Recensione: “Il primo bacio a Parigi”, di Stephanie Perkins

Buon inizio di settimana, miei cari! Quando WordPress pubblicherà il post sarò molto probabilmente ripiegata su me stessa e sulla mia ansia pre-esame, ma non potevo oggi non parlarvi di questo libro. Sono stata tentata, per mesi, di leggerlo in inglese, perché costantemente su Goodreads mi rimbalzavano davanti agli occhi recensioni entusiastiche; ma, non so bene come, ho resistito. Fino all’uscita italiana. Poi l’ho divorato, nel giro di tre ore.

51125684_IL PRIMO BACIO A PARIGI_sovraccTitolo: Il primo bacio a Parigi
Titolo originale: Anna and the French kiss
Serie: Anna and the French kiss #1 (ogni romanzo è autoconclusivo)
Autrice: Stephanie Perkins
Traduttrice: Alessandra Maestrini
Editore: DeAgostini
Anno: 2015
Pagine: 400

Anna è pronta a passare un ultimo anno di liceo indimenticabile insieme alla sua migliore amica e a un ragazzo che sta per diventare il suo ragazzo. Ma il padre ha deciso di regalarle un’esperienza altrettanto indimenticabile: un anno in una scuola internazionale a Parigi! Peccato che Anna non riesca a prenderla con altrettanto entusiasmo: non sa una parola di francese, si sente l’ultima arrivata e non riconosce neanche il cibo che trova a mensa. Per fortuna nei corridoi si scontra con quanto di più interessante la città possa offrirle: Etienne St. Clair. Occhi splendidi, capelli perfetti, un’innata gentilezza e un’irresistibile ironia: St. Clair ha proprio tutto… anche una fidanzata, purtroppo! Per quanto Anna cerchi di non infilarsi in una situazione complicata, Parigi non è proprio la città adatta per resistere a una cotta colossale…

Avete presente la marea di romance young adult che c’è in giro e spopola tanto negli ultimi anni? Bene, dimenticatevela, perché Stephanie Perkins ha scritto una storia di una semplicità disarmante eppure coinvolgente come nient’altro, dolce e mai stucchevole, con personaggi meravigliosi senza aver bisogno di essere irraggiungibilmente perfetti o con un passato drammaticamente difficile. Tutto è così reale, vero, in questo romanzo che non ho potuto staccare gli occhi dalle sua pagine nemmeno durante la cena, nemmeno dopo cena quando avrei dovuto ripassare per un esame e non riuscivo a costringermi a metterlo giù. E mi sono innamorata di ogni singola riga, di ogni battuta, dell’elettricità che scalpita tra Étienne St. Clair e Anna e che è così normale, così genuina, da essere credibile quanto e più di quella di altre coppie più famose. Ecco perché leggere Il primo bacio a Parigi è stato rinfrescante, oltre che rincuorante: la storia di Anna, quell’attrazione che prova fin dal primo momento per St. Clair e tutti i dubbi dati dall’essere costretta a vivere lontano dalle persone che ama sono così condivisibili da poter essere quelli di chiunque alla sua età che si ritrovi a vivere all’estero, senza alcun appiglio o certezza e si scopra in bilico tra un quasi amore lasciato alle spalle e l’inizio di una nuova amicizia che, chissà, potrebbe esser qualcosa di più. Tutto è così – mi scoccia ripetermi ma tant’è – normale da conquistare immediatamente. Tutto è così tenero da far stampare un sorriso soddisfatto ad ogni riga; tutto è così puro che nel giro di appena qualche pagina si finisce ad indossare i panni di Anna e a rimanere folgorati di Étienne, che dei ragazzacci tanto di moda non ha proprio niente: non il fisico, non l’arroganza, non un’aria da perennemente in lotta col mondo che lo circonda. Quel che ha, però, è un’aura magnetica che costringe a osservarlo, a gravitargli attorno e bere le sue parole come fossero gocce d’acqua nel deserto; accento inglese, passaporto americano e un nome francese, è l’incarnazione del bravo ragazzo da presentare ai propri genitori, con quell’aria intelligente e lo spropositato amore per la storia e, se tra i suoi difetti c’è da segnalare l’abitudine nervosa di mangiucchiarsi le unghie – cosa per la quale lo capisco benissimo -, tra i suoi enormi pregi c’è quello di saper mettere a proprio agio anche chi, come Anna, si sente spaesata e fuori posto e far di tutto per chi ama. Possibile non rimanerne affascinati?

