Thank God it’s over. Recensione: “La straniera”, di Diana Gabaldon, “Mai per amore”, di Penelope Douglas, e “Un incantevole imprevisto”, di Marianne Kavanagh

Presa da grane universitarie che mai mancano, quasi quasi stavo dimenticando di aver in programma questo post stamattina: tre libri che, ognuno a modo suo, mi hanno delusa e lasciata interdetta durante la lettura e che, sì, mi sento di sconsigliare a chiunque abbia voglia di qualcosa di coinvolgente e “sensato” (più avanti, ve lo giuro, capirete). Scappo in stazione, sto rischiando di perdere il treno, ma volevo ringraziarvi nuovamente perché oggi è un mese esatto dall’apertura del blog e mai mi sarei immaginata di aver già persone interessate ai miei farneticamenti letterari ❤❤❤
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straniera teaTitolo: La straniera
Serie: Outlander #1
Autrice: Diana Gabaldon
Traduttrice: Valeria Galassi
Editore: Tea
Anno: 1991
Pagine: 838

È il 1945. La seconda guerra mondiale finalmente è terminata, e Claire Randall, un’infermiera militare inglese, si riunisce al marito, dopo sette anni di lontananza, in una sorta di seconda luna di miele nelle Highlands scozzesi. Ma durante una passeggiata solitaria, visitando un antico circolo di pietre, la giovane donna si ritrova improvvisamente catapultata in un’altra epoca, in una Scozia settecentesca, dilaniata dalla guerra e dai conflitti tra clan. Nelle Highlands più selvagge e desolate, tra streghe e inquisitori, intrighi e passioni, Claire dovrà affrontare un susseguirsi di vicende che metteranno a rischio non soltanto la sua vita ma anche il suo cuore: l’incontro con un giovane e carismatico cavaliere scozzese la costringerà a una scelta radicale, tra due uomini e… due destini.

Alzi la mano la fanciulla che non si è lasciata catturare dalle atmosfere da sogno della Scozia settecentesca alle prese con la lotta per l’indipendenza e da quei magnifici abiti e kilt talmente ben realizzati da sembrar usciti direttamente dall’epoca che vogliono riprodurre! Okay, così è un po’ troppo vago, diciamo, allora, che la alzino quelle che hanno completamente ridefinito i loro standard di bellezza maschile e per le quali l’uomo dei sogni (non propriamente e totalmente casti) risponde al nome di Jamie Alexander Malcolm MacKenzie Fraser da quando hanno avuto la migliore idea della loro vita iniziando a seguire Outlander. Ciao, amiche, stringiamoci in cerchio e teniamoci la manina fino al quattro aprile ripetendoci che il tempo vola e che rivedremo quel popò di signorino molto presto.
In realtà, non volevo divagare, non proprio; quello a cui voevo arrivare era che ho iniziato a leggere La straniera della Gabaldon nella frenesia del momento, eccitata come una bambina a Natale di fronte alla visione dell’episodio pilota, nonostante avessi ben in mente le innumerevoli critiche negative del libro che infestano il web. Ma okay, dovevo appurarlo di persona e, lasciatemelo dire, l’ho appurato proprio e questo libro – come, molto probabilmente, tutti i suoi sequel (ancora non esiste l’ultimo della serie e ne ho contati tipo tredici) – non fa per me. Così tanto che ho deciso di dedicargli prestissimissimo un appuntamento di Pagine sullo schermo perché è obbligatorio comparare questo volume alla bellissima serie che ne è tratta ed ergere un monumento ai suoi sceneggiatori, costumisti, registi perché sì, se lo meritano proprio. Sterile è la narrazione, troppo veloce ma mai soddisfacente appieno nei momenti salienti, e avara di dettagli Claire, attraverso il cui sguardo (critico) tutto viene filtrato; sempre troppo barricata dietro le proprie convinzioni da non capire quando è il momento opportuno di tornare sui propri passi e lasciar perdere, seguire i suoi ragionamenti è spesso e volentieri noioso, se non irritante per un’incoerenza di fondo che mai abbandona. Non fraintendiamoci, è una lettura veloce, di quelle così insostanziali che nemmeno ti accorgi di divorare, ma, appunto, poco o niente rimane.

