Top ten tuesday | International kissing day

Il caldo torrido è arrivato, questa notte ho “dormito” con trentasette gradi rilevati nella mia stanza, oggi pomeriggio ci aggiriamo nuovamente attorno ai quaranta e l’umidità che contraddistingue questa città sta veramente uccidendo me e il mio studio. Ma, pensando a cose decisamente più interessanti: lo sapete che oggi è la giornata internazionale del bacio? E quale migliore occasione per mostrarvi i dieci migliori baci letterari che mi sono venuti in mente non appena l’ho saputo?
Vi avverto: ALLARME SPOILER! Chiudete o scorrete veloce non appena riconoscete la copertina di qualcosa che non avete letto… o scorrete veloce, a voi la scelta!

Chrysalis

Una brezza gelida mi fece rabbrividire mentre mi stringevo ancora più forte a lui.
Ancora un passo più vicino. Cercando i suoi occhi.
Da un lato, le sue labbra ebbero un fremito verso l’alto, come in una smorfia divertita.
L’avevo già riconosciuto, eppure l’espressione familiare mi colpì con una tale violenza che quasi non reagii.
Lo baciai.
O meglio, premetti la bocca contro la sua sperando che lui non scappasse.
Probabilmente la cosa mi avrebbe uccisa.
Per tre lunghi secondi, lui se ne rimase semplicemente lì, col fiato sospeso, serrando la presa delle mani sulla mia schiena. Poi, con un flebile gemito, aprì la bocca e mi baciò. Non fu semplice e dolce come immaginavo sarebbe stato il mio primo bacio, ma piuttosto affamato e dolente. Il che andava bene, meglio di un bacio semplice e dolce, perché dopo tutto quello che avevamo passato, anch’io mi sentivo affamata e dolente.
Il suo becco mi sfregava contro la guancia, ma finché la punta della sua lingua continuò a danzare tra le mie labbra, lo ignorai. Tutto quello che faceva era come una magia, ma quando il suo bacio divenne più profondo e mi strappò un gemito, gli posai i palmi sulla maschera e la spinsi dolcemente verso l’alto finché non scivolò via, rimanendo appesa al mio polso. Era di Sam che avevo bisogno, non dell’averla.
Lui arretrò, mentre sul suo viso si susseguivano la sorpresa e l’imbarazzo, rapidi. Mi passai la lingua sulle labbra e finsi che le mie guance non fossero bollenti, che non mi sentissi sciogliere e che in realtà non desiderassi tutto quello che il suo bacio aveva promesso. [Chrysalis, Jodi Meadows]

Forse un giornoNello sguardo che solleva su di me si agitano le stesse identiche emozioni che hanno ispirato i versi di questa canzone.
Say it’s wrong, but it feels right.
‘Dici che è sbagliato, ma sembra giusto.’
Non c’è altro modo di descrivere come mi sento. So che il modo in cui penso a Sydney e ciò che provo è sbagliato, ma quando sono con lei non faccio che lottare con quanto sembri giusto.
Ha smesso di cantare. La mia mano è ancora attorno alla sua gola, e il suo viso è rivolto verso il mio. Scivolo un po’ più in alto con la mano fino ad accarezzarle il mento. Avvolgo un dito al filo degli auricolari e glieli sfilo, poi torno con le dita sulla linea del mento e faccio scivolare lentamente la mano dietro la sua nuca. Il mio palmo vi si adatta alla perfezione, come se le mie mani fossero nate per toccarla in quel modo. L’attiro dolcemente a me, e lei si gira appena con tutto il corpo verso il mio. I nostri petti s’incontrano, e la forza che generano è così potente da desiderare con tutto me stesso di premere ogni parte di me su di lei.
Sydney solleva una mano, la posa lieve sul mio collo e fa scivolare piano le dita tra i capelli. Averla così vicina è come aver creato il nostro spazio personale: niente al di fuori del nostro mondo può entrarvi, e niente all’interno del nostro mondo può uscirne.
I suoi respiri arrivano come onde contro le mie labbra e, anche se non posso sentirli, immagino che abbiano lo stesso suono del battito di un cuore. Lascio che la mia fronte ricada sulla sua e sento un rombo dal profondo del petto risalire fino alla gola. Il suono che sento sfuggire dalle mie labbra la fa ansimare, e alla vista delle sue labbra schiuse non posso fare altro che premervi forte le mie, in cerca del sollievo di cui sento un bisogno disperato.
Ed è sollievo quello che sento nell’istante in cui le nostre labbra s’incontrano. È come se ogni sentimento represso, negato, verso di lei si sia improvvisamente liberato, e io sia di nuovo in grado di respirare per la prima volta da quando l’ho incontrata.
Le dita di Sydney continuano a scivolare tra i miei capelli, e la mia presa sulla sua nuca si fa sempre più tesa, attirandola a me. Mi concede di cercare la sua lingua con la mia. È calda e morbida, e le vibrazioni dei suoi gemiti iniziano a sfuggirle dalla bocca per fluire nella mia.
Le mie labbra coprono dolcemente le sue, schiudendole ancora e ancora, ma con meno incertezza e più disperazione. Le sue mani stanno ora scivolando sulla mia schiena, e la mia è scesa sulla sua vita, mentre con la lingua esploro il modo incredibile in cui la sua sta danzando sulle note di una canzone che solo le nostre bocche possono sentire. Dalla disperazione e dalla velocità con cui il bacio sta crescendo è evidente che entrambi stiamo cercando di ottenere il più possibile l’uno dall’altra prima che questo momento finisca.
Perché sappiamo entrambi che deve finire. [Forse un giorno, di Colleen Hoover]

