Chi di teaser ferisce

Il fine-settimana è volato, riempiendosi di studio matto e disperato e lasciandomi con zero tempo da dedicare al blog – o a me stessa. Ho finito almeno una decina di libri nelle ultime settimane, e ancora non son riuscita a ritagliare uno spazio per buttarne giù per ognuno una recensione, quindi per i prossimi giorni tocca campare di teaser che male non fanno proprio mai. Siete d’accordo? E niente di meglio di un libro appena uscito in Italia e già opzionato dalla Paramount per trasporlo sul grande schermo!

81T-FY5OsCL._SL1500_Titolo: Il mio cuore e altri buchi neri
Titolo originale: My heart and other black holes
Autrice: Jasmine Warga
Traduttore: Lorenzo Borgotalo
Editore: Mondadori
Anno: 2015
Pagine: 260

Aysel ha 16 anni e una passione per la scienza. Ha anche una madre imbarazzante, un padre instabile e amici inesistenti: come non sentirsi un buco nero nell’universo? Vorrebbe farla finita, ma non ne ha il coraggio. Si iscrive così a un sito per trovare un compagno di “suicidio”: Roman è il prescelto.
Anche lui vuole fuggire, nel modo più estremo, da un segreto che nasconde da anni… eppure la vita può essere leggera e dolce e piena, ma a rendersene conto è solo uno dei due. Quando due galassie si scontrano per poi fondersi, anche i loro buchi neri centrali sono destinati a unirsi. Prima, però, danno vita a una danza vorticosa e pericolosa.
Come l’amore.

 

