Ice cream book tag & Premio curiosità 2014

Vivo sulle nuvole, ormai si sarà capito, e il mio essere distratta mi fa pubblicare cose in giorni in cui non dovrebbero essere pubblicate perché, be’, pensavo che ieri fosse giovedì e quindi ho pubblicato la recensione a Fangirl, di Rainbow Rowell, originariamente pensata per oggi, ma okay. Prima o poi mi adeguo al calendario e riesco a non dimenticarmi in che giorno della settimana ci troviamo. Quindi, dato che oggi non ho niente da postare, perché non dar spazio a due cosette carucce come l’Ice cream book tag e il Premio curiosità 2014 a cui son stata nominata, rispettivamente, dalla Chiù del mio ❤ di ChiaraLeggeTroppo e da Cla di Wordsofbooks? A proposito, se già non lo fate, seguitele e non ve ne pentirete!
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In che cosa consiste l’Ice cream book tag? Semplicissimo: nell’associare un libro a ogni gusto di gelato, cosa che mi fa venire una fame pazzesca, visto che tipo ne mangerei a quintalate senza respirare tra una coppetta e un cono. E cosa che mi fa ricordare che non ne mangio uno da più di venti giorni e no, non ci siamo proprio. Urge correre ai ripari, ma prima…
Pistacchio: un libro con la cover verde
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Paranormalmente, di Kerstin White.

Evie sogna una vita normale, ma quando a sedici anni si ha il dono di vedere i mostri e si è un’agente del Centro Internazionale del Contenimento del Paranormale anche la ricerca della normalità può essere un’avventura. Se poi ci si mette una sirena come amica del cuore, una fata dei boschi maschio come ex e una cotta per un aitante mutaforma, la missione diventa quasi impossibile… Ma fra mille avventure e qualche momento di romanticismo, dopo aver sconfitto un’oscura profezia delle fate, aver salvato il mondo del paranormale e aver fatto i conti con la sua vera identità, Evie, accoccolata sotto una coperta con Preston, il suo mutaforma, sentirà le loro anime fondersi e l’amore trionferà su tutto, nel mondo normale, e anche in quello un po’ più strano.

Non ho ancora letto perché mi è stato regalato giusto un paio di giorni fa ma mi è venuto in mente. E okay. Toccherà rimediare.

Nocciola: una serie molto lunga che vorresti leggere quest’estate ma che probabilmente non farai e perché.
Fallen

Fallen, di Lauren Kate. 

In seguito a un tragico e misterioso incidente, Lucinda è stata rinchiusa a SwordEtCross, un istituto a metà fra il collegio e il riformatorio. Nell’incidente un suo amico è morto. Lei non ricorda molto di quella terribile notte, ma la sua ricostruzione dei fatti non convince la polizia. La vita nella nuova scuola è difficile: il senso di colpa non le lascia respiro, proprio come le telecamere che registrano ogni singolo istante della sua giornata. E tutti gli altri ragazzi, con cui è più facile litigare che fare amicizia, sembrano avere alle spalle un passato spiacevole, se non spaventoso. Tutto cambia quando Luce incontra Daniel. Misterioso e altero, prima sembra far di tutto per tenerla a distanza, ma poi è lui a correre in suo aiuto, e a salvarle la vita, quando le ombre scure che Luce vede in seguito all’incidente le si stringono intorno. Luce, attratta da Daniel come una falena dalla fiamma di una candela, scava nel suo passato e scopre che standogli vicino, proprio come una falena, rischia di rimanere uccisa: perché Daniel è un angelo caduto, condannato a innamorarsi di lei ogni diciassette anni, solo per vederla morire ogni volta… Insieme, i due ragazzi sfideranno i demoni che tormentano Luce, e cercheranno la redenzione.

Ho letto il primo lo scorso anno e non ne sono rimasta entusiasmata, nonostante lo sforzo, che ho particolamente apprezzato, della Kate di riportare in auge un gusto gotico con chiari riferimenti settecenteschi che ciaone torno ad aiutare un mio amico con la tesi con gli occhi a cuoricino. Ma boh, non mi ha presa tantissimo. La serie non è lunga, avrei voluto concluderla quest’estate ma ho trovato di meglio da leggere. Avendo in cartaceo il secondo e il terzo, penso che dovrò necessariamente leggerli, magari in treno all’alba mentre vado in facoltà.

Fangirl, Rainbow Rowell

Fragola: un libro con la storia d’amore più dolce

Fangirl, di Rainbow Rowell.