mirya-di-carne-e-di-carta2La spillatrice.
Questa era la sensazione che avrebbe accompagnato sempre in lei il ricordo di quel loro primo vero bacio. La spillatrice su cui era seduta e che le premeva fastidiosamente sotto la natica.
Non sapeva se lui l’avesse baciata intenzionalmente, trovandosela così vicina e malleabile, o se l’incontro delle loro bocche fosse stato uno di quei casi che non si sa se benedire o maledire. Che tra di loro ci fosse attrazione era ormai innegabile, tuttavia sembrava che lei fosse l’unica davvero in balia di quelle sensazioni, mentre lui le padroneggiava con sicurezza, forse perché più abituato a gestire le donne e la loro fisicità, forse perché non interessato a lei in modo più profondo. E tuttavia il modo in cui si era gettato su di lei un certo grado di profondità, perlomeno nella gola di Chiara, lo aveva già raggiunto.
Quando aveva sentito le loro labbra sfiorarsi lei aveva fatto per ritrarsi, ma Leonardo gliel’aveva impedito trattenendola con una mano sulla nuca e traendola più vicina, mentre emetteva un rumore lugubre che risuonava come un lamento soffocato. C’era qualcosa che aveva a che fare con la sofferenza, nel modo in cui l’aveva baciata e la stava baciando, e d’improvviso, tra la sua lingua e la spillatrice nel sedere, Chiara pensò che forse era proprio quello, quel qualcosa che non quadrava. Sembrava sempre che Leonardo soffrisse, vicino a lei, di una pena che lei gli aveva causato inavvertitamente durante il loro primo incontro o forse anche prima, e da cui lui stava cercando di liberarsi, distanziandola.
Ed era stato questo a farle abbandonare ogni resistenza e aprire le labbra in un invito caldo e accogliente. Quella resa aveva strappato a Leonardo un altro flebile suono, come se fosse proprio ciò che gli faceva più male, si era staccato un secondo, fissandola con occhi arrabbiati, e poi si era tuffato nuovamente su di lei, approfondendo il bacio. Con mani forti si era insinuato sotto le sue ascelle, l’aveva sollevata e posata sulla scrivania con un gesto solo, le aveva impugnato le ginocchia, allargandole le cosce per introdurvisi in mezzo, ed ora i loro corpi sfregavano l’uno contro l’altro in sincrono con l’incastro dei loro denti, trasportandola in un universo parallelo di cui lui sembrava l’unico portale di accesso.
Di nuovo quel sapore le era entrato nel ventre, di nuovo quel profumo si era sparso sulla sua pelle, e Chiara si era ritrovata distesa su una spiaggia troppo assolata, i piedi bagnati da un mare troppo azzurro, i capelli smossi da un vento troppo caldo. E una spillatrice nel sedere. [Di carne e di carta, di Mirya]

