Thank God it’s over: “Scommessa d’amore”, di Katie McGarry, “Amore e altri effetti collaterali”, di Julie Murphy, e “Dieci piccoli respiri”, di K.A. Tucker

Thank God it’s over è quel che si pensa quando ci si è liberati di qualcosa che non si riesce a sopportare ulteriormente, no? Non qualcosa che necessariamente è negativo, ma con cui si è avuto a che fare troppo a lungo e da cui si ha bisogno di allontanarsi, per qualcosa capace di donare quel qualcosa in più, quel qualcosa che gli sfuggiva. Ecco, è un po’ quel che provo quando mi ritrovo davanti libri che potrebbero essere speciali, ma si accontentano di essere nella media; un potenziale che viene sfruttato così male da deludermi e lasciarmi interdetta e col quale voglio sicuramente passar poco tempo. Figuriamoci se ho voglia di perder tempo a scriverci paginate di recensioni. No, proprio no, il tempo per leggere è sempre troppo poco per quanto mi riguarda e non intendo sprecarlo con libri meh. Quasi avessi voluto farlo apposta, oggi tre libri le cui protagoniste vorrei piazzare di diritto al centro dell’inferno dantesco e lì abbandonarle alla loro triste sorte, principali cause per le quali ho storto il naso durante queste letture; ma bando alle ciance, vi lascio le tre mini-recensioni e corro a portare avanti La rivelazione di Dashner!

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Titolo: Scommessa d’amore [TO Dare to you]
Serie: Pushing the limits #2
Autrice: Katie McGarry
Traduttrice: Alessia Fortunato
Editore: DeAgostini
Anno: 2014
Pagine: 512

Se la verità su ciò che accade a casa di Beth Risk saltasse fuori, sua madre finirebbe in cella e lei chissà dove. Perciò, quando lo zio Scott ricompare dopo anni di silenzio e la costringe a scegliere tra la libertà di sua madre e la propria felicità, lei accetta di tornare nella sua città natale e abbandonare i suoi due migliori amici, Noah e Isaiah. Ryan Stone è una promessa del baseball e un brillante scrittore. La sua “perfetta” famiglia nasconde un segreto, qualcosa che non ha mai rivelato a nessuno, nemmeno al gruppo di amici con cui è solito divertirsi giocando a sfidarsi alle imprese più pazze. L’ultima scommessa riguarda la bellissima e scostante studentessa che si aggira come un pesce fuor d’acqua nei corridoi della scuola. A Ryan non piace perdere e ce la mette tutta per riuscire nell’impresa di portarla fuori… ma ciò che nasce per gioco si trasforma ben presto in un’attrazione a cui né lui né Beth sapranno resistere.

Mi sento in colpa, nel non aver apprezzato pienamente un libro della McGarry, dopo aver decisamente amato Oltre i limiti, ma tant’è. Siamo abituati, oramai, a storie ai limiti del possibile, in cui giovani si ritrovano a combattere senza armi situazioni più grandi di loro, così complicate da far paura ad un adulto, figuriamoci a dei teenager; ma credo ci sia un limite, appunto, di credibilità, di sadismo da parte dell’autore, di voglia di leggere ancora l’ennesima storia di angst e tormento spinti all’inverosimile. Di un po’ tutto. Ma, soprattutto, di capacità di immedesimazione. Non è stata una lettura semplice né, tuttavia, noiosa, ma non riesco ad apprezzare appieno qualcosa che non sento mio, seppur magari in minima parte. Beth, così provata dalla vita che le è stata riservata, è incapace di fidarsi di qualcuno, compreso il suo miglior amico, improvvisamente rivelatosi innamorato di lei, si ritrova da un giorno all’altro arrestata per parare le spalle alla madre, già in libertà condizionata, e sotto la tutela di quello zio che l’ha abbandonata anni prima per inseguire il sogno del baseball professionistico e che adesso è tornato per portarla con sé. Nuova città, nuova scuola, nuove persone di cui a Beth non importa niente, perché tutto quello che vuole è salvare la madre (da se stessa, dalle droghe, da un fidanzato che la usa come pungiball), mettere da parte abbastanza soldi per tornare a prenderla e partire senza meta fino all’arrivo dei diciotto anni e dell’indipendenza. Beth avrebbe, quindi, tutte le carte in regola per farsi comprendere e far nascere quel misto di compassione e tenerezza che è naturale nasca, ma il suo essere sfrontata, pronta a ferire gli altri, sconosciuti anche, senza motivo se non il sfogare la rabbia e la frustrazione che sente dentro me l’hanno resa antipatica. La vita forgia i caratteri, specialmente nelle situazioni difficili, ci rende più duri ma, per come la vedo io, più umani, coscienti di chi ci circonda e di non voler ferire qualcuno deliberatamente. Chi ha provato un dolore forte non è così stronzo, secondo me. Si è arrabbiati col mondo intero, lo capisco, ma la spirale di odio che ci attanaglia non si scarica su chiunque capiti a tiro e, se così fosse, non credo che un tipetto buono, dolce e praticamente perfetto come Ryan sia disposto a star lì ad assecondarci. Per lui speravo di meglio; la sua tenerezza non viene ripagata, la sua comprensione spesso derisa, il suo essere sempre pronto a capire sbeffeggiato in ogni modo possibile. Beth non lo merita, non mi importa che alla fine lei si redima. Io per Beth avrei visto solo nero, sempre, e sì, me lo aspettavo, avendola disprezzata anche nel primo della serie. Mi spiace, però, eh, ma tanto. Voto a metà because of lo zio Scott, la tenerezza di Ryan e la combriccola dei suoi amici.

