Recensione: “The giver”, di Lois Lowry

Sono stanchissima, miei piccoli, grandi amici, ma questa recensione devo pubblicarla assolutamente. Non è venerdì, per domani ne ho un’altra in programma, ma visto e considerato che l’ho letto in  inglese, non sono proprio fuori tema con quello che avrei dovuto postare. Dopo due settimane passate a cercare di buttar giù recensioni decenti e a cancellarne una dopo l’altra, ho partorito. Non so quello che esattamente è venuto fuori, visto e considerato che l’ho scritta ieri notte e ieri mattina con gli occhi ancora chiusi dal sonno, ma okay, mi accontento. Quando arriva venerdì? Ho bisogno di andare in letargo, stare in pigiama tutto il giorno e leggere in santa pace quel che voglio quando voglio. Ovvia. Per adesso, vi lascio alla recensione di una piccola perla che probabilmente non avrei mai letto se due persone non mi ci avessero avvicinata e vi auguro un’ottima, ma che dico?, splendida giornata!

cop-low-the-giver-HPPIS845Titolo: The giver
Serie: The giver #1
Autrice: Lois Lowry
Traduttrici: Angela Ragusa e Sara Congregati
Editore: Giunti
Anno: 2014 (p.e. 1995)
Pagine: 176

Jonas è un adolescente che vive in un mondo perfetto. Nella sua Comunità non ci sono più guerre, differenze sociali o sofferenze. Tutto ciò che può causare dolore o disturbo è stato abolito, compresi gli impulsi sessuali, le stagioni e i colori. Le regole da rispettare sono ferree ma tutti i membri della Comunità si adeguano al modello di controllo governativo che non lascia spazio a scelte individuali.
Ogni unità familiare è formata da un uomo e una donna a cui vengono assegnati un figlio maschio e una femmina. Ogni membro della Comunità svolge la professione che gli viene affidata dal Comitato degli Anziani nella cerimonia annuale di dicembre. E per Jonas quel momento cruciale sta arrivando…

Per una strana casualità, ho letto questo libro per il read-along organizzato dalla mitica Annachiara di Please Another Book ma l’ho anche in programma per il lettorato d’inglese del primo semestre (ok, dovevo leggere due capitoli a settimana e finirlo a dicembre ma voi concordate che impedire a chi ama leggere di leggere quanto e come vuole è un reato condannabile penalmente, giusto?) e quindi, per due buonissimi motivi, cullata dal movimento del treno e coi tramonti meravigliosi delle campagne senesi e fiorentine fuori dal finestrino, finirlo è stato un attimo. Così come essere terrificata dal mondo che pone in essere e dall’immagine cupa e tetra di una società che sembra troppo perfetta per essere reale.
Avete presenti i libri gialli, quelli classici, nei quali la villa o il paese di campagna in cui avviene l’omicidio sembra il ritratto della perfezione e dell’amore reciproco ma che poi si rivela, complice una vittima, tutto l’opposto e ogni personaggio ha una sua terribile colpa che non può essere confessata, nonostante non sia effettivamente il colpevole del delitto? Probabilmente il corso che sto seguendo sul giallo anni ’30 sta dando dei buoni frutti e mi sto appassionando immensamente a un genere che non ritenevo vicino ai miei interessi, ma la sensazione è più o meno la stessa di quando ci si trova ad aprire The giver. Il mondo di Jonas (così si chiamava la prima edizione italiana) è quell’ideale di perfezione che ogni società utopicamente dovrebbe aspirare a raggiungere: perfetta coesione sociale, assenza di crimine e, anzi, cortesia e rispetto reciproco, e nessuna disparità sociale o razziale; una società formata da famiglie felici con due figli ciascuno, persone appagate dai propri lavori e desiderose di obbedire alle regole del microcosmo nel quale vivono. La famiglia di Jonas non è da meno: un padre che di mestiere si occupa dei neobimbi, una madre avvocatessa, Lily, la figlia minore di otto anni, e infine lui, che sta per compiere i fatidici dodici anni. Infatti, ogni anno, nel corso di una celebrazione che richiama l’attenzione di tutti i membri della comunità e marca le tappe fondamentali dell’infanzia di ogni bambino dandogli la possibilità di avere una bicicletta o una divisa coi bottoni sul davanti, il culmine è rappresentato dalla Cerimonia dei Dodici durante la quale lui, come tutti i suoi coetanei, dopo esser stato ringraziato per la sua infanzia, scoprirà il mestiere che ricoprirà e il ruolo che è chiamato ad avere nella società. E niente è più onorevole e degno di rispetto dell’essere scelto come custode delle memorie del passato ed essere un faro capace di diradare la nebbia nelle questioni da dirimere.

