Chi di teaser ferisce

chi di teaser ferisceSia lodata Virginia De Winter che mi ha dato motivo di smettere per qualche istante di frignare per la fine di Black friars e ha scritto Le soglie del buio; e sia lodato Netgalley e gli autori che lo appoggiano per avermi concesso una copia di The winner’s crime, secondo capitolo della saga di Marie Rutkoski (qui la recensione al primo volume) e mia recente ossessione.
Perdonate le poche parole, ma sono distrutta dalla stesura di un saggio sulla meraviglia che è The giver (Lois Lowry mandamela bene o ti corco), ma voi che potete godetevi questi due teaser! Però, prima di farlo, una domanda: avete programmi per San Valentino? Perché non lo passate con nove bei maschi di carta proposti da altrettanti blog e provate ad aggiudicarvi un bottino da urlo formato da libri e biglietti del cinema? Seguite le tappe qui!

downloadTitolo: Le soglie del buio
Serie: Black friars #3.5
Autrice: Virginia De Winter
Editore: self
Anno: 2014
Pagine: 68
Lo trovate qui, in formato ebook

Dopo la sconfitta del Presidio, la pace sembra tornata per le vie della Vecchia Capitale e nelle Nationes del Continente ma, quando la Principessa Sophia Blackmore intraprende un viaggio per Altieres, strane coincidenze le ricordano che altre insidie si muovono intorno a lei e la costringono a temere di nuovo per la propria sicurezza. Sogni e presagi la riportano ai giorni in cui forze oscure minacciavano la sua vita e le sorti del suo regno. Nella Vecchia Capitale, però, le vicende sembrano suggerire che, questa volta, il pericolo provenga dalla remota e selvaggia Nalvalle.

La vegetazione bordava la spiaggia formando una barriera buia e immobile. La brezza marina era gradevole sopra la pelle sudata e dissipava l’umidità opprimente.
Palme dai fusti sottili si distendevano sulla sabbia fino al confine della battigia dove l’oceano blu e oscuro lambiva la spiaggia. Le grandi foglie a ventaglio si muovevano frusciando al vento che percorreva la distesa d’acqua, increspandola appena senza agitarla.
L’oceano era caldo e nuotare era come immergersi in un brodo tiepido. La baia dove si trovavano abbracciava una barriera di scogli al largo formando una piscina naturale e riparata e Sophia galleggiava fissando le stelle sopra di sé, la camiciola bianca le fluttuava intorno al corpo, i lunghi capelli neri come un’ombra più scura nell’acqua.
La pace della notte era completa, dentro di lei invece si agitava un turbamento che avrebbe potuto sollevare i flutti fino al cielo.
Posò i piedi sulla sabbia, cullandosi nell’equilibrio falsato e morbido dell’acqua. Davanti a lei si estendeva il perfetto, oscuro specchio del cielo stellato.
Guardò Gabriel, in piedi sugli scogli al largo, stendere le braccia in avanti per tuffarsi, osservò il modo in cui bagliori di luna accendevano l’acqua sulle sue braccia muscolose e i capelli neri come le piume di un corvo.
«Non può essere mio», mormorò Sophia. «Non è possibile».
Gabriel riemerse in un punto distante dagli scogli e cominciò a nuotare verso di lei con lunghe bracciate fluide. Quando la raggiunse camminò con l’acqua alla cintola, i calzoni scuri che gli aderivano ai fianchi e un sacchetto appeso a una catenina d’oro sopra il petto.
Sophia distese una mano per sfiorarlo e vide lo sguardo di lui accendersi di un sorriso beffardo.

downloadTitolo: The winner’s crime
Serie: The winner’s trilogy #2
Autrice: Marie Rutkoski
Editore: inedito in Italia
Anno: 2015
Pagine: 416

Il fidanzamento di Lady Kestrel col principe ereditario di Valoria richiede grandi festeggiamenti: balli, spettacoli, fuochi d’artificio e baldoria. Ma per Kestrel significa solamente una gabbia che lei stessa ha costruito. Incastrata alla corte imperiale come spia, vive e respira un inganno e non può confidarsi con l’unica persona di cui vuole davvero fidarsi…
Mentre lotta per proteggere la libertà del suo Paese dai suoi nemici, Arin sospetta che Kestrel sappia più di quel che dice. Mentre Kestrel si avvicina a scoprire un segreto scioccante, potrebbe non essere un pugnale quello che lo ferisce, ma la verità.