Cath è una grande, grandissima fan di Simon Snow e della serie di libri che lo vede protagonista. Il suo intero mondo ruota attorno a lui: le pareti ricoperte dai suoi poster, i libri letti, riletti e stropicciati dalle troppe letture, i costumi da indossare alle première dei film che ne vengono tratti, le fanfiction che scrive con sua sorella. Tutto è Simon Snow, per lei e sua sorella gemella Wren. Ma quest’ultima, con l’inizio del college, non vuole più condividere niente di tutto questo con Cath: si allontana dal mondo di Simon Snow, troppo infantile per una studentessa universitaria, e dalla sorella, costretta ad affrontare per la prima volta – dall’abbandono della madre – tutto da sola; una compagna di stanza scortese, il cui ragazzo è tanto affascinante quanto sempre presente nella loro stanza, una professoressa di narrativa che considera le fanfiction dei plagi abominevoli e un compagno di corso così carino ma interessato soltanto a scrivere e scrivere e scrivere. Senza contare le paranoie per aver abbandonato suo padre che la perseguitano. Cath è sola, davvero, per la prima volta. Riuscirà ad andare avanti senza la spalla di Wren a cui appoggiarsi? Riuscirà a lasciarsi alle spalle l’infanzia e l’adolescenza che Simon Snow rappresenta? Ma, soprattutto, è giusto rinnegarlo per crescere?

Potrei star qua a vaneggiare su questo libro per ore senza saper mettere assieme un discorso sensato. Perché la verità è che la storia di Cath la sento vicina a me, così come la sua relazione con Levi, e non riesco a scinderla bene dal mio vissuto per poterne parlare con distacco e in maniera razionale. Posso solo dire che in un mondo in cui l’essere conformati è la regola e chi se ne discosta viene etichettato come diverso e strambo, Levi è quella montagna di tenerezza, comprensione e realtà che a Cath serviva per uscire dal suo guscio, sia esso virtuale o nella vita di tutti i giorni. Non vedo l’ora esca in italiano.

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Vaniglia: il tuo classico preferito

Cent’anni di solitudine, di Gabriel García Márquez

È la storia centenaria della famiglia Buendia e della città di Macondo. In un intreccio di vicende favolose, secondo il disegno premonitorio tracciato nelle pergamene di un indovino, Melquiades, si compie il destino della città dal momento della sua fondazione alla sua momentanea e disordinata fortuna, quando i nordamericani vi impiantarono una piantagione di banane, fino alla sua rovina e definitiva decadenza. La parabola della famiglia segue la parabola di solitudine e di sconfitta che sta scritta nel destino di Macondo, facendo perno sulle 23 guerre civili promosse e tutte perdute dal colonnello Aureliano, padre di 17 figli illeggittimi e descrivendo in una successione paradossale le vicende e le morti dei vari Buendia.

È il mio libro preferito da quando la mia professoressa lo inserì nella lista di libri per l’estate del primo liceo. Avevo quattordici anni, nessun’altra mia compagna lo scelse e fu amore a prima vista. Con uno stile favolistico e una narrazione veloce, classico esempio del realismo magico che tanto adoro, Márquez affronta così tante tematiche sociali e psicoanalitiche che non poteva non rapirmi.
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Menta: un libro per bambini che ti piace
Polissena del porcello, di Bianca Pitzorno

Polissena vive felice con la sua famiglia, ma un brutto giorno viene a sapere di essere una trovatella. Sconvolta, scappa di casa e si unisce alla Compagnia di Animali Acrobatici di Lucrezia, piccola girovaga stracciona, che l’aiuterà nella difficile ricerca dei suoi veri genitori. E qui comincia il bello, perché le piste da seguire sono molte e confuse. Polissena scoprirà di essere una povera orfanella o una principessa?

Lo adoro, ci sono legata perché la maestra ce lo leggeva in classe durante l’ora di lettura e lo abbiamo recitato a fine anno; lo adoro perché in fondo volevo essere Polissena e scappare via per vivere una vita di peripezie e avventure come fa lei. Per poi tornare a casa certa di voler essere davvero dov’è.
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Fiordilatte: un libro molto lungo che hai letto velocemente
Città del fuoco celeste, di Cassandra Clare

Erchomai, ha detto Sebastian. Sto arrivando. E ancora una volta sul mondo degli Shadowhunters cala l’oscurità. Mentre tutto intorno a loro cade a pezzi, Clary, Jace e Simon devono unirsi con tutti quelli che stanno dalla stessa parte, per combattere il più grande pericolo che la società dei Nephilim abbia mai affrontato: Sebastian, il fratello di Clary. Il traditore, colui che ha scelto il male. Nulla, in questo mondo, può sconfiggerlo, e i tre – uniti da un legame profondo e indissolubile – sono costretti a cercare un altro mondo dove l’estremo scontro abbia una speranza di vittoria. Il mondo dei demoni. Ma il prezzo da pagare sarà altissimo. Molte vite saranno perdute per sempre, e l’amore sarà sacrificato per un bene più grande: scongiurare la distruzione definitiva di un mondo che non sarà mai più lo stesso. Perché la fine degli Shadowhunters è anche il loro inizio.

