Recensione: “Starcrossed”, di Josephine Angelini

Domenica su facebook, ho scritto qualcosa a proposito del fatto che non avrei aggiornato con regolarità nelle prossime settimane (mesi? Chissà?), perché avevo ed ho la testa altrove. Poi ieri ho pensato che qualcosa di buono da qualche parte dovevo pur averlo buttato giù col quale campare e non lasciar il blog alla stessa tristezza che mi pervade. Perciò, ecco che trovo una recensione scritta credo più di sei mesi fa: quale momento migliore per postarla?
Buona giornata, amici ❤ Spero la vostra non includa lezioni che vanno dalle dieci alle otto…!

55339g-KQET3SSVTitolo: Starcrossed
Serie: Starcrossed #1
Autrice: Josephine Angelini
Traduttore: Marco Rossari
Editore: Giunti
Anno: 2011
Pagine: 464

Helen, timida adolescente di Nantucket, sta quasi per uccidere il ragazzo più attraente dell’isola, Lucas Delos, davanti a tutta la sua classe. L’episodio si rivela essere qualcosa di più di un mero incidente. Helen teme per la sua salute mentale: ha iniziato ad avere incubi di notte e allucinazioni di giorno. Ogni volta che vede Lucas le appaiono tre donne che piangono lacrime di sangue. Il tentato omicidio porta Helen a scoprire che lei e Lucas non stanno facendo altro che interpretare i ruoli di un’antica tragedia d’amore. Le apparizioni femminili rappresentano infatti le Erinni. Helen, come l’omonima Elena di Troia, è destinata a dare inizio alla guerra a causa della sua relazione con Lucas. I due scoprono sulla loro pelle che i miti non sono leggende. Ma è giusto o sbagliato stare con il ragazzo che si ama se questo significa mettere in pericolo il resto del mondo? Come si sconfigge il destino?

Al liceo odiavo le ore di epica, non mi interessava conoscere le varie avventure di letto di Zeus né leggere di una ipotetica guerra avvenuta millenni prima combattuta per una donna che, per capriccio d’amore, aveva condannato a morte certa milioni di uomini. Non sopportavo quelle due ore settimanali, le passavo a scarabocchiare sul mio diario dal fondo dell’aula, tra uno sbadiglio e l’altro, senza capire la grandezza e la bellezza di quello che mi stavo perdendo. Fortunatamente, ho riscoperto più tardi che in fondo le gesta di quegli dei e dei loro protetti così lontani nel tempo non erano poi così distanti da schemi che in fondo ripetiamo uguali ancora oggi e che i temi affrontati da Omero sono la base di quelle grandi domande a cui nessuno riesce a dare risposta certa ma che ognuno prima o poi finisce per porsi anche una sola volta di sfuggita nella vita. Che, dopotutto, quei personaggi non sono poi così diversi da noi. Ecco perché mi è piaciuto Starcrossed. In un oceano di young adult che fanno a gara nell’usare creature leggendarie, la Angelini ha avuto il coraggio di richiamarsi alla mitologia greca ed è riuscita a farmela amare tramite la sua narrazione semplice e chiara e alla sua capacità di giocarci come solo chi la conosce bene può permettersi di fare. In un’isoletta in cui tutti si conoscono e le dinamiche non differiscono poi molto dalla classica vita di un paesino, la scuola rinizia, alla fine dell’estate, con una novità sulla bocca di tutti: dalla Spagna, due famiglie imparentate tra loro si sono trasferite a Nantucket e sono al centro del gossip. Ma, mentre tutti fanno a gara per conoscerli e i ragazzi a scuola non fanno che parlare dei nuovi arrivati e della loro celestiale bellezza, Helen – un metro e ottanta di centimetri che non vogliono saperne di smettere di aumentare e di goffa timidezza che, a causa della sua diversità, le porta in regalo violenti attacchi di panico -, al primo incontro con Lucas, uno di loro, non può non dar ascolto a quella vocetta insistente che le ordina di ucciderlo, nonostante la razionalità prema per impedirle di compiere un atto insensato, e si ritrova così a stringere tra le dita il collo del poveretto. È qualcosa di primordiale, un istinto a cui non può opporre alcuna resistenza, perché non obbedire alle Erinni che compaiono ogni volta che lo incontra è impossibile se quel che sente ruggire dentro di sé è una rabbia così inspiegabile da non poter esser detta a voce alta.