Fangirl, Rainbow Rowell“‘Quando uscii fuori alla luce del sole dal buio del cinema, avevo solo due cose in mente: Paul Newman e un passaggio per casa...
Cath chiuse il libro e lo lasciò cadere sul petto di Levi, non sicura di quello che successe dopo. Non sicura che fosse sveglia, tutto sommato.
Nel momento in cui cadde, la tirò a sé. Su di sé. Con entrambe le braccia. Il suo petto contro quello di lui, il tascabile scivolò nel mezzo ai loro stomaci.
Gli occhi di Cath erano socchiusi, come quelli di Levi – e le sue labbra sembravano piccole da lontano, realizzò, solo per via di quella fessura simile a quella delle bambole. Erano perfettamente grandi, ora che poteva guardarle bene. Perfettamente qualcosa.
Lui spinse il naso contro il suo, e le loro bocche caddero fiaccamente le une sulle altre, già morbide e aperte.
Quando gli occhi di Cath si chiusero, le si bloccarono le palpebre. Voleva aprirle. Voleva guardare meglio le sopracciglia troppo scure di Levi, voleva ammirare la sua strana attaccatura di capelli simile a quella di un vampiro – sentiva che non sarebbe successo di nuovo e che avrebbe potuto persino rovinare quel che restava della sua vita, così voleva aprire gli occhi e avere una qualche testimonianza.
Ma era così stanca.
E la bocca di lui così morbida.
E nessuno aveva mai baciato Cath così prima. Solo Abel l’aveva baciata, e quello era stato uno spingersi in modo diretto sulla bocca e ritrarsi.
I baci di Levi coinvolgevano tutto. Come se stesse prendendo qualcosa da lei con piccoli e leggeri colpi col mento.
Portò le dita fino ai capelli di lui, e non riuscì ad aprire gli occhi.
Alla fine, non riuscì nemmeno più a rimanere sveglia. [Fangirl, di Rainbow Rowell]

raven boys ladri di sogni«Tipo, se bacerai il tuo vero amore, lui morirà» disse lui «o quando bacerai il tuo vero amore, lui morirà?»
«Non vedo alcuna differenza.»
Lui strofinò la guancia contro il cuscino. «Mmmmorbido» osservò, poi aggiunse: «In un caso è colpa tua. Nell’altro ti capita di essere lì quando succede. Tipo, quando lo baci, pam, viene colpito da un orso. Decisamente non è colpa tua. Non dovresti sentirti male al riguardo. Non è il tuo orso».
«Credo sia se. Dicono tutte se
«Delusione. Quindi non bacerai mai nessuno?»
«Così pare.»
Noah si strofinò la macchia sul viso. Ma non se ne andò. Non se ne andava mai. Disse: «Conosco qualcuno che potresti baciare».
«Chi?» Lei notò che aveva uno sguardo divertito. «Oh, aspetta.»
Lui scrollò le spalle. Probabilmente era l’unica persona che Blue conosceva che potesse dare un’alzata di spalle da sdraiato. «Tanto non mi ucciderai. Voglio dire, se sei curiosa…»
Lei non pensava di essere curiosa. Dopotutto, non era mai stata una possibilità. Non poter baciare nessuno era come essere povera. Provava a non soffermarsi su cose che non poteva avere.
Ma ora…
«Okay» disse lei.
«Cosa?»
«Ho detto okay.»
Lui arrossì. O meglio, dato che era morto, assunse un colorito normale. […]
Lei sospirò e frugò nei suoi ricordi fino a trovarne uno che faceva al caso.
Non era il bacio di un film, però. Era il bacio che l’albero sognante le aveva mostrato a Cabeswater. Il suo primo e unico bacio con Gansey, prima che lui morisse. Pensò alla sua bocca sottile mentre sorrideva. Ai suoi occhi belli quando rideva. Chiuse i suoi.
Puntellando l’altro gomito accanto alla testa di lei, Noah si avvicinò e la baciò di nuovo. Questa volta era più un pensiero che una sensazione, un soffice calore che partiva dalla sua bocca e si espandeva nel resto del corpo. Una delle sue mani fredde scivolò dietro il collo di lei, e continuò a baciarla, schiudendo le labbra. Non era solo un tocco, un’azione. Era un tentativo di semplificazione da parte di entrambi: non erano più Noah Czerny e Blue Sargent. Erano solo lui e lei. Nemmeno quello. Erano solo il tempo che tenevano tra di loro.
Oh, pensò Blue. Quindi è questo che non potrò avere.
Non poter baciare la persona di cui si sarebbe innamorata non sembrava tanto diverso dal non avere un cellulare come tutti gli altri. Non sembrava diverso dal sapere che non avrebbe studiato ecologia all’estero, o che non sarebbe mai andata all’estero e basta. Non sembrava tanto diverso dal sapere che Cabeswater sarebbe stata l’unica cosa straordinaria della sua vita .
E ciò voleva dire che era insopportabile, ma lei doveva sopportarlo comunque.
Perché non c’era nulla di male nel baciare Noah Czerny, a parte il suo essere freddo. Lei gli permise di baciarla, e lo baciò a sua volta, fino a quando lui si appoggiò di nuovo sul gomito e, goffamente, le asciugò le lacrime che le rigavano le guance con il polso. La macchia sul suo viso era diventata molto scura, e lui era abbastanza freddo da farla rabbrividire.
Blue gli rivolse un sorriso umido. «È stato super bello.» [Ladri di sogni, di Maggie Stiefvater]