Voto: ❤❤

978-88-541-7029-2

Titolo: Mai per amore [TO Bully]
Serie: Fall away #1
Autrice: Penelope Douglas
Traduttrice: Clara Serretta
Editore: Newton Compton
Anno: 2014
Pagine: 346

Un tempo Jared e Tate erano grandi amici: sono cresciuti insieme, si sono aiutati a vicenda nei momenti difficili. Ma, dopo un’estate che hanno trascorso lontani, Jared è cambiato. Il bambino dolce di una volta si è trasformato in un ragazzo difficile e astioso, sempre pronto a offendere e deridere Tate, a schernirla e a farla oggetto dei propri soprusi. A scuola le ha reso la vita un inferno, e Tate non sa più come difendersi: vorrebbe odiarlo eppure non ci riesce, perché sente che il suo vecchio amico ha sofferto, che questa sua prepotenza nasconde una profonda ferita. Deve scoprire il motivo della sua rabbia, raggiungere il suo cuore e carpire il segreto da cui lui ha deciso di tenerla all’oscuro…

Credo di avere una predilezione per odiare i romanzi che piacciono a tutti, perché mi capita più spesso di quanto sia normale e non riesco a capirne il motivo. Forse sono stata assemblata male quel giorno in cui i pezzi dell’Ikea son stati montati, ma, questo libro, per quanto abbia saputo tenermi incollata alle sue vicissitudini, non mi ha granché colpita. Da una parte mi è sembrata la versione new adult di Uno splendido disastro, in cui il protagonista, Jared, è così stronzo ma così stronzo da battere di gran lunga i peggiori stronzi che poi si redimono in questo genere, e dall’altra le spiegazioni che vengono date alle vicende sono così insensate da avermi seccata più volte. Ma partiamo con ordine. Tate e Jared erano inseparabili, finché un giorno, di ritorno da qualche settimana passata col padre che l’aveva abbandonato poco dopo la nascita, Jared è cambiato e, da migliore amico, inizia sempre più a indossare i panni del nemico numero uno di Tate, un bullo che se ne va in giro per la scuola a spargere pettegolezzi e sconcezze su di lei, che la irrita e le urla contro le cose peggiori pur di vederla piangere. Passano tre anni e Tate, tornata da un anno di studio all’estero, ha finalmente tutta l’intenzione di non abbassare più la testa quando il bullo che lui è diventato le passa accanto, anzi. Non scapperà più, rossa di vergogna, dopo l’ennesimo suo attacco. Ed è qui che casca l’asino. Sì, perché il bullismo è un tema tanto forte quanto delicato e va trattato coi guanti, le pinze e chi più ne ha più ne metta visto che la cautela nell’affrontare argomenti del genere non è mai abbastanza. Se quel che Jared fa sopportare a Tate è quanto di più abietto possibile, allo stesso tempo lo è il diventare di lei la sua esatta copia al femminile e godere nel ferire gli altri, anche se dalla sua parte. I, poi, appaiono le motivazioni che si nascondono dietro il cambiamento radicale di Jared così come insensato è l’amore che sembra legarli. Forse sono matta da legare io, ma non aspetterei di arrivare a contare dieci secondi prima di allontanarmi più velocemente possibile da uno che mi dice che “Per me non importa se vivi o se muori”. Sindrome di Stoccolma, bullismo liquidato con un motivo banale (un po’ di immaginazione e lo capirete facilmente senza che ve lo spoileri), un accenno al cyberbullismo che subito scompare nel giro di una decina di pagine, un amore che, fatta eccezione per scene hot che sembrano piazzate nel mezzo dell’azione un po’ a casaccio, rimane sempre impalpabile… No, dai, non fa per me.

