Recensione: “Sei il mio buio sei la mia luce”, di J.A. Redmerski

‘Giorno, amici lettori! Oggi ho la mattinata libera prima delle lezioni del pomeriggio e molto probabilmente passerò un po’ di tempo a buttar giù recensioni per i prossimi giorni, visto che saranno il solito salire e scendere da treni ad orari improponibili che mi lasciano in una stato comatoso non indifferente. Ma quando arriva Natale? [Spoiler: tra meno di settantacinque giorni!]
Vi lascio la recensione di oggi, un grande, enorme meh che proprio non posso esimermi dal parlarne.
Buon inizio di settimana!
anteprima-sei-il-mio-buio-sei-la-mia-luce-di--L-Z2xjOQTitolo: Sei il mio buio sei la mia luce [TO Song of the fireflies]
Autrice: J.A. Redmerski
Traduttore: Anita Taroni
Casa editrice: Fabbri
Anno: 2014
Pagine: 304

Si può amare tanto da sentirsi mancare il fiato? Tanto da perdersi, da piangere, da urlare? Si può amare troppo? Elias e Bray sono fatti l’uno per l’altra, da sempre. Sono le metà perfette di una meravigliosa unità. Il loro amore è sbocciato una calda sera d’estate, quando erano solo due bambini, in un prato illuminato da centinaia di lucciole. Crescendo, però, la paura di soccombere a un rapporto così intenso, così esclusivo da essere quasi insopportabile, li ha allontanati l’uno dall’altra. Finché Bray non si rende conto che Elias è l’unico legame vero della sua vita, l’unica persona che può salvarla dagli abissi in cui sta per sprofondare, e decide di tornare. Di tornare da lui che, nonostante tutto, non l’ha mai dimenticata. Le cose sono finalmente perfette e la passione che hanno cercato di soffocare in tutti i modi può finalmente vivere di nuovo… Almeno fino a quando una notte fatale non cambia tutto. Bray commette un terribile errore dalle conseguenze drammatiche: potrebbe essere accusata della morte di una ragazza. Il sogno d’amore di Bray ed Elias rischia di andare in frantumi, e i due ragazzi decidono di fuggire. Insieme. Inizia così un’avventura on the road in cui il rischio di perdersi – tra alcool, droghe e incontri sbagliati – è forse più grande del pericolo da cui stanno scappando. Sono due anime in fuga. Dal passato, da se stessi, dal destino. L’unico rifugio è il loro amore, quell’amore oscuro che li può salvare o perdere.

