Recensione · “Resta anche domani”, di Gayle Forman

Buongiorno, amici ❤ Come sta trascorrendo la vostra settimana? Spero alla grande. La mia sicuramente sì e continuerà a farlo, visto che posso godermi finalmente delle giornate di ozio e ho intenzione di riempirle di letture a non finire. Nel frattempo, perché non occuparsi anche delle recensioni infinite che ho in arretrato? Ho letto questo libro qualcosa come due anni fa, ma non so per quale motivo ancora non ne avevo scritto la recensione. Ad ogni modo, eccola qua!
Quasi dimenticavo, qualora foste interessati, il 13 ottobre è in uscita nella collana Oscar Mondadori, in copertina flessibile ❤


downloadResta anche domani
di Gayle Forman


EDITORE: Mondadori
TRADUTTRICE: Simona Mambrini
ANNO: 2014 (p.e. 2009)
PAGINE: 246
La serie If I stay è così composta:
#1 Resta anche domaniIf I stay | #2 Resta con meWhere she went


Non ti aspetteresti di sentire anche dopo. Eppure la musica continua a uscire dall’autoradio, attraverso le lamiere fumanti. E Mia continua a sentirla, mentre vede se stessa sul ciglio della strada e i genitori poco più in là, uccisi dall’impatto con il camion. Mia è in coma, ma la sua mente vede, soffre, ragiona e, soprattutto, ricorda. La passione per il violoncello e il sogno di diventare una grande musicista, l’ironia implacabile di Kim e la scazzottata che ha inaugurato la loro amicizia, l’amore di un ragazzo che sta per diventare una rockstar e la prima volta che, tra le sue mani, si è sentita vibrare come un delicato strumento. Ma ricorda anche quello che non troverà al suo risveglio: la tenerezza arruffata di suo padre, la grinta di sua madre, la vivacità del piccolo Teddy, l’emozione di vivere ogni giorno in una famiglia di ex batteristi punk e indomabili femministe. A tanta vita non si può rinunciare. Ma cosa rimane di lei, adesso, per cui valga la pena restare anche domani?



· Recensione ·

Chiudo gli occhi. Quando li riapro, c’è il nonno. Sta piangendo. Le lacrime sgorgano in silenzio e scorrono lungo le guance, bagnandogli tutta la faccia. Non ho mai visto nessuno piangere così. In modo sommesso, ma a dirotto, come se si fosse aperto misteriosamente un rubinetto dietro gli occhi. Le lacrime cadono sul lenzuolo, sui miei capelli appena pettinati. Plin. Plin. Plin.
Il nonno non si asciuga la faccia e non si soffia il naso. Lascia che le lacrime cadano dove vogliono. Quando la fontana del pianto si è momentaneamente prosciugata, si china a posarmi un bacio sulla fronte. Fa per andarsene, ma poi ci ripensa. Si china di nuovo e avvicina il viso al mio orecchio. — Se vuoi andare, va bene — bisbiglia. — Tutti vogliono che tu resti. Io voglio che tu resti più di qualsiasi altra cosa al mondo.
La voce gli si spezza per l’emozione. Si ferma, si schiarisce la gola, fa un respiro profondo e poi riprende. — Ma mi rendo conto che quello che desidero io può non coincidere con quello che vuoi tu. Perciò volevo dirti che se decidi di andartene capirò. Va bene se devi lasciarci. Va bene se vuoi smettere di lottare.
Per la prima volta da quando ho capito che anche Teddy se n’era andato, sento qualcosa schiudersi. Mi sento respirare. So che mio nonno non può essere il battitore decisivo in cui avevo sperato. Non sarà lui a staccarmi dal respiratore o a iniettarmi una dose letale di morfina. Ma è la prima volta oggi che qualcuno riconosce la mia perdita. Il suo atteggiamento comprensivo e il permesso che mi ha appena accordato sono un autentico regalo per me.

