Recensione: “Inconfessabili segreti”, di Amanda Jennings

Buongiorno, amici! Passato un bel fine settimana? Per quanto mi riguarda, l’ho passato a dormire e leggere molto meno di quanto volessi e non va bene, proprio per niente, no. Conto di rimediare nei prossimi giorni, o almeno ci spero! A quanto pare ancora non esiste un corso universitario nel quale puoi leggere tutto il tempo quello che vuoi e poi alzarti davanti a tutti ed esporlo. Eh, lo so, è un dramma!
Mia stupidità a parte, voi che programmi avete? Nuove letture in corso? Se la risposta è no, non perdetevi il libro di oggi, perché non è proprio quel che sembra essere ed è pure meglio! Ho dovuto digerirlo, pensare e pensare a questa recensione prima di scriverla perché non mi aspettavo tutto quello che ho provato leggendolo e sicuramente è stato meglio così. Sono questi i libri che mi piacciono di più, quelli a cui non riesco a smettere di pensare e che mi lasciano addosso le sensazioni e situazioni dei suoi personaggi. Sono quelli che più amo consigliare, per cui non fatevelo sfuggire!
Inconfessabili-segreti1Titolo: Inconfessabili segreti [Sworn secret]
Autrice: Amanda Jennings
Traduttori: Roberto Lanzi e Alessandra Spirito
Editore: Newton Compton
Anno: 2014
Pagine: 416

Quando Anna Thorne, la ragazza più popolare e amata della scuola, ha perso la vita, precipitando tragicamente dal tetto dell’edificio, chiunque la conoscesse è piombato nel dolore più cupo. È trascorso un anno da allora, ma per la famiglia Thorne è impossibile superare la perdita. Il matrimonio dei genitori, Jon e Kate, è ancora in crisi dopo la più dura delle prove. La giovane Lizzie, poi, sta cercando di trovare la propria identità, stanca di essere sempre additata come la sorellina della povera ragazza morta. E nella ricerca della felicità si lascia travolgere da una storia d’amore intensa e proibita… Ma un giorno, all’improvviso, tutto cambia: un inconfessabile segreto viene alla luce, rivelando dettagli che nessuno avrebbe mai immaginato sulla tragica ultima notte di Anna. Che cosa è realmente accaduto? Una verità devastante, a volte, può essere il più efficace dei rimedi…

Non fatevi fregare dalla copertina, che allude a chissà che young adult romance, o dalla trama che parla di una storia d’amore proibita che sembra far ruotare l’intera vicenda attorno a Lizzie: Inconfessabili segreti è un libro sul dolore, sulla perdita e sui differenti modi di affrontarli e non ha la minima intenzione di fare sconti a nessuno. Anzi, costringe a indossare i panni di una ragazzina che vuol solo continuare a vivere dopo la morte della sorella e ricordarla nei loro momenti migliori trascorsi nel loro posto segreto, poi quelli di una madre che trascorre le giornate girovagando per casa come un fantasma senza una ragione per riprendere a vivere e infine quelli di un padre distrutto e tormentato dalla sofferenza che cerca di riempire il vuoto provando ad aiutare la madre col padre affetto da Alzheimer. Il dolore è palpabile, quasi quarto protagonista del libro, unico filo che sembra tenere insieme una famiglia altrimenti sgangherata e destinata a sfilacciarsi. Lo si sente in ogni pagina senza alcun bisogno che sia menzionata la morte di Anna dopo la caduta, durante una notte brava trascorsa sul tetto della scuola col proprio ragazzo, da un muretto; non c’è bisogno di rimarcarlo, se ne sta lì a togliere il fiato a sua madre, a bloccare suo padre, a impedire a Lizzie di andare avanti. Non ci sono sospiri di sollievo, mai, neanche per sbaglio ci viene concessa una pausa, e quel che provano i membri sopravvissuti della famiglia Thorne sono sentimenti che saltano fuori dalle pagine per abbracciare il lettore e non dargli tregua. Non esiste gentilezza nel dolore, né razionalità e la Jennings lo sa mostrare dannatamente bene. Quel che conta è che una sedia a tavola rimarrà sempre vuota e nessuno ha il coraggio di sedervisi, che la camera di Anna rimarrà esattamente come lei l’ha lasciata e la polvere verrà tolta giornalmente, e la sua risata sta scomparendo dalla memoria di una donna affranta che non sa dipingere la sua bambina che non c’è più. Inconfessabili segreti è un libro egoista, così come lo è l’angoscia nella quale ogni personaggio sprofonda privatamente, ma è anche coraggioso, per come la vedo io, capace di affrontare senza mezzi termini il periodo buio che segue la morte di una persona amata e porre domande ingombranti, che danno fastidio per le loro implicazioni, domande che trovano risposta nelle modalità di ogni membro di questa famiglia di affrontare il lutto.