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Mi alzai lentamente, a piedi nudi, mi avvicinai alla sua sedia e poi gli scivolai in grembo, il mio viso a pochi centimetri dal suo. Dopo la sera precedente, non sembrava poi un gesto così azzardato.
«Tu…» I suoi occhi azzurri scintillavano al bagliore del fuoco, incatenati ai miei. Aveva il profumo del sole, del falò e di qualcosa di aspro e agrumato.
Sentii qualcosa sciogliersi dentro di me.
«Tu… sei un’altra persona, Clark.»
Feci l’unica cosa a cui riuscii a pensare. Mi chinai e posai le labbra sulle sue. Lui esitò,  solo un momento, poi mi baciò. E soltanto per un attimo dimenticai tutto: le mille ragioni per cui non avrei dovuto, le mie paure, il motivo per cui eravamo là. Lo baciai, perdendomi nel profumo della sua pelle, sentendo i suoi capelli soffici sotto le dita, e quando lui ricambiò il bacio tutto svanì, ed eravamo soltanto io e Will, su un’isola in mezzo al nulla, sotto mille stelle palpitanti. [Io prima di te, di Jojo Moyes]

il tuo meraviglioso silenzio«Volevo poterti parlare.»
“Volevo poterti parlare.” Lo dice come se fosse la risposta più ovvia del mondo. Ha guidato due ore di fila per andare a cena, in un posto dove non ci conoscesse nessuno, così da poter conversare liberamente. Mi viene da ridere, piangere e abbracciarlo fino a soffocarlo. E invece lo bacio. Non appena le mie labbra sono sulle sue, lui mi posa la mano dietro al collo e mi stringe a sé come se stesse aspettando questo momento da una vita e non volesse più lasciarmi andare. Ma in realtà non ho alcuna intenzione di andarmene e, se non ci fosse il volante, salirei in braccio a lui solo per stargli più vicino.
Poi si muove appena e io non lo sto più baciando. È lui che bacia me. E quando lo fa, parte di me si perde. Ma è la parta malata, contorta, bacata e, in quell’istante, con le sue mani nei capelli e le sue labbra sulla bocca, posso fingere che non sia mai esistita. [Il tuo meraviglioso silenzio, di Katja Millay]