Guardiamo il conto alla rovescia insieme. Io sono tre ore avanti rispetto a St. Clair, ma non ci importa. Quando per me arriva la mezzanotte, suoniamo trombe immaginarie e lanciamo immaginari coriandoli.
E tre ore dopo, quando è mezzanotte per lui, festeggiamo di nuovo.
E per la prima volta da quando sono tornata a casa sono completamente felice. È strano. Casa. Ho desiderato tanto rivederla, solo per tornare e scoprire che non c’era più. Essere qui, in quella che tecnicamente è la mia abitazione, e scoprire che ora casa è da un’altra parte.
Ma nemmeno questo è del tutto vero.
Parigi mi manca, ma non è casa mia. Piuttosto… mi manca questo. Questo calore al telefono. È possibile che casa sia una persona e non un posto? Un tempo Bridgette era casa, per me. Magari St. Clair è la mia nuova casa.
Ci rimugino su, mentre le nostre voci si fanno stanche e smettiamo di parlare. Ci teniamo compagnia e basta. Il mio respiro. Il suo respiro. Il mio respiro. Il suo respiro.
Non potrei mai dirglielo, ma è vero.
Questo è casa. Noi due.

Anna è appena arrivata a Parigi, quando incontra Étienne e i suoi amici. Non parla francese e anche solo ordinare da mangiare in caffetteria è un’impresa impossibile; ha nostalgia di casa, della sua migliore amica e di quello che la sua storia con Toph sarebbe potuta diventare se solo ne avesse avuto il tempo; ed è a dir poco disorientata dal ritrovarsi improvvisamente in terra straniera, a tal punto che anche solo il pensiero di uscire dalle mura sicure del prestigioso college che frequenta le fa mancare l’aria nei polmoni. Fortuna vuole che in suo soccorso arrivino quelli che diventeranno i migliori amici che avrebbe potuto trovare. Tra questi, St. Clair per tutti, Étienne per lei.
Leggere della loro relazione che si sviluppa gradatamente è rinfrescante, seguirli passo dopo passo, dall’amicizia all’amore, tra un rossore sulle guance e l’incapacità di guardarsi negli occhi per troppo tempo, è divertente, anche se frustrante. I loro sono i piccoli passi di chi si piace da morire ma non ha il coraggio per ammetterlo a voce alta, bloccato, lui, dalla paura di quel che dovrà abbandonare per rincorrere qualcosa di incerto o, lei, dal terrore di rovinare un rapporto che di per sé è già meraviglioso. Sono due personaggi per i quali non tifare è impossibile e grazie ai quali sognare, ridere e rivivere il proprio primo amore è semplice, oltre che spettacolare. Se aggiungiamo che a far da contraltare c’è una Parigi tutta da scoprire attraverso gli occhi di Anna, tre ragazzi – Meredith, Rashmi e Josh (protagonista del terzo volume della serie) – talmente stupendi e ben caratterizzati che vorresti incontrarli anche tu, una prosa scorrevole e ironica come non capitava da tempo di incontrare, l’atmosfera un po’ snob e retro dei cinema francesi… capirete perché mi ha letteralmente conquistata e non sono capace di parlarvene senza sembrare la fangirl con gli occhi a cuoricino che in realtà sono.