A luci spente, immersa in una vasca d’acqua fresca, Helen ascoltò il telefono squillare a ripetizione. Non sapeva cosa rispondere a chi chiamava e ogni volta che ripensava a come aveva aggredito Lucas Delos davanti a tutta la scuola si vergognava da morire. Non le restava che lasciare il Paese o almeno Nantucket perché non riusciva a digerire il fatto di aver tentato di strozzare il ragazzo più bello dell’isola.

A far da contraltare a un odio profondo, una forza di attrazione irresistibile la spinge a ricercare la sua presenza, a ruotargli attorno come un polo di una calamita che brama il ricongiungimento col suo opposto, il cui incontro-scontro è inevitabile, specialmente se qualcuno dall’alto si diverte a tessere le fila a proprio piacimento delle vicende umane e a condannarli a ripetere schemi così antichi da non avere età, fino a far sbocciare un amore che rischia di mettere a repentaglio la salvezza del mondo intero. Un amore avversato dalle stelle, che da Romeo e Giulietta prende in prestito la metafora del destino infausto per svilupparla, fonderla con l’eroicità dell’Iliade e dar vita a un universo di Discendenti e Semidei che mi ha tenuta incollata alle sue pagine come raramente mi succede. Senza ricorrere al ritornello “il triangolo no, non l’avevo considerato” che ha iniziato a stufare e raramente riesce a creare qualcosa di innovativo – rarissima eccezione quella della Clare nelle Origini -, la Angelini tesse una tela capace di inglobare il lettore in una serie di misteri che non vengono svelati fin da subito, ma che, anzi, trovano spiegazione man mano che Helen inizia a scoprire qualcosa su di sé che finalmente la libera dalla sensazione di essere uno scherzo della natura e su un destino più grande di lei contro il quale niente può esser mosso. Forse.

Helen si sentiva come se il mondo fosse diventato una gigantesca barzelletta che lei aveva aspettato di ascoltare con pazienza e che alla fine aveva trovato offensiva. Se fosse stata in un locale di cabaret si sarebbe alzata e se ne sarebbe andata, invece dopo la scuola doveva correre a casa del comico e farsele dare di santa ragione.

Con una suspense tenuta sempre sul filo del rasoio e un’ambientazione così bella da essere vivida e da risvegliare meraviglia per il mondo mitologico greco anche in chi non ne era poi così attratto, Starcrossed getta le basi per una grande saga, innovativa al punto giusto, e, se fossi riuscita a non notare molte, troppe, similitudini tra i bei tre maschietti di casa Delos e gli aitanti giovani di Twilight, forse avrei dato un punteggio più alto e l’avrei apprezzato di più, ma scindere Lucas da Edward Cullen talvolta è stato difficile – così come Hector da Emmett e Jason da Jasper – e la derivazione dalla saga della Meyer è così prepotente in alcuni momenti da risultare fastidiosa. Tuttavia, se riesce a superare questo scoglio, la lettura, sempre scorrevole e affascinante, ben promette per un futuro più che roseo, sul quale, manco a dirlo, ho già messo le mani!

Voto: ❤❤❤

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6 pensieri su “Recensione: “Starcrossed”, di Josephine Angelini

  1. Magnifica recensione, la saga della Angelini è bellissima! Io non ho letto la Meyer quindi non ho trovato alcuna similitudine se non con i personaggi mitologici che ho studiato al liceo! :*

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Ciao lettore! Se hai letto il post, mi piacerebbe che lasciassi traccia del tuo passaggio facendomi sapere cosa ne pensi per scambiare due chiacchiere. Ti va?

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