Recensione: “Chrysalis”, di Jodi Meadows

Buon inizio di settimana, amici! Manca una settimana all’inizio dei corsi e io ancora non so se frequenterò un corso questo semestre, perché le segreterie studenti non si smentiscono mai e hanno concentrato i sei corsi obbligatori nel secondo semestre, quindi sarà una corsa ad ostacoli ad occhi chiusi da marzo a fine giugno ma va bene. Non ho ben chiaro se debba andare ad accendere tutti i ceri in chiesa nella speranza che mi aiutino a sopravvivere a un semestre di fuoco oppure debba gioire dell’avere mesi di pressoché libertà visto e considerato che i sei crediti a scelta voglio impiegarli in un corso che potenzialmente potrebbe non partire mai per scarso numero (e tipo è incentrato sulla nascita del romanzo giallo europeo degli anni ’30 perciò CAN YOU HEAR ME CRY AND PRAY GOD TO LET ME HAVE THIS ONE?). Ma okay, parliamo di cose decisamente più interessanti. Tipo il libro di oggi, letto quest’estate e adorato in maniera totale e totalizzante. Non posso che consigliarvelo, perciò passiamo alla recensione!

CHIIDEATitolo: Chrysalis [TO Incarnate]
Serie: Newsoul #1
Autrice: Jodi Meadows
Traduttore: Carla Gaiba
Casa editrice: Mondadori
Anno: 2014
Pagine: 367

Esiste un mondo in cui si vive in eterno. A Gamma nessuno nasce e nessuno muore: da milioni di anni tutti si reincarnano in corpi diversi, ma sempre abitati dalla stessa anima. Ciascuno conserva il ricordo delle proprie vite passate, e attende di viverne di nuove. Finché un giorno il ciclo si spezza: una ragazza muore per sempre. Al suo posto nasce Ana, una vita nuova. La prima mai comparsa su Gamma. Ana fa paura, tanto che sua madre la costringe a vivere come una reclusa, un errore da nascondere al mondo. Ma al compimento del suo diciottesimo anno Ana decide di partire per la città di Cardio in cerca di risposte: perché nessuno è come lei? E quando morirà, sarà per sempre? Sam, un musicista che le la battere il cuore, è l’unico a credere che la sua vita abbia un valore. Una vita mortale, in un mondo di vite eterne, racchiude un grande potere: quello del cambiamento. Ana riuscirà a spiccare il volo dalla sua crisalide?

Ci sono dei libri la cui copertina è talmente bella e d’effetto da catturare la mia attenzione, ma che non riesco a leggere per un po’, che tralascio per altre letture per timore che l’interno non sarà mai all’altezza di quella splendida immagine che mi ha colpita, perché è vero che non si giudica un libro dalla copertina, ma se permettete io un po’ di paura ce l’ho avuta lo stesso; perciò ho lasciato che la storia di questa ragazza senz’anima rimanesse in sospeso, finché non mi son sentita pronta e, lasciatemelo dire, supera tutte le aspettative, oh se le supera!
Ana è una senzanima, o così le è sempre stato detto da sua madre Li, che l’ha cresciuta senza un briciolo d’affetto, tenendola lontana da chiunque e trattandola come un errore, un madornale e inspiegabile errore a cui nessuno sa dare un’interpretazione e di cui tutti hanno paura. Perché Ana è la prima anima a non essersi reincarnata, una crisalide a tutti gli effetti (adorabile e significativa la traduzione italiana del titolo), qualcosa di ancora non sviluppato e perciò aperto a ogni possibilità, una tabula rasa di occasioni che sono negate a tutti quelli che la circondano, condannati a reincarnarsi costantemente dopo la propria morte, incapaci di dimenticare gli eventi salienti delle loro passate vite, gravati da fardelli di cinquemila anni di rinascite che impediscono loro di accettare qualcosa di differente, che scombussola la normalità. Qualcosa – o meglio, qualcuno – che perciò spaventa: più che comprensibile, in fondo, in una società in cui da sempre le stesse anime si ritrovano, nascono e riprendono le fila delle loro vite da dove si erano interrotte precedentemente, cambiando solamente il corpo che le ospita, in cui la preoccupazione di perdere chi si ama non esiste perché, dopo qualche anno dalla morte, chiunque ritorna. Fino alla morte definitiva di Ciana e la nascita di Ana, che rimescola tutte le carte in gioco e rischia di minare le fondamenta di quella che appare come la perfetta coesione di persone che con cinquemila anni di storia alle spalle hanno imparato a vivere assieme, formando una civiltà in cui ognuno fa ciò che ama, senza alcun pregiudizio sociale o razziale nei confronti del prossimo, nell’unione solidale nel combattere i draghi, le silfidi e i centauri che di tanto in tanto attaccano la loro città, Cardio, e il loro regno, Gamma.
Conosciamo Ana il giorno in cui compie diciotto anni e può quindi andarsene da una casa che non ha mai sentito tale e una madre che è stata più una carceriera che una figura protettiva e amorevole; Ana vuol scoprire chi è, perché è la sola a non aver un passato ciclico di reincarnazioni, trovar risposte alle mille domande che l’hanno sempre assillata ma che non ha mai potuto formulare ad alta voce senza ricevere rimproveri o schiaffi. È un’eroina atipica, ma per questo più vera e vicina di quanto non lo siano altre protagoniste young adult: Ana è suscettibile, impulsiva, forte ma al tempo stesso insicura, piena di paure e incapace di fidarsi degli altri; una diciottenne che vuol scoprire ciò che il mondo può aiutarla a capire di sé ma terrorizzata da ciò che questo potrebbe essere.

