Se #unlibroèunlibro soltanto quando fa comodo

blog and stuff

Blog and stuff è una rubrica ideata da me a cadenza casuale che vuol proporre riflessioni totalmente random su temi letterari e libreschi e sull’editoria nostrana. Insomma, un modo per continuare a parlare di libri senza necessariamente parlare di uno in particolare e senza alcuna cadenza fissa.

 

 

Qualche giorno fa ho scritto un post, in pagina, sul digitale e su un caso che aveva attirato la mia attenzione, dopo aver letto quest’articolo e ho pensato fosse giusto riportarlo anche sul blog e approfondire un po’. Il problema è un po’ sempre lo stesso: quel digitale che non si riesce a capire come utilizzare, cosa farsene, a cui tutta la colpa viene attribuita: se non si legge, se si comprano poco i cartacei, se gli e-reader non vendono, se c’è crisi nell’editoria. Insomma, un capro espiatorio che colpe non ha se non quella di incarnare il progresso, quello spettro angosciante che terrorizza chi si lega alla sedia delle sue abitudini e le abbraccia non volendovi rinunciare a nessun costo. Non capendo che nessuno gliele vuole togliere, semmai dargli più scelta.
Parto dal presupposto che amo il cartaceo. Mesi fa ho avuto persino l’opportunità di lavorare su manoscritti medievali e posso solo dirvi che questo non ha fatto che cementificare l’amore che ho per la carta e avvicinarmi a pergamene e papiri; ma resistere al digitale letterario è come ancorarsi all’uso del telefono col filo quando ormai imperano i cellulari, ripugnare un portatile perché si è legati al vecchio PC desktop, rifiutare la televisione perché i film si guardano solamente al cinema, dire no alla possibilità di un treno che in due ore collega Firenze a Milano perché in auto ci si sente più al sicuro. Nessuno nega la qualità di queste esperienze, nessuno proibisce di farle, quel che vorrei si riuscisse a comprendere è che si può scegliere e che una cosa non esclude l’altra. Leggo in digitale da un annetto e continuo a comprare anche cartacei e a regalarli perché adoro le librerie straboccanti e niente mi mette più felicità dell’entrare in una casa e curiosare sulle mensole dei libri, ma in treno ogni giorno non posso portarmi tutti i libri che sto leggendo. Sono una lettrice onnivora e poligama, leggo tanto e addirittura troppo, tutto assieme spesso e volentieri perché così mi è stato insegnato e così sono anche costretta a fare per questioni di studio dovendo bilanciarmi tra corsi vari che necessitano più letture. Il digitale è, insomma, il migliore amico che io abbia, che un lettore possa avere perché è sempre con lui, quando vuole e ovunque vada, contenente la sua intera libreria se lo vuole. Cosa c’è di sbagliato in questo?
Ma non tutti l’hanno capito, tra i lettori, tra le case editrici. I primi che inneggiano al profumo della carta, quasi comprassero i libri per usarli come profumi o candele per ambienti, i secondi che le tentano di tutte per spingere i compratori ad acquistare solo cartacei o comunque a preferirli, con prezzi che di conveniente non hanno niente o addirittura posticipando l’uscita dell’ebook di mesi, se non di un anno. Trecentocinquantacinque giorni che differenziano, inducono una classificazione tra serie A e serie B tra i lettori di quest’autore e in generale, privilegiando i primi, obbligando i secondi, invece, a comprare il cartaceo, oppure attendere. O, nel caso più estremo, a ricorrere alla pirateria, perché sicuramente online sarà possibile trovarlo a breve un po’ ovunque, vista l’esistenza di quel macchinario tecnologico che è lo scanner (che ha visto la luce ben più di cinquant’anni fa ma shhh). Riesco a comprendere una scelta di marketing che è volta a batter cassa, a vendere quel che si produce a maggior spesa – seppur mascherata dalla nobile causa di combattere la pirateria – e, anzi, da un certo punto di vista l’appoggio. Spesso mi fa ridere leggere, infatti, di chi non comprende che le case editrici non sono enti benefici o caritatevoli ma società che devono, pretendono di sopravvivere in una stagnazione del mercato che le affossa sempre più, in una crisi economica che vede la luce nella notte dei tempi e da cui uscire sembra sempre più difficile. Tuttavia, scegliere di dividere i propri lettori in due categorie, favorirne una e lasciar che l’altra si adegui alla prima o se ne faccia una ragione è un autogol che nel 2015 non credo ci si possa più permettere.
