragazzo che potrebbe mandare in frantumi il suo futuro… Cameron Hamilton è il sogno proibito di tutte le studentesse del campus: fisico atletico e ammalianti occhi azzurri, è il classico ribelle, dal quale una brava ragazza come Avery dovrebbe tenersi alla larga. Eppure Cam pare proprio spuntare ovunque, col suo atteggiamento disincantato, le simpatiche punzecchiature e quel sorriso irresistibile. E Avery non può ignorare il fatto che, ogni volta che sono insieme, il resto del mondo sembra scomparire, e lei sente risvegliarsi una parte di sé che pensava di aver perduto per sempre. Ma, quando inizia a ricevere delle e-mail minacciose e delle strane telefonate notturne, Avery si rende conto che il passato non vuole lasciarla andare. Prima o poi la verità verrà galla e, per superare anche quella prova, lei avrà bisogno d’aiuto. Ma la relazione con Cam sarà la colonna che la sorreggerà o lo “sbaglio” che la trascinerà a fondo?



· Recensione ·

«Ti seduco eccome.» Aprì il frigo e prese una bottiglia di succo d’arancia. Riempì due bicchieri e ne posò uno davanti a me. «Ma lo sto facendo con tale discrezione che non te ne sei ancora accorta.»

Questo è stato un dei primi new adult che ho letto, conscia anzi che fosse tale. Sono passati due annetti dalla prima volta che l’ho divorato in poche ore in version ebook e mi è bastato vederlo svettare nello scaffale dell’usato dopo un esame per sapere che l’avrei comprato e riletto più che volentieri; perché Ti aspettavo è un libro semplice da leggere, che scivola via come la stanchezza di quell’esame che avevo appena dato e che lascia con un sorriso beato in faccia. Non chiede molto, non pretende troppa attenzione e in cambio sa dare quella tenerezza, talvolta anche banale e sicuramente già vista, di cui alle volte ho proprio bisogno per staccare. Questo cerco nei libri di questo tipo. Non voglio pensare, ma solo spegnere il cervello e lasciar che le vicende altrui filino via ben sapendo che un lieto fine ci sarà sempre, nonostante tutto. Certo, sono intuibili le vie che la narrazione assumerà, così come il dramma che Avery si porta dietro ma non è questo ciò che conta, in un certo senso. Il dolore c’è, è proprio lì, in primo piano, ma tutto è trattato con delicatezza, quasi con un velo di ironia capace di stemperare anche il buio più nero di certe situazioni e non renderle protagoniste. Ed è un po’ questa la chiave dell’opera di J. Lynn – o Jennifer Armentrout, chiamatela come più vi aggrada insomma:Ti aspettavo quel che Avery ha subito è lì, così come lo è il passato di Cameron ma mai prendono pieno possesso della scena né risultano banalizzati o poco credibili. Credo esista un filo sottilissimo, una linea labile e su cui è difficile camminare quando si tratta di affrontare temi non propriamente semplici, per i quali la compassione e talvolta un uso troppo semplificato fanno scivolare verso la banalizzazione, l’improprio utilizzo a scopo di lucro che tanto mi fa arricciare il naso e propendere per un odio profondo per il libro in questione. Ma qui non mi è mai successo e, anzi, credo sia uno dei rari casi in cui l’autrice è riuscita a dosare le varie parti nel modo migliore, senza eccedere né dall’una né dall’altra parte.
Lento è infatti il percorso di conoscenza dei due, che li porta ad avvicinarsi l’uno all’altra in un modo così naturale da apparire realistico, credibile. Leciti sono i dubbi e le paure di Avery, e perfettamente normale la voglia di lui di conoscerla meglio, di provare ad abbattere le mura Wait for youinvalicabili che si è costruita attorno. E molto verosimili sono entrambi: se lei è quella protagonista forse più “classica” del genere, l’inesperta ragazza che non si fida di niente e nessuno – anche se a condire il cliché ci sono un umorismo inedito e una tenerezza che porta a tifare per lei -, lui è invece tutto l’opposto del ragazzaccio che ci si aspetterebbe e che solitamente trova redenzione alla fine del romanzo. Divertente, ironico e capace di presentarsi alla porta di casa con padella, uova e biscotti appena sfornati pronto a preparare la colazione, Cameron è il ragazzo perfetto e ideale che un po’ tutte sognano e sarei proprio folle a dire di non averlo gradito in maniera imbarazzante – anche se, ecco, potrei consigliargli di indossare le mutande. Cam e Avery sono, insomma, la perfetta metà dell’altro, quei protagonisti per i quali è naturale fare il tifo fin dal primo istante, con gli occhi a cuore come quando la propria OTP in un telefilm si avvicina e scambia due parole, e con una facilità impressionante. Merito anche, sicuramente, di uno stile fluido e leggero, incalzante al punto giusto e capace di mischiare sapientemente momenti alti e bassi. Sì, l’ho già detto: non è niente di nuovo, né di indimenticabile, ma è quel qualcosa di perfetto nel suo piccolo, capace di lasciare un ricordo piacevole a lungo e scaldare il cuore quando fuori imperversa il freddo. E ditemi se non c’è niente di meglio in giornate come queste.

«Tu sei un enigma, Avery Morgansten.»
Mi appoggiai al bancone e, sbalordita, lo guardai mangiare mezza pagnotta in un sol boccone. «Non direi proprio, semmai lo sei tu.»
«In che senso?»
Lo additai. «Hai appena finito quattro uova sode, stai mangiano mezza pagnotta e hai degli addominali che sembrano usciti dalla pubblicità di una palestra.»
Sembrò felicissimo di quel complimento. «Mi hai squadrato ben bene, eh, tra un insulto cocente e l’altro? Mi sento un uomo-oggetto.»

4/5
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