Martedì, 12 marzo
meno 26 giorni
[…] Appena si allontana a sufficienza, riapro Dipartite Serene. In poche parole, è una pagina web per gente decisa a farla finita. Ce ne sono un sacco di siti così. Alcuni più sofisticati, altri più specifici per gente che ha già in mente una modalità preferita, tipo morte per soffocamento, o rivolti a un certo genere di persona, come atleti infortunati in depressione o stronzate del genere. Non ne ho ancora trovato uno dedicato alle figlie sgradite di criminali psicopatici, quindi per adesso mi accontento di Dipartite Serene.
Il sito in questione è semplice, senza banner lampeggianti. È tutto bianco e nero. Di classe. Per quanto possa esserlo un sito dedicato al suicidio. Ci sono blog collettivi e forum, che sono la cosa che m’interessa di più. Di recente mi sono particolarmente appassionata a una sottosezione dal titolo “Compagni di Suicidio”.
Il problema di fondo, che la maggior parte della gente ignora, è che suicidarsi è davvero difficile. Lo so, lo so. Tutti a ripetere che “il suicidio è la via di fuga del codardo”. E forse hanno ragione. Voglio dire, io sto gettando la spugna, mi sto arrendendo. Scappo dal buco nero che è il mio futuro, impedisco a me stessa di trasformarmi nella persona che ho il terrore di diventare. Ma il fatto che sia un gesto da codardi non significa che sia semplice. Il punto è che temo che il mio istinto di sopravvivenza abbia la meglio. È come se la mia mente depressa e il mio corpo pieno di vita fossero in continuo contrasto tra loro. Ho paura che all’ultimo il corpo riesca a spuntarla, mosso da qualche reazione istintiva, e a quel punto avrò fallito. Niente mi spaventa più di un tentativo mancato. L’ultima cosa che voglio è ritrovarmi su una sedia a rotelle e ingurgitare pappette, sorvegliata ventiquattr’ore su ventiquattro da qualche energica infermiera affetta da dipendenza da reality strappalacrime. Ed è per questo che ultimamente mi sono messa a curiosare nella sezione Compagni di Suicidio. Più o meno funziona che t’inventi l’ennesima triste scusa per qualcuno che vive dalle tue parti e poi vi mettete a programmare insieme la fine. È una specie di suicidio incoraggiato e, da quanto ho capito, funziona. Io ci metterei la firma.
Do un’occhiata ad alcuni dei messaggi postati. Niente che possa andare bene per me. O sono troppo lontani (chissà perché c’è così tanta gente in California che vuole farsi saltare le cervella? Vivere al mare non dovrebbe rendere più felici?) o fuori target (non mi va di mescolarmi a qualche adulto con problemi matrimoniali – le mamme stressate per gli allenamenti di calcio del figlio non fanno per me).
Valuto se postare io stessa un annuncio, ma non saprei cosa dire. E comunque, non c’è niente di più triste che darsi da fare per trovare un partner e sentirsi rispondere picche.
Mi guardo alle spalle e vedo il signor Palmer qualche fila più in là. Sta facendo un massaggio a Tina Bart. Come sempre. Forse con la signora Palmer non è così felice come pensavo. Mi becca a fissarlo e scuote la testa. Lanciandogli la mia smorfia più dolce, alzo la cornetta e digito il prossimo numero sulla lista: Samuel Porter, residente in Galveston Lane.
Mentre resto in ascolto del solito squillo, sento il computer fare bip. Maledizione. Dimentico sempre di togliere il volume. Laura, la signora di mezza età che lavora accanto a me e che sfoggia un rossetto fin troppo acceso per la sua carnagione livida, mi guarda perplessa.
Mi stringo nelle spalle. «Credo sia il software che fa l’update» mimo con la bocca.
Lei alza gli occhi al cielo. Laura, a quanto pare, è una cazzatedetector umana.
Il signor Samuel Porter non risponde. Forse non ha granché voglia di piña colada. Riattacco e torno su Dipartite Serene. Il bip era perché qualcuno ha postato un nuovo messaggio sul forum Compagni di Suicidio. Il titolo è “7 aprile”. Lo apro.
«Devo ammettere che ho sempre pensato fosse da stupidi. L’obiettivo nel togliersi la vita è di restare soli per sempre, perciò non ho mai ben capito perché uno dovrebbe volerlo fare con altri. Ma adesso ho cambiato idea. Ho paura di tirarmi indietro all’ultimo o cose del genere. C’è anche dell’altro, ma non mi va di parlarne qui.
Ho solo alcune richieste. Primo, non voglio farlo con qualcuno che abbia dei figli. Sarebbe troppo pesante per me da gestire. Secondo, la persona deve vivere a non più di un’ora da casa mia. So che la cosa potrà risultare complicata visto che abito in mezzo al nulla, ma per adesso è così. E terzo, andrà fatto il 7 aprile. Sulla data non transigo. Scrivetemi per maggiori info.
FrozenRobot»
Do un’occhiata al profilo di FrozenRobot, sforzandomi di non giudicarlo dal nickname. Però, FrozenRobot? Va bene che la gente da queste parti è un po’… okay, diciamo pure un sacco emotiva, ma insomma. Un po’ di dignità.
A quanto pare, FrozenRobot è un lui. Ha diciassette anni, quindi solo uno in più di me. Il che va benissimo. Ah, ed è anche di Willis, Kentucky – circa quindici minuti da
qui. Avverto un brivido lungo la schiena e ricordo vagamente il significato della parola entusiasmo.
FrozenRobot ha un tempismo perfetto. Forse, per la prima volta in vita mia, mi sento fortunata. Sarà un segno del destino. E se l’unica botta di fortuna in vita tua è
quando stai pianificando di suicidarti, significa che è davvero ora di togliere il disturbo.
Rileggo il messaggio. Il 7 aprile potrebbe andar bene. Oggi è il 12 marzo. Dovrei farcela a resistere un altro mesetto, anche se ultimamente le giornate sembrano eterne.
«Aysel» chiama di nuovo il signor Palmer.
«Sì?» rispondo, quasi senza prestargli attenzione.
Si piazza dietro di me e batte con il dito sullo schermo del computer. Tento di chiudere la finestra.
«Senti, quello che fai nel tempo libero sono fatti tuoi, ma che resti fuori di qui. Capito?» La voce gli si affloscia come la seduta di un vecchio divano. Mi farebbe pena, se avessi ancora un po’ di compassione per qualcuno all’infuori di me.
Magari mi sbaglio, ma scommetto che il signor Palmer non ha idea di cosa sia Dipartite Serene.
Penserà a un sito di fan di heavy metal. Mi conosce talmente poco da non sapere che invece amo la musica lenta e strumentale. I genitori non gli hanno insegnato a non giudicare dalle apparenze? Solo perché sono una sedicenne con i capelli ricci e ribelli che indossa sempre magliette scure a righe non significa che non possa apprezzare un bell’assolo di violino o un carezzevole concerto per pianoforte.
Appena lui si allontana, sento Laura sbuffare.
«Be’?» dico.
«Non ce l’hai internet a casa?» domanda lei, scura in volto. Sorseggia il caffè gratuito, il bordo della tazza di plastica macchiato dal suo orribile rossetto lampone
acceso.
«E tu non ce l’hai una caffettiera a casa?»
Lei alza le spalle e, proprio quando penso che la conversazione sia finita, aggiunge: «Senti, sul lavoro non si va sui siti d’incontri. Fallo a casa tua. Finirai per metterci tutti nei guai».
«Okay.» Abbasso lo sguardo sulla tastiera. Inutile tentare di spiegare a Laura che non sono in cerca di appuntamenti, o almeno non di quel genere.
Fisso le briciole di cracker incastrate tra i tasti F e G, ed è lì che prendo la decisione. Risponderò a FrozenRobot. Abbiamo un appuntamento: il 7 aprile.
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