Recensione: “Ladri di sogni”, di Maggie Stiefvater

Non posso promettere che questa recensione sarà totalmente spoiler-free, trattandosi di un sequel ed essendo alcune informazioni necessarie a capire il proseguo degli eventi. Quel che posso promettere è che farò del mio meglio per non rivelare più di quel che serve e quel che voi dovete promettere è che correrete a leggere Raven boys se ancora non l’avete fatto per poi godervi questo secondo, stupendo capitolo. Perché se c’è un’autrice che non potete perdervi, quella, ve lo garantisco, è Maggie Stiefvater.
raven boys ladri di sogniTitolo: Ladri di sogni
Serie:The Raven cycle #2
Autrice: Maggie Stiefvater
Traduttore: Marco Locatelli
Editore: Rizzoli
Anno: 2014
Pagine: 519

La magica linea di prateria è stata risvegliata e la sua energia affiora. I ragazzi corvo, un gruppo di studenti della scintillante Aglionby Academy, sono sulle tracce del mitico re gallese Glendower, che dovrebbe essere nascosto nelle colline intorno alla scuola. Con loro c’è Blue, che vive in una famiglia di veggenti tutta al femminile. A lei è stato predetto più volte che quando bacerà il ragazzo di cui sarà davvero innamorata, questi morirà. Sulle prime sembra che il suo cuore batta per Adam, ma forse è Gansey quello che ama davvero… Intanto Ronan s’inoltra nei suoi sogni, da cui può uscire di tutto. Del resto è uno che ama sfidare il pericolo. Mentre il tormentato Adam, con un passato pesante alle spalle, s’inoltra sempre più in se stesso, cercando una sua strada nella vita. Nel frattempo c’è un individuo sinistro che è anche lui sulle tracce di Glendower. Un uomo pronto a tutto.

Mai come questa volta mi è sembrato che la trama della quarta di copertina riassumesse alla perfezione il punto nel quale eravamo rimasti: Adam, nonostante lo sgomento di Gansey, Ronan e Blue, ha risvegliato la linea di prateria ma ancora i ragazzi corvo non hanno trovato Glendower e farlo continua a non essere semplice per niente. Così come non è semplice non solo scrivere un sequel che riesca a reggere il paragone col volume precedente, ma addirittura che sia capace di superare di gran lunga le aspettative. Quel che, infatti, la Stiefvater ci regala è un libro mozzafiato e sconvolgente dal quale staccare gli occhi è veramente impossibile: merito di uno stile elegante ed evocativo, che riesce a non lasciar buchi nella trama e a spiegare semmai tutti quelli che aveva lasciato in sospeso pur continuando a mandare avanti la storia e spingere il lettore a partecipare alla ricerca dei ragazzi che, sempre più, prende le pieghe di una ricerca anche interiore e personale. Specialmente per il protagonista di questo volume. Se Raven boys ci presentava i suoi protagonisti senza soffermarsi troppo a lungo su nessuno di loro pur ponendo un accento particolare su Adam, qui la Stiefvater accende i riflettori su quel personaggio tormentato e ironico che è Ronan, rimasto, tra tutti, un po’ più in ombra finora. E, neanche devo dirvelo immagino, Ronan è affascinante quanto divertente, una persona così complessa e sfaccettata che sono felice si riesca finalmente a comprendere meglio e ad apprezzare ancora di più. Come d’altronde qualsiasi personaggio della tetralogia, mi azzardo a dire. In fondo, anche quelli per i quali non vorresti provare un briciolo d’affetto, finiscono per farti scaturire un attenzione che non vorresti concedere ma inevitabilmente finisci per dare; e non è una cosa scontata. Merito della loro creatrice, che, nel descriverli dettagliatamente senza forzare la mano sulle loro personalità, in un modo delicato e al tempo stesso coinvolgente, appassiona con i suoi dialoghi e riesce a rendere veri – nella loro assurdità e stramberia, alle volte – i meravigliosi ragazzi corvo e la carovana di personaggi coi quali si trovano a confrontarsi.

In quel momento, Blue si sentì innamorata un po’ di tutti loro. Della loro magia. Della loro missione. Del loro essere tremendi e strani allo stesso tempo. I suoi ragazzi corvo.