C’è molto di più. C’è tutto quello che va al di là… cioè l’Altrove… e va indietro e indietro e indietro nel tempo. Quando fui scelto, ricevetti tutte queste memorie. E qui, in questa stanza, in solitudine, le ho vissute e rivissute. Così si acquisisce la saggezza. Così forgiamo il nostro futuro.

Ma quel che il Donatore contiene dentro sé e deve trasmettergli è tanto, troppo da sopportare per Jonas, che scopre un mondo letteralmente opposto a quello che ha avuto davanti agli occhi per dodici anni. Se l’Uniformità ha da un lato permesso di rinunciare a guerre, carestie, malattie, ed è certamente una scelta ottimale per una vita soddisfacente, cosa pensare dell’aver eliminato i colori, le stagioni, i sentimenti che ci caratterizzano? L’universo felice e stabile in cui credeva di vivere non è che l’immagine sbiadita di un arcobaleno di sfumature emotive che legano gli esseri umani e nessuno tranne lui può capire, niente a confronto con i sentimenti condivisi e analizzati dopo cena; un mondo in cui non si ha la possibilità di scelta, perché è più sicuro, si evita di incorrere in decisioni avventate e sbagliate. Ma è davvero così? Un mondo asettico e anestetizzato dal dolore è la migliore possibilità per l’umanità di vivere bene e pacificamente?
Jonas è un bambino, ha solo dodici anni e come tale agisce; un piccolo uomo che per la società è già adulto e degno di svolgere il proprio compito nel mondo, cresciuto imparando a dare il giusto nome alle cose e a utilizzare un linguaggio più specifico possibile per evitare fraintendimenti. Non si fa domande e la sua vita è l’emblema della perfezione finché non si scontra con le memorie che gli arrivano da quello che a tutti gli effetti è lo specchio del suo futuro, il Donatore, e che cambieranno l’idea di quello che ha attorno, di chi lo circonda ma soprattutto lui stesso, portandolo a compiere delle scelte coraggiose e, anche, alla libertà, forse?

“Papà… Mamma…” si azzardò a chiedere dopo il pasto serale “vorrei domandarvi una cosa”.
“Che cosa, Jonas?” chiese papà.
Jonas si costrinse a pronunciare le parole, pur sentendosi avvampare d’imbarazzo: le aveva provate e riprovate mentalmente tornando dall’Annesso. “Voi mi amate?” Seguì un momento di silenzio impacciato, poi a Papà sfuggì una risata. “Jonas. Proprio tu! Precisione di linguaggio, per piacere!” “Che vuoi dire?” chiese Jonas. Tutto si era aspettato, fuorchè una reazione divertita. “Papà vuol dire che hai usato un termine troppo generico, così privo di significato da essere caduto in disuso” gli spiegò Mamma.
Jonas li fissò allibito. Privo di significato? Non aveva mai provato qualcosa che avesse più significato di quella memoria.
“E naturalmente la nostra Comunità non può funzionare correttamente, se non si usa un linguaggio preciso. Perciò puoi chiedere “provate piacere a stare con me?” e la risposta è sì” proseguì sua Mamma. “O” suggerì papà “”siete fieri dei miei risultati?” e di nuovo la risposta è sì”. “Capisci perchè non è appropriato usare il termine “amore”?” chiese Mamma. Jonas annuì.
“Sì, grazie, lo capisco” rispose lentamente. Quella fu la prima volta che mentì ai genitori.

Mascherato come un libro destinato perlopiù a un pubblico giovane (non è un caso che molte scuole americane l’abbiano vietato), The giver parla ai bambini e ai ragazzi con un linguaggio che non ha bisogno di attingere a fronzoli ed abbellimenti estetici per affrontare temi forti come l’eutanasia o il razzismo e lanciare spunti di riflessione che, venti anni più tardi e prima di innumerevoli serie che tanto vanno di moda oggi a cui sicuramente ha aperto la strada e insegnato tanto, non sembrano aver ancora trovato ascolto. “La differenza è la vera ricchezza, non lasciatevi rinchiudere nelle gabbie sociali, non abbiate paura di essere quel che siate e non la proiezione di quel che gli altri vogliono siate”, sembra essere quel che Jonas inizia a comprendere e sussurra nel prendere una decisione dalla quale non si torna più indietro. La prima grande scelta della sua vita, l’unica possibile.

Voto: ❤❤❤❤

[Mi sta balzando in testa l’idea di cambiare il nome al blog. Così, a caso. Non stupitevi perciò se apparirà prima o poi come supercalifragilistichespiralidoso.wordpress.com]

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