Voto: ❤❤❤

Cover_Amore e altri effetti collateraliTitolo: Amore e altri effetti collaterali [TO Side effects may vary]
Autrice: Julie Murphy
Traduttrice: Ilaria Katerinov
Editore: DeAgostini
Anno: 2014
Pagine: 316

A sedici anni Alice pensa di avere tutta la vita davanti a sé. Tutta la vita per dimenticare Luke, il suo ex ragazzo, e farla pagare a Celeste, la sua nemica giurata. Ma all’improvviso scopre di avere una forma gravissima e rarissima di leucemia. Dopo un anno di chemioterapia senza alcun risultato, si convince di essere ormai al capolinea e decide di sfruttare il poco tempo che le rimane togliendosi un po’ di sassolini dalle scarpe. Compila così una lista di “Cose Da Fare Prima Di Morire” e con la complicità del suo migliore amico Harvey, da sempre innamorato di lei, organizza un piano crudele e ingegnoso per vendicarsi di Luke e Celeste prima che sia troppo tardi. Ma, proprio quando Alice ha portato a termine una vendetta a dir poco plateale e ha guadagnato il disprezzo di tutto il liceo, le cose prendono una piega inaspettata: la malattia entra in remissione. E così, dopo essersi tanto preparata a morire, Alice si trova ad affrontare le conseguenze delle proprie orribili azioni. Ma c’è di peggio. Ora anche Harvey ce l’ha con lei. Alice però si è finalmente resa conto di provare qualcosa per lui ed è disposta a tutto pur di non perderlo. Perché la vita le sta offrendo una seconda occasione, e un’occasione come quella non può certo essere sprecata…

Oggi è giornata di protagoniste che vorrei prendere a padellate in fronte dalla prima apparizione fino all’ultima, senza alcuna possibilità di redenzione, perciò dovete sorbirvi anche quella di questo libro, mi spiace per voi, sapete?
Partiamo dal presupposto che mi aspettavo una delusione, cosa che l’attribuzione dell’etichetta “Piacerà ai fan di Colpa delle stelle” e la similitudine con Voglio vivere prima di morire della Downham inevitabilmente portavano con sé e lasciavano presagire; ma non mi aspettavo di odiarlo così tanto. Se la lettura è scorrevole –  lo dimostra il fatto che l’abbia letto nel giro di tre ore – quello che mi lascia basita è la sua protagonista. In un alternarsi tra il prima e l’adesso, dove il prima corrisponde alle settimane e i mesi seguenti la diagnosi inappellabile di leucemia linfoide acuta e l’adesso ai momenti successivi alla rimozione della spada di Damocle pendente sulla testa di Alice, seguiamo lo sviluppo della sua storia con Harvey; inseparabili praticamente da sempre, stretti in un rapporto che saltella dall’amicizia, all’amore, fino all’odio più assoluto e all’indifferenza, è impossibile non farsi prendere dalla voglia di prendere questa ragazzina viziata che gioca la carta “ho il cancro, a me tutto è concesso”, scuoterla per le minuscole spalle e implorarla di smetterla di giocare con le vite altrui a suo uso e consumo. Quel male che procura agli altri è volontario, volto a far soffrire, a godere del dolore di chi ha di fronte, a compiacersi di esser stata capace di ridurre in mille pezzi quell’unico amico che ha e la supporta/sopporta; e arriva un momento in cui quel che Harvey subisce è troppo, per esser perdonato e dimenticato. Il suo amore è masochistico, frutto di quel tipo di rapporto che definire malsano è naturale, alimentato dall’incapacità di allontanarsi dalla fonte di tutta quella sofferenza, l’unica luce capace di rimettere insieme tutti i pezzi che lei stessa ha strappato. Non se ne vede la ragione, di tutto questo amore, non lo si percepisce e scivola via come i suoi protagonisti, troppo sbiaditi per apparire reali.
Unica nota positiva che riesco a trovare in un mare di grigiume che niente mi ha lasciato è che questo non è un libro sul cancro, come si potrebbe esser portati a pensare; anzi, qui la malattia è nettamente in secondo piano rispetto alla voglia di Alice di vendicarsi del tradimento del fidanzato e delle ochette della scuola, così in secondo piano che è facilissimo scordarsi che vive a un passo dal baratro per metà libro, se la nausea post-chemio e l’aver perso i capelli ce lo concedessero appieno. Così facile che forse è pure troppo in alcuni punti.