“Pensavo non venissi.”
“Ho cambiato idea.” Arin si avvicinò per appoggiarsi alla balaustra accanto a lei.
Era troppo. Era troppo vicino. “Ti sarei grata se mantenessi le distanze.”
“Ah, l’impeatrice ha parlato. Be’, devo obbedire.” Eppure non si mosse se non per volgere la testa verso di lei.
La luce dalle cuciture della tenda gli disegnava una linea fine sulla guancia, come una scintillante cicatrice. “Ti ho vista. Con il principe. Sembra una medicina amara da mandar giù, fin troppo anche per tutte le dolcezze dell’impero.”
“Non sai niente di lui.”(…)
Si spostò lentamente, e quella linea di luce non lo sfiorava più. La sua sagoma era pura ombra. Ma riusciva a vedere meglio e lo vide appoggiare la testa alla finestra. “Kestrel…”
L’emozione le strinse il cuore e la obbligò a un terribile silenzio. Ma Arin non disse più niente, solo il suo nome, come se il suo nome non fosse un nome ma una domanda. O forse non era così che l’aveva detto, e si sbagliava, aveva sentito una domanda semplicemente perché lui che chiamava il suo nome le aveva fatto sperare di essere la sua risposta.
Qualcosa dentro di sé si rimescolava. Le strattonava l’anima. Diglielo, diceva quella parte. Deve saperlo. Eppure quelle parole erano orribili per entrambi. La mente era lenta a capire perché, così presa dalla tentazione di dire ad Arin che il fidanzamento era uno scambio per la libertà di Herran.
“Non voglio parlare del tuo fidanzato.” Arin si allontanò dalla balaustra e rimase in piedi facendole ombra se mai ci fosse stata una qualche luce. (…)
Se avesse detto ad Arin la verità, avrebbe infranto la pace che lei stessa aveva portato. Non aveva quasi importanza se lui l’amasse o meno. Arin non avrebbe permesso che qualcuno si imprigionasse per lasciarlo libero. Avrebbe trovato un modo per porre fine al suo fidanzamento… e lei glielo avrebbe consentito.
Lo aveva già sentito prima, lo sentì di nuovo in quel momento: la spinta per sprofondare in lui, per caderci dentro, perdere il senso stesso di sé.
Sarebbe scoppiato uno scandalo, e poi la guerra.
Kestrel avrebbe dovuto tenerlo segreto. Avrebbe dovuto mentire con tutta se stessa. Avrebbe potuto essere fredda. Avrebbe potuto essere distante. Anche con lui.
(…) “Be”, disse Kestrel, “per quanto sia stata confortevole questa piccola chiacchierata, vorrei tornare alla mia festa.” Si mosse verso la tenda.
Il movimento fu veloce. Le bloccò il passaggio, le mani su entrambi i lati a tenerla contro la balaustra. Non la toccava, ma era così vicino che poteva vedergli la linea scura della bocca e gli occhi illuminati di rabbia. Disse, “Non sono venuto solo per questo.”
Sentiva l’odore del mare sulla sua pelle, più forte adesso: salato e forte.
69e9cf05591bf394ada1cafacc1cd946“Kestrel, questa non sei tu.”
Lei indietreggiò contro il vetro gelido. “Non so che cosa vuoi dire.”
“Il tono di voce che usi, quello allegro… pensi non lo riconosca? È il tono che usi quando prepari una trappola. O di quando ti nascondi dietro le parole. E so che il modo in cui stai parlando non è da te. Dì quello che vuoi di me, su quello che è successo tra noi, sulla forma del sole e il colore dell’erba e tutte le altre cose del mondo che vuoi negare. Nega tutto finché gli Dei non ti stroncano. Ma non puoi dire  che non ti conosco.” Era adesso così vicino che l’aria tra loro palpitava sulla pelle di Kestrel. “Io… ho pensato a te.” La sua voce si spezzò. “Ho pensato a quanto sia sicuro che tu non sia mai stata disonesta con me.”
La risata di Kestrel fu una privazione d’aria. Era breve, incredula.
“Lasciami riformulare”, disse Arin. “Puoi avermi ingannato. Ma eri fedele a te stessa. Qualche volte anche a me. Non sei mai stata falsa.” (…)
“Per favore, Kestrel. Per favore. Non mentire.”
Kestrel si aggrappò alla pietra fredda della ringhiera della balaustra. (…)”Fammi passare.”
“Non ho finito. Kestrel… vuoi davvero sposare il principe?”
“Pensavo non volessi parlare di lui.”
“Il volere e il bisogno non sono la stessa cosa.” La bocca esitò vicino alla sua. “Dimmelo. Il fidanzamento è davvero una tua scelta? Perché non ci credo. Non finché non lo dici tu.”
Il vetro dietro la sua schiena era un incendio di freddo. Rabbrividì. Era troppo vicino. Tutto ciò che doveva fare era distendere le dita dalla balaustra e piegarsi in avanti contro di lui. Sembrava inevitabile, come una coppa troppo piena pronta a rovesciarsi. Lo sfregamento della guancia non rasata le graffiò la sua.
“Lo vuoi?”, chiese. “Vuoi lui?”
“Sì.”
“Dimostramelo”, le mormorò Arin all’orecchio. Il ghiaccio scricchiolava sotto i suoi palmi appoggiati vicino alla sua testa.
“Arin.” Riusciva a malapena a parlare. “Fammi passare.”
Le labbra le scivolarono alla base del collo, scorrendo sempre più su.
“Dimostrami che vuoi lui”, le disse tra i capelli. Il bacio le attraversò la guancia. Le sfiorò la fronte, poi si fermò sulla linea dorata che dimostrava il suo fidanzamento.
“Lo voglio”, disse Kestrel, ma la voce uscì strozzata, come se stesse per affogare.
Il bacio era lì, in attesa vicino alle sue labbra. “Bugiarda”, alitò.

Annunci

4 pensieri su “Chi di teaser ferisce

    • Mi sento pugnalare ad ogni pagina che leggo, ti capisco proprio. Il primo l’ho finito giusto la settimana scorsa e non potevo trovare lettura migliore! Bellissimo ❤
      Ps: eeeeh questi uomini di carta e inchiostro che non ne vogliono sapere di diventare carne e ossa!

      Mi piace

Ciao lettore! Se hai letto il post, mi piacerebbe che lasciassi traccia del tuo passaggio facendomi sapere cosa ne pensi per scambiare due chiacchiere. Ti va?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...