— L’idea di scoprire cosa sono è… — feci un’alzata di spalle per impedire alle cinghie dello zaino di scivolare giù — è terrificante, perché quello che scoprirò potrebbe non piacermi. Ma è anche eccitante.
— Ti rimane sempre l’opzione di scegliere da sola chi sei e che cosa diventerai.

Lungo la strada per Cardio, Ana incontra Sam, che la salva da una silfide, si prende cura di lei, e si fa carico della sua educazione, una volta arrivati in città. Conosciamo questo nuovo mondo assieme a lei, vergini di nozioni e di reincarnazioni, e impariamo a conoscerne gli usi sociali, la biblioteca che contiene i diari di ogni anima, il mercato mensile affollato di persone e il tempio, una struttura tanto inquietante quanto misteriosa, luogo privilegiato di attacco da parte dei draghi durante le loro incursioni. Seguiamo le sue lezioni di danza, di musica, di studio solitario tra tomi polverosi e più le settimane passano, più la convinzione che niente sia come sembra inizia a farsi largo tra le pieghe di una perfezione solo apparente; le pareti del tempio battono, come un cuore umano, sembrano respirare, contenere una vita a cui nessuno presta attenzione ma a cui qualcuno attribuisce il nome di Janan, quella divinità che ritornerà un giorno per aiutare il suo popolo, ma che fondamentalmente non era lì nei momenti di bisogno, distante e distaccato come Dio, capace di far mettere in dubbio la propria fede, allontanare chi ha bisogno di prove tangibili per credere, avvicinare ancora di più chi decide di fidarsi del proprio spirito.
Chrysalis non è essenzialmente un libro in cui la storia d’amore è al centro della narrazione, anzi, la si percepisce in ogni pagina e la tensione tra Ana e Sam si infila in ogni riga e carica di significato ogni loro gesto, parola, movimento, ma è un qualcosa di accennato, di delicato, come le ali di farfalla che lei si costruisce per la festa per la Ridedicazione delle anime di Tera e Ash – anime gemelle che continuano a ritrovarsi vita dopo vita, destinate a stare assieme in ogni loro sembianza, disposti a morire pur di non sopportare un giorno senza la propria metà. La relazione tra Sam e Ana non è un instalove, è più un’attrazione fisica tipica della loro età, una cotta che potrebbe non avere futuro ma che invece li avviluppa e li lega assieme più di quanto lui voglia, nonostante sia il primo a farle capire che non è una senzanima, quanto un’anima nuova, un’anima che ha davanti l’irripetibile possibilità di tessere la ragnatela delle proprie azioni, non vincolate da un passato millenario. 

— Mi sembra che tu sia in una posizione unica per essere chiunque tu voglia.
— Ne dubito.
— Hai il vantaggio di poter imparare dalle esperienze altrui. Non sei costretta a fare gli stessi sbagli che abbiamo fatto noi all’inizio, o che stiamo facendo ancora. — Guidò Straccione verso il ciglio della strada e legò la corda a un basso ramo di pioppo, lasciandola abbastanza lunga per permettere al cavallo di curiosare tra le foglie. — E chi sei tu non è già sotto gli occhi di tutti. Nessuno sa che cosa aspettarsi da te. C’è chi direbbe che la nostra società si trova a un punto morto. È stagnante. Proprio grazie al fatto di essere completamente nuova, tu hai il potere di scuoterci da questa situazione.
Era pazzo se in me riusciva a vedere tutto questo. Una senzanima non avrebbe mai potuto fare una cosa del genere.
— E se io non volessi? Scuotervi, voglio dire.
— Non sei costretta a fare niente che tu non voglia. — Aveva steso una coperta sulla strada e mi fece segno di sedermi. — Ma non credo che tu desideri essere soltanto un’altra persona che a ogni nuova generazione ripete sempre la stessa cosa. Tu hai più potenziale di chiunque altro, Ana. Se usarlo oppure no, dipende soltanto da te.

Con uno stile evocativo e capace di riprodurre scenari epici, descrizioni suggestive e pregne di un immaginario leggendario che non può non rapire, la Meadows riesce anche a far riflettere su questioni per niente banali, come il riuscire a trascendere le sembianze puramente fisiche per concentrarsi sull’intelletto e il cuore – e non è un caso che la città si chiami Cardio –  di chi ci si trova di fronte, senza distinzioni di sesso, razza o etnia, un universo così utopico da stridere nel confronto col nostro. Una lettura scorrevole, evocativa e carica di spunti di riflessione che non può lasciare indifferenti, se non altro solo per il bisogno quasi fisico e impellente di scoprire il mistero della nascita di Ana.

Voto: ❤❤❤❤❤

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[EDIT: Fondamentalmente sono una persona che si commuove facilmente, sotto la scorza da dura tutto d’un pezzo, quindi potete benissimo immaginarvi come mi senta al momento nel parlare via twitter con Jodi Meadows. In realtà sono felice non perché mi ha scritto né mi emoziona quel che ha scritto in sé, quanto l’averlo fatto. Il rimanere quanto più possibile umili e umani, l’utilizzare un social non come mera osannazione del sé ma come strumento per connettersi ai propri lettori, il dimostrare affetto per chi ti ha reso tale, che mi colpiscono. Non parlo di lei nello specifico, quanto dell’intera categoria. Ma potremmo applicarlo a svariate branche di pseudofamosi. Boh, mi fa un enorme piacere. Tutto qui, ve l’ho detto che ho il cuore fragile come il cristallo!]

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3 pensieri su “Recensione: “Chrysalis”, di Jodi Meadows

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