Recensione: “L’ospite”, di Stephenie Meyer

Lunedì mattina, voglia zero di asciugare i capelli, vestirmi e andare alla stazione per poi fare quattro ore di lezione, tutto nella norma. Quel che è meno nella norma è l’amore spropositato che non mi aspettavo di provare per il libro di oggi e che invece, a distanza di qualche settimana dall’averlo finito, non accenna a diminuire. Assolutamente. Ma neanche un po’. E, indovinate!, nel 2015 avremo un sequel. Fingers crossed, ho il terrore di quello che potrà essere, ma, nel frattempo, vi lascio alla recensione di questo piccolo gioiello e vi auguro un sereno inizio di settimana!
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Titolo: L’ospite
Serie: The host #1
Autrice: Stephenie Meyer
Traduttore: Luca Fussari
Editore: Rizzoli
Anno: 2008
Pagine: 569

Due anime e un solo corpo: è così che Melanie e Wanda si conoscono. Una è l’ospite terrestre, l’altra è lo spirito alieno, entrambe sono pedine in una furiosa guerra per il possesso del pianeta. Dovrebbero odiarsi, ostacolarsi, tentare di distruggersi a vicenda, ma avviene qualcosa che le fredde intelligenze degli extraterrestri non hanno previsto: l’appassionata Mel e la tenace Wanda dividono pensieri, emozioni e sentimenti, fino a che l’amore travolge anche l’anima impassibile dell’aliena. Contro ogni regola, contro ogni istinto, contro tutti, Wanda accetta di aiutare la sua ospite e si mette in viaggio, decisa a ritrovare il ragazzo che ha acceso in entrambe un amore tanto intenso e sconvolgente da abbattere qualunque ostacolo.

Da quando ho aperto il blog, questa è la recensione più entusiasta che mi sia trovata a scrivere, perché la più inattesa. Non avevo grandi aspettative quando mi è stato regalato questo libro, ne avevo ancor meno quando ho deciso di iniziarlo e l’inizio in salita mi aveva fatto pensare che avessi perfettamente ragione, ma non appena L’ospite ha ingranato, non ho più opposto resistenza e mi sono lasciata conquistare come un pianeta da colonizzare dalla stessa razza aliena di Wanda e non c’è più stata storia per nessuna disdetta. Probabilmente rimanevo una delle poche a non aver intrapreso questa lettura e quindi la mia recensione risulterà già letta, già vista, già sentita ma ho amato a tal punto questo libro da non poterne non parlare.
Ambientata in uno scenario apocalittico che vede la Terra l’ultimo dei pianeti invasi e colonizzati nel modo più subdolo possibile da una razza aliena, Viandante è un’anima che viene impiantata dentro Melanie, ne prende possesso come milioni di suoi simili alla ricerca delle informazioni che custodisce e quindi scoprire il rifugio degli ultimi esseri umani rimasti. Conquistata e invasore, costrette a condividere un corpo, Melanie e Viandante sono due anime in lotta l’una contro l’altra, la prima disposta a uccidersi pur di non rivelare l’esistenza e il posto nel quale si nasconde l’unica famiglia che le è rimasta, la seconda votata alla causa della propria specie fermamente e desiderosa di far bene il proprio lavoro dopo otto vite ben spese ed elogiate in passato. Si odiano, com’è giusto che sia, barricate dietro le proprie convinzioni e l’idea della superiorità della propria specie, si urlano contro come solo due persone all’apparenza diverse obbligate a vivere assieme possono fare e non si sforzano minimamente di collaborare per una pacifica convivenza. Il muro che le separa appare nettissimo, inattaccabile, finché Viandante nel corso dei suoi tentativi di penetrazione nei ricordi più segreti di Melanie tocca una corda scoperta che non doveva toccare, la chiave per far ripartire il loro rapporto e rimescolare le carte di quella che avrebbe potuto essere una guerra perenne che finisce per diventare, man mano che le pagine passano, una collaborazione che sempre più assume i toni di una vera amicizia e comprensione reciproca. I sentimenti e i ricordi di Melanie diventano quelli della viandante, così reali da far tentennare il mondo in cui ha sempre creduto, da farle provare l’amore che mai ha sentito e uno spirito di sacrificio che non riteneva pensabile per un umano, emozioni così lontane da ciò che ha sempre saputo degli abitanti della Terra, dipinti come dominati soltanto da sofferenza, egoismo e distruzione, tutto il contrario delle Anime, buone, gentili e altruiste.

Non avevo mai vissuto su un pianeta dove prima dell’arrivo delle anime erano accadute certe atrocità. Questo era senza dubbio il più eccelso e infimo di tutti i mondi: i sensi migliori, le emozioni più squisite… i desideri più maligni, le imprese più cattive. Forse doveva essere così. Forse, senza l’abisso, non potevano esserci le vette. Le anime facevano eccezione? Potevano cavare luce da questo mondo senza cadere nel buio?