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A metà di una strada lo vide, la camicia candida e il mantello gettato sulle spalle; aveva perso la feluca e i capelli erano scompigliati.
Senza staccare gli occhi da lei guardava la folla di braccia e mani tese per abbracciarlo o semplicemente toccarlo.
L’istante successivo non esisteva più alcuna strada o persona, non esisteva distanza, soltanto l’affondare il viso nei pizzi morbidi sul suo petto e le dita di una mano sul suo braccio, mentre quelle dell’altra sfioravano, incredule, la chiave d’oro appesa al suo collo.
Poi la mano di Axel fu sulla sua schiena e l’altra si posò al lato del viso per costringerla con gentile fermezza a sollevarlo verso il suo.
«I miei privilegi, signora, non avete possibilità di negarmeli oggi».
Il suo respiro la baciò ancora prima delle sue labbra.
Non era più inverno, ma estate, un principio di luglio soleggiato e fresco. C’era il sole che entrava a nastri dalle finestre alte come quel e di una cattedrale, riflessi così larghi e luminosi da sbiancare l’aria, e il profumo della farina fine che li impolverava rendendoli nitidi al punto di poterli toccare.
Il profumo amato del e mandorle e mele rosse che le cadevano dalle mani rotolando fino ai suoi piedi, la lama del coltello che tintinnava contro la pietra del pavimento e l’odore del e giunchiglie, improvviso, dissetante.
Mille petali che le toccavano il viso, mentre le braccia di Axel, cariche di quei fiori, si aprivano per accoglierla. «Li ho raccolti lungo la strada, per te. Non sopportavo più di non vederti. Ogni fiore è per espiare un’ora in cui ti sono stato lontano».
Rideva e quel sole gli danzava tra i capelli e gli spargeva il viso d’oro, i fiori cadevano ai loro piedi mentre lei, senza una parola, gli stringeva le braccia intorno alla vita. Una mattina intera passata nel profumo dei biscotti soltanto per ingannare il tempo, disegnando ghirigori distratti sulla farina che ricopriva i ripiani delle grandi cucine del castello di Aldenor, mentre tentava di immaginare che cosa stesse facendo lui, lontano nei boschi, a caccia. Fiori e farina dappertutto mentre i suoi pensieri si protendevano per toccarlo prima ancora che le mani riuscissero a raggiungersi.
La passione di quell’abbraccio era come il sole cocente, avvolgeva e toglieva le forze, riempiva tutto di una luce troppo intensa per poterla sopportare. Poi quell’attimo di vuoto completo nel a testa, che terminava nel momento in cui abbassando il viso lui aveva trovato la sua bocca. Il sapore che conosceva da tutta la vita, anche se era la prima volta che lo assaggiava. L’ultimo velo che cadeva, la promessa mantenuta dal e loro mani sempre intrecciate e dai loro occhi che si cercavano sempre; da quelle notti abbracciati sotto le lenzuola mentre la neve cadeva in silenzio, fin da quando erano ancora troppo piccoli per pensare di poter dividere altro che non fosse il sonno e i sogni. Fino al momento di abbandonare del tutto l’infanzia per dare a quelle emozioni il nome che loro spettava.
Fiori dappertutto, impigliati sulle sue gonne, tra i loro piedi, le sue mani sporche di farina sul volto di Axel e tra i suoi capelli.
Polvere impalpabile e delicata che galleggiava nell’aria intorno, minuscoli frammenti di candore nella luce. Braccia che la serravano e le sue che lo stringevano con una forza che non aveva sospettato nemmeno di possedere, fino a quel momento.
La realtà era una giornata di dicembre, una miriade di minuscoli petali bianchi che le cadevano sul viso morbidi come seta, la dolcezza dolorosa del ritrovarsi nell’esatto istante in cui si erano perduti, la stessa sofferenza.
La bocca che si muoveva sulla sua, la testa imprigionata nella curva di un braccio che la teneva e sorreggeva, le dita sul suo volto. Quando fu semplicemente troppo, si scostò da lui, gli occhi ancora chiusi, le ciglia bagnate e il respiro che faticava a tornare.
«Almeno questa volta non siamo ricoperti di farina dalla testa ai piedi».
Un nodo alla gola e il respiro che si arrestava di nuovo. «Axel». Alzò ancora il viso, gli occhi chiusi e ciechi di lacrime, per baciare il sorriso e il ricordo che gli aveva sentito nelle parole, identiche ai suoi pensieri.
La mano di lui si allargò sulla nuca, stringendosi la sua testa tra la spalla e il collo, la feroce tenerezza con cui la imprigionava contro di sé avrebbe annullato ogni suo tentativo di allontanarsi.
«Sono qui».
Se lei avesse avuto il minimo desiderio di muovere solo un passo o bisogno di tirare un altro respiro o avere un altro battito di cuore.
Va bene così, anche se il mondo dovesse finire adesso. [L’ordine della spada, di Virginia De Winter]