Credo di averlo letto in inglese in quattro ore, se non sbaglio, ma faccio così con un po’ tutti i libri che leggo. Merito/Demerito della già citata maestra che ci cronometrava nella lettura a voce alta incitandoci a divorare pagine su pagine nella minor quantità di tempo disponibile senza però trascurare la comprensione del testo. Cosa che mi ha procurato discreti pupazzi nelle gare provinciali, ma non diciamolo troppo in giro, non credo sia un vanto. Quindi, già leggo velocemente di mio, se poi mi date l’ultimo libro degli Shadowhunters spiegatemelo voi come posso leggerlo con calma.

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E ora, il Premio curiosità 2014!

1. Hai qualche qualità personale che nessuno sembra apprezzare?

Credo di essere altruista, forse fin troppo. Tendenzialmente metto il bene degli altri, specialmente di persone a cui tengo, sopra il mio, a dispetto di quello che proverò poi. Mi si accusa spesso di non esserlo, invece, quando non riesco o non voglio farlo per l’ennesima volta con chi mi ha già ferita o tradita. Sono bravissima a ridurmi uno straccio per chi amo, masochisticamente mi faccio calpestare all’inverosimile ma se continuo a non vedere niente dall’altra parte, che sia un ringraziamento o un semplice apprezzamento, non riesco. Generalmente questa parte non ha luogo fino alla millesima volta che mi si mette i piedi in testa, ma va bene così.

2. Il sogno più interessante che tu abbia fatto

Ultimamente faccio fatica a ricordare i sogni, piuttosto ricordo le sensazioni, il fastidio che certe situazioni che ho sognato mi hanno lasciato nonostante non me le ricordi. Ma, quest’estate, mentre leggevamo col club del libro Il labirinto di James Dashner mi ci son ritrovata catapultata nel mezzo e il solo sentire lo stridio dei Dolenti mi ha costretta a riaprire gli occhi terrorizzata. Quel posto è orripilante, credo che avrò bisogno del valium quando guarderò il film oltre che di qualcuno che mi tenga la mano e dietro cui nascondermi nelle scene peggiori.

3. Ti senti più te stesso nel mondo reale o nel mondo virtuale?

Se mi avessero fatto questa domanda dieci anni fa, avrei detto che senza dubbio nel mondo virtuale ero più me stessa di quanto non lo fossi in classe con le mie compagne di scuola o generalmente nel mondo reale. Crescendo ho imparato, nonostante faccia ancora errori di valutazione, a circondarmi di persone con le quali posso essere me stessa, senza paure. Certo, internet mi permette ancora di sfogare passioni con persone che forse non sono esattamente dietro l’angolo di casa e mi aiuta a saltare i convenevoli per instaurare un rapporto più diretto di quanto non faccia nella vita di tutti i giorni, ma mi piace la mia vita così com’è, mi piace chi ne fa parte e, a giorni alterni, mi piace come sono. Se poi le amicizie virtuali diventano reali, allora, tanto meglio.

4. Esponici il tuo abbigliamento-tipo di quando avevi 14 anni.

Oh buon Dio. A quattordici anni ero costretta a portare il busto per la scoliosi, perciò mi nascondevo dietro le felpe e i jeans più larghi che trovavo. Ho passato due anni a piangere e a fingere di accettare cosa non volevo assolutamente accettare e nascondersi dietro jeans larghissimi coi tasconi e felpe extra-large era l’unico modo per avere un aspetto pressoché normale. Non mi fregava cosa mettevo, mi bastava sparirci dentro.

5. Qual è il modo più strano in cui ti sei fatto male?

Io sono una professionista delle cadute. Sono goffa in maniera incredibile e continuamente sbatto contro porte, spigoli, persone, situazioni. Fin da piccola avevo più graffi sulle gambe di qualsiasi mio amico e l’arrampicarsi su muri, pareti e cornicioni non era esattamente un passatempo che aiutasse. Una volta, a otto anni, ricordo di aver scavalcato un cancello di ferro appuntito per andare a recuperare il pallone e d’esser rimasta appesa a testa in giù per i lacci di una scarpa allo spunzone alto. Oppure di quando sei anni fa sono tipo inciampata nei miei calzini antiscivolo scendendo le scale e si sono rivelati tutto il contrario. Così almeno ha detto il dottore del pronto soccorso mentre mi ricuciva il naso staccato e mi regalava una cicatrice che odio enormemente. Ma ehi, non contate che ci stia attenta la prossima volta!

Visto che l’estate è agli sgoccioli, nomino, sempre se ne hanno voglia, per il Premio curiosità 2014 Chiara, Federica e Annachiara. Ps: se seguite anche queste due chicche mica ci rimanete male!
Ora, dopo aver svelato cose di me imbarazzanti e raccapriccianti, vado a dondolarmi sui talloni in un angolo della mia camera, e vi lascio ridere a crepapelle o inorridite. A domani, nuova recensione in arrivo!

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8 pensieri su “Ice cream book tag & Premio curiosità 2014

    • Awwwww ma sei troppo carina e gentile ♥ detto da te che sei una che prendo come modello poi…! Grazie, ciccina, davvero ♥ E fai con comodo, ignoralo pure se non ti va 😉

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