C’è una dolcezza di fondo, tra queste pagine, un senso di calore che accompagna la lettura e riesce a far mandare giù le disgrazie che Mia – e tutti quelli che la amano con e per lei – è costretta ad affrontare, le rende più digeribili, nonostante siano atroci, riuscendo a mitigare l’angoscia di fondo che è ben presente in ogni riga senza divenirne, tuttavia, protagonista. Perché quella è Mia e il suo ritrovarsi, dopo un incidente stradale che le rade al suolo ogni certezza e spazza via la sua famiglia, a vivere un’esperienza extra-corporea girovagando per i corridoi dell’ospedale nel quale il suo corpo lotta per vivere e in cui i suoi nonni, il suo ragazzo e la sua migliore amica aspettano che si risvegli, e ricordando frammenti di una vita che nella sua assoluta ordinarietà è straordinariamente ricca di amore e di felicità.
In bilico tra un passato che non potrà più avere, un presente che non avrebbe mai voluto vivere e un futuro che non sa con certezza di volere, Mia ci fa stare con lei in un limbo atemporale in cui le sensazioni sono filtrate e ci cadono addosso come quella neve assassina che le ha portato via gli affetti più cari ma non penetrano nel profondo come ti aspetteresti. Così come Mia è in coma eppure pensa e ricorda, allo stesso modo leggendo si ha la sensazione di essere indifferenti verso ciò che le torna in mente o quello che accade intorno alla sua stanza ma l’abilità di Forman sta proprio nel rendere sempre palese il dolore, tenerlo a margine di ogni scena pronto a punzecchiare costantemente i personaggi, senza, per questo, farlo in maniera diretta, e anzi quasi in quel modo rassicurante che ricorda che si è vivi, e che si può scegliere di esserlo ancora, proprio come Mia.If I stay IG
La straordinarietà di questo libriccino, che scivola via in un pomeriggio e tiene caldo al cuore nonostante sembri impossibile leggendo la sua trama, sta in fondo tutta lì. Nel talento della sua scrittrice di saper dove fermarsi, nel non sbattere in faccia al lettore il dolore e la sofferenza affinché, masochisticamente, ne cerchi di più, apprezzi di più il libro; sta piuttosto nell’aver trovato la giusta misura per fare in modo che il dramma sia presente ma non prevalga e si palesi costantemente senza ingombrare la scena. C’è, è lì ma quasi lo dimentichi e sembra assurdo vista la sua immensa quantità e i risvolti che pone in essere, eppure ci si concentra sui ricordi, su quel passato fatto di sorrisi e serenità, dati da un padre che ha sacrificato un amore della sua vita per accoglierne di nuovi, una madre che proprio tale non si sentiva da principio e in fondo lo è a modo suo e proprio per questo pure migliore, un fratellino che cresce a vista d’occhio ed è la perfetta fusione degli animi rock che gli hanno donato la vita. E poi dai nonni, emblema di una famiglia variegata che sa accettare le diversità, valorizzarle, e da un’amica che ti sostiene in qualunque scelta, pronta a ricordare nei momenti giusti che famiglia è sì sangue ma è anche fatta da chi scegli di avere accanto nonostante il DNA. E infine dall’amore, quello di Adam per Mia e viceversa, un primo amore tenero, il loro, di una dolcezza che fa sospirare, mostrato in tutte le sue più piccole sfaccettature, dagli alti che quando sono tali sono proprio belli alti fino ai bassi bassi, quei periodi così bui che non vedono la fine.
If I stayAmore, dicevo. Declinato in tutte le sue minuscole, grandi forme. Non penseresti mai, dopotutto, che un mucchietto di pagine siano capaci di coinvolgerti tanto, eppure succede. Succede che una fiamma di calore continui ad ardere in un oceano di orrore, tristezza e fragilità, capace di riscaldare nonostante tutto e rendere calda un’eventualità agghiacciante. Un qualcosa a cui pensare mette i brividi, ma che ci viene mostrato nella sua assoluta normalità. Senza girare il coltello nella piaga, senza farci sentire spettatori di un dramma privato spiattellato apertamente. Sono monotona, lo so benissimo, ma molte volte leggendo mi trovo a pensare a quanto le tragedie che popolano i romanzi per ragazzi, soprattutto, siano fini a se stesse, buttate alla qualunque nella narrazione per renderla più interessante e tormentata. Be’, non è questo il caso ed è forse il motivo per cui mi ha particolarmente colpito Resta anche domani.

— Resta. — Quella sola parola basta a chiudergli la gola. Deglutisce per ricacciare indietro l’emozione e prosegue. — Non ci sono parole per descrivere quello che ti è successo. Non c’è un aspetto positivo. Ma un motivo per continuare a vivere, sì. E non parlo di me. È solo… non lo so, forse sto parlando a vanvera… Sono ancora sotto shock per quello che è successo ai tuoi genitori, a Teddy… — Nel pronunciare il nome di Teddy, la voce gli si spezza e una lacrima gli riga la guancia. In quel momento penso: Ti amo.
Lo sento inspirare a pieni polmoni per calmarsi. Riprende a parlare. — Penso solo che sarebbe un vero schifo se la tua vita finisse qui, così. So che la tua vita non potrà più essere come prima e non sono così stupido da pensare di poter rimediare in qualche modo. Nessuno può farlo. Ma non riesco ad accettare l’idea che tu non potrai invecchiare, avere dei figli, andare alla Juilliard, suonare il violoncello e trasmettere al pubblico lo stesso brivido che provo io ogni volta che ti vedo prendere in mano l’archetto, ogni volta che mi sorridi.

4/5
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