Recensione: “Non chiedermi se ti amo”, di Rachel McIntyre

Giornataccia, oggi, ma uno spazietto per pubblicare questa recensione dovevo trovarlo. Anche perché è quasi venerdì e si ha bisogno di pensieri positivi, no? Manca poco al week-end, al ponte se lo fate, a tre giorni in cui potrei dormire e passerò a studiare in vista degli imminenti esami. Ma non pensiamoci! Vi lascio alla recensione e vi auguro una splendida giornata ❤

978-88-541-7732-1 (1)Titolo: Non chiedermi se ti amo
Titolo originale: Me and Mr J
Autrice: Rachel McIntyre
Traduttrice: Daniela Di Falco
Editore: Newton Compton
Anno: 2015
Pagine: 256

Lara ha quindici anni e crede di aver trovato la sua anima gemella. C’è solo un problema: si tratta del suo insegnante. Fino a quel momento la sua vita è stata molto difficile: suo padre ha perso il lavoro, ma lei ha cercato di essere forte, almeno a casa. I suoi sfoghi e le sue paure li ha consegnati soltanto al suo diario. Solo a quelle pagine riesce a rivelare cosa le succede a scuola: Lara è vittima di orribili episodi di bullismo. Finché, improvvisamente, nel buio della sua esistenza è accesa una luce: appare Mr Jagger, il suo giovane e affascinante insegnante. È l’unica persona che riesce a capire Lara, a prenderla sul serio e a notare le sue qualità. L’unica persona che si mostra gentile con lei. L’unica di cui Lara si innamora perdutamente. Ma anche l’unica che non può ricambiare i suoi sentimenti… O forse sì?

Questo titolo e la trama stessa deviano da quelli che sono i temi centrali del libro, ovvero il bullismo e le conseguenze che questo ha sulla vita di una ragazzina nel pieno dell’adolescenza. Se ci si scorda questo, se si lascia che tutto il resto – il contorno – prenda il sopravvento si rischia di interpretare male il messaggio e fraintendere un po’ tutto. Perché questo libro parla sì di una storia d’amore tra una studentessa e uno dei suoi insegnanti, ma lo fa in maniera distratta, quasi laterale pur essendo sempre presente nei pensieri di Lara, piccola ancora eppure già grande, costretta al silenzio dalla cattiveria del branco e dalle minacce che rischiano di mandar sul lastrico la sua famiglia, già pesantemente colpita, emotivamente oltre che finanziariamente, dalla crisi. Una storia d’amore che proprio tale effettivamente mai lo è, se non un raggio di luce che rischiara giornate altrimenti buie e scandite dal non sentirsi a proprio agio nella propria pelle, in un guscio che si fatica a chiamar proprio – ad apprezzare seppur in minima parte – e che non protegge dal tormento perpetuo esterno. Perché questo è ciò che fa il bullismo: annienta l’autostima, si annida nella testa sotto forma di pensieri insensati che fuoriescono dalla bocca di ragazzini parimenti spaventati dalla vita della loro vittima ma che reagiscono nel peggior modo possibile, attaccando per non essere attaccati, svilendo chi già si sente un peso e non riesce a difendersi, o che, quando lo fa, si sente in colpa, perché quella meschinità del sentirsi forte nel veder gli altri a terra non riesce a provarla del tutto, lascia un sapore amaro sulla punta della lingua che proprio non riesce a levarsi. Questa è Lara, che di “colpe” ha solo l’esser nata coi capelli rossi e un cognome facilmente ridicolizzabile, quando appare quello che ha tutti i tratti di un angelo custode, il suo personale, capace di rendere il suo mondo migliore e darle un motivo per alzarsi dal letto e non saltare la scuola. Ed affrontare i bulli, le mean girls, la loro coalizione, un’ex-amica che si limita a osservare in silenzio senza mai intervenire, le tante, piccole, ripetute cattiverie che le vomitano addosso, il male fisico che si aggiunge al disprezzo di sé che prova dentro, la violenza che diventa abuso e che non riesce a dire a nessuno, se non a confessare al suo diario. Niente viene risparmiato a Lara e leggere i suoi pensieri significa sentirsi sporchi come lei, costretti a sopportare tutto quello che ingoia nel silenzio della sua camera con le cuffie nelle orecchie, guardare al futuro con poca speranza; finché non arriva Ben Jagger e lentamente le infonde fiducia, amor proprio, scioglie i nodi della sua frustrazione e l’aiuta ad aprirsi a piccole dosi, facendola sentire degna d’essere amata, persino da uno come lui che reputa inarrivabile.

Da quando ero piccola, come tutte le bambine, mi hanno venduto per buona l’idea che il mio Principe Azzurro è da qualche parte là fuori. Sii paziente, tesoro mio, ci dicono, e il vero amore arriverà. Cenerentola, la Bella addormentata, Biancaneve, la Sirenetta e un’altra dozzina di favole formato Disney. Alla fine lui mi troverà, mi darà un bacio e mi porterà a vivere felice e contenta nel suo castello (insieme a varie creature del bosco parlanti. E magari un asino che fa battute di spirito).
STRONZATE.
Dopo qualche anno, la realtà viene recepita. Le ragazze passabili (cioè quelle come me), non attirano ranocchi, tanto meno principi, ed è allora che capisci che è tutta una GROSSA BALLA.
Ma all’improvviso, Mr J è comparso dal nulla e mi ha trovata, ed è esattamente come promettono le favole: divertente, gentile, brillante, interessante, bellissimo. Quando sono vicino a lui, mi sento più felice di quanto avrei mai pensato possibile. Pensa che io sia speciale.
E non potrò mai averlo.

Tutto quel che Lara vive è trascritto, con dovizia di particolari e senza filtri: ci racconta, tramite il diario segreto, quel che sono i suoi giorni a scuola e a casa, aiutandoci ad immergerci nella sua realtà e a sentirla nostra. A provar quel che lei stessa sente, e non è bello. Dà fastidio, tantissimo, indossare i suoi panni: sono scomodi, pizzicano la pelle e obbligano a far proprie le sue sensazioni, le sue ingiustizie, le sue paure, in una maniera così naturale e prepotente da esser davvero troppa, in alcuni momenti, da richiedere una pausa per tornare al presente e scrollarsi di dosso la sua sofferenza. Ho provato tutto, come fosse mio, e il non aver mai superato qualcosa mi ha riportato violentemente ad anni che non vorrei riavere indietro e che ancora oggi sento di portarmi sulle spalle senza riuscire a cacciarli come vorrei. Lara costringe a sentir tutto, dalla prima all’ultima vessazione, e non lascia scampo, con la sua voce preoccupata, ansiosa, traballante nel momento in cui qualcosa sembra darle una fiammella di speranza, piena di rabbia e frustrazione quando non sa come rialzarsi dall’ennesimo attacco, e lo fa con uno stile mai forzato, mai troppo maturo, che la rende vera, una come tante della sua età. Una vocina piccola che a malapena si sente e che ha paura che succeda, pur volendo esser ascoltata, sentita, con un bisogno immenso che questo avvenga. E dopotutto questo è Ben Jagger, in fondo, colui che le presta ascolto, la luce che la illumina e le permette di guardarsi allo specchio con il giusto filtro, spegne i mostri che ragazzini troppo stupidi le han costruito dentro e l’accende di quella fiducia che nemmeno i suoi genitori si curano più di alimentare. Non chiamatelo “romanzo d’amore”, chiamatelo “young adult” perché questo è e, francamente, proprio lì stanno la sua bellezza e semplicità.

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