Non riesco a spiegarlo, ma mentre passeggio per la strada, all’improvviso mi sento nervosa. Perché sto tremando? Sono passate solo due settimane, ma che settimane! St. Clair si è trasformato da quella cosa confusa che era nel mio migliore amico. E per lui è la stessa cosa. Non ho bisogno di chiederglielo; lo so come se vedessi dentro me stessa.
Mi fermo un secondo, poi per raggiungere il Panthéon prendo la strada più lunga. La città è bellissima. Mi compare davanti la splendida Saint-Étienne-du-Mont, e penso alla madre di St. Clair che prepara pranzi al sacco e disegna piccioni. Cerco di immaginarmelo mentre corre qui attorno vestito da scolaretto, in pantaloni corti e con le ginocchia piene di croste, ma non ci riesco. Riesco solo a vedere la persona che conosco, calma e sicura di sé, con le mani nelle tasche e l’incedere disinvolto. Il tipo di persona che irradia un campo magnetico naturale, verso il quale tutti sono attratti, da cui tutti sono abbagliati. (…) Poi giro un altro angolo e il petto mi si stringe al punto che non riesco più a respirare dal dolore.
Perché lui è lì.
È immerso in un libro enorme, completamente assorto, con le spalle ricurve, e una lieve brezza gli spettina i capelli scuri. Josh è seduto poco più in là, con il blocco da disegno nero aperto e il pennarello in movimento. Altre persone prendono il pallido sole. Ma a malapena le registro nella mente e subito le dimentico. A causa sua.
Mi aggrappo al bordo del tavolino di un caffè sul marciapiede per non cadere. I clienti mi guardano allarmati, ma non mi importa. Mi gira la testa e mi manca l’aria.
Come posso essere stata tanto stupida?
Come posso aver creduto, anche solo per un istante, di non essere innamorata di lui?
Lo osservo. Si sta mordicchiando l’unghia del mignolo sinistro, quindi il suo libro deve essere interessante. Il mignolo significa eccitato o felice, il pollice pensieroso o preoccupato. Sono sorpresa di conoscere il significato di questi gesti. Quanto attentamente l’ho studiato? (…)
Lui alza la testa.
I nostri sguardi si incrociano e la sua bocca si apre lentamente in un sorriso. Il cuore mi batte sempre più forte. Sono quasi arrivata. Appoggia il libro e si alza. E poi, l’istante in cui pronuncia il mio nome è l’esatto momento in cui cambia ogni cosa.
Nn è più St. Clair, il compagno di tutti, l’amico di tutti. È Étienne. Étienne, come la sera che ci siamo conosciuti. È Étienne: il mio amico.
E molto di più.

Il primo bacio è Parigi è tutto ciò che un romanzo per adolescenti dovrebbe essere e racchiude in sé più di quello che potrebbe sembrare, perché, libero dall’amore a prima vista – che, per quanto catturi l’attenzione, pecca sempre di irrealtà -, sa, anzi, sviluppare lentamente il rapporto tra i suoi due protagonisti e, allo stesso tempo, parlar di temi spesso non approfonditi come il rapporto tra genitori e figli. Ben lontani da essere personaggi senza alcun difetto, tutto ciò che Anna ed Étienne dicono o fanno ha quella patina di verosimiglianza nella quale è semplice riconoscersi e vedere specchiate situazioni simili. È facile comprendere le titubanze di lui, aggrappato all’unica ancora che gli rimane mentre il mondo per come lo ha sempre conosciuto si sgretola sotto i suoi passi, in lotta con un padre interessato solo all’apparenza e un sentimento che non vuol provare perché lo spaventa; così come sono capibili gli atteggiamenti di lei, le sue piccole insicurezze dovute a un rapporto che fatica a definire e a un’amicizia che comincia a starle stretta ma che le fa paura. Sono ragazzi straordinari nel loro essere ordinari, in una storia bellissima, scritta in modo incantevole, che rendono questo libro una piccola gemma che ho già voglia di rileggere  all’infinito, della quale non ci si stanca mai, che riscalda e fa bene al cuore nella sua semplicità e tenerezza. È un romanzo indimenticabile, e se non lo leggete vi perderete proprio tanto: garantito.

Voto: ❤❤❤❤❤

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