copCoincAmore2

Sposta le labbra dal collo al petto. Se non avessimo una scorta così limitata di prime volte, mi strapperei la maglietta di dosso e lo costringerei a continuare. Ma non mi lascia nemmeno questa opzione. Risale il collo, il mento e mi circonda la bocca di baci, facendo attenzione a non sfiorare le labbra. Apro gli occhi e lo guardo e vedo che di nuovo mi sta fissando.
«Sono perfette» dice, senza fiato. «Come un cuore. Potrei guardarle per giorni interi e non stancarmi mai.»
Contrae il viso in una smorfia, è evidente lo sforzo che sta facendo per trattenersi. Non so per quale motivo, ma la cosa più eccitante di tutte è vederlo fissare così la mia bocca. E faccio una cosa che probabilmente non dovrei fare. Mi passo la lingua sulle labbra. Lentamente.
Lui geme di nuovo e appoggia la sua fronte sulla mia. Si lascia andare con tutto il peso sopra di me. Tutto. Tutto su di me. I nostri corpi trovano all’improvviso una perfetta complicità e ci lasciamo travolgere. Si mette in ginocchio mentre lo aiuto a togliersi la maglietta. Quando è a torso nudo mi stringo con le gambe attorno a lui in modo che non possa fuggire, perché in questo momento non ci sarebbe nulla di peggio al mondo che non sentirlo più.
Lui appoggia ancora la fronte alla mia e i nostri corpi ritrovano subito l’incastro perfetto e si fondono. Lui si dondola contro di me e a ogni movimento la sua bocca si fa più vicina, fino a sfiorare la mia. Avverto l’assoluta necessità di colmare quel piccolo spazio. Le nostre labbra sono posate le une su quelle dell’altro, ma non si stanno baciando. Ogni volta che si struscia emette un sospiro che si insinua dentro di me e che io cerco di assorbire fino in fondo… ne ho bisogno se voglio riuscire a sopravvivere a questo momento.
Continuiamo a questo ritmo per diversi minuti, nessuno dei due vuol essere il primo a dare il bacio. È ovvio che entrambi lo vogliamo, ma in quanto a testardaggine ho decisamente incontrato la mia anima gemella.
Mi tiene bloccata la testa e continua a tenere la fronte premuta contro la mia, ma stacca le labbra quel tanto che basta per inumidirle con la lingua. Quando le appoggia di nuovo sulle mie sono ormai completamente sprofondata nell’abisso del desiderio, e dubito che riuscirò mai più a respirare.
Cambia posizione, spostando semplicemente il peso del suo corpo, e non so perché ma questa cosa mi fa impazzire. Lascio cadere la testa all’indietro. Dio
Non avrei voluto staccarmi dalla sua bocca, mi piaceva un sacco, ma questo mi piace ancora di più. Lo stringo e appoggio il viso al suo collo in cerca di un equilibrio, è come se l’asse della terra si fosse spostato e improvvisamente Holder ne fosse diventato il centro. […]
Si avvicina alle mie labbra e vi posa un bacio, delicato al di fuori di ogni immaginazione. È un’anticipazione di cosa vorrà dire baciarlo davvero, e basta a farmi venire la pelle d’oca in tutto il corpo. Lui si ferma e si stacca, in attesa di un mio responso.
Nell’istante in cui si separa da me, sento un peso sullo stomaco e mi viene quasi voglia di piangere. Non perché si sia fermato o perché io sia preoccupata per quello che succederà… ma perché non avrei mai immaginato che due persone potessero connettersi a un livello così intimo ed esserne completamente travolte. Come se lo scopo dell’intera razza umana girasse attorno a questo momento; attorno a noi. È come se tutto ciò che è accaduto o accadrà a questo mondo non sia altro che uno sfondo, lo scenario dietro a questo momento. Vorrei che non finisse mai. […]
Mi bacia sopra la bocca, sempre attento a non toccare le labbra, e scende verso il mento e verso il collo. Più il suo respiro accelera, più accelera il mio. Più il mio respiro accelera, più freneticamente  mi bacia il collo. Più mi bacia il collo, più ci muoviamo, creando un ritmo che non può durare ancora a lungo senza conseguenze, non credo ce la farei.
Punto i piedi contro il letto e affondo le unghie nella sua schiena. Lui si ferma e mi squadra con uno sguardo di fuoco. Si concentra di nuovo sulla mia bocca e, per quanto vorrei osservarlo guardarmi le labbra, non riesco a tenere gli occhi aperti. Si chiudono da soli quando sento una scia di brividi che mi percorre tutta come un colpo di avvertimento.
«Apri gli occhi» mi dice.
Lo farei se ci riuscissi, ma sono totalmente impotente.
«Ti prego.»
A questa parola magica spalanco le palpebre. Il desiderio che vedo nel suo sguardo è ancora più intimo e profondo di un bacio. Per quanto sia difficile tengo gli occhi fissi nei suoi e lascio cadere le braccia, mi aggrappo alle lenzuola e ringrazio il karma per aver portato questo ragazzo senza speranza nella mia vita.
Perché finora – fino al momento in cui le prime ondate di luce pura e assoluta non mi hanno invasa – non sapevo nemmeno cosa mi mancasse.
Inizio a tremare, mentre lui continua a tenere lo sguardo incatenato al mio. Io invece
non sono più in grado di tenere gli occhi aperti. Lascio che la sua bocca scivoli dolcemente sulla mia, ma ancora non mi bacia. Le nostre labbra sono testardamente posate le une sulle altre, immobili, mentre la nostra danza continua, lasciando che i miei gemiti e sospiri smorzati, e probabilmente anche un pezzo del mio cuore, escano da me per entrare in lui. Io ritorno lentamente e beatamente sulla terra e alla fine lui si ferma, lasciandomi il tempo di riprendermi da un’esperienza estremamente intima, da cui è riuscito, in qualche modo, a escludere ogni imbarazzo.
Mi sento consumata ed emotivamente provata e tutto il mio corpo sta tremando; Holder continua a baciarmi il collo e le spalle e tutto ciò che sta attorno al punto in cui desidero le sue labbra: la bocca. [Le coincidenze dell’amore, di Colleen Hoover]