Melanie e Viandante non avrebbero mai dovuto conoscersi, figuriamoci se quest’ultima avrebbe dovuto iniziare a provare un affetto tanto sincero quanto più potente di tutto il resto nei confronti di Jamie e Jared, rispettivamente il fratellino e il ragazzo della sua ospite, un amore così totalizzante da spingerla a rimettere in discussione ciò in cui ha sempre creduto pur di salvarli, da attraversare a piedi, senza scorte di cibo e acqua, al limite della sopravvivenza, il deserto per trovarli e assicurarsi che siano vivi, al sicuro. Quando però, ormai sfinita, riesce a raggiungere la comunità di umani riusciti a scampare all’invasione aliena nella quale Jared e Jamie hanno trovato rifugio, l’accoglienza non è delle migliori e, se da una parte Viandante vede applicate le peggiori cose che i dialoghi con la sua ospite avevano fatto vacillare, Melanie dall’altro riesce a prendere saltuariamente possesso del proprio corpo, muoverlo e parlare. Tuttavia, nessuno la riconosce, una strana luce negli occhi indica chiaramente che lei non esiste più e nessuno immagina che se ne stia accovacciata da qualche parte nel suo stesso cervello a implorare chi è diventato padrone del suo corpo di dir loro cosa le è successo, perché nessuno ha voglia di star accanto a una parassita che ha ucciso la persona che amavano, Jared più di tutti quanti. È lui, infatti, quello più visibilmente scioccato dalla situazione, combattuto tra l’amore per Melanie e il disgusto per colei che vive al suo interno; le sue azioni sono spesso aggressive e irrazionali, volte a far soffrire Wanda – come è stata soprannominata dal folle zio di Mel, a capo della comunità -, a renderle inabitabile l’unico posto che chiama casa e che non può condividere con Melanie come vorrebbe. Ma Jared non è l’unico a non capire Wanda, non è l’unico da conquistare per farsi conoscere, guadagnarsi un po’ di pace dalle occhiatacce che la seguono ad ogni passo e, infine, il rispetto che merita. Se non anche l’amore, quello puro e delicato di Ian, animo nobile quasi al pari del suo, l’unico che vede al di là dell’apparenza e dell’esteriorità e che le fa provare qualcosa che Melanie non vuol provare in nessun modo, già impegnata e concessa totalmente a Jared. E a questo punto sarebbe semplice etichettare L’ospite come un triangolo (ma sarebbe meglio definirlo un quadrato) amoroso, in fondo dalla Meyer ci si aspetta ma non succede mai; perché se è vero che Melanie è innamorata follemente del proprio ragazzo e ripugna l’idea che Ian possa baciarla o che, addirittura, Jared sfiori Wanda, è altrettanto vero che i sentimenti di quest’ultima verso Jared sono sì potentissimi, così potenti da spingerla ad allontanare l’uomo che ama, ma frutto di una suggestione creata dall’essere padrona di un corpo, di un cuore e di una mente che hanno già scelto a chi donarsi per la vita, indipendenti da lei e estranei al sentimento che sente nascere nei confronti di Ian. 

Cosa mi faceva preferire l’amore degli umani a quello della mia specie? La sua essenza esclusiva e capricciosa? Le anime offrivano amore e comprensione a qualunque altra. Avevo bisogno di una sfida più difficile? Questo amore era complicato, privo di regole fisse: lo si poteva offrire in cambio di nulla, come nel caso di Jamie, o conquistare con il tempo e la fatica, come per Ian; oppure era così inaccessibile da spezzarti il cuore, come nel caso di Jared.
O forse, molto semplicemente, era migliore? Era una gamma di emozioni più ampia che consentiva agli umani di odiare con tanta furia, ma anche di amare con più passione, zelo e ardore?

Amore, quindi, al centro del romanzo, in tutte le sue gradazioni, nelle sue sfumature più atroci e nei suoi picchi più alti di bellezza, e famiglia, nel senso più lato e ampio possibile, di persone che si scelgono a vicenda e sono disposte a sacrificarsi per chi hanno accanto; emozioni che mi hanno travolta come un treno in corsa e mi hanno lasciata singhiozzante in più momenti. Leggere L’ospite è stata, infatti, una folgorazione, un rapporto non scorrevolissimo al suo inizio che cresce con l’approfondirsi del legame tra la tenace Melanie e la delicata Wanda, fino al diventare un’amicizia e una sorellanza che fondamentalmente è la parte migliore dell’intera narrazione, mai comunque banale e, anzi, capace di suscitare una meraviglia sconfinata nelle descrizioni degli ambienti (l’insieme delle gallerie nelle quali la comunità dello zio Jed vive sarà nei miei sogni per tanto, tanto tempo) e spingermi a ricredermi su un’autrice che avevo dato per morta e sepolta dopo aver letto il primo di Twilight e essermi, giustamente, convinta di aver buttato dei soldi. Ma okay, devo ammetterlo, Stephenie Meyer, hai vinto tu. Aspetto il sequel dell’anno prossimo con ansia e trepidazione. Niente scherzi.

Voto: ❤❤❤❤❤

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