Anna non mangiava mele. Quantomeno non se non era Kate a sbucciargliele e privarle del torsolo e affettarle in otto spicchi, cosa che aveva smesso di fare quando Anna aveva compiuto i dodici anni.
«Puoi sbucciartela da sola», le aveva detto. «Onestamente, sei la bambina più esigente che abbia mai conosciuto. Lizzie non ha bisogno che le vengano sbucciate ed è anche più piccola di te».
E non gliel’aveva certo detto in tono gentile.
Si era stufata. Era uno di quei giorni in cui niente era andato per il verso giusto. Le era venuto il ciclo e aveva discusso con Jon su chi avrebbe dovuto ricordarsi di portar fuori l’immondizia; e aveva preso una multa per essersi fermata ad aiutare una neomamma distrutta alla quale si era sfondata la busta della spesa proprio su un attraversamento pedonale. La guardia stava finendo di compilarla quando Kate era tornata alla macchina e mentre lei tentava di spiegare, l’uomo si era comportato come se lei non fosse stata nemmeno lì. Una volta a casa, sistemando la spesa, si era accorta di aver dimenticato il latte. E a quel punto Anna le aveva chiesto una mela e Kate le aveva risposto di prendersela da sola.
«Puoi sbucciarmela?».
Puoi sbucciartela da sola.
Le parole le erano rotolate fuori dure, inflessibili, esauste. Era solo una mela. Cosa le sarebbe costato sbucciargliela? Trenta secondi al massimo. E invece le aveva risposto in tono sgarbato. E poi, poco più di tre anni dopo – un migliaio di giorni a dir tanto – Anna le era stata portata via. Mille giorni. Sembravano parecchi, ma non lo erano. Non se quell’irrisorio numero di giorni è tutto il tempo che rimane a una madre da passare con sua figlia. Se solo avesse saputo… se l’avesse saputo, non sarebbe mai sbottata in quel modo. O non le avrebbe detto di sbucciarsi le mele da sola. Avrebbe sorriso e le avrebbe dato un bacio. Poi avrebbe preso una mela e l’avrebbe sbucciata per lei, con cura, fino all’ultimo pezzettino di buccia. Poi gliel’avrebbe divisa in otto spicchi perfetti, sistemandoglieli a forma di fiore su un piattino. Gliel’avrebbe porto sorridendo, e magari baciandola di nuovo dolcemente sulla fronte.
Se solo avesse saputo.
Se solo avesse saputo, Kate le avrebbe sbucciato e affettato una mela ogni giorno che le fosse rimasto da passare con lei. Ognuno di quei mille giorni.
Mille mele. Solo per Anna.

Seguire Lizzie che prova in tutti i modi a riprendere in mano la sua vita è rinfrancante come un bicchier d’acqua dopo una giornata passata sotto il sole cocente, ma ritornare poi dentro casa e trovare sua madre che se ne sta distesa a letto con gli occhi sbarrati a combattere contro i suoi demoni è una pugnalata nello stomaco che si ripete costantemente, parola dopo parola. Così, mentre un uomo cerca di trovar la strada per raggiungere la moglie nei luoghi bui nei quali l’ha persa senza ricevere alcun appiglio, un anno esatto dopo la morte di Anna, un tarlo si insidia nella mente di due genitori a pezzi già provati da ciò che la vita gli ha riservato e sembra aver tutta l’intenzione di distruggere quel che resta spazzando via quel briciolo di parvenza familiare era rimasto. Sono segreti inconfessabili, quelli che ognuno di loro nasconde dentro di sé e non riesce a rivelare, non può rivelare, ma sono segreti inconfessabili anche quelli che Anna si è portata via con la sua morte e che richiedono con sempre maggior prepotenza di esser pronunciati a voce alta. Segreti che possono distruggere quel abbozzo di famiglia che è rimasto, o rimettere insieme i pezzi e ricostruirla, in maniera differente, perché non si può dimenticare chi non c’è più, ma si può andare avanti. Vivere. E non è questione da poco.
Parlavo di coraggio, prima. È difficile mostrare l’intimo dei personaggi, renderli realistici e credibili, ed è difficilissimo scendere nel loro profondo e indagare i loro pensieri e le loro motivazioni senza mostrare morbosità per il dolore o usarli a proprio uso e consumo. È difficile e in pochi ci riescono, ma la Jennings lo fa in maniera superba. Sale in cattedra e con un’eleganza magistrale segue il filo del tormento che Anna ha lasciato dietro sé e scava dentro la sofferenza per presentarcela esattamente per quello che è. Per questo non ci sono sconti né attimi in cui è possibile tirare il fiato: chi è caduto nella depressione o ha un dolore angosciante dentro di sé non li ha, per quale motivo dovremmo averne noi che leggiamo? Quel che Kate, Jon e Lizzie provano è tangibile: lo si sente nelle azioni più avventate di una madre distrutta, nelle parole taciute di un padre che non sa più cosa fare per riavere il centro del suo mondo, nei pensieri scoordinati di una ragazza che non capisce quel che succede e continua a soffrire pur nella gioia del primo amore. È atroce, e fa male, non posso negarlo né voglio farlo: Inconfessabili segreti è un libro sullo strazio del lutto e quel che si porta dietro, quel velo che cala sulle persone che han perso qualcuno nei giorni successivi al funerale, quando nessuno arriva più ad abbracciarti o ad aver pena per te. Fa malissimo, perché reale e, in quanto tale, richiede di essere letto di pancia, ché è proprio lì che va a colpire togliendo il respiro, ma sarete felicissimi di essere rimasti in apnea per tutta la sua durata. Garantito.

Voto: ❤❤❤❤❤

Scusate, vado a morire in un cantuccio.
Cattura

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5 pensieri su “Recensione: “Inconfessabili segreti”, di Amanda Jennings

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