51125684_IL PRIMO BACIO A PARIGI_sovraccLa sua mano sta stritolando la mia, costringendomi a guardarlo.
È quello che faccio.
Gli occhi scuri di Étienne cercano i miei. «Che cosa stiamo facendo?» La sua voce è innaturale.
È così bello, così perfetto. Mi gira la testa. Il cuore mi martella, il battito è impazzito. Avvicino il volto al suo e lui risponde con un identico lento movimento verso il mio. Chiude gli occhi. Le nostre labbra si sfiorano leggermente.
«Se mi chiedi di baciarti, lo farò» bisbiglia.
Con le dita mi accarezza la parte interna dei polsi e io vado a fuoco.
«Baciami» mormoro.
E lui lo fa.
Ci baciamo come impazziti. Come se ne andasse delle nostre vite. La sua lingua mi scivola in bocca, dolce ma insaziabile, e non ho mai provato niente di simile. All’improvviso capisco perché la gente descrive il bacio come uno sciogliersi, perché ogni centimetro quadrato del mio corpo si dissolve nel suo. Con le dita gli afferro i capelli, tirandolo più vicino, le vene mi pulsano e il cuore mi esplode. Non ho mai voluto nessuno in questo modo prima. Mai.
Mi spinge indietro e ci sdraiamo, baciandoci davanti ai bambini con i loro palloncini rossi, ai vecchi con i loro scacchi e ai turisti con le loro cartine plastificate, e non mi importa, non mi importa di nulla.
Voglio solo Étienne.
Il peso del suo corpo sopra il mio è sorprendente. Étienne. Lo sento – sento tutto il suo corpo – schiacciato contro di me, e inalo la sua crema da barba, il suo shampoo e quell’altro profumo che è semplicemente… lui. Il profumo più delizioso che potessi mai immaginare.
Voglio Étienne. Voglio annusarlo, leccarlo, mangiarlo, berlo. Le sue labbra sanno di miele. Sul suo volto c’è un vago accenno di barba, che mi gratta la pelle, ma non mi importa, non mi importa affatto. È una sensazione meravigliosa. Le sue mani sono dappertutto, e non conta che la sua bocca sia già sulla mia, lo voglio più vicino, più vicino, più vicino. [Il primo bacio a Parigi, di Stephanie Perkins]

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È stata dura, ve lo devo dire, ma mi complimento per voi per essere arrivati fin qui: ora avrete una notte beata, nonostante il caldo. Ve lo garantisco! Qual è il vostro preferito? Io, personalmente, non saprei decidere: come si fa a sceglierne uno solo? Già metterne solamente dieci si è rivelata un’impresa titanica!
Per quanto riguarda il blog, ho in scrittura tre recensioni che vedrete prossimamente e un articolo che esula da argomenti prettamente letterari ma che coi libri ha a che fare. Spero, insomma, di pubblicarli quanto prima, ma non garantisco niente. Nel frattempo, spero di avervi allietato la serata e di avervi evitato di pensare al caldo che ci avvolge in queste giornate.
A presto, bimbi belli ❤

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Ciao lettore! Se hai letto il post, mi piacerebbe che lasciassi traccia del tuo passaggio facendomi sapere cosa ne pensi per scambiare due chiacchiere. Ti va?

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