Non so esattamente cosa mi aspettassi, ma di sicuro non era questo. L’ho letto d’un fiato, come ormai mi ritrovo a fare quando ho tra le mani un libro di cui attendevo l’uscita, ma è stato un dramma. Non riesco ad abandonare una lettura, sono fatta così e mi sforzo masochisticamente di portare a termine anche quelle storie che non mi stanno convincendo. Ho un animo buono, sotto sotto, e spero sempre di esser contraddetta, che dietro l’ennesima pagina si trovi qualcosa di così bello da farmi dimenticare tutte quelle che l’hanno preceduta e mi hanno abbattuta; ma non è successo, nemmeno per sbaglio. Ho portato avanti la lettura con un senso di angoscia e straniamento che raramente mi ricordo di aver provato leggendo, quasi di fastidio per come le cose inevitabilmente procedevano verso uno sbandamento sempre più atroce via via che Bray ed Elias si allontanavano dalla Georgia e si ficcavano in casini più grandi di quelli che si lasciavano alle spalle.
La loro, in fin dei conti, è una storia banale: conosciutisi da bambini e diventati immediatamente migliori amici, in un modo così naturale che solo i bambini sanno trovare, crescendo finiscono insieme, in uno sviluppo talmente spontaneo da essere ineluttabile, il normale evolversi della loro relazione. Ma Elias è l’unica luce nella vita di Brayelle, l’unico capace di starle accanto nei suoi momenti di follia e di consolarla nei momenti peggiori, la sua famiglia, il suo rifugio e fare un passo in avanti, rischiare il suo supporto, la spaventa, così scappa. Per quattro anni. Finché non riesce ad ammettere che è l’unico col quale può stare, un amore così grande da impaurirla ma da cui è inutile fuggire, perché certi amori sono destinati a essere; così torna da lui ed è come se il tempo non fosse mai passato: finalmente insieme, liberi di amarsi senza paure, stanno vivendo il miglior momento delle loro vite. Fino a quando una sera Bray litiga con una ragazza che potrebbe essere incinta del figlio di Elias, si spintonano e la vede precipitare giù da un burrone. Di qui le cose prendono una piega inaspettata, che mi ha irritata più e più volte: insieme a Elias, infatti, Bray decide di partire, senza meta, terrorizzata dall’idea che potrebbe finire in carcere, nonostante sia stato tutto un fatale incidente.
Tuttavia, non è lo scappare di fronte a un enorme, gigantesco problema che sta il male di questo libro, quanto i protagonisti in sé, le motivazioni che li spingono ad agire in un modo invece che in un altro e, soprattutto, la loro relazione. Raramente ho odiato una coppia come questi due: fin dalle prime pagine la Redmerski spende parole su parole per raccontarci quanto loro siano perfetti l’uno per l’altra e siano legati ma effettivamente tracce di un rapporto profondo come ci viene detto non ce ne sono; non aiutano, sicuramente, i salti temporali ai quali si viene costretti, casualmente, senza lasciar approfondire la trama e i suoi personaggi che risultano perciò quasi dei robot, attori che non hanno imparato la parte e non sanno immedesimarsi nel ruolo che è stato assegnato loro. Il loro è un instalove, non ha ragion d’essere se non per l’autrice e non se ne comprende effettivamente la profondità. Più volte mi è sembrato qualcosa di malato, quel tipo di rapporto malsano che non finirà mai bene, tra due persone votate una all’autodistruzione – Bray – e una all’asservimento più svilente – Elias. Non aiuta affatto che a circa metà del libro si scopra la motivazione che sta dietro le azioni di Brayelle, motivazione che comunque non sembra scoraggiare né preoccupare minimamente Elias, il quale, anzi, si trasforma nella Mary Sue convinta di poter salvare il suo amore con l’amore in un susseguirsi di scene ed azioni così snervanti e angoscianti che urtano i nervi.
La loro relazione – e quindi la loro fuga – ruota attorno a una fatidica ma non per questo banale domanda: quanto si è disposti a fare per chi si ama? Evidentemente, per come la vede Elias, tutto, fino al limite del possibile e probabilmente anche oltre. La appoggia in ogni sua decisione, cerca di ricondurla sulla retta via, promettendole di non abbandonarla mai, ma non arriva a essere convincente, preso nella spirale di un amore così distruttivo e buio che davvero non ho visto la luce di cui parla il titolo, se non nel finale. Preso nel suo ruolo di cavalier servente, un novello principe azzurro che si fa le canne e si ubriaca come se non ci fosse un domani, non mi è arrivato come avrei pensato succedesse, visto quanto abbia adorato Andrew (che fa una brenissima apparizione con Camryn) nel Confine di un attimo e visto che, nella coppia, è quello potenzialmente “normale”, il braccio di ogni follia di Bray.
Non ci si trova di fronte a una sdolcinata storia d’amore, aprendo Sei il mio buio sei la mia luce, ma nemmeno a una passione travolgente capace di far palpitare e scordare tutto il contorno poco sviluppato. Ci si imbatte, impreparati, in una storia sull’orlo del precipizio, a un passo dal cadere nel vuoto, dai toni duri e in un susseguirsi di azioni cupe; un amore che non riesco a non definire malato, quello di due persone che non dovrebbero stare assieme ma che non riescono a vivere separati.
Non riesco a consigliarlo, non posso sconsigliarlo. Ah che dolore! Ridatemi la Redmerski del Confine di un attimo, quella del Confine dell’eternità tenetevela (appunto mentale: la recensione del primo di questi è obbligatoria!).

Voto: ❤❤

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2 pensieri su “Recensione: “Sei il mio buio sei la mia luce”, di J.A. Redmerski

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