Voto: ❤❤

Un incantevole imprevisto di Marianne Kavanagh

Titolo: Un incantevole imprevisto [TO For once in my life: a novel]
Autrice: Marianne Kavanagh
Traduttore: Roberta Scarabelli
Editore: Garzanti
Anno: 2014
Pagine: 320

Tess e George non potrebbero essere più diversi, eppure sono anime gemelle. Lei è la classica brava ragazza, ordinata e per bene, lui fa il musicista, ha un’anima solitaria e qualche segreto di troppo. Eppure sono fatti l’uno per l’altro, solo che non si conoscono ancora. Vivono a Londra. Hanno frequentato la stessa università. Hanno amici in comune che cercano di farli incontrare. Ma ogni volta che stanno per conoscersi a un concerto, a un matrimonio, a una festa, una serie di imprevisti li allontana, e il fatidico momento sembra non arrivare mai. Fino al giorno in cui, per caso, finalmente le loro strade si incrociano. Non c’è bisogno di nessuna parola, di nessun gesto.  Basta uno sguardo e Tess riconosce George, anche se non l’ha mai visto. In quegli occhi che la fissano immobili, c’è tutto il loro mondo, tutto il loro futuro e la certezza di stare insieme da sempre.  Solo che adesso è troppo tardi. La vita li ha portati lontani l’uno dall’altro e ci sono ancora molti ostacoli a dividerli. Devono affrontarli insieme, devono trovare il modo di difendere quello che hanno di più prezioso: un amore senza uguali, un amore scritto nelle stelle. Costi quel che costi.

Impiego pochissimo a finire un libro, sono stata abituata dalle maestre alle elementari a gare di lettura provinciali col cronometro che mi hanno fruttato pupazzi e dolciumi, perciò mi ritrovo a pensare quando ci metto un’innumerevole quantità di tempo e la risposta al perché che mi do raramente è positiva. È capitato, con Venuto al mondo della Mazzantini, che abbia avuto bisogno di giorni per elaborare la pesantezza e l’ineluttabilità della guerra, della sorte, della tragedia, chiamatela come volete; non riuscivo ad accettarla e mandare giù una direzione che la narrazione stava prendendo che non mi piaceva. O meglio, che mi faceva male pensare, figuriamoci leggere. Ma, una volta trovato il coraggio e preso un bel respiro, mi sono arresa all’inevitabilità che mi trovassi di fronte a uno di quei libri che ti fanno un male cane per poi farti bene e lasciarti qualcosa che non dimenticherai. Ecco, è una cosa rara, quasi unica, che nel caso di Un incantevole imprevisto non è avvenuta. La Kavanagh, con uno stillicidio di pagine di menate e discorsi che non hanno alcun motivo di esistere se non riempire il capitolo per renderlo tale e quindi passare al successivo, personaggi e situazioni che definire irreali è decisamente troppo poco (e che comunque rimangono macchiette grigie su uno sfondo grigio), e una narrazione che più lenta non avrebbe potuto essere, aveva un’idea di base carina, non certo innovativa, ma che avrebbe potuto essere sviluppata in maniera differente, più coinvolgente, se non altro. Troppi mi sono apparsi gli imprevisti che impediscono ai due protagonisti di incontrarsi, così come troppe sono le allusioni dei personaggi secondari al loro essere perfetti l’un per l’altra senza mai spiegarcene il motivo (se mai non ci accontentassimo di un “siete perfetti l’un l’altro perché sì” ripetuto fino alla noia) cosicché rimanga un dato di fatto al quale nessuno può aggiungere o togliere niente. Così è, se a loro pare, ma non a me, che ho bisogno di entrare nella mente dei personaggi e scorgere la scintilla che fa divampare la fiamma di un amore che in potenza sembrava leggendario e che finisce per essere un banale colpo di fulmine, un cerino destinato a non riscaldare proprio niente. Peccato.

Voto: ❤❤

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