Voto: ❤❤

978-88-541-6862-6

Titolo: Dieci piccoli respiri 
Serie: Ten tiny breaths #1
Autrice: K.A. Tucker
Traduttore: Rosa Prencipe
Editore: Newton Compton
Anno: 2014
Pagine: 320

Kacey Cleary ha solo vent’anni quando la sua vita va in pezzi. Un terribile incidente automobilistico le porta via i genitori, il fidanzato e la sua migliore amica. Dopo quattro anni trascorsi a casa degli zii nel Michigan, Kacey decide di fuggire via per sempre. Una notte lei e sua sorella Livie prendono un autobus per Miami e lì, nonostante le difficoltà economiche, possono finalmente ricominciare a progettare una nuova vita. Kacey però non è ancora pronta a lasciarsi alle spalle il passato e stringere nuove amicizie, neppure se a chiederglielo è l’affascinante vicino, Trent Emerson, un enigmatico ragazzo dagli ipnotici occhi blu. Eppure Trent è deciso a far breccia nel suo cuore, e presto Kacey dovrà smettere di chiudersi a riccio e arrendersi al suo amore…

Ci sono quelle storie le cui trame sembrano chiamarti come sirene, di cui aspetti l’uscita perché speri, sai!, che ti sapranno emozionare e sconvolgere; le attendi e hai paura di leggerle, perché potresti rimanere delusa. Ed è quel che mi è successo. Dieci piccoli respiri sono quelli che ho dovuto prendere io prima di iniziare questo libro, ma, soprattutto, quelli che sto trattenendo adesso per obbligarmi a scrivere uno straccio di recensione che non sia completamente disfattista ma riesca a trovar qualcosa di buono in un racconto che mi ha delusa e irritata. Kasey è quel genere di personaggio, allo stesso modo di Beth e Alice, il cui passato dovrebbe servire per accettare tutte le sfrontatezze, l’acidità e l’arroganza con cui tratta qualsiasi essere umano che ne incroci il cammino; infatti, in un incidente ha perso, in un solo colpo, i genitori, il ragazzo e l’amica del cuore, si è ritrovata a vivere, con la sorellina Liv, dagli zii che altro non erano se non una coppia formata da una fanatica religiosa e un pedofilo votato all’abuso di alcol e al gioco d’azzardo, e, un giorno, stanca di continuare a sopportare, ha preso un autobus, con Liv, ed è partita alla volta di Miami, nella speranza di ricostruirsi una vita. Verrebbe da compatirla, da accettare quelle risposte sprezzanti che rifila senza sosta a chi cerca solo di aiutarla, ma così non è. Finita in un vortice autodistruttivo dal quale non vede né vuol cercare via d’uscita, seguire la sua narrazione degli eventi è logorante e non gioca a favore della trama, quanto il contrario. Se il leggerle i pensieri avrebbe dovuto aiutare a farcela quanto meno comprendere, non posso fare a meno di pensare che vederla muoversi attraverso gli occhi di Trent, quel misterioso ragazzo-barra-lanciatore-di-ormoni-ambulante che la vuole a tutti i costi, sarebbe stato migliore, mi avrebbe sicuramente spinta a capire cos’è che effettivamente di così intrigante lui ci veda e lo spinga a sopportare una menata dietro l’altra. Ma non è andata così.

Voto: ❤❤

Forse sono io fatta male, probabilmente se riuscissi a sopportare i musi lunghi e le battute volutamente taglienti di ragazze che la vita ha messo alla prova così presto e così duramente avrei apprezzato di più i libri che le vedono protagoniste. Forse invece no, forse ho bisogno di ritrovarmi un po’ in quel che leggo e le ho sentite troppo lontane da me per provare compassione, se non un briciolo d’affetto. Non ce l’ho fatta. Ma sono proprio l’unica? Vi è mai capitato di odiare a tal punto un personaggio di un libro da finire per odiare il libro stesso? Toglietemi il dubbio, vi scongiuro!
Buona settimana, miei cari lettori silenti, e, cosa più importante, buone letture!

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