12132430_1651663778438435_5961030274290095131_oIn Italia si legge poco. Triste verità, ma la colpa non sta nel digitale né nell’arrivo degli e-reader in concomitanza con il boom dei tablet (voglio sperare che un lettore assiduo e attento sappia riconoscere i benefici della lettura sui primi e gli svantaggi, invece, derivati dai secondi), quanto secondo me nella mentalità. Che non riesce a comprendere quanto e come far fruttare un mercato dai margini ampissimi e ancora inesplorati. Capiamoci, non pretendo che una casa editrice lanci sul mercato libri in formato digitale a un euro. Sarebbe assurdo, impensabile per il lavoro che comunque c’è dietro, perché, ripeto, la Caritas è un’altra cosa. Certo, produrre un digitale è più leggero e semplice di quanto non sia produrre e distribuire un cartaceo, sicuramente più costoso dal punto di vista materiale, ma vi assicuro che dar vita a un libro digitale e curarne tutte le sue fasi non è così banale come sembra e, oltre più, frutto comunque del lavoro serrato di qualcuno che ha tutto il diritto di esser ripagato. Quel che mi lascia spesso, però, basita è la differenza di prezzo tra i due. Vi faccio un esempio: Un magnifico equivoco per Garzanti di Jamie McGuire all’uscita costava in formato cartaceo con copertina rigida 8,50 euro, l’ebook 6,99. Non ci trovate niente di ironico? Un euro e cinquantuno in meno che ovviamente farà preferire il cartaceo, oltretutto anche in copertina rigida: chi mai sceglierebbe il contrario?
Be’, è un’editoria che cerca di far quadrare i conti, chiaramente, ma anche un’editoria che vede nei lettori solamente persone da raggirare e non più semplici acquirenti, coloro che danno ragione al loro mestiere di esistere. È un’editoria che mi spaventa, francamente, una in cui non mi attrae granché lavorare. Perché non riesce a comprendere che l’ebook aiuta anche il cartaceo, lo risolleva, ne aumenta le vendite (così, almeno, è stato il caso degli USA) e perché ha margini di contribuzione più alti: a conti fatti, quel che rimane all’editore della vendita di un cartaceo (tolti i costi di produzione, distribuzione, copyright ecc.) è il 15% del prezzo di copertina, percentuale che sale al 38% per un ebook. Ecco perché non capisco la scelta di Hachette, Harper Collins, Simon & Schuster, Penguin, Macmillan e Apple di dichiarare guerra ad Amazon nel momento in cui chiede di abbassare i prezzi degli ebook: un’idea che, a detta del colosso delle vendite online, avvantaggerebbe tutti, sia i lettori (che risparmiano), che gli autori, specialmente quelli nuovi del mercato (che venderebbero di più) e persino gli editori, per i margini di cui sopra.
Da dove deriva quindi tutta questa resistenza, quest’amore morboso per la carta? Forse la si può ricondurre alla paura che l’ebook soppianti definitivamente il cartaceo, che gli faccia fare la fine di un floppy-disc e quindi condanni a morte lui e le librerie (collegate a una casa editrice o meno) come si chiedono su Finzionimagazine?  Francamente la vedo un’ipotesi assai remota, ben lontana dal prender vita, visto che dati dimostrano come l’acquisto dell’ebook favorisce, incentiva addirittura la vendita dei cartacei (io stessa dopo aver letto ebook che amo corro a comprarne il cartaceo non appena possibile) e avvicina alla lettura anche chi non ne era interessato. Insomma, per come la vedo io, i due formati possono (in realtà, devono) trovare un modo di convivere, perché in un mondo sempre più digitalizzato opporsi e puntare i piedi come bambini bizzosi di fronte all’inevitabile nuovo è stupido e destinato al fallimento. Il cambiamento avviene e non importa quanto ci si opponga. Sta già succedendo ed è inutile fare gli struzzi.
Comprendiamoci: chi ama la lettura, la ama a prescindere. A prescindere dal formato.

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2 pensieri su “Se #unlibroèunlibro soltanto quando fa comodo

  1. Bell’articolo 🙂 sono d’accordo su molte cose, sinceramente anche io sono stanca di vedere persone che si schierano fortemente contro gli ebook, perché, come dici tu, quello che conta in un libro è il suo contenuto e non certo il formato o l’odore… e soprattutto non capisco perché ci si debba schierare in due fazioni… io leggo molti ebook, ma ovviamente leggo anche molti cartacei, non potrei rinunciare a nessuno dei due…
    e anche io non sopporto quando palesemente i prezzi degli ebook sono così simili a quelli cartacei…

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Ciao lettore! Se hai letto il post, mi piacerebbe che lasciassi traccia del tuo passaggio facendomi sapere cosa ne pensi per scambiare due chiacchiere. Ti va?

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