Ronan, dicevo, è il protagonista assoluto del romanzo. Scopertosi ladro di sogni, ovvero capace di trasportare nella realtà ciò che in sogno trova, Ronan si rivela essere sempre di più una corazza ben costruita che nasconde bene, anche a un occhio più attento, quel che realmente è. Non sto dicendo che non sia una testa calda o sarcastico ai limiti del sopportabile qualche volta, però, semmai tutto l’opposto, paradossalmente: i personaggi di quest’autrice non sono solo questo, sono piuttosto persone in carne e ossa, piene di difetti insopportabili e talvolta irritanti ma colorate di splendidi momenti di altruismo sconfinato e amore commovente verso chi hanno attorno. Ed è così anche per Ronan, quello più scontroso e irascibile del gruppo, pronto a menar le mani perché con le parole non ci sa fare come Gansey né sa tacere al momento opportuno come Adam, ma anche quello più tormentato: con un passato messo totalmente in discussione, un padre che lo riteneva speciale ma che l’ha allontanato da casa dopo la sua morte, portando con sé la chiave dei suoi misteri, e un fratello che cerca in tutti i modi di tenerlo in riga, i perché delle azioni di Ronan vengono alla luce e non si può non finire per comprenderlo. E volergli un bene dell’anima perché il Ronan che ne esce è il migliore di sempre.
Ma questo non è solo il suo libro. C’è spazio anche per un Adam che si è liberato, fisicamente, dei suoi fantasmi e fiero dell’indipendenza guadagnata e sudata, ma è alle prese giornalmente con una lotta interiore che non conosce tregua, stretto tra il desiderio di farcela contando solo sulle proprie forze, il bisogno di appartenere a qualcosa che lo faccia sentire amato almeno una volta nella vita e la paura che dietro a dei gesti semplici di affetto si nasconda la pietà. E c’è spazio per un Gansey inedito, sempre il collante che tiene insieme i ragazzi corvo, ma più confuso, costretto a fare i conti con le ragioni del cuore e non più solo quelle della testa, in cui la vecchiaia della sua saggezza e dei suoi modi sempre impeccabili si scontra con la giovinezza dei suoi impulsi più nascosti e di un fuoco che gli accende lo sguardo come piace a Ronan. E, infine, c’è Blue: impossibile non rimanere colpiti dal suo essere controcorrente e non farne un vanto, dalla sua delicatezza nel non voler giocare coi sentimenti altrui pur avendo il terrore di ferire chi ama e sa amarla, del suo continuare a cercare qualcosa che la renda speciale senza rendersi conto di esserlo già per chi la circonda. Ecco, forse se volessimo fare un appunto alla Stiefvater potremmo farle notare che di Noah ci dà sempre troppo poco. In bilico sempre tra lo spirito e la presenza effettiva, Noah è fondamentale per gli altri ragazzi, quella coscienza che li spinge a riflettere su cose apparentemente lampanti che si rifiutano di vedere nei momenti in cui la lucidità sembra venire meno e quel carburante che è capace di scatenare alcune delle scene più divertenti e toccanti del libro.

Era strano, pensò l’Uomo Grigio, quanto sembrasse spiritosa, quanto quel sorriso fosse sempre sul punto di spuntarle sulle labbra. Non si notavano né la tristezza né la nostalgia se non si sapeva che c’erano. Ma era quello il trucco, no? Tutti hanno le proprie delusioni, il proprio bagaglio emotivo; solo che alcune persone lo portano nelle tasche e non sulla schiena.

Sono ripetitiva, lo so benissimo, ma nessun altro autore letto quest’anno – e probabilmente anche negli anni precedenti – mi aveva saputo coinvolgere tanto quanto la Stiefvater. Nei suoi libri tutto è al posto giusto, niente è ridondante, le scene romantiche non prevaricano mai l’azione – che è sempre centrale – ed ogni singolo dettaglio è curato in maniera quasi maniacale. La si sente, quest’attenzione, in ogni riga, già in Raven boys, ma ancora di più in questo: dalle leggende e la storia medievale al mondo dell’occultismo, dai richiami al Cristianesimo fino alla magia dei sogni, il bisogno di far combaciare le tessere del puzzle affinché nessuna rimanga fuori o possa non essere spiegata adeguatamente è qualcosa che me la fa amare ancora di più. Per cui, posso forse esimermi dal consigliarvi anche questo suo libro? Non troverete molti libri, in questo genere soprattutto, capaci di riunire una prosa a dir poco suggestiva – ma mai pretenziosa -, un intreccio così ben strutturato da far girare la testa nella speranza di ricollegare i puntini disseminati via via e dei personaggi da amare incondizionatamente, dal primo all’ultimo, questo è certo, così come lo è il fatto che se c’è un libro che non soffre minimamente della sindrome del secondo volume, quello è Ladri di sogni. Di quali altri motivi avete bisogno?

Voto: